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Caramelle dagli sconosciuti

Molte sono le attese riposte negli ultratecnologici sistemi biometrici, che promettono il riconoscimento garantito delle impronte digitali o della retina di un individuo.
Certo si tratta di tecnologie che hanno ancora una "impronta" pionieristica, ma non può non sbalordire la relazione che Tsutomu Matsumoto, uno studente laureato alla Yokohama National University, ha presentato all'International Telecommunications Union's Workshop on Security a Seoul (Korea), nella quale offre due diversi modi per trarre in inganno oltre l'80% delle tecnologie fotosensibili preposte al riconoscimento delle impronte umane.

Il più "tecnologico" dei quali consente di ricavare con una semplice scansione ad alta risoluzione - con un semplice microscopio digitale in commercio per pochi dollari - le impronte lasciate su una qualsiasi superficie (es. un bicchiere, un vetro, un metallo), un po' di ritocco fotografico ed una stampa su una scheda rigida fotosensibile, che viene scavata nei punti impressionati consente di produrre una gelatina infinitamente replicabile capace di trarre in inganno molti tra i sistemi più accreditati.



Quello che però desta maggiore stupore è il sistema "casalingo" che utilizza il calco artificiale dell'impronta lasciata su una comune caramella gommosa per indurre in errore molti tra i sistemi presenti sul mercato.

Che dire? Vale sempre il vecchio adagio: "Non accettare caramelle dagli sconosciuti".






     
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