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Tra memoria e futuro
Di Giulia Bertini

La Triennale di Milano dal 23 Settembre al 21 Dicembre si interroga su memoria e futuro e lo fa anche dedicando ampio spazio al “quotidiano sostenibile”
La mostra Quotidiano sostenibile. Scenari di vita urbana, concepita nell’ambito della Ventesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo La memoria e il futuro, sarà ospitata fino al 21 Dicembre al Palazzo dell’Arte.
Rispondendo al preciso intento di delineare ipotesi di sviluppo quotidiano sostenibile per una società che corre sempre più veloce, l’esposizione intende presentare un quadro efficace ed in larga misura “partecipativo” dello stato dell’arte e delle “positive utopie”.
L’idea che sta alla base della mostra è che la sostenibilità del quotidiano, tanto presente che prossimo venturo, non potrà prescindere da un radicale processo di ripensamento e sensibilizzazione sociale all’interno del quale anche architetti e progettisti sono chiamati ad assumere un ruolo di rilievo.
Non si tratta tanto di pensare fantasmagorici edifici e rivoluzionarie opere di urbanistica metropolitana, quanto di elaborare concrete “strategie di vita” che possano correttamente interpretare le esigenze di uno sviluppo quotidiano sostenibile.
Indagando essenzialmente i “segnali del presente”, la mostra - curata da Ezio Manzini e François Jégou - raccoglie l’esperienza già maturata dai Laboratori per la sostenibilità (attività di ricerca e di progettazione svolte su scala mondiale), elabora degli Scenari promettenti per una quotidianità sostenibile e raccoglie impressioni e reazioni da parte dei visitatori.
In questa ottica bene si colloca il singolare progetto di allestimento curato da Studio Azzurro: una sorta di installazione immersiva e variamente interattiva che, suddividendo gli spazi della rassegna in un articolato percorso, sollecita continuamente l’attenzione dello spettatore, avvolto dalle immagini, coinvolto in prima persona nelle ipotesi progettuali e stimolato a dire la propria interagendo con l’ambiente espositivo.


Laboratori e scenari
La mostra è articolata in due sezioni che si susseguono e si intersecano con lo scopo di indurre lo spettatore/attore a riflettere, interpretare, collaborare.

Schema del percorso della mostra


La sezione Laboratori contiene un insieme di proposte progettuali e di esempi reali che appaiono promettenti al fine di offrire soluzioni più sostenibili per la vita quotidiana. Esse sono il frutto di 15 workshop, condotti da gruppi di giovani designer, svolti in 10 diversi paesi del mondo in collaborazione con diverse scuole di design, sul tema “Soluzioni sostenibili per modi di vita urbani”.
La sezione Scenari delinea contesti, modi di vivere e proposte potenzialmente sostenibili che derivano da un’elaborazione delle soluzioni più promettenti viste nella sezione precedente. Questa sezione è interattiva, così da facilitare la partecipazione dei visitatori nell’esprimere opinioni e suggerimenti in merito alle idee presentate.

 

Si tratta di una soluzione decisamente interessante ed efficace soprattutto se si pensa che la mostra è collegata ad un programma internazionale di attività finalizzato a costruire un network sul tema del design per la sostenibilità (Global Network on Design for Sustainability) con un programma pluriennale.

La Shangai di Studio Azzurro


L’allestimento

«Nell’epoca dei territori virtuali, del media system, degli oggetti immateriali, proporre una mostra come veicolo di conoscenza, con tutta la sua fisicità, il suo ingombro, la sua macchineria, non solo ha un senso ma addirittura una sua necessità. Rappresenta infatti il “luogo” dove lo spettatore “entra” all’interno di un contenuto, esplora, esperisce», sono le parole di Paolo Rosa che interpretano le premesse dalle quali scaturisce il percorso immersivo dell’esposizione.

Il mercato di Città del Messico visto da Studio Azzurro


E l’immersione è garantita fin dal primo impatto, quando l’“incauto avventore” si trova precipitato in un ambiente composto da giganteschi schermi che sincronicamente lo avvolgono e lo introducono all’interno di una megalopoli virtuale, perfetta quanto contraddittoria sintesi di tutte le metropoli del mondo.
Destreggiandosi dal caos e dalla velocità, che però hanno anche un forte potere “seduttivo”, il visitatore potrà trovare sollievo nella contestualizzazione successiva, ove lo attende un grande “laboratorio” che, offrendo un ampio grado di interazione, lo introduce e lo rende partecipe di altre sequenze di vita possibile. Tavoli di lavoro e lavagne luminose offrono idee e soluzioni, contenuti e attrezzi del progettista. Qui l’indifferenza è bandita; la riflessione è d’obbligo.
Lo scenario successivo si presenta suddiviso in sei luoghi atti a simulare varie modalità che riguardano la vita quotidiana e che rispondono ad altrettante domande incontrate nel percorso. Le scelte fatte dallo spettatore potranno essere, poi, in apposite postazioni, approfondite e formulate nell’ultimo settore dell’esposizione: un osservatorio sul mondo che gira e muta alle nostre scelte.
Ecco che lo “spazio agito” sollecita alla riflessione e diventa esso stesso una sorta di “metastrumento cognitivo”: «Un tavolo – sono ancora parole di Paolo Rosa - dove misurare la propria azione quotidiana rispetto ad un sistema di equilibri e di possibilità, e dove depositare il tuo più piccolo contributo o la tua più impegnativa idea. Più specificatamente un piano dove appoggiare i tuoi strumenti di lavoro e di pensiero accanto a quelli di molti altri che, con conoscenze e sensibilità sull’argomento, stanno da tempo lavorando in ogni parte del mondo».
 

San Paolo vista da Studio Azzurro

 

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