Vai alla Home Page  OSSERVATORIO DI CULTURA DIGITALE The Next Media! .
 
 

MUSICA

Istantanee Musicali
Di Antonio Viscido
The rhythm is around me
The rhythm has control
The rhythm is inside me
The rhythm has my soul
Peter Gabriel


Se siete degli appassionati di musica come lo sono io e se siete tra coloro che oltre a comprare i dischi dei vostri artisti preferiti, cercate, appena è possibile, di partecipare a quei rituali di massa comunemente chiamati “concerti rock”, dove la musica non è solo un piacere uditivo ma una vera e propria esperienza fisica totale, con le vibrazioni dei bassi che attraversano il vostro corpo, sono sicuro che è un vostro desiderio quello di poter avere sempre con voi un ricordo vivido dell’esperienza appena vissuta. Purtroppo non tutte le tournee vengono poi pubblicate su disco, e se vengono pubblicate, sono il più delle volte una specie di compilation delle migliori performance di tutta un’ intera annata di concerti, non di quello specifico concerto del quale siete stati testimoni. Talvolta i concerti sono esperienze uniche, avvengono cose che poi non è possibile riascoltare, rivivere. Per farvi un esempio, nel lontano 1985 ho assistito ad un concerto dei Cure al Teatro Tenda di Bologna. Era una notte piovosa e proprio durante uno dei brani più attesi di tutta la serata (per i curiosi, A Forest), andò via la luce, e solo per qualche secondo rimase nelle nostre orecchie il suono della batteria non amplificato ed il coro di disappunto del pubblico. Dopo qualche minuto di pausa, ripristinata la corrente, il gruppo tornò sul palco e ricominciò a suonare il brano, non dall’inizio, ma improvvisando una nuova partenza che rese particolarmente emozionante l’episodio. Quel “nuovo” incipit non è mai stato registrato e pubblicato ufficialmente ed è rimasto impresso, come un’istantanea sonora, nei miei ricordi.
Come ho prima scritto, “non è mai stato registrato e pubblicato ufficialmente”, e con questo intendo dire che sicuramente qualcuno, sfidando il servizio d’ordine e le ferree leggi del copyright, ha registrato il concerto di nascosto, ottenendo una registrazione non certo di qualità, ma che ha fissato per sempre un episodio unico. Se poi la qualità della registrazione è stata considerata decente, può darsi che sia diventata un “bootleg”. Con questa parola si intende un disco, o un cd, ottenuto dall’incisione di una registrazione illegale, avvenuta di nascosto o con la complicità di qualche personaggio dell’organizzazione del concerto, che ha avuto la possibilità di ottenere la registrazione del banco mixer, cosa che avviene sempre, anche se poi non verrà usata. Il termine nasce durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti e deriva dal fatto che la parte più alta dello stivale (boot), la parte che copre la gamba (leg) e non il piede, veniva usata per nascondere piccoli oggetti prima di passare un controllo, come ad esempio un posto di blocco. Poi è diventato sinonimo di coloro che vendevano alcolici di contrabbando, nascondendo le bottiglie illegali nei posti più disparati, non credo negli stivali!
Ovviamente, tornando al mondo della musica, i bootleg non sono oggetti amati dai discografici e dai musicisti, sia per i chiari motivi economici ma anche perché il più delle volte, soprattutto svariati anni fa, erano registrazioni al limite dell’ascoltabilità, dove i rumori del pubblico coprivano la musica stessa e di conseguenza l’artista non gradiva che circolasse un prodotto scadente. Ad ogni modo, soprattutto quelli registrati meglio, sono tra gli oggetti più ambiti tra i collezionisti.
Per fronteggiare questo fenomeno è stata spesso adottata una linea dura da parte del mercato discografico, ma ultimamente si è creato un nuovo modo di pensare da parte degli artisti. Non è stato sdoganato il “bootleg”, bensì gli artisti stessi hanno deciso di produrli. Ovviamente sono registrazioni ufficiali, bellissime, che coprono l’intera tournee affrontata dagli artisti e che è possibile acquistare in un secondo tempo, o nei negozi o su Internet. Non sono sicuro chi sia stato ad iniziare, ma tra i primi ci sono i sicuramente Pearl Jam, che nel 2000 hanno sfornato una quantità incredibile di cd live di concerti, tutti con la stessa copertina fatta tipo carta gialla, con la data ed il luogo del concerto stampati in maniera apparentemente a basso costo, invadendo tutti i negozi del mondo. Anche Peter Gabriel, nel 2003, ha fatto un’operazione del genere con la serie Encore, bissata nel 2004, con la copertura totale di tutte le date suonate, ed è possibile ancora oggi comprarle su Internet singolarmente o in box da collezione. Poi ancora i Duran Duran, The Who, Bob Dylan e tanti altri.

UN concerto di Elio e le Storie Tese

C’è però una “nuova frontiera del bootleg ufficiale”: il cd del concerto acquistabile subito dopo la fine dello stesso, e di ciò sono paladini ed innovatori italiani Elio e le Storie Tese (www.elioelestorietese.it), forse il più grande gruppo musicale italiano da Elvis in poi (mio personalissimo giudizio!). Infatti da un paio d’anni a questa parte andando ai concerti del gruppo milanese è possibile prenotare e poi acquistare il cd del concerto della sera, denominato “cd brulè”, confezionato in maniera impeccabile con copertina extra lusso e track list prestampata, copertina alla quale è possibile aggiungere un “tagliando” personalizzato della serata con la data e il luogo del concerto al quale avete partecipato. In realtà non si tratta di tutto il concerto, bensì di una porzione di circa un’ora, che dalla soundboard viene direttamente digitalizzata ed incisa da una batteria di masterizzatori a tempo di record. Ne sono già state fatte due serie, la prima dal titolo “Ho fatto due etti e mezzo, lascio?”, la seconda “Grazie per la splendida serata”, ciascuna delle quali suddivisa in tre “volumi”. Inoltre sono state pubblicate due raccolte di tre cd ciascuna con il meglio delle due serie di concerti. Vi assicuro che tornare a casa dopo il concerto, riascoltandolo durante il viaggio è una sensazione abbastanza entusiasmante, soprattutto per un concerto come quelli degli EelST (concedetemi l’abbreviazione!), ricchi di momenti di puro divertimento.

La copertina di Ho fatto due etti e mezzo, lascio?

Questo però non è un fenomeno solo italiano. Esistono per lo meno due etichette che danno lo stesso servizio per vari gruppi, inglesi ed americani: la americana DiscLive (www.disclive.com) e la anglo-americana Instant Live (www.instantlive.com). Sui loro siti è possibile acquistare i cd delle registrazioni dei concerti di moltissimi artisti, più o meno noti, come i Bauhaus, Echo and the Bunnymen, Devo, Pixies, Jewel, Buffalo Tom e tanti altri per i quali hanno registrato alcune delle date delle loro tournee e per i quali sono in grado di offrire circa 800 copie di cd dopo venti minuti la fine del concerto. Il caso di EelST è particolare per il fatto che è un cd totalmente autoprodotto ed alla fine del concerto vengono masterizzate circa 400 copie del disco. Se uno vuole può anche comprare la chiavetta USB con la registrazione in MP3.
La pirateria musicale è sempre stata una piaga per il mercato discografico, che l’ha sempre accusata di essere una delle cause dell’alto costo dei cd. Oggigiorno con pirateria musicale si intende però la vendita di copie illegali dei dischi ufficiali degli artisti o lo scaricare gratuitamente da Internet la musica utilizzando servizi peer to peer, e ciò effettivamente non fa bene alla musica, anche se la questione è alquanto dibattuta. La vecchia pirateria musicale dei “bootleg” invece, secondo me, va osservata da un differente punto di vista, ovverosia con l’occhio, anzi direi l’orecchio in questo caso, dello storico della musica, di colui che quando scopre una vecchia registrazione non ufficiale di un concerto del suo artista preferito si sente un po’ come un amante della letteratura che trova un manoscritto inedito o un’edizione considerata perduta del suo amato scrittore, scoprendone alle volte nuovi e sconosciuti aspetti. Ancor più preziosa è la registrazione se noi stessi siamo stati partecipi di quel concerto, e se anche il suono non è perfetto, anche se si sentono le urla della folla, i fischi, gli applausi, i commenti del vicino, i graffi del vinile, possiamo metterci le cuffie, lavorare un po’ di equalizzatore, chiudere gli occhi e per un’oretta cercare di rivivere le sensazioni provate all’epoca del concerto e credute perse, come se sfogliassimo un album di fotografie vecchie, un po’ sbiadite, ma che sono entrate a tutti gli effetti a far parte della nostra vita di incalliti amanti dei concerti rock.

torna <<