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Le ibridentità di Kashgar
Di Fabrizio Pecori

Da tempo immemore cuore pulsante della Via della Seta, Kashagar è la cittadina delle contraddizioni, l’esempio tangibile di cosa significhi mettere le frontiere al centro.
Il bazar domenicale è rimasto immutato dai tempi di Marco Polo, ma questo cuore pulsante è accerchiato dalla moderna città cinese.
Non è in alcun modo possibile determinare se la città nuova protegge il vecchio nucleo o lo stia accerchiando per fagocitarlo definitivamente. Il fatto è che appena usciti dal bazar l’ordalia di popolazioni che provengono dall’Asia limitrofa (Pakistan, Afghanistan, Tagikistan, Kirghikistan, Uzbekistan…) lasciano immediatamente il posto alle bandiere rosse, alle statue di Mao Tse Tung, ai cloni cinesi di Coca Cola e McDonald (dove la M gialla in campo rosso si è saputa sapientemente trasformare nell’icona di un sole nascente).
E le contraddizioni non finiscono qui: nel capoluogo della splendida regione dello Xinjiang anche tentare di determinare che ore sono può dare luogo a paradossi inaspettati. All’ora locale, determinata in ottemperanza alla localizzazione geografica del territorio, si abbina l’ora ufficiale di Pechino, traslata di ben due fusi orari rispetto a questo confine estremo della Repubblica Popolare Cinese (a 3.500 km dalla capitale).
Non vi è poi molto da stupirsi, quindi, se ai confini del bazar domenicale si possono incontrare commercianti di tappeti del vicino Oriente che conducono i propri affari con il supporto di telefonini di ultima generazione. Del resto, come ben sottolinea Marshall Soules in Reading the Signs on the Walls, «L’azione culturale, il farsi e rifarsi delle identità, ha luogo nelle zone di contatto, lungo le frontiere interculturali, politiche e trasgressive, delle nazioni, dei popoli, dei luoghi. La stasi e la purezza sono asserite – creativamente e violentemente – contro le forze storiche del movimento e della contaminazione».
E’ proprio all’investigazione di questi fenomeni determinati dall’atopia delle culture tradizionali e digitali che sono stati dedicati i quattro Simposi curati da Derrick De Kerckhove e dedicati al tema generale della presente edizione dell’Ars Electronica Festival di Linz: Hybrid – Living in Paradox, a cui molto spazio abbiamo pensato di dedicare nelle pagine di questo numero di My MEDIA.


Barbieri a cielo aperto al bazar di Kashgar

Un clone di McDonald a Kashgar

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