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EDITORIALE
Pittografie psichiche della contemporaneità
Di Fabrizio Pecori

Ai tempi in cui frequentavo l’Università mi è capitato spesso di osservare chi davanti alla mia enorme libreria a parete scrutava con sguardo assorto ed attento i vasti scaffali di libri, soffermandosi sui vari titoli con attenzione vorace, quasi sempre senza aprirne neppure uno: non si trattava di riguardo o di timore reverenziale. Quei volti attoniti sembravano intenti ad elaborare una specie di psicogeografia del possibile lettore che aveva negli anni stratificato l’eclettica collezione.
In un curioso gioco degli specchi, mentre li osservavo passare al vaglio con piglio etnologico l’insieme delle mie letture, cercavo con minuzioso interesse di cogliere sui loro volti un dettaglio rivelatore dell’immagine che si stavano facendo di me.
Nell’era della mobile communication, delle smart mobs (la “mobilità intelligente” di cui offre numerosi significativi esempi l’accurata riflessione di Howard Rheingold Smart mobs – Ed. it. Cortina), mi capita spesso di sorprendere gli stessi sguardi indagatori rivolti verso chi conversa al telefonino o invia “messaggini” più o meno multimediali. Non si tratta di “spiare” il contenuto della comunicazione - il messaggio, come direbbe un semiologo improvvisato -, quanto piuttosto di elaborare una sorta di mappa psichica della comunicazione e/o del comunicatore. Si tratta a mio avviso di una forma di “negoziazione della conoscenza” indotta da una realtà pluridimensionale e complessa nata dalla nostra quotidiana interazione con le sempre più raffinate tecnologie della comunicazione; una indagine che ci induce a porre rinnovata attenzione anche verso quegli atteggiamenti primari, prelinguistici del comunicare che, foto o videofonino alla mano, stanno progressivamente contaminandosi con le nuove scritture, con le emoticons
Trovo in questo senso illuminante la ricerca sulle illocuzioni preverbali e la loro possibilità di rappresentazione grafica condotta dal gruppo indipendente di ricerca multidisciplinare Urtica (www.urtica.org) della Serbia Montenegro, che ha dato vita agli accenni di un dizionario sonoro e visivo di






Video e pittogrammi del Graphically and Phonetically Expressive Message

esclamazioni, interiezioni, intercalari di varia natura, noto sotto il nome di Dictionary of Primal Behaviour e basato sul sistema di rappresentazione GPEM (Graphically and Phonetically Expressive Message) da loro stessi messo a punto allo scopo di fornire un «multi-lingual tool for micro communication».
Mi ha colpito quest’idea, che da un paio d’anni transita per i principali festival ed eventi d’arte che promuovono una riflessione attiva su temi sociali. Mi sembra un modo, prolifico proprio perché minimale, di creare un cortocircuito verso le tendenze contemporanee in cui il corpo sembra – per dirla con Franco Rella – aver «perso ogni intransitività: è diventato manipolabile, decostruibile ricostruibile come la macchina d’organi che forse stava nel fondo delle allucinazioni cartesiane» (Pensare per FigureFazi Editore).

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