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Hadid vs Euclide: 1-0
Geometrie ed artefatti - Di Giulia Bertini -

Ho incontrato le volumetrie di Zaha Hadid solo di recente, ed in gran parte devo l'occasione alla mostra inauguratasi il 10 Maggio presso i locali temporanei del Centro Nazionale per le Arti Contemporanee di Roma che lei stessa ha progettato.

Quello che mi incuriosisce nella
Hadid è soprattutto quell'alone di "temporaneità" che a mio avviso caratterizza i suoi progetti: avverto la sua opera come in continuo "transito", una ricerca costante e primaria per dare forma al futuro, una pulsione a non fermarsi di fronte alle possibili limitazioni implicite nel connubio "materia/progetto".

Mi piace pensare che proprio da Baghdad, che nella mia generazione e in quelle precedenti ha incarnato il mito del lontano oriente (complice anche molta ingenua letteratura non solo italiana), viene un impulso a quella innovazione progettuale che la nostra cultura vuole e si ostina ad annoverare ai "modelli occidentali".
Mi piace ancora di più pensare che dal 1977 ha cominciato ad insegnare presso l'
Architectural Association con Rem Koolhaas, l'"architetto olistico" che Prada ha recentemente incaricato di realizzare i propri megastore ipertecnologici di New York, San Francisco e Los Angeles.

Interprete di una visionarietà elevata a potenza,
Zaha Hadid rappresenta a mio avviso la felice sintesi tra architetto, designer e scenografo delle performing arts contemporanee: una tra le figure che potrà segnare in modo indelebile quella transizione tra reale e virtuale che caratterizza la nostra epoca.



Architetture, padiglioni, performance

Centro nazionale per le arti contemporanee, Roma (1998-2005)
Zaha Hadid e Patrik Schumacher
Spazi per le esposizioni temporanee e per performance, spazi didattici, biblioteca, uffici, laboratori, magazzini, caffè e aree pubbliche.
Le varie funzioni del centro sono ospitate in edifici differenti che insieme compongono una sorta di 'campus' urbano aperto alla circolazione pubblica, una città nella città.
L'idea architettonica principale è direttamente legata alla finalità del centro come luogo di esposizione e produzione di arti visive: il sito è solcato da spazi espositivi, pareti che attraversano lo spazio. L'interno del museo si mostra al visitatore attraverso numerosi scorci e larghe superfici vetrate al piano terra. Gli ambienti interni sono coperti da un tetto in vetro che inonda lo spazio di luce naturale.

Centro nazionale per le arti contemporanee, Roma

Landesgartenschau (LF One), Weil am Rhein, Germania (1997-1999)
Zaha Hadid, Patrik Schumacher e Mayer Bährle
Spazi per mostre ed eventi nell'ambito dell'esposizione
Grün 99 di giardinaggio paesaggistico
La costruzione, formata da quattro corpi paralleli e parzialmente sovrapposti, emerge dalla fluida geometria dei percorsi circostanti. Lo spazio principale comprende la sala espositiva e la caffetteria e si sviluppa lungo queste direttrici, caratterizzandosi per la luce naturale e la vista dall'esterno. Gli spazi secondari spariscono nel sottosuolo. A sud della caffetteria si trova un terrazzo con uno spazio per performance coperto. Il centro per la ricerca ambientale, situato a nord della sala espositiva, è interrato per metà per sfruttare l'isolamento atmosferico.

Landesgartenschau (LF One), Weil am Rhein, Germania

Mind Zone, Millennium Dome, Londra
(1998-2000)
Zaha Hadid
Padiglione espositivo
Il progetto della
Mind Zone - uno dei quattordici spazi espositivi del Millennium Dome - si ispira alla complessità strutturale della mente umana. Accorpa in un'unica struttura tre volumi differenti che, sovrapponendosi, compongono una superficie continua che è insieme pavimento, parete o soffitto e che permette di percepire lo spazio in maniera fluida. I tre volumi, che simboleggiano le principali attività mentali (ricezione - elaborazione - esternazione). I materiali impiegati sono tutti tecnologicamente molto avanzati: la superficie consiste in un pannello leggero e trasparente come fosse un'epidermide in fibra di vetro con una struttura a nido d'ape in alluminio; la struttura metallica alla base è stata invece realizzata stratificando materiali traslucidi.

Mind Zone, Millennium Dome, Londra

Metapolis, Belgio (1999)
Zaha Hadid
Design per performing art
Metapolis, per Charleroi Danses, evoca i diversi ritmi della città. La struttura scenica è una topologia intrecciata di diversi strati, fatti di materiali diversi che permettono uno spazio fluido, ibrido, che coincide con i movimenti dei danzatori. I danzatori sono avvolti in una complessità spaziale che li cattura e li libera allo stesso tempo. La coreografia di Flamand segue e provoca la trasformazione morfologica dello spazio, tracciando un doppio movimento di fluidità e rottura. La struttura è come "uno spazio che respira" attraverso compressione e rilassamento costantemente in transizione. Tre ponti traslucidi larghi 10 metri scivolano in diverse configurazioni, guidati dai ballerini.

Metapolis, Belgio
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