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ARCHITETTURA

Le metamorfosi dell’architettura
Di Giulia Bertini

Osservare e comprendere i mutamenti dell’architettura contemporanea è la proposta della 9a edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia – 12 Settembre / 7 Novembre 2004
Il Digital Home Working Group, che riunisce le aziende leader del mercato ICT – tra i fondatori vi figurano IBM, Intel, Philips, Nokia, Sony, Samsung, Microsoft, HP, Sharp, NEC CustomTechnica, Fujitsu, Gateway, Panasonic, Thomson, STMicroelectronics, Lenovo – ha di recente compiuto un anno. L’obiettivo che ha portato le grandi aziende ad un tavolo comune è la ricerca di formati standard per la facilitazione del costituendo scenario digitale che vuole il 2004 come anno della convergenza, ovvero dell’integrazione tra mobile ed home technology entro gli ambiti di un sistema info-personal-domotico perfettamente in grado di assicurare la massima compatibilità tra le varie piattaforme. Molte sono le novità annunciate, ben poche fino ad adesso quelle immesse sul mercato o rese pubbliche in qualità di prototipi nel corso delle grandi fiere ed occasioni di divulgazione. Tuttavia si profila uno scenario in decisa mutazione.
Trovo in questo senso centrale che anche la nuova edizione della Biennale di Architettura – da sempre attenta a captare e divulgare i segnali di un ambiente storicamente molto sensibile ai vari aspetti della cultura digitale – sia dedicata al tema Metamorph, che naturalmente non si limiterà ad esplorare gli aspetti della possibile connessione/interpretazione della società mediatica, ma aprirà il proprio campo ad una indagine ad ampio spettro.
Mi piace, immaginare che a Settembre sarò chiamata ad indossare gli occhiali, di Kurt Forster – direttore artistico di questa edizione della Biennale di Architettura, nonché docente presso la cattedra Gropius della Bauhaus Universität di Weimar – per seguirlo in un percorso dedicato all’indagine delle trasformazioni culturali, tecnologiche e critiche che per parecchie decadi nel passato sono state così profonde da segnare un importante passaggio nell’evoluzione dell’architettura dall’identità postbellica al suo potenziale sviluppo presente e futuro.
Se la precedente edizione della Biennale, dal suggestivo titolo Next, poneva l’accento, facendosi pieno carico del gioco linguistico sassone, sulla “vicinanza del futuro”; Metamorph intende mostrare come si sono aperte e si possono aprire strade per un cambiamento nell’architettura, nel design, nell’educazione e nel discorso disciplinare: «L’architettura, chiamata oggi a nuovi impegni, ha ampliato in modo consistente i propri recinti disciplinari. Il suo nuovo ruolo è quello di catalizzare grandi esperienze sociali e culturali a scala internazionale, che si manifestano soprattutto in relazione alle modificazioni delle strutture urbane e del paesaggio. Lo spazio architettonico è così inteso nella sua capacità di vivere i mutamenti odierni: i nuovi materiali accolgono e sottolineano gli effetti atmosferici, la percezione dell’architettura si apre ad una concezione dinamica del tempo e la vita pubblica negli edifici assume caratteri più centrati sull’evoluzione dell’ ambiente».
Il programma di Metamorph si articola in due diversi ambienti: nelle Corderie dell’Arsenale sono presentate le opere che hanno letteralmente trasformato il panorama disciplinare dell’architettura a partire dagli anni Settanta; mentre nel Padiglione Italia ai Giardini della Biennale sono ospitate installazioni commissionate a diversi progettisti per offrire specifici esempi di come i vari cambiamenti epocali abbiano portato alle recenti trasformazioni in campo architettonico.
Particolare accento è posto sulle Concert Hall, che per qualche anno sono rimaste ai margini dell’interesse della riflessione architettonica internazionale; mentre forma quasi un percorso parallelo – distribuito per le varie sedi espositive – la sezione fotografica Morphing Lights, Floating Shadows, curata da Nanni Baltzer, che presenta le opere di oltre sessanta fotografi, articolandosi in tre diverse tappe, ciascuna in relazione con un filone tematico esposto in mostra.
Di particolare interesse è poi l’attenzione che questa edizione della Biennale rivolge all’architettura d’interni italiana con la sezione curata da Mirko Zardini e Giovanna Borasi, significativamente intitolata Notizie dall’interno: «Vi è forse, nella vita quotidiana, - asseriscono i curatori - un’energia nuova, che ha sostituito le visioni utopistiche di un tempo, per sostituirle con una intensificazione dei bisogni e dei desideri di ciascuno di noi. […] Non resta che forzare il possibile, il quale risiede già nel quotidiano. Ma dobbiamo essere in grado di osservarlo in maniera diversa, per poter scoprire le nuove possibilità che ci vengono offerte».
Riallacciandosi al rapporto, in perenne mutazione, che l’architettura contemporanea instaura con l’ambiente in una reciproca tensione, Rinio Bruttomesso pone l’accento sulle Città d’acqua (di cui Venezia è certo sublime prototipo) per indagarne le metamorfosi dei grandi progetti e delle radicali trasformazioni di riconversione e sviluppo urbano che negli ultimi anni le hanno riportate al centro dell’interesse internazionale. E le ragioni di interesse per questo ambito di riflessione non potranno che essere incrementate dalla decisione di ospitare la sezione dedicata alle Città d’acqua all’interno di una struttura galleggiante collocata nel grande bacino interno dell’Arsenale, proprio al fine di rendere più «significativo e suggestivo l’imprescindibile e intimo rapporto tra acqua e città».

 

Zaha Hadid - Guangzhou Opera House - Cina

 

Renzo Piano e ARB Architects - Paul Klee Museum - Berna

 

 

Leeser Architecture - Design School Zolleverein - Essen

 

 

Carlos Ferrater e Xavier Marti - West Beach Promenade in Benidorm

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