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DIDATTICA

Insegnare, tra etica e deontologia

Di Giulio Luzzi

Nella nostra esperienza prima di studenti e poi di insegnanti abbiamo notato come all’interno della nostra classe vi erano alcuni studenti più bravi ed altri meno, tant’è vero che poi all’esame di terza media o di maturità qualcuno è passato con sufficiente, altri con buono altri ancora con ottimo.
Tutto ciò è una “fisiologica” ovvietà dell’apprendere, si potrà osservare, in quanto questo accade in tutte le scuole di ogni angolo del mondo a prescindere dal docente, e, non può essere che così!
Perché?
Perché, potremmo banalmente concludere siamo tutti diversi e ciò coinvolge anche le capacità di apprendimento, senza analizzarne le cause, sono diverse da soggetto a soggetto. Quindi concludendo l’insegnante potrebbe addivenire alla errata conclusione che è nello “stato immodificabile delle cose” che tra i suoi allievi vi siano alcuni più capaci altri meno, quindi perché porsi questo problema? In realtà si potrebbe osservare: «trattasi di un non problema».
E qui entra in ballo l’etica del docente; per essere più esatti la sua deontologia, perché ciascun insegnante pur essendo cosciente che in ogni sua classe avrà allievi più o meno capaci di apprendere dovrà porsi la seguente domanda: l’allievo che ha avuto un profitto pari a buono avrebbe potuto imparare di più? E quanto di questo può essere imputato al mio insegnamento? Ma, soprattutto, la formazione si può limitare ad essere utile ai primi della classe?
Nel momento in cui ci si pone questa domanda nasce il problema di come individuare in maniera certa le potenzialità di ciascun discente che possono coincidere e non coincidere ad esempio con il sistema di valutazione adottato, per cui spesso si nota questa dissonanza tra valutazione conseguita, ad esempio Buono piuttosto che Ottimo ed effettive potenzialità dell’allievo.
A questo punto sorgono spontanee più domande:
1. Come posso misurare le conoscenze ed abilità acquisite?
Su questo punto possiamo ormai contare su protocolli affidabili
I Test. Un test può accertare:
- il livello delle conoscenze (risposta chiusa, esercizi standard)
- il livello di comprensione e di controllo delle conoscenze (effetto tunnel, item a risposta aperta argomentativa)
Ma sappiamo anche che il test non è lo strumento più adatto per rilevare il livello delle competenze: “ciò che, in un contesto dato, si sa fare (abilità), sulla base di un sapere (conoscenze) per raggiungere l’obiettivo atteso e produrre (nuove) conoscenze.”
Per queste rilevazioni occorre un contesto problematico aperto di applicazioni pratiche (situazione problematica). Gli strumenti di rilevazione sono in questo caso totalmente qualitativi.
Alla fine avremo così tre livelli di valutazione che ci danno la ragionevole sicurezza che la nostra valutazione sia corretta o quanto meno si basi su una corretta metodologia:
1° livello: rilevazione delle conoscenze (test con esercizi standard);
2° livello: rilevazione della comprensione e del controllo delle conoscenze (test con risposte argomentate ed esercizi con effetti tunnel);
3° livello: rilevazione delle competenze in contesti problematici aperti.
2. Come posso rilevare le potenzialità di ogni singolo allievo?
Questo rappresenta la vera criticità per due motivi:
- Il primo è banalmente perché nessun docente si pone in modo serio il problema di sapere in anticipo quali sono le potenzialità dei propri allievi, perché su questo non esiste effettivamente un modello a cui rifarsi, per cui si preferisce “glissare ” il problema.

 

 

 

 

- Il secondo altrettanto banale è: dal momento che non c’è un modello non si può neppure misurare la mia capacità di docente di far esprimere al massimo le potenzialità dei miei allievi, mentre invece può essere misurato il loro profitto come riferimento assoluto e conseguente il mio lavoro di docente, per cui su quello e solo su quello posso essere chiamato a rispondere e su quello mi dovrò concentrare.
Qui entra in ballo l’etica-deontologica di un bravo insegnate che deve porsi il problema di come il suo insegnamento riesca a far esprimere a tutti i suoi discenti il massimo delle loro potenzialità, anche perché in una classe dove tutti danno il meglio di sé ci sarà il massimo profitto possibile ed un livello soddisfazione più grande per tutti.
Affinché un docente possa ben valutare le potenzialità dei proprio studenti necessitano due presupposti:
1. il docente deve avere un corretta valutazione di se stesso e delle proprie capacità.
Solo un docente che sa valutare bene se stesso potrà valutare altrettanto bene le potenzialità dei discenti.
2. fare un salto meta valutativo ed andare oltre i sistemi docimologici di valutazione che ben si prestano a misurare conoscenze, competenze e capacità acquisite, ma che non ci dicono con attendibilità sufficiente se il nostro insegnamento penalizza o fa esprimere al meglio i nostri studenti.
Nel prossimo contributo ci concentreremo su come valutare appunto le potenzialità dei nostri allievi.

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