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Il Palazzo e la Moschea
Di Fabrizio Pecori

Si è appena conclusa, con un bilancio estremamente positivo, la rassegna “Palazzo delle Libertà” con la quale il Centro di Arte Contemporanea di Palazzo delle Papesse a Siena si è trasformato in un vero e proprio cantiere per la produzione e promozione di giovani artisti
Trenta artisti, italiani ed internazionali, hanno “occupato” stanze, corridoi, scalinate, ambienti di servizio del Centro per proporne personalissime interpretazioni in piena “libertà”.
La stimolante idea di mettere a contatto gli artisti con spazi spesso angusti, difficili e condizionanti, nata con il Progetto Caveau, è stata in questa occasione condotta agli estremi limiti, riaffermando il ruolo di Palazzo delle Papesse come cantiere per la produzione artistica.
Costellata di numerosi accadimenti dalla danza alle performances, dalla musica agli happenings, l’ultimo dei quali il vernissage con concerto in occasione della presentazione dello splendido catalogo, la rassegna è andata ben oltre il principio delle project rooms dello spunto originale.
«L’intento è quello di offrire un punto di vista multicentrico. Non vi sono restrizioni all’interno del Palazzo delle Libertà: né concettuali né espressive. La fotografia, la pittura, il video, la scultura e l’architettura destrutturata divengono così mezzi tutti parimenti leciti per offrire una lettura o un’interpretazione indipendente dello spazio».
Gli artisti coinvolti nel progetto sono:
Chema Alvargonzalez, Daniel Blaufuks, Anna Boggon, James Casebere, Sandra Cinto, Vittorio Corsini, DE-ABC (Luca Pancrazzi, Steve Piccolo, Gak Sato), Arthur Duff, Giovanni Lindo Ferretti, Alex Hartley, Jonathan Jones, Adalberto Mecarelli, Sabrina Mezzaqui, Janet Mullorney, Aldo Nove, Robert Pettena, Lorenzo Pizzanelli, Petulia Mattioli+Eraldo Bernocchi+Harold Budd, Letizia Renzini, Felix Schramm, Max Streicher, Mark Themann, Rafael Vargas-Suarez Universal, Suzann Victor, Italo Zuffi.
Cui si aggiunge il Caveau di Isabella Bordoni, che abbiamo presentato nel precedente numero di Computer & Internet.

Fastidiosa ed irriverente
«Un progetto evasivo-eversivo, incurante delle buone regole», leggiamo nelle intenzioni dei curatori, Lorenzo Fusi e Marco Pierini. Certamente un progetto riuscito: denso di creatività site-specific, moderatamente provocatorio, capace di conferire volti anche inediti alla ricerca artistica contemporanea.
Non può lasciare indifferenti, in questo clima volutamente eversivo, il giungere in prossimità delle toilettes ed avvertire il ronzio persistente ed irritante di un nugolo di mosche.

 

Composizione da "Moschea" di Lorenzo Pizzanelli

Proprio nella stanza attigua (strategia poetica o esigenza logistica?) ecco alcuni affaccendati avventori che, scacciamosche alla mano, continuano a martoriare l’intonaco dell’edificio proprio in concomitanza di una videoproiezione dal “colore esotico”: siamo entrati nella Moschea di Lorenzo Pizzanelli.
Sullo sfondo decorato che richiama i “merletti” dei luoghi sacri all’Islam ronzano e svolazzano inquietanti MGM (Mosconi Geneticamente Modificati) i cui tratti somatici non lasciano dubbio alcuno di paternità. Dodici più una, bianca, sono le mosche presenti nel video interattivo con le facce di: Hitler; Mussolini; Stalin; Fidel Castro; Saddam; Bush + Bush Senior; Bin Laden; Berlusconi; Pinochet; Sharon; Napoleone; Cesare; Papa Pio XII.
Colpendole, neppure troppo virtualmente, con la paletta scaccia mosche lo spettatore potrà guadagnare qualche attimo di sollievo. Ben presto però gli insetti mutanti tornano fastidiosamente alla carica, riempiendo del loro suono le stanze del Palazzo: non danno tregua… schiacciarle, più che un atto di “libertà”, diviene una esigenza del “destino”.
Forse si tratta solo di una approssimativa suggestione, di un parallelismo improprio. Ma il pensiero corre alle parole di Antoine de Saint-Exupéry: «La civiltà [e, sembra, anche l’arte, N.d.A.] non ha solo a che vedere con le cose materiali ma con gli invisibili legami che legano una cosa a un’altra».

 

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