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Le lenti ed il filo
Di Fabrizio Pecori

Mentre le filosofie e le psicoterapie si affaccendano da secoli per fornire in chiave narrativa quel filo del racconto che ci consenta di comprendere e rappresentare il senso della nostra esistenza, esortandoci ad indossare le lenti di una qualche meta-teoria, attraverso Internet in molti riscoprono il piacere del nonsense, della performance in sé e per sé.
Nasce così, e rapidamente si diffonde anche in Europa, il flashmob: proposta e coordinamento di “azioni” pacifiche che impegnano il corpo (ma non la mente) degli aderenti.
Ecco allora che alla fine di luglio il tam tam telematico coordinato da flashmob.fantasmaformaggino.it porta nella romana libreria di Messaggerie Musicali centinaia di persone che nell’arco di pochi minuti assaltano i commessi con richieste di informazioni ed ordini di libri inesistenti ed assurdi e terminano la performance con un lungo applauso.

Il bambino che telefona con filo e barattolo rappresenta l'immagine di questa ritrovata "leggerezza"

In barba alla serietà delle metanarrazioni, è come se Ulisse, ritrovata Itaca e Penelope, ben presto decidesse di partire nuovamente, forse perché vi è ancora da portare un remo ad un popolo che non conosce la navigazione, forse perché Penelope possa ancora tessere e rapidamente distruggere le microstorie dei suoi arazzi.
Certo anche Odisseo desidera Itaca e tutto quel che essa contiene, ma a differenza di Edipo non torma a casa troppo presto; forse prova anche gusto ad aggirarsi nel labirinto delle proprie avventure, privo di una giustificazione e di una meta-visione, di una “geografia”.
Si tratta di ferrei destini o di esigenze di copione?
Quando si ha un solo copione, la questione non si pone: quel copione diventa destino, la creatività è castrata, ed anche Ulisse deve vedersela con il monocolo Ciclope, emblema mitico di tutti i “mono” dell’Universo.

Così, al di là della sobrietà delle teorie che cercano sensi profondi, il filo del racconto si può tessere e ritessere con Penelope, si può anche farne filo forte come una corda per saltare, o mettersi in cordata, o tirar la corda fino a trovarsi legati mani e piedi, o dispiegarlo come Arianna nel labirinto, senza però dimenticare che vi può essere del godimento anche nel perdersi (come quasi tutti gli amanti dei giochi di vertigine ben sanno).

Nel frattempo, con alterne fortune, i mob italiani hanno cominciato ad avvicendarsi, dividendosi per il momento tra Roma e Milano. E’ un po’ come convocare la stupidità di Musil, la follia di Erasmo, la non-azione di Lao Tze, per approntare ad Ulisse un prontuario fresco di “istruzioni per diventare Nessuno”.

 

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