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Beyond Media / Oltre i media
Cronache e visioni dal 6° Festival di Architettura in Video

Punto d'incontro sulle tecnologie della comunicazione in architettura, il Festival Internazionale di Architettura in Video (Firenze 2-5 Maggio), giunto alla sua sesta edizione, ha tra i suoi obiettivi la presentazione delle più recenti opere di comunicazione documentate attraverso video, film e new media; lo studio di metodologie progettuali basate sull'applicazione degli strumenti audiovisivi e dei sistemi digitali per l'architettura; l'indagine delle applicazioni didattiche; la discussione delle teorie emergenti.

Organizzata da iMage, la manifestazione, patrocinata da Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di Firenze, nasce in seno al Dipartimento di Tecnologie dell'Architettura e Design "Pierluigi Spadolini" dell'Università degli Studi di Firenze.

Beyond Media
Da sei anni Firenze propone una manifestazione a carattere internazionale dedicata alla ricerca in architettura. Ogni anno è caratterizzato da uno specifico tema di indagine che rispecchia gli aspetti più attuali del dibattito internazionale in ambito architettonico, mediatico e del design.
L'edizione di quest'anno ha posto l'accento sugli aspetti più significativi della trasformazione prodotta dai media, proponendo un quadro delle più interessanti ricerche e concentrando l'attenzione sulle conseguenze prodotte dalla mediatizzazione in vista di una prossima definizione di nuovi scenari applicativi.
Quali conseguenze produce la mediatizzazione nel progetto contemporaneo? Qual è il ruolo delle tecnologie della comunicazione dell'architettura, oggi? Come gli architetti utilizzano i sistemi digitali e i nuovi media? Quali sono gli ambiti di sperimentazione e di ricerca più interessanti? Quali nuovi paradigmi stanno emergendo intorno alle tecnologie dell'architettura? Quali prospettive si delineano nell'ambito della formazione delle nuove generazioni? Sono solo alcune delle domande per le quali si è cercata una risposta od uno spazio di confronto.
"Sono stati invitati a partecipare al programma di quest'anno architetti, studenti, autori di opere di comunicazione dell'architettura da tutto il mondo, così da portare nella città di Brunelleschi l'espressione della più vivace attività di sperimentazione. Si tratta di un'occasione per mostrare architetture attraverso i mezzi della contemporaneità e per confrontare e discutere le modalità di applicazione degli attuali strumenti di comunicazione. Tutto questo si inscrive nell'indagine delle ricadute del fenomeno della mediatizzazione, che ha aperto nuove prospettive e inaugurato profonde problematiche", così delinea la manifestazione Vincenzo Legnante, direttore del Dipartimento di Tecnologie dell'Architettura e Design "Pierluigi Spadolini".

In effetti con le sue oltre 5000 relazioni avviate con architetti, studenti ed autori; con i suoi contatti con circa 130 scuole di architettura appartenenti a 25 Paesi; con le collaborazioni con numerose e prestigiose istituzioni italiane e straniere, il Festival di Firenze si propone come una delle maggiori rassegne europee dedicate alla comunicazione dell'architettura e del suo progetto attraverso video, film e New Media.
Questa sesta edizione ha proposto la visione di 80 video selezionati tra oltre 400 partecipanti; incontri e dibattiti a carattere internazionale nel corso dei quali si sono avvicendati oltre 50 studiosi di architettura, cinema, comunicazione, provenienti da diversi Paesi; due importanti mostre e numerose installazioni.

Le mostre
La splendida cornice del complesso dell'Ospedale degli Innocenti di Firenze ha ospitato, congiuntamente con le proiezioni e i principali incontri del Festival, Architecture, Media, Industrial Design for Prada, curata da Clemens Weisshaar (Industrial Designer) e Reed Kram (Media Designer). Vi sono presentate le fasi di elaborazione e gli elementi cardine del New York Store recentemente realizzato da OMA/AMO su progetto di Rem Koolhaas.
La mostra Blue Industry, curata da Anna Lombardi e dedicata alle attività del Centro Ricerche Fantoni nel campo del design e dell'architettura, è stata invece realizzata presso il SESV, la galleria dell'Università di Firenze.

Talk show

Ribattezzate talk show, le occasioni di incontro e di dibattito si sono a mio avviso caratterizzate come episodi preminenti di tutto il Festival.
Prescindendo da un confuso opening con nomi di rilievo - tra i quali mi preme sottolineare John Thackara (www.doorsofperception.com), Ben van Berkel (UN Studio) e Andrea Branzi (Domus Academy) -, il Festival ha preso le mosse da una prima significativa occasione di incontro (2 Maggio) dal titolo Movie Landscape - Paesaggi in "azione", attraverso la quale si è inteso mettere in scena un dialogo diretto tra architetti e autori del cinema, aprendo uno spiraglio per un dialogo e una collaborazione ancor più stretta e consapevole.

Livio De Luca è stato il curatore del primo talk show del giorno successivo l'inaugurazione (3 Maggio), dal titolo programmatico Simulazione e Intelligenze Connettive - Architettura e nuove tecnologie di comunicazione. Esperienze didattiche in Europa. Un incontro dedicato alle problematiche dell'introduzione a carattere progettuale dei nuovi media nella didattica e nella professione dell'architettura: "Inizialmente allontanate con timore, poi sfruttate ampliamente e senza la necessaria sorveglianza critica, le nuove tecnologie di visualizzazione finiscono per essere "gettate" nella grande scatola degli "strumenti", per alcuni addirittura la stessa scatola aperta da Leon Battista Alberti, quella degli "strumenti per lo studio e la realizzazione dell'idea". Ma è indubbia la presenza di una rottura fondamentale, che coinvolge significativamente la stessa scena didattica: la prospettiva, in un certo senso, si dà a vedere come modello di rappresentazione. L'immagine numerica è essenzialmente una "scrittura", in quanto generata da operazioni linguistiche astratte. Un linguaggio, non in senso metaforico, ma nel vero senso della parola" (Livio De Luca).

L'analisi del flusso musicale urbano, dei suoi generi, e dei "supporti visivi" che li contraddistinguono sta alla base dell'incontro Urbanscapes (Eclipcity_2) - Paesaggi audiovisivi metropolitani. L'indagine condotta da Andrea Mi è partita dall'ipotesi che la produzione audiovisiva (digitale) "meglio può rendere un modello linguistico, come quello metropolitano, votato alle compresenze conflittuali. La tecnologia elettronica permette una condensazione "segnica" che intensifica la rappresentazione della città come luogo del vedere e dell'udire per eccellenza: estetica del frammento, ipertrofia segnica, una temporalità in costante accelerazione sono i caratteri propri dell'esperienza urbana, facilmente assimilabile ad un expanded video che "suona" le nostre città e le loro architetture".

Francesca Pagnoncelli ha dato l'avvio ai talk show di sabato 4 Maggio con l'incontro Segnali di Fumo - Architettura e spot. Sullo sfondo si delinea il tributo che il Festival ha voluto dedicare alla figura di Massimiliano Fuksas ed alla pubblicità della Renault di cui è stato testimonial. Ma il contesto di riferimento si è immediatamente allargato grazie alla consapevolezza che "le scenografie urbane e architettoniche da teleschermo, all'interno degli spot televisivi, determinano la costruzione di una città mentale, utopica, virtuale; una città universale che attinge ad un immaginario collettivo allargato, transnazionale che, con un'operazione da ready made, ricontestualizza elementi dalla realtà caricandoli di un nuovo significato" (Paola Giaconia, Francesca Pagnoncelli).

Così l'indagine si è spostata dal rapporto architetto-città al contesto esteso di pubbli-città.
La sera del sabato ed il pomeriggio di domenica (5 Maggio) hanno ospitato i dibattiti che personalmente ho più gradito: Architettura vs Videogames - Universi costruttivi a confronto; Information space - L'architettura di Internet e Webness - Oltre il corpo.
"La costruzione di spazi virtuali sta alla base di un gioco ma segue altre regole da quelle architettoniche" è la premessa dalla quale è partito il dibattito curato da Giammarco Bruno, per il quale rimando all'approfondimento di Alberto Iacovoni nelle pagine successive.

Se la pseudo-contrapposizione tra spazio reale e spazio virtuale rappresenta forse uno degli assilli caratterizzanti dei nostri anni, l'incontro moderato da Furio Barzon ne ha tentato una sintesi accurata. "Il nuovo spazio del virtuale, in quanto spazio, ha una struttura architettonica. Segue leggi compositive, organizzative, estetiche, di tipo architettonico. Attraverso il computer l'uomo si è dotato di un ultimo genere di linguaggio: un canale di comunicazione che usa lettere, immagini, suoni, in una sinestesia quasi completa, per mettere in contatto i cervelli ed i pensieri di ognuno. Internet cambia il linguaggio e con esso cambia l'architettura", asserisce il curatore; e la dimostrazione più efficace è stata fornita dall'intervento di Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture e Technology, che ha illustrato il progetto in avanzato stadio di realizzazione per la creazione di una "piazza virtuale globale" tra Toronto e Napoli.
Il rapporto tra spazio e comunicazione non può che trovare il proprio metro nello human body, o nelle concezioni del corpo in generale: l'incontro di chiusura del Festival non poteva che essere dedicato a questo tema.

Un Derrick de Kerckhove in forma smagliante ed un altrettanto arguto Giancarlo Cauteruccio (Krypton) hanno contribuito ad arricchire il già denso programma curato da Marialuisa Palumbo; una ottima occasione per esplorare territori nei quali, come ben evidenzia la curatrice, "la percezione della perenne partecipazione del nostro corpo/essere ad una entità estesa e interconnessa - attraverso cellulari, palmari, laptop e computer- è un tutt'uno con la nuova percezione diffusa dello spazio come campo attivo, reattivo e sensibile alla nostra presenza e alla nostra richiesta di connettività".

Di Giulia Bertini


La parola al curatore del Festival
di Marco Brizzi - iMage
Docente di Cultura Tecnologica della Progettazione - Università di Firenze

È in atto una trasformazione profonda che coinvolge l'architettura e le sue tecnologie, gli effetti della quale cominciano a diventare apprezzabili. Nel corso degli ultimi anni la manifestazione organizzata a Firenze ha misurato la progressiva diffusione e la conseguente accettazione di modalità espressive e comunicative sulle quali si basano alcuni filoni della ricerca contemporanea. Oltre che sul video come strumento di comunicazione si è insistito con continuità, a Firenze, sui più ampi processi che spostano e ridefiniscono le problematiche legate alla dimensione sperimentale, produttiva e pubblica del fare architettura. Si tratta di un articolato quadro comprendente tematiche che vedono il progetto contemporaneo esplorare le possibilità offerte dai processi digitali e dal sistema dei media. Visionarietà e atto di concretezza al tempo stesso.
Con il programma di quest'anno, espressamente rivolto ai progettisti più giovani, si è voluto misurare lo stato della ricerca architettonica a partire dall'effettiva capacità di applicazione delle nuove tecnologie, dalla reale affermazione dei nuovi linguaggi, dalla diffusione di metodologie di applicazione innovative.


BEYOND MEDIA/OLTRE I MEDIA intende raccogliere ancora una volta le più vive testimonianze di un fare architettura consapevole delle attuali tecnologie di comunicazione e quindi descrivere una visione della produzione internazionale, soprattutto di quella emergente, che si manifesta sotto forma mediatica.
Lo sguardo ampio gettato su tematiche ritenute tradizionalmente di confine trova nel Festival di Firenze un terreno fertile sul quale costruire percorsi di ricerca e di applicazione. Il videogame, la pubblicità, il videoclip musicale, il cinema e gli altri molteplici ambiti esplorati nel corso della manifestazione individuano alcune realtà imprescindibili per la comprensione del progetto contemporaneo.

 

ARCHITECTURE, MEDIA, INDUSTRIAL DESIGN FOR PRADA

Immagine della mostra "ARCHITECTURE, MEDIA, INDUSTRIAL DESIGN FOR PRADA". Il progetto della mostra è di Reed Kram e Clemens Weisshaar.

ARCHITECTURE, MEDIA, INDUSTRIAL DESIGN FOR PRADA

Nel 1999 Prada ha commissionato a Rem Koolhaas e al suo studio di architettura OMA di progettare tre nuovi grandi negozi a New York, San Francisco e Los Angeles. Questi negozi sono stati concepiti come 'epicentri': aree di libertà esplosiva ed esplorazione entro un insieme più ampio e unificato. L'idea di base del progetto consiste nell'estendere la presenza di Prada con l'utilizzo della tecnologia informatica.

Attraversamenti: il parco tondo di Firenze", ITALIA 2002

Ernesto Bartolini, Giuseppe Bartolini, Arianna Pieri, Simonetta Fiamminghi (METROGRAMMA_STUDIO), "Attraversamenti: il parco tondo di Firenze", ITALIA 2002.
Il video si presenta come una sorta di indice di temi progettuali, un nuovo orizzonte di senso in cui immaginiamo trasformate e restituite alla città di Firenze molte delle aree oggi prevalentemente attraversate dalla linea ferroviaria Milano-Roma. Un'operazione di concettualizzazione che utilizza lo strumento del video per la comunicazione dell'idea principale che si è strutturata intorno all'immagine significativa di un grande sistema di spazi aperti.

V2_Organisation

Rafael Lozano-Hemmer (V2_Organisation), "Body Moves Relational Architecture No. 6", SPAIN 2001.
Body Movies è la sesta di una serie di installazioni per spazi pubblici che Rafael Lozano-Hemmer ha progettato per città in Europa e in America. Questi interventi interattivi, realizzati a Madrid, Linz, Graz, Città del Messico e l'Avana, esplorano l'intersezione tra nuove tecnologie, spazio urbano, partecipazione attiva e "memoria aliena". Migliaia di ritratti, realizzati per le strade di Rotterdam, Madrid, Città del Messico e Montréal, sono stati messi in mostra utilizzando proiettori robotizzati posizionati attorno alla piazza. I ritratti erano visibili solamente all'interno delle ombre proiettate dai passanti, i cui profili si estendevano per lunghezze variabili tra i 2 e i 22 metri a seconda di quanto lontane fossero le persone dalle potenti fonti luminose poste sulla pavimentazione della piazza.

Football Stadium Munich. Herzog & De Meuron

Tapio Snellman, Christian Grou (neutral), "Football Stadium Munich. Herzog & De Meuron", UNITED KINGDOM 2001.
Una tesi vincente per un concorso in collaborazione con
Herzog & De Meuron Architects per creare uno stadio da 66000 spettatori per la Coppa Mondiale 2006 e una nuova casa per due squadre di calcio (Bayern Munchen e TSV 1860). L'animazione video descrive l'innovativo progetto della facciata, che consiste di cuscini ETFE trasparenti, che quando illuminati da dietro cambiano il colore e l' aspetto dello stadio.

salone espositivo della BMW

Bernhard Franken, Tino Kubitza, (ABB Architekten), "driven", DEUTSCHELAND 2001.
Il nuovo salone espositivo della
BMW intende esprimere la filosofia di questo marchio di fabbrica: la gioia di guidare. Sebbene lo scopo ultimo di un'automobile sia il movimento, i veicoli vengono presentati e comunicati come oggetti statici. Per contrapposizione a questo paradosso noi acceleriamo lo spazio intorno all'automobile in modo da trasmettere la sensazione del guidare, e per ottenere questo risultato utilizziamo l'effetto Doppler. La sovrapposizione dell'effetto Doppler (tradotto nello spazio) con le forze dell'ambiente circostante sono usate come base di calcolo della forma computerizzata. Il risultato di questo calcolo è la master geometry. Tutte le manifestazioni di questo progetto sono derivati di questa singola, inviolabile master geome

Diller+Scofidio: Eyebeam Museum competition

Matthew Bannister, Eric Schuldenfrei (dbox inc), "Diller+Scofidio: Eyebeam Museum competition", USA 2001.
16 hrs segue quattro personaggi: il visitatore, lo studente, l'artista di media e il coreografo, tutti visti contemporaneamente sullo schermo diviso in quattro quadranti. Quando i percorsi dei personaggi si sovrappongono, gli eventi, le installazioni artistiche, gli schermi interattivi, gli spettacoli e i vari occupanti del museo sono visti da diverse angolazioni e punti di vista allo stesso tempo. Nel corso di un'intera giornata, queste interazioni non solo mostrano la creazione del progetto di Diller+Scofidio, ma anche il modo in cui promuove intenzionalmente la sintesi e l'interazione, oltre che la sua capacità di dar luogo a evocativi incontri casuali.

Il nodo Stazione Tiburtina una nuova centralità urbana", ITALIA 2002.

Romolo Ottaviani, Simona Petrollini, Michele Beccu, Paolo Desideri, Maria Laura Arlotti (ABDR architetti associati), "Il nodo Stazione Tiburtina una nuova centralità urbana", ITALIA 2002.
Il concorso della
Nuova Stazione Tiburtina è proposto come occasione di costruzione di una nuova centralità urbana, in grado di riconnettere spazialmente e fisicamente due quartieri (Nomentano e Pietralata) storicamente separati dal tracciato ferroviario. Il progetto mette in valore tracciati ed assialità presenti nei contesti locali, affidando ad essi le occasioni per la riconnessione della Nuova Stazione alla realtà fisica dei due contesti di appartenenza. Il manufatto della Stazione Ponte è pensato come grande galleria aerea che assolve contemporaneamente alla funzione di Stazione ferroviaria internazionale e di grande Boulevard urbano.

In praise of silence", ITALIA 2002

A.polis, "In praise of silence", ITALIA 2002
Esperienze cinematografiche della città, cambiamenti sociali, economici e ambientali sempre più veloci, l'immaterialità e il ritmo frenetico delle comunicazioni, immagini in rapida successione sullo schermo hanno costretto la nostra coscienza a una disfunzionale iperattività. Un'architettura purificata dal silenzio può risvegliarci, condurci verso una rinnovata consapevolezza di ciò che ci circonda e permettere un'intensificazione delle nostre facoltà ricettive; ci permetterà, attraverso una riduzione di rumorosi effetti visivi, di trascendere la "frustrante selettività della nostra attenzione" che inevitabilmente produce distorsioni in ciò che percepiamo; con il suo silenzio, lascerà spazio alle facoltà creative di chi osserva in modo - per dirla con le parole di
W. Carlos Williams - da "risvegliare la sua immaginazione e dargli lavoro da fare".

 

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