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I muri del suono

Di Antonio Viscido
All alone, or in two's,
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall.
Some hand in hand
And some gathered together in bands.
The bleeding hearts and artists
Make their stand.

And when they've given you their all
Some stagger and fall, after all it's not easy
Banging your heart against some mad bugger's wall.

Roger Waters, Outside the Wall

Sono passati venticinque anni da quando i Pink Floyd eressero il loro muro. Un muro che separava l’artista dal pubblico, perché di ciò si trattava. Una metafora che indicava come con il passare del tempo e la crescita del suo successo, l’artista, anche se amato ed osannato, si trovasse nella condizione di dover creare una separazione tra lui ed il resto del mondo. Si ritrovava isolato dal suo pubblico, senza riuscire a comunicare. I tempi sono cambiati, i muri del suono sono crollati, Roger Waters è tornato con i Pink Floyd per il Live8, anche se forse per una sola incredibile notte ad Hyde Park e gli artisti, i compositori del nuovo millennio, abbattono del tutto il muro del suono, dando in pasto al pubblico le loro opere, regalandogli la possibilità di rielaborarle e creare qualcosa di diverso.
Non è un fenomeno diffusissimo per adesso ma vi vorrei segnalare almeno un paio di importanti episodi di questo nuovo modo di pensare, leggermente diversi tra loro nella filosofia e nella sostanza: il programma/sito Noodle della Real World e l’esperimento di Trent Reznor, più noto nel mondo della musica come Nine Inch Nails.
In Noodle c’è lo zampino di Peter Gabriel, personaggio che non ha bisogno di molte presentazioni per chi è interessato al mondo della musica e della sperimentazione multimediale. Il progetto, se così si può definire, ha uno scopo sia di sperimentazione che commerciale. Nelle loro intenzioni “vogliono creare musica con la quale noi si possa giocare, vogliono darci la sensazione di essere dentro la musica, la sensazione che si ha quando si suona con gli amici, si balla o si gioca ad un grande videogioco”. In pratica, chi si registra al sito (www.noodleheaven.net) ha la possibilità di scaricare un programma, per l’appunto Noodle, che gli consente di rielaborare dei brani messi a disposizione dalla Real World. L’elaborazione dei brani avviene attraverso un’interfaccia grafica, già presente allo stato embrionale in EVE, l’opera multimediale di Peter Gabriel. Dei simboli grafici, chiamati “musicisti”, disposti attorno ad un cerchio “magico”, corrispondono a dei suoni campionati, dei “loop”, che possiamo distribuire nello spazio che abbiamo a disposizione. Più ci avviciniamo al centro, maggiore sarà il volume del loop selezionato e la sua posizione rispetto allo stesso centro sarà anche quella di origine del suono nello spazio stereofonico. Una volta raggiunto un risultato che ci soddisfa, possiamo salvare la nostra “frase musicale” all’interno di una capsula che depositiamo all’esterno del cerchio. Tante più capsule, tante più frasi che possiamo mixare tra loro.
I brani che abbiamo a disposizione sono pochi per adesso, ed a parte il primo, The Tower that Ate People di Peter Gabriel, che è gratuito, gli altri sono a pagamento oppure sbloccabili come i livelli di un gioco, inserendo il relativo cd audio dell’artista dove il brano originale è presente. In realtà, ad oggi, sono solo cinque i brani a disposizione, tre di Peter Gabriel e due degli Afro Celt Sound System, un gruppo multietnico che merita un attento ascolto. L’esperienza è assolutamente divertente ed entusiasmante, in particolar modo per chi è amante delle musiche di Gabriel e dei musicisti della sua etichetta.
Di tutt’altro tipo l’esperimento, perché di questo si tratta, di Trent Reznor, one man band come Nine Inch Nails (www.nin.com). Una specie di sfida tra lui ed i suoi ascoltatori. Usando le sue stesse parole: «essenzialmente vi cedo le sessioni master multitraccia della canzone (N.d.A. The hand that feeds you) per poterla remixare, reinterpretare, rovinare». In pratica, ha “donato” un’intera canzone al suo popolo, ma non come semplice traccia audio, bensì come sequenza multitraccia per il programma GarageBand, caro ai cultori Mac, con qualità audio professionale, in pratica il cosiddetto “master”. GarageBand è un programma del pacchetto iLife della Apple, che ci consente di comporre brani di qualità elevata senza avere delle conoscenze professionali di composizione e notazione musicale, utilizzando dei “loop” pre registrati contenuti nel programma e scaricabili da Internet, o usando tracce MIDI con le “voci” degli strumenti sintetizzati che ha GarageBand nelle sue librerie di suoni. Ovviamente non ne ha donato i diritti d’autore. La sfida consiste nel creare nuovi remix o brani ex novo, con sovraincisioni, aggiunte di strumenti, cambiamenti del testo e del cantato, insomma qualunque cosa ad una persona possa venire in mente di fare con quella traccia.
Il risultato? In meno di un mese sono stati prodotti oltre cinquecento remix del brano originale, tutti scaricabili liberamente (www.elektrosniper.com/undergone/thtfremixcontest).


 

 

 

 



L'interfaccia intuitiva di Noodle

 


Dopo questo clamoroso ed inaspettato successo dell’esperimento, cosa fa il nostro Trent? Regala un’altra canzone, il secondo singolo del nuovo disco, Only, non solo nella versione per GarageBand, ma anche per altri tipi di software (Ableton live; Digidesign Pro Tools; Sony Acid Xpress) e sistemi operativi, compreso Windows e Linux, per aumentare in maniera esponenziale il bacino di potenziali remixer dei suoi brani. A differenza di Noodle, in questo caso un minimo di infarinatura musicale o di gestione di tracce audio bisogna averla per poter ottenere qualcosa di decente. Non sappiamo ancora se la summa della produzione sarà trasformata in un prodotto discografico, oppure rimarrà libera in rete, anche se conoscendo il ragazzo sarà questa seconda soluzione la scelta giusta.
Cosa c’è di particolarmente eccitante in tutto ciò, secondo me? Che l’artista, in questa maniera, cedendo la possibilità di modificare la sua opera e diffondendone i risultati, si mette in gioco, si unisce al pubblico. Restando il fatto che è lui il compositore e che le scelte che ha fatto in fase di post produzione e mixaggio sono quelle che hanno portato al risultato che lui voleva raggiungere, cosa succede se con lo stesso materiale, qualcun’altro riesce a creare qualcosa di più bello rispetto al prodotto originale? Più bello, anche secondo il giudizio dell’artista stesso. C’è la possibilità che in questo modo sparisca la presunta superiorità dell’artista sul pubblico, si mette sullo stesso piano, il muro è completamente abbattuto. Non credo che tutti i musicisti, con il loro narcisismo, sarebbero in grado di sopportare un tale affronto. Trent Reznor lo chiede. Con le dovute differenze è come se un importante scrittore o regista decidesse di dare al suo pubblico, la linea narrativa di un suo romanzo o di un suo film per poterlo rielaborare, prima dell’uscita del proprio lavoro. E se il libro o il film che ne esce fuori è più bello dell’originale? Quanti sarebbero disposti a correre questo rischio? Alcuni di voi potrebbero contestare le mie affermazioni sostenendo che da sempre esistono le cover, ovverosia il riarrangiamento di brani, spesso dei classici, risuonati da autori diversi con una distinta personalizzazione. Ad esempio, un artista prende un classico dei Beatles e lo riarrangia nel suo stile. La differenza sostanziale sta nel fatto che la cover è spesso un omaggio all’artista, con la tacita affermazione che l’originale è comunque migliore ed è fatta da altri artisti, non dal pubblico. Mi rendo conto che la distinzione è sottile e raffinata ma sono sicuro che chi di voi ha scritto o scrive canzoni, capisce bene ciò che intendo dire.
Spero che questi due episodi non rimangano isolati, e in attesa di trovare nuovo materiale di altri pionieri di “abbattiamo i muri del suono”, mi dedico anch’io nella rielaborazione di un brano dei Nine Inch Nails, inserendo al suo interno “loop” del brano di Peter Gabriel.


Sperimentate anche voi.

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