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 STORIA DI COPERTINA


Oltre l’immagine
Di Nadia Andreini

Intervista a Daniel Lee nel suo studio di New York

Ho voluto intervistare Daniel Lee per capire meglio la ricerca verso l’iperealismo fantastico che caratterizza i suoi lavori e dedicargli la copertina di questo numero.
Partendo da foto realizzate in studio Daniel rimaneggia le immagini utilizzando Photoshop con estrema precisione ed attenzione al dettaglio. Realizza così delle creature fantastiche.
Il lavoro Ruth & Alonzo, proposto in copertina, appartiene ai 10 ritratti creati per Nightlife: l’opera che mi ha fatto conoscere il lavoro di Daniel. Mi racconta che desiderava ritrarre le persone che vedeva intorno a sé ogni giorno e realizzare con questi ritratti modificati un grande murale di gruppo. In Nightlife sono presenti 13 “esseri “(il sesto da sinistra è Daniel stesso) creati da 13 modelli fotografati in studio e poi inseriti nella scena, un ristorante di Soho.
Passeggiando per New York mi guardo intorno, fotografo le persone che mi passano accanto e mi accorgo di quella che per Daniel è stata l’ispirazione principale.
In questa intervista scopro le caratteristiche ed il metodo di lavoro di questo grande artista, osservo le stampe dei suoi lavori che mi circondano nel suo studio, l’ambiente in cui lavora; percepisco il suo desiderio di andare oltre l’immagine, oltre la fotografia.
D.: Puoi parlarmi brevemente dei tuoi primi lavori? Prima del 1993 quando hai creato la tua prima serie Manimal? Qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare un’artista?
R.: Mi sono diplomato al Philadelphia College of Art con una tesi sull’arte audiovisiva. Ho iniziato la mia carriera come art director a New York e alla fine degli anni 70 sono diventato fotografo. Con lo stimolo del movimento artistico intorno a me, ho sentito che il mio lavoro come fotografo commerciale non mi bastava, cosi mi sono impegnato nel settore dell’arte. Ho provato diversi soggetti per i miei lavori ma non riuscivo a liberarmi dalle limitiazioni date dalla fotografia. Ho provato ad usare effetti di luce, alterazioni cromatiche e collages ma è stato solo quando ho acquistato un Apple Quadra 950 con Photoshop, nel 1992, che ho scoperto la soluzione per creare opere nuove.
D.: Puoi descrivere il tuo primo lavoro con il computer?
R.: In molti dei miei lavori precedenti l’uso del computer, mi avvalevo della camera oscura a colori con un ingranditore 8x10 per creare complessi collages di immagini allineate perfettamente, modificando i colori o i toni. Con il computer, questo processo è diventato molto più facile. Per il mio primo progetto ho pensato che dovevo concentrarmi su qualcosa che mi era famigliare, mi sono quindi ispirato alla cultura tradizionale cinese e soprattutto ai popolari segni dello Zodiaco Cinese dove ad ogni anno è associato un animale: la tigre, il gallo, il cavallo, etc. Cosi ho creato una serie di 12 immagini, che sono parte uomo e parte animale, una per ogni segno dello zodiaco.
D.: La tua ricerca si concentra su un’analisi ed una trasformazione dell’immagine fotografica. Da cosa ti deriva questa fascinazione?
R.: Penso che l’aspetto più affascinante sia poter fotografare il mio soggetto e modificarlo interpretando la sua personalità. Tutto d’un tratto il soggetto diventa per me uno strumento con cui lavorare. Il mondo dell’arte non lo aveva ancora fatto, ed in questo modo le immagini introdocuno lo spettatore in una esperienza completamente nuova.
D.: Hai iniziato a lavorare con Photoshop nel 1992. Ora la tecnologia si è evoluta. Stai provando nuove tecnologie per interagire maggiormente con lo spettatore?
R.: All’inizio ero molto focalizzato nel ritratto del soggetto ma dopo alcuni lavori ho iniziato a trarre vantaggio dalla fotografia digitale fotografando i soggetti in studio e inserendoli in ambienti diversi. Usando la tecnologia su computers più potenti, sono stato in grado di creare enormi composizioni come l’immagine finale di Nightlife.
Ho anche usato l’animazione per creare un video legato al progetto fotografico Origin e ho rifatto la serie 108 Windows trasformandola in un’installazione audio visuale per la 50a Biennale di Venezia.
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Dancers di Daniel Lee

Non sono ancora andato oltre. Mi interessa esplorare con i mezzi che mi rimangono più semplici da utrilizzare e che conosco bene
D.: I tuoi soggetti preferiti sono gli uomini e gli animali, e mai hai utilizzato altri soggetti per le tue opere. Puoi spiegarmi questa scelta?
R.: Non ho utilizzato altri soggetti a parte animali ed uomini perché voglio utilizzare soggetti con cui tutti possiamo idealmente intrecciare relazioni.
D.: Quanto è rimasto delle precedenti esperienze nei nuovi lavori?
R.: Gli ultimi lavori, quelli con gli animali, offrono molti aspetti che non avevo mai esaminato prima.
Per cominciare è la prima volta che lavoro con animali veri ed è la prima volta che creo dei lavori dove cerco un messaggio che provenga dal punto di vista degli animali.
L’altro aspetto è l’innovazione tecnologica che mi permette di non utilizzare più costosi e complicati sistemi di illuminazione (come facevo per le fotografie pubblicitarie precedentemente) ma grazie al computer ho la possibilità di cambiare molte cose dopo lo scatto. Ora fotografo i miei soggetti con luce naturale, mi diverto di più e ci sono meno aspetti tecnici di cui preoccuparsi.
D.: Qual è la ricerca che sta dietro il tuo nuovo progetto?
R.: Per i miei precedenti progetti ho esplorato lo zodiaco cinese, il buddismo, la reincarnazione, l’evoluzione e i libri che descrivono animali.
Sono stato invitato, insieme ad altri artisti coinvolti con la tecnologia, a realizzare un lavoro per una edizione speciale del New York Times dedicata alla tecnologia che influenza la nostra vita. Per questo progetto ho creato una serie di immagini che mostrano la mia idea dell’evoluzione dell’uomo.
Dopo il mio lavoro dedicato allo Zodiaco non volevo essere associato come artista solo alla cultura cinese. Lavorando a New York, una città cosi internazionale, volevo lavorare su idee che avessero un impatto maggiore su noi, come la tecnologia, l’evoluzione e la ricerca genetica.
D.: Puoi parlarci dei prossimi progetti?
R.: Stavo per iniziare un nuovo progetto quando mi è arrivato l’invito a partecipare alla Biennale di Shanghai.
Non è facile avere nuove idee. Cerco di non ripetermi. Cerco di investire lo stesso tempo nel ricercare un nuovo progetto che nel realizzarlo. Credo che una buona idea non sia una cosa che si “spreme” semplicemente. Sto cercando di fare qualcosa che parli del futuro, del futuro della vita. Sto ancora lavorando a questa idea ed è troppo presto per poter mostrare qualcosa.

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