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 ARTE


Il corpo dell’immagine tra flusso elettronico e teatro
Di Carmen Lorenzetti

Il Riccione TTV Festival

Tutto ciò che può fluire in uno schermo non convenzionale, costituisce il potenziale bacino del Riccione TTV Festival (3-14 Maggio), in questo senso può essere preso ad esempio di quello che potrebbe mostrare una televisione con una funzione “critica” e non solamente governata dalla dittatura dell’audience, una televisione non esclusivamente commerciale, che – come dice Andrea Nanni nell’introduzione al catalogo – ha trasformato lo spettatore in consumatore tout-court.
Ogni due anni di fatto viene assegnato il Premio Riccione TTV – 2006 – Teatro e Televisione al programma televisivo, che con maggiore efficacia e acutezza si sia rapportato al mondo dello spettacolo e del teatro. Il 15 Giugno hanno premiato Serena Dandini per il talk show Parla con me, “dedicato ad un pubblico in grado di intendere e di volere” e centrato sul teatro, che forse non si sa o non è certo visibile in TV, ma conta un pubblico, che ha raggiunto nel 2005 la cifra record di 12 milioni di persone (cfr Curzio Maltese).

Serena Dandini

In questo sguardo che attraversa l’immagine in movimento ed il teatro a partire dal nodo televisivo, dal mass media per eccellenza, sta l’originalità del Festival, creato 31 anni fa con la direzione artistica di Franco Quadri, che cerca un raccordo così ed un rapporto tra le arti a partire da un’istanza etica oltre che formale. Il Premio Riccione TTV invece è nato nel lontano 1947 ed è diviso in due aree: quella teatro/televisione e il Concorso Italia, che copre l’area della produzione video teatrale indipendente.
Quest’anno il premio è andato a Morning Smile di David Zamagni e Nadia Ranocchi, un mediometraggio in pellicola che intreccia diversi linguaggi per creare un’atmosfera che sta a metà tra la sospensione e l’assurdo, liberamente tratto da Dirty di Georges Bataille e dall’ottava novella del Decameron. Il premio speciale della giuria è invece appannaggio ex-aequo di Davide Pepe per Body Electric #1 (videodanza) e di Silvia Storelli per il documentario Sotto quel che abbiamo costruito – Immagini dal Teatro del Pratello (indagine sull’esperienza teatrale di un gruppo del carcere minorile bolognese).



Infine il premio di produzione va a Qualcuno arriverà di Pietro Lassandro, che con le sue pastose immagini immerse nel clima di un’attesa che compete al regime quotidiano della vita sembra recuperare la lezione video degli anni 80. Due sezioni importanti, anche per la mole di ricerca effettuata, hanno scandito le giornate, l’una riservata a Mozart (MozArt!) e curata da Luca Scarlini, l’altra a Henrick Ibsen. L’intero corpus dedicato ai due autori dal grande schermo (dalla fiction, al documentario d’opera) è stato ritagliato a partire da produzioni d’inizio ‘900.
Dal Don Giovanni di Carmelo Bene, allo spettacolo teatrale Wolf di Alain Platel, girato da Peter Schönfer, ove un gruppo di cani-ballerini dialoga con gli interpreti umani al fine di uccidere il Mozart in filodiffusione costante nei supermercati, al documentario In search of Mozart di Phil Grabsky, dove musicisti e cantanti di oggi parlano dell’eredità del grande compositore. L’installazione per video e macchine del suono di Fanny & Alexander e Zarpruder Filmmakersgroup Habemus Papam? accoglieva il Don Giovanni rielaborato come colonna sonora dell’opera. I due capolavori d’animazione Il flauto magico di Lele Luzzati e Giulio Gianini e Papageno della tedesca Lotte Reininger (1935) concludono il ricco escursus.
Per Ibsen invece, si parte dal raro Terje Vigen di Victor Sjöstrom (1917) e si approda alle diverse versioni di Hedda Gabler: dal famoso spettacolo del tedesco Thomas Osteimer, nella versione cinematografica di Hannes Rossacher (2006) al film del regista di teatro e cinema di Seattle Paul Willis (USA, 2004), in puro stile Sundance, alla performance teatrale del Teatrino Clandestino. Lo stesso gruppo presentava anche Si prega di non discutere di Casa di bambola, con un linguaggio in assoluta e continua relazione, che dialoga di rimando con lo spazio e l’immaterialità dell’immagine video e che ha sempre profonde risonanze di memoria. Al centro del percorso è forse giusto porre – a mo’ di icona e di augurio – il discorso fatto da Harold Pinter in occasione del Premio Nobel, intitolato H.P.: Art, Truth and Politics (2006), una bella lezione.
Per la danza in video, oltre a ricordare la visionarietà di Blush di Wim Vandekeybus (2005) e la particolare tecnica dello scrubbing del belga Antonin de Bemels (2004), è notevole l’ironico e radicale sguardo su un’umanità emarginata, in bilico tra danza e narrazione di The Cost of Living di Lloyd Newson (2004).
E’ stato dedicato uno spazio alle arti visive con le opere del film-maker francese Pierre Coulibeuf, cui nel 2007 verrà dedicata una retrospettiva al Centre Pompidou, che con i suoi video su artisti come Klossowski, Abramovic, Jan Fabre, Meg Stuart, apre il documento alla continuità o travaso di linguaggi tra oggetto e soggetto della rappresentazione. Allo stesso ambito appartengono gli onirici video in bianco e nero, svolti con sapienza magistrale, di Sarah Moon, fotografa di moda francese che da anni lavora sull’immaginario della fiaba di Andersen.

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