Vai alla Home Page  OSSERVATORIO DI CULTURA DIGITALE The Next Media! .
 
 

Arte e scienza: un confronto necessario

Di Amos Bianchi

Un film che ha deciso di rinunciare al clamore del set ed all’indiscrezione delle macchine da presa

La pubblicazione del testo di Snow Le due culture, nel 1959, ha riportato al centro dell’attenzione, cinquanta anni fa, il dibattito sul rapporto fra scienza e arte: con questa data Antonio Caronia, moderatore dell’incontro, ha avviato martedì 22 Novembre 2005 la tavola rotonda Insegnare le scienze nelle accademie di belle arti?, alla presenza di un gruppo folto di studenti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano NABA; relatori Gillo Dorfles, Paolo Rosa, Steve Piccolo, Eleonora Fiorani, Mario Canali, Francesco Monico.

Weber e Dewey, tutta la tradizione epistemologica e fenomenologia postbellica hanno cercato di sanare la dicotomia arte-scienza, unite nel Rinascimento, che la rivoluzione scientifica prima e l’idealismo poi, in tutte le sue forme e fasi, hanno contribuito a creare.

Ma se ancora oggi si propone la necessità di riflettere sul tema, si comprende quanto la divisione fra i due ambiti disciplinari sia difficile da sanare. Tanto più nella didattica di una accademia, luogo tradizionalmente deputato al culto della teoria e pratica dell’arte.

Ogni disciplina dello scibile umano tende alla iperspecializzazione, e allo stesso tempo si contamina con l’universo tutto: in questo caos contemporaneo l’esercizio critico diviene necessario per ricostruire dei percorsi di lettura. Dorfles ha ricordato che, se nella grafica e nell’architettura attuali la scienza è un momento necessario, nell’arte figurativa il nuovo paesaggio, costituito di cortecce cerebrali, impianti tecnologici, microscopia e astronomia, si è giustapposto all’old lanscape di forme naturali visibili. Paolo Rosa ha rilanciato ricordando che è la rappresentazione artistica stessa ad essere andata in crisi, e che l’arte deve puntare a essere strumento di risensibilizzazione – accogliendo le tecnologie, nuove o arcaiche che siano, come dato costitutivo. Steve Piccolo ha messo in luce invece un paradosso tipico della modernità: di fronte a una critica che arranca nell’impossibilità di conoscere ogni aspetto dell’opera, artistico, scientifico o tecnologico, andando a privilegiare caricature della rappresentazione scientifico-artistica alla Hirst, col sistema hardware-software degli elaboratori il fare è tornato ad essere olistico, cosicché davanti al computer si è contemporaneamente scienziati, artisti e tecnici. Un neo-umanesimo e un neo-rinascimento?

Forse per l’artista, ma non per la società, risponde Fiorani: l’epistemologia non entra nelle accademie, nonostante negli ultimi anni la scienza sia stata riconosciuta come cultura alta, come fattore imprescindibile dell’immaginario





L'aula del Naba gremita di ascoltatori durante la conferenza

contemporaneo, e sia divenuta emozione e narrazione. Dove si sono allora incontrate, e si incontrano tuttora, scientifizzazione e estetizzazione? In una certa sperimentazione artistica, dice Canali che da due decenni ne fa pratica: l’informatica con la sua base algoritmica era lo strumento che, sin dalla sua comparsa, si adattava meglio ad incanalare le emozioni. Sullo sfondo di questi percorsi di lettura, rimane poi sempre una domanda: e se fosse lo sfondo tecnologico dominante il punto da cui far partire l’analisi, abbandonando le tradizionali categorie?

Conclude Francesco Monico, coordinatore della Scuola di Media Design della NABA e promotore della serata: «Pensare questo tema a livello didattico è fondamentale nel panorama attuale, poiché arte e scienza sono le due matrici più potenti per la creazione dei controambienti che illustrano e indagano la condizione umana odierna».

La tavola rotonda, che ha messo in luce numerosi aspetti del tema ma anche ha mostrato come il cammino per una comprensione globale del fenomeno sia lungo, ha radunato teorici e critici ma, soprattutto, persone impegnate nella didattica sulle arti, le scienze e le tecnologie dei principali istituti di formazione artistica e creativa milanesi (oltre alla NABA, l’Accademia di Brera e il Politecnico). Il passo successivo potrebbe portare a valicare tutti gli ostacoli che la cultura tradizionale italiana pone, per proporre modelli didattici che, nel mondo anglosassone ad esempio, sono già attecchiti da anni.



torna <<