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ARTE


Goodbye Privacy

Di Antonio Campbell

Note a margine dell’edizione 2007 di Ars Electronica Festival a Linz


Ha oculatamente atteso che la riflessione su un tema scottante come le forme di sorveglianza e di controllo tramite le nuove tecnologie fosse matura e opportunamente articolata il team che da anni organizza il più fantasioso Festival dedicato all’arte elettronica di tutta Europa.
Nella panottica allargata del nostro secolo lo “spazio privato” pare sempre più un’utopia, un non-luogo, appunto.
Webcam, codici cifrati, spamming, e chi più ne ha più ne metta sono i rivelatori di un disagio sempre meno temporaneo e sempre più invasivo. A fronte di una marcata intolleranza collettiva, vi è però una rinnovata corsa alle forme digital-mediatiche da Grande Fratello; non è infatti un caso che per affiancare congruamente il tema proposto i curatori di Ars Electronica abbiano riservato una attenzione elevata e quasi maniacale a Second Life, uno tra i fenomeni telematici più “fruttuosi” degli ultimi anni, nel quale siamo chiamati ad esporre il nostro avatar tridimensionale per intessere i legami di una vita che, per quanto “virtuale”, è eminentemente “pubblica”.
E se l’eccesso di attenzione digital-telematica da cui siamo ossessionati si rivelasse meno pervasivo di quanto in fondo ci gratificherebbe aspettarci? E se a fronte di tutti quei miliardi fisici e virtuali che si vocifera transitino per merito di Second Life, scoprissimo un bel giorno che in quello come in questo “mondo” ci sono anche “diseredati” e “senza tetto” le cui richieste di un briciolo di attenzione vengono sistematicamente ignorate?
Forse, magari, giungeremo tutti a scoprire che in fondo in fondo, per la troppa ridondanza di dati, registrazioni ecc…, anche il Grande Fratello ha perso la voglia di dedicare la propria attenzione alle nostre “sfere” pubbliche e private.
E in questo nodo si dirime la risposta che a tutta prima – lo confesso – non avevo recepito dei curatori della presente edizione del Festival: l’attivazione di una sezione dedicata alla hybrid art, a quella “terra di confine” tra corporeo e virtuale che segna appunto il sempre più labile confine tra sfera pubblica e sfera privata, tra azione ed informazione, tra natura e società.
Mentre tutto, ma proprio tutto del Festival (un po’ minato dal maltempo imperante e dalla totalmente mutata dislocazione degli spazi rispetto alle precedenti edizioni) veniva riproposto, amplificato e commentato su Second City, la Linz virtuale ricostruita per Ars Electronica all’interno della piattaforma di Second Life, qua e là si potevano incontrare coltivazioni di riso bio-tech assistite da un vero e proprio laboratorio digitale o più “amene” installazioni di chi, senza per niente curarsi del modello fisico di provenienza, si è preso carico di riprodurre l’elaborato sistema digerente dei mammiferi, dall’ingerimento alla defecazione.
Se proprio qualcuno vorrà prendersi cura di osservare le nostre quotidiane “attività”, che almeno lo faccia fino in fondo!!!
Suggestioni “ibride”
Selezione di opere a cura di Melina Ruberti
Cloaca
Di Wim Delvoye
E’ una delle numerose “macchine” concepite dall’artista per “dar vita” ad una riproduzione dell’apparato digerente che non abbia alcun specifico “referente strutturale” alla morfologia fisiologica dei modelli umani ed animali.
Una lavatrice, debitamente accessoriata di acidi ed altri elementi chimici necessari all’espletamento della funzione soggetto di indagine, assimila fibre, carboidrati, zuccheri e quant’altro da cibi eminentemente di carattere vegetale e, omettendo la “centrifuga”, li digerisce in un paziente ciclo che termina proprio con la funzione “escrementizia”.

 


L’odore che piano piano conquista la stanza non è proprio dei migliori, ma l’opera ha una magia ed un fascino che con buona probabilità avrebbe interessato molto Sigmund Freud.
Sho(u)t
Di Vincent Elka / Emosmos
Una ragazza dai tratti quasi ermafroditi campeggia su un enorme proiezione in bianco e nero e risponde con accurata similitudine agli stati d’animo con i quali il visitatore le si rivolge.
Un pulpito con un microfono campeggia al centro della stanza: chi vi passa è chiamato a dire qualcosa; ma la reazione dell’ospite virtuale dell’installazione non si prende cura del contenuto semantico di quanto le viene rivolto; è il contenuto emotivo, quello veicolato dai toni e dalle inflessioni della voce parlante, che provoca la congrua reazione dell’ascoltatrice virtuale.
Freqtric Project
Di Tetsuaki Baba
Utilizzare la propria pelle come interfaccia condivisa per creare musica è una delle sempre incantevoli esperienze che il Festival non dimentica di regalarci.
Indossando appositi anelli o impugnando le maniglie di una tavoletta di legno, sempre associati ad un “campionatore” che propone timbri e toni diversi è piacevole dar vita a piccoli “concerti” tra amici.
Digit
Di Julien Maire
Vanificare lo sforzo “fisiologico” dell’autore nel mettere nero su bianco i propri pensieri sembra essere l’aspirazione di questa “installazione concettuale” che consente di scrivere semplicemente passando il dito su una pagina bianca.
Ma avete mai pensato che forse è proprio quel ritardo fisiologico tra pensiero e trascrizione, sia essa veicolata dalla penna che dalla tastiera, che consente di introdurre un certo grado di ordine tra i propri pensieri? Registrate i vostri appunti oppure scriveteli: provare per credere!
Phantasm
Di Takahiro Matsuo
Un mondo magico e “volatile” costituito da bianche farfalle proiettate su un telo etereo e rarefatto segue i movimenti di una pallina luminosa rossa; la scomparsa della quale provoca l’immediata dissoluzione delle farfalle.
Magico e surreale.
Siren
Di Ray Lee
Dar vita ad un vero e proprio concerto con delle sirene rotanti variamente alternate grazie a piccoli e noti accorgimenti elettronici è sempre una operazione che diffonde un certo fascino.
I numerosi spettatori presenti ad ogni replica continuano a girare senza requie per godere prospettive inedite di spazializzazione sonora.

 

 

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