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COMMUNITY

Linz Forward
Di Carmen Lorenzetti

Come l’immaginario in rete modella il presente/futuro

Al venticinquesimo dalla nascita di Ars Electronica le somme si tirano anche per le opere in rete. E ne viene fuori un nuovo spettro di interessi e categorie, che fotografano una prospettiva differente rispetto agli inizi. La cronistoria è presto stigmatizzata attraverso il mutamento delle definizioni delle classi premiate: dalla Computer Graphic, che sottolineava soprattutto le valenze estetiche dell’opera, si è passati nel 1995 alla Rete, che premiava l’interattività dell’intervento, sottolineandone l’eccellenza e l’innovazione. Criteri che fino a quest’anno suddividevano il premio dedicato alla rete in Net Vision e Net Excellence e riflettevano l’entusiasmo dilagante per lo strumento e le sue possibilità soprattutto tecnologiche, proprio della fine degli anni 90. Oggi invece si discute sul medium come mezzo artistico ossia come arte di per sé, con una riparametrazione naturalmente della definizione di arte. Ci si ferma a riflettere sulla qualità, sul software considerandone l’interattività e la generatività… con un utilizzo del media non più con fini squisitamente autarchici, individualistici e autocelebrativi. E’ giunto a maturazione il concetto di Social Software (nato dalle possibilità tecnico-culturali fornite dal Free Software e dall’Open Source) e quindi di volontà di riappropriazione cosciente del media. Dopo l’orgia tecnologica, nella quale la volontà desiderante dell’autore/i esprimeva sogni futuribili, con la crescita esponenziale del rumore in rete, che si aggiunge all’invasione imperante testo/immagine dei media tradizionali, s’esprime una volontà di riconfigurazione del cyberspazio e di rappresentazione del sé in relazione al sociale. Tant’è che sono stati premiati lavori che non mettevano al primo posto necessariamente l’uso perfetto dello strumento dal punto di vista tecnologico, quanto la creatività e l’innovazione che danno senso e spessore al media, trovandone una motivazione etica. Viene rinegoziato il ruolo del navigatore nella rete, che da consumatore nell’interesse delle Majors proprietarie, diviene esploratore e attore, che transita liberamente attraverso i confini proprietari, in nome della costituzione di networks liberi. Questo grazie a licenze, che da quella anticipatrice della GPL (General Public License), passa attraverso la Open Content Licence e la Creative Commons License, premiata con il Golden Nica di quest’anno per la Net Vision. Alle licenze per l’uso libero e condiviso dei contenuti è naturalmente necessario aggiungere una licenza per l’accesso libero del pubblico alla rete, con uno spettro di trasmissione dedicato ad hoc alla navigazione.
Lavori come Creative Commons (www.creativecommons.org), fondato nel 2001 da un gruppo statunitense di intellettuali, artisti e professionisti esperti in cyberlaw, dimostrano l’urgenza di una sistemazione in realtà della rete, che venga incontro a pratiche ormai diffuse di condivisione dell’opera e rifiuti attraverso regole flessibili il monolitico concetto di controllo totale proprietario dell’opera, che fornisce il copyright. Si introduce una terza via così, legalmente riconosciuta (per chi la adotti come è avvenuto in Austria durante il Festival), che cerca anche di arginare, attraverso diversi gradi di licenza, l’eccessiva vulnerabilità dell’autore, ossia del proprietario dell’opera. Lo sguardo critico al media si approfondisce e diventa anche militanza politica, per lo meno nei due Award of Distinction vinti per la Net Vision andati a MoveOn.org per Bush in 30 seconds (www.bushin30seconds.org), che cerca di opporre alla visione omogeneizzante e dominante della campagna, una propria diversificata, molteplice e satirica proposta di campagna elettorale, nella quale video di 30 secondi stabiliscono nuove tipologie di spot. Il secondo Distinction è stato dato a Newsmap di Marcos Weskamp/Dan Albritton (www.marumushi.com/apps/newsmap), che, attraverso il motore di ricerca (per le news) di Google, fornisce un quadro in tempo reale di come le notizie vengono distribuite nel mondo, annotandone la preferenza e la rilevanza data dai media per ciascun paese e svelandone le fonti da cui principalmente derivano.

Schermata di Newsmap per le notizie italiane


Se il cyberspazio diventa un luogo criticamente monitorabile e sponda d’intervento per l’accrescimento della coscienza sociale grazie a l’intenzionalità diretta di uno o più autori, è anche e sempre più, lo spazio delle relazioni e del confronto, alter ego dell’incontro materiale spesso eterodiretto e verticale, tra l’altro reclamato come luogo di una crescita possibile da sempre maggiori fette dell’umanità. Di qui la creazione di una nuova categoria di premiati proprio nel 2004: le Digital Communities. Il fenomeno nasce in primis come puro scambio di relazioni d’amicizia, attraverso le chats, ma ne viene aumentata la motivazionalità, a latere tra l’altro delle comunità reali e dei movimenti no-global ad esempio, attraverso il fenomeno in crescita dei weblogs, luoghi di dialogo e confronto, dove ci si interroga sui più svariati argomenti. Joichi Ito, giapponese, è un sostenitore delle possibilità del weblog inteso come social network. Le caratteristiche di auto organizzazione, grazie al feed-back e alla reciprocità del linking, fanno, per Ito, come per Derrick De Kerckhove e Howard Rheingold, del blog l’anima del cyborg, gli restituiscono un’attività cognitiva e cosciente, capace attraverso la discussione di intervenire nella realtà. Si parla infatti con Ito della Emergent Democracy, di una democrazia diretta, continuamente negoziata dal linguaggio libero e dalle relazioni orizzontali che si instaurano nella community.
Un tentativo riuscito in questo senso è comunque stato riconosciuto a
Dol2day – democracy on line today (www.dol2day.com), comunità tedesca formata da 30.000 membri registrati, dove vengono trattati temi scottanti dal punto di vista politico, con tanto di giornale comunitario, ospiti politici on-line ed infine un virtual parlamento. Qualche dubbio veniva espresso anche dagli stessi membri del Forum di Linz sulla effettiva capacità d’interazione con il reale dal punto di vista politico delle opinioni e relazioni on-line, data la piramidale costituzione del luogo della decision making. Per ora comunque molti premi sono andati per progetti, che intervengono per la salvaguardia della salute e dell’educazione, della cultura in paesi anche del terzo mondo, dove le nuove tecnologie, grazie anche al wireless, possono avere un ruolo concreto per migliorare le condizioni dove la povertà ed il gap tecnologico sembrano invece problemi insormontabili. Per lo meno questo è il significato del Golden Nica dato a The World starts with me (www.theworldstarts.org), progetto di cinque gruppi dell’Uganda e dell’Olanda, dove si insegna in modo divertente e immediato educazione sessuale in Uganda, in modo da cercare di arginare il rovinoso fenomeno della propagazione dell’AIDS nel paese.

Una schermata da The world start with me

Lo stesso dicasi per le Distinctions date a Smart X tension (www.mulonga.net), dedicato alla salvaguardia della cultura della gente Tonga people che vivono al confine tra Zimbabwe e Zambia e ad altre menzioni onorarie per progetti nati in India, Perù, Citera ecc. Questi progetti sono resi accessibili anche grazie all’uso di un software user friendly, come wiki, utilizzato per altri scopi dall’altro vincitore del Golden Nica per le Digital Communities: Wikipedia (www.wikipedia.org). Si tratta di una enciclopedia con un contenuto aperto, arricchibile cioè continuamente da qualsiasi persona voglia contribuire a creare questo mega archivio di conoscenza, luogo di visualizzazione immediata di una intelligenza collettiva, in continuo movimento. Si tratta di definire la conoscenza attraverso la continua mediazione dei contenuti, un progetto utopico, che ha i suoi limiti – a mio parere – nella volontà di scansionare la conoscenza in senso totale e quindi totalizzante, ossia globale, dimenticando forse che, come afferma l’indiana Geetha Narayanan, la conoscenza è radicata ed intimamente connessa all’ambiente in cui è cresciuta e che solo uniti insieme i due poli costituiscono la coscienza di una società e di una cultura.
Si tratta quindi di rimappare il reale/virtuale, ormai inestricabili, tenendo conto con rispetto delle diversità e delle ricchezze che ne derivano, lasciando forse slittare in secondo piano utopici progetti eccessivamente globalistici, appartenenti a sogni forse anche pericolosi.

 

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