Vai alla Home Page  OSSERVATORIO DI CULTURA DIGITALE The Next Media! .
 
 

DIDATTICA


Buone pratiche per l'insegnamento

Di Giulio Luzzi




Abbiamo visto nei precedenti contributi alcune modalità operative per rendere più efficace e divertente la lezione.
Il contesto di insegnamento a cui si meglio si applica il modello che spiegheremo, è un contesto formativo di classi con numero limitato di allievi, come spesso accade nella formazione professionale.
Spostando l'attenzione dal piano puramente motivazionale al piano tecnico-pratico dobbiamo vedere il nostro percorso d'insegnamento distribuito su un arco temporale ben definito e strutturato in modo tale da far raggiungere a tutti il miglior profitto possibile.
Il primo suggerimento da dare è che il docente deve avere ben chiaro il gruppo di allievi con cui lavora ,anzi dovrà arrivare ad avere un ottima conoscenza di ogni singolo allievo, con particolare riferimento alle conoscenze pregresse e agli obiettivi personali attuali di ogni soggetto.
Nella pratica didattica occorre cioè spostare l'accento dall'obiettivo al soggetto che apprende, puntando gradualmente l'attenzione sulla ristrutturazione dei significati e sulla molteplicità dei percorsi di apprendimento e di insegnamento. A tal proposito particolare attenzione va posta, proprio per garantire la massima flessibilità e personalizzazione del processo di apprendimento su un modello didattico che si avvale fortemente delle tecnologie informatiche dell'e-learning, meglio se in commistione con la strutturazione di incontri in presenza e di altre metodologie di formazione a distanza (libri, tutorial, CD...) secondo le tecniche dettate in ambito di Blended Learnig, al fine di esaltare anche il momento dell'autoapprendimento.
L'autopprendimento conferisce infatti la possibilità al discente di costruire non solo percorsi conoscitivi personalizzati, ma anche di scegliere di privilegiare l'approfondimento di certi argomenti piuttosto di altri, sempre nel rispetto del ruolo determinante o discrezionale degli stessi, desunto essenzialmente dalle richieste del piano formativo, palesate

schema della lezione

dall'insegnante fin dal primo moento (in quella stipula del contratto formativo che dovrebbe inevitabilmente caratterizzare ogni rapporto didattico: "ti condurrò fino a questo grado di conoscenza, a patto che tu...". Inoltre come noto il self-service educativo consente di utilizzare sempre e ovunque informazioni necessarie all'attività di approfondimento e la possibilità di accedere con facilità, e senza perdite di tempo demotivanti, alle informazioni. Due sono gli aspetti che sottendono questo modello: la centralità della persona e la forma flessibile dei media. La possibilità di adeguare l'apprendimento ad ogni stile di pensiero e ad ogni intelligenza o competenza.
Il modello proposto proprio perché fortemente incentrato sull'autoapprendimento deve avere fasi di verifica fortemente ravvicinate in parte da delegare agli strumenti informatici, ma irrinunciabile è lo stretto e preponderante controllo del docente.
Il grafico sottostante propone le varie fasi da espletare per poter definire una programmazione condivisa che tenga conto dei vari aspetti tecnici e didattici, ma che ponga sempre al centro il discente.

 

 

torna <<