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MECATRONICA E SISTEMATURGIA
Di Joon Steenkamp

La poetica incontenibile di Marcel Lì Antúnez Roca
Nel corso del doppio incontro – workshop e conferenza – del 27 Maggio presso il DiDstudio di Milano, il nuovo centro di ricerca, formazione e produzione per la danza contemporanea in relazione alle nuove tecnologie dell’Associazione Ariella VidachA.i.E.P., Marcel Lì Antúnez Roca ha ripercorso in senso storico ed analogico le numerose “tappe” della sua poetica di performer ed autore di installazioni: un cammino lungo ed estremamente articolato che lo ha condotto dall’attività di coordinatore del celebre collettivo spagnolo La Fura dels Baus alla recente concezione performativa di Transpermia.
Analizzando il percorso dal teatro panico e smodato de La Fura alle esperienze di performer corporeo-digitale, Marcel Lì ha proposto due neologismi - mecatronica e sistematurgia - estremamente efficaci per focalizzare il senso dei suoi lavori a partire da Epizoo (1994), caratterizzati dall’utilizzo in scena di un esoscheletro meccanico-digitale. Con i due termini intende sottolineare come la “chiave oggettuale” della presenza di un massiccio esoscheletro sull’attore diventa di fatto una disciriminante di campo che determina gli esiti della performance (mecatronica), ed al contempo come la stessa scrittura del codice relativo al sistema informatico divenga un vero e proprio strumento drammaturgico (sistematurgia).
Certo, gli esiti della performance possono essere affatto diversi: ben lo sa chi ha seguito l’originale percorso scenico di Marcel Lì, ma sta di fatto che il contesto oggettuale ed ambientale che regola la scena condiziona in modo inequivocabile il lavoro drammaturgico, quando non arriva a costituirne l’essenza stessa.

L’esoscheletro in scena
Se in Epizoo l’ingombrante esoscheletro rispondeva direttamente agli stimoli proposti dagli spettatori attraverso un’interfaccia virtuale che ad ogni clic faceva corrispondere il relativo stimolo e distorsione del corpo del performer; in Afasia il catalano si concede la rivincita pilotando attraverso la struttura meccanica che avvolge il suo corpo tutte le immagini ed i robot musicali presenti sulla scena.
Con Requiem è di nuovo l’esoscheletro a pilotare il corpo dell’attore: questa volta si tratta di una struttura ancora più rigida ed avvolgente, attraverso la quale si suppone che il corpo potrebbe mantenere la propria facoltà di movimento anche dopo la morte, attraverso l’imposizione forzata di gesti pre-registrati e riprodotti dalla struttura meccanico-digitale.



Le allucinazioni onirico ludiche di Transpermia

Con l’esperienza di Pol e le allucinazioni onirico-ludiche di Transpermia – che avviano la fase dell’indagine sui possibili esiti di una evoluzione tecno-bio-micrologica – il performer ha avuto l’occasione di mettere a punto un sofisticato sistema informatico di gestione degli elementi scenici attraverso esoscheletri e robot completamente riconfigurabili.
Nel corso del workshop gli intervenuti hanno avuto modo di fare esperienza diretta, attraverso l’analisi di alcune scene viste dall’originale prospettiva del software Pol, di ciò che Marcel Lì intende dire quando parla di sistematurgia: una interfaccia semplice ed intuitiva guida nell’impostazione delle righe di codice che forniscono i parametri fondamentali per la gestione degli oggetti scenici (robot, filmati, musica, luci) attraverso i movimenti registrati in tempo reale dall’esoscheletro e parametrizzati dal sistema digitale.

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