My MEDIA

Osservatorio di Cultura Digitale
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Innovazione frattale

Dicembre 06, 2010 By: admin2 Category: Articoli

Di Fabrizio Pecori

Sedici anni dopo l’epicentro del Genocidio e 78 dopo l’istituzione della Carta di Identità (sulla cui base il Genocidio è stato reso possibile) il Rwanda appare, almeno ad un turista in frettoloso passaggio come lo sono stato io questa estate, un paese in pieno sviluppo, che punta dritto ad un futuro di ampliata comunicazione ed ampie speranze, con una economia che è già un modello per l’intera Africa.

Le curiose contraddizioni di strade sterrate e piste ancora accidentate che conducono a paesi e villaggi in pieno corso di cablatura con la fibra ottica, nei quali però la presenza di energia elettrica è affidata unicamente a rumorosi generatori alimentati a carburante, fanno pensare ad un sogno che intende essere perseguito ad ogni costo: il sogno della comunicazione e dello scambio culturale.

Osservando il sorriso sui volti della gente, notando la scarsa presenza territoriale di milizie ed altre forze dell’ordine, ottimisticamente saremo portati a pensare che il Genocidio sia stato superato a fronte alta dalla maggioranza.

Però il 10 di Agosto, quando sono entrato in Rwanda, mi sono stupito nel constatare che The Indipendent strillava dalla copertina l’incredibile vittoria di Paul Kagame con il 93% dei voti (che non mi sembra affatto il “frutto reale” di una genuina democrazia).

Appena di ritorno mi ha colpito sapere che il leader dell’opposizione era stato confinato, come molti altri avversari, nei campi profughi alla frontiera della Repubblica Democratica del Congo.

Ma non è di politica estera che voglio interessarmi in questa pagina, quanto indicare come una prolifica fonte di indagine l’idea di esplorare l’andamento discontinuo e quasi rapsodico dei nuovi paesi in via di sviluppo: la nostra idea di progresso tecnologico e sociale è troppo fondata sull’indagine socio-politica dell’Occidente per darci una corretta idea delle nuove forme dello sviluppo, ove in fin dei conti, è nata l’idea di un Progresso come una linea retta orientata verso il futuro.

In Rwanda dove le strade utili per appoggiare un reale sviluppo economico praticamente non sono ancora state concretamente sviluppate, non ho trovato località ove non vi fosse perfetta copertura delle rete delle telecomunicazioni cellulari ed i lavori in corso per la distribuzione capillare della fibra ottica.

Solo laddove entrano in ballo gli interessi economici internazionali fiorisce lo sviluppo di infrastrutture volte a migliorare la qualità della vita e dei trasporti (secondo il punto di vista dell’Occidente). Il che ci riporta al sempreverde adagio che recita “laddove sono praticamente assenti gli interessi economici non ci sono troppe urgenze nell’offerta di aiuti umanitari”. Ancora oggi il Rwanda, malgrado la floridità delle piantagioni, dipende essenzialmente dai finanziamenti esteri, che continuano a non essere sufficienti a colmare il proprio deficit o ad investire concretamente nel “futuro”.

Nei pressi del magnifico Lago Kivu, la sviluppatissima rete stradale mi aveva fatto pensare che non tutto fosse frutto di una politica schiettamente locale. Tornato in Italia nei quotidiani internazionali ho trovato una soluzione al mio interrogativo: nel Lago Kivu – una delle riserve di gas considerate più consistenti del pianeta (28,3 miliardi di metri cubi) – si sta sperimentando un progetto di estrazione del metano disciolto nell’acqua per produrre elettricità. Il successo del progetto e la domanda interna di energia hanno spinto imprenditori locali e stranieri ad investire milioni di dollari.

A ben vedere la linea retta orientata, pur non mutando gli attori degli interessi, tende ad assumere nelle nuove economie un andamento frattale, probabilmente più duttile (ma certo non molto controllabile negli effetti a largo raggio) rispetto alle frammentate esigenze di frastagliate e disomogenee espresse dalle economie internazionali.

editoriale

SPECIALE MY MEDIA – FESTIVAL DELLA CREATIVITA’

Ottobre 20, 2010 By: admin2 Category: Articoli

MY_MEDIA_speciale_FDC_Pagina_01

“In questo numero speciale di My Media, realizzato in occasione del Festival della Creatività, potete trovare una
“piccola guida” agli eventi, conferenze, workshop, spettacoli che My Media seguirà.
Non è il programma ufficiale completo, piuttosto una selezione con spunti di riflessione.
Vi invitiamo a partecipare attivamente al Festival, anche per essere in linea con il tema principale, ovverosia il BRAINSTORMING:
andate alle conferenze, fate domande, fate proposte, approfondite, segnalate, in sintesi, vivete al 100% il Festival.

Inviateci le vostre riflessioni, i vostri commenti, i vostri giudizi, positivi e negativi, di quello che vedrete in questi quattro giorni in giro per Firenze.
Ne faremo tesoro e ne discuteremo. Grazie a tutti.”

Versione scaricabile in PDF – http://www.dkgrafica.com/specialemymedia/

Londra nella letteratura: una mappa

Ottobre 07, 2010 By: admin2 Category: Comunicazioni

Books in London è una divertente mappa che identifica via per via tutti i libri che parlano di Londra attraverso le varie copertine al cui clik compaiono citazioni e sinossi.

londrabooksmap

La ludoteca mediatica di Carlo Infante

Luglio 12, 2010 By: admin2 Category: Articoli

Il tema è caldo. Pure troppo

Aprile 01, 2010 By: admin2 Category: Articoli

massa

[Carlo Massarini e Eugenio Finardi]

Di Stefano Adami

Intervista a Carlo Massarini

Dall’ultimo numero di MyMedia (“Futuro nativo”), lo stereotipo dell’adolescente smanettone è sulla ribalta sia nelle discussioni on-line che nelle pagine di cronaca.

Abbandoniamo per una volta gli scenari tracciati da istituti di ricerca e le prese di posizione dei cosiddetti guru per ragionare con chi, da più di vent’anni, rivolge uno sguardo sempre curioso e mai supponente ai fenomeni digitali: Carlo Massarini.

L’antefatto: Forum Comunicazione 2009 all’EUR, Roma.

Carlo, chiamato a moderare uno dei panel di discussione, introdusse domande e riflessioni affidandosi alla proiezione di Did You Know 2.0 (il video creato con dati e contenuti del The Economist).

Sul palco, durante la proiezione, Carlo non resisteva al sound di Right here, right now, usato nel montaggio. (ma questa è un’altra storia, n.d.r.)

Uno dei relatori poi, probabilmente un amico di vecchia data, interpretò il desiderio di tanti in sala e lo costrinse ad uscire dal ruolo di anchor-man con un’inversione dei ruoli.

E secondo te, Carlo, come sarà il futuro?

Dopo un millisecondo di sorpresa la risposta convinta fu: «Meticcio. Fare previsioni non è il mio mestiere, ma secondo me il futuro sarà “misto”».

Questo lo “stream” che ci ha portato qui: social network e curiosità reciproca hanno fatto il resto.

Appollaiati sugli sgabelli usati per la registrazione di Mr. Fantasy R&R, un qualunque, piovoso lunedì milanese, non usiamo tecnologia.

Moleskine alla mano, si parla e si scrive.

Da sempre sei attento ai fenomeni on-line. Ora anche ai social network. Il tempo medio speso su queste piattaforme è in costante aumento. Al Forum 2009 osservasti: «Sì, ma per fare che cosa?». Hai trovato una risposta?

Il tempo di cui posso parlare è il mio, quindi parlo per me. Dei social network mi interessa soprattutto la possibilità di sperimentazione. Se non hai particolari mire professionali, è come stare sulla moto: ti ci siedi e giri. Ne fai un territorio da esplorare. E ti fai delle domande: «Chi c’e’ dall’altra parte? Cosa piace? In che maniera ci si relaziona?»

Per farlo uso due tipi di materiali. Il primo, ovviamente, è la musica. La condivido come se fossi in una radio. Molti la “postano” senza accompagnarla da alcun commento o considerazione. Credo invece che a questa possibilità di condividere la musica debba essere data una personalità. Altrimenti diventiamo dei semplici replicatori. Con la musica ottengo una risposta molto interessante. Alcuni usano la mia visibilità per altri scopi. Si va dal caso del leoncino in Australia all’intervento di Gianni Minà. Spesso si scatena la lotta, ma fino ad ora mi è bastato prestare un po’ di attenzione. E poi tutto scorre in poco tempo.

Poi cerco di stare in contatto con la realtà. Recentemente sulla mia bacheca di Facebook è esploso un dibattito molto vivace. Più di 200 post, alcuni lunghi anche una cartella, sul tentativo di appropriazione del rock da parte di diverse culture e schieramenti politici. Queste sono discussioni che non si potrebbero fare in radio. Un social network, insomma, è quello che si vuole che sia.

Quindi, per quanto mi riguarda, l’investimento sui social è una tappa intermedia per capire come realizzare l’interattività in qualcosa di più specifico. Vedremo.

In campo mediale, i nativi dispongono di strumenti e competenze prima impensabili. In campo musicale, oltre alla famigerata “disintermediazione”, la “coda lunga” di Chris Anderson, pensi che si aprano anche nuove opportunità per fare musica?

Ancora una volta, come direbbe Mc Luhan, “ il medium è il messaggio”.

Ciò che è successo nella fruizione è abbastanza scontato. Molto interessante, invece, la parte propositiva, attiva.

MySpace, per citare il più conosciuto, è diventato strumento di autopromozione e diffusione.

Ovviamente, alla base di tutto restano la capacità ed il valore artistico del musicista.

Un tempo, però, lo “start” era dettato dalle case discografiche e dagli uffici stampa. Ora può essere “artigianale”. Solo con Internet ed i social network sono diventati possibili fenomeni come quello degli Artic monkeys.

Nel mare di questi indipendenti c’è davvero qualcosa di nuovo e di valido.

In effetti, in questo campo, può diventare rilevante la differenza fra nativi e non.

La nostra generazione ha la consapevolezza del passato ed ha la visione per provare ad immaginare i percorsi futuri. La partita della comunicazione è più complessa del puro fatto tecnologico. Loro hanno gli strumenti e li usano benissimo.

E la creatività in altri campi? Nelle arti figurative, nel design …

Il mio campo è la musica ma credo che il meccanismo di in fondo rimanga lo stesso. Quel che conta è aver capito il concetto di “relazione”. Sono convinto che queste nuove forme di contatto e di espressione, coi risultati che producono, siano destinate a permanere.

Poi mi sembra che la distinzione fra reale e virtuale stia scemando. Abbiamo sistematicamente le prove di quanto possa essere forte il potere e la suggestione di un rapporto virtuale. A mio avviso questo aspetto è ancora sottovalutato. Sia chiaro: i meccanismi umani restano gli stessi. Non possiamo negare però che questi nuovi strumenti sono potentissimi “estrattori”, delle espressioni come delle emozioni.

Carlo Massarini è anche genitore. Che consigli daresti ai “baby boomer” per il rapporto coi figli nativi?

La prima cosa da fare è interessarsi degli strumenti e acquisire un minimo di controllo della situazione.

Proprio in questi giorni sono entrato in contatto con una madre quarantenne entrata su Facebook con questo unico intento, per accordo esplicito con le figlie.

Anche su questi temi, le diverse predisposizioni alla tecnologia hanno ampliato il gap.

Il figlio ha maggiori possibilità di crearsi un’area franca e oggi, con una carta di credito, si può fare veramente di tutto.

Come un tempo, il genitore deve sapere dove sono i pericoli, conoscere i quartieri della città, i diversi livelli di pericolosità delle droghe e, ora, anche questi nuovi “ambienti”.

Al Forum della comunicazione, un anno fa, hai detto che il futuro sarà “meticcio”. Lo pensi ancora?

Sì, assolutamente. Il campo della musica ne è la dimostrazione. Quando culture diverse si incontrano e si mischiano, tutti ne ricevono dei benefici. Il futuro sarà di chi è più aperto di altri. Non dei professionisti troppo “verticali” ma di chi ha i linguaggi e la volontà di interagire ad ampio spettro. Internet, in questo, facilita.

Se questo è vero, dobbiamo pensare a chi non è – o non può essere – on-line.

Si parla di nativi digitali e di quanto siano veloci ad usare qualunque tipo di tastiera, ma si trascura il fatto che ancora oggi si nasce e si vive in contesti letteralmente tagliati fuori dal mondo, anche in Italia.

Dopo il libro, da questi studi torni in TV con “Mr. Fantasy Reload & Rewind”. Raccontaci.

E’ semplice. Non vedevo un programma di musica come lo avrei fatto io. Mi auguro che qualcuno prima o poi lo faccia. Scherzi a parte: la musica potrebbe essere vissuta e “usata” meglio. Siamo qui perché ci crediamo ancora.

 

[SCHEDA]

Riferimenti e risorse

 

Marshall Mc Luhan, Understanding Media ,1964 (it. Gli strumenti del comunicare, 1967)

Karl Fisch, Scott McLeod and XPlane Did You Know?/Shift Happenshttp://shifthappens.wikispaces.com/ 

http://www.arcticmonkeys.com/

http://www.carlomassarini.com/

POSTHUMAN ACTIONISM PORTRAIT

Dicembre 02, 2009 By: admin2 Category: Articoli

concept casaluce/geiger ::: synusi@ cyborg

GUEST penelope.di. pixel &  xDxD

feedbakvisi

Titolo: Feedback
Descrizione: autofeedback smorfiosetto, eseguito con braccio teso e reflex pericolante, in occasione del Feedback Festival, S.Casciano, 2009
Anno: 2009
Immagine self-portrait degli artisti

Casaluce/Geiger:::synusi@:  Chi controlla le-email appena sveglio. Chi manda con il primo sorso di caffè i primi sms…e voi ? Avete un rituale per cominciare la vostra giornata  e se sì – qual’è?

xDxD e pp: E’ difficile pensare a un inizio quando non si riesce con esattezza a definire una fine. La distinzione tra giorno e notte, svegli e addormentati, pausa e attività è labile, e passiamo con molta naturalezza dal ticchettio dei tasti al dolce ronfare e intrecciarsi, senza troppo badare all’orario. Quindi sì: un rituale variabile, aciclico, quantistico e probabilistico. La mail? E chi smette mai di guardarla… mai sentito parlare di Google Dreams?

CG: Qualche mese fa il debutto di una vostra fatica: il REFF.   Nasce nel gennaio del 2009 come una forma di hacking artistico con taglio costruttivo ed ironico verso forme di fare arte che non condividete.

vaso

titolo: throwing copyright down the toilet
descrizione: installazione
REFF@LPM 2009; cesso interattivo azionato mediante lancio e scarico di oggetti protetti da diritti d’autore; l’interfaccia naturale “a catena” produce cut-up illegali in tempo reale, prelevando dalla rete contenuti protetti
immagine courtesy degli artisti

Nel comitato scientifico : Massimo Canevacci, Derrick de Kerckhove, Bio Doll, Arturo Di Corinto, Luigi Pagliarini, Carlo Infante, Pier Luigi Capucci, Luigi Prestinenza Puglisi, Simona Lodi, Domenico Quaranta, Barbara Gualtieri, Marco Scialdone, altri.

E’ un’esperienza che porterete avanti – magari con qualche novità ?

xDxD e pp: Le cose cambiano, anche quando mantengono lo stesso nome. E tutto continua con fluidità, anche nel cambiamento. Sì REFF continua, nuovo e vecchio, allo stesso tempo.

REFF è una esperienza di conflitto, che nel contemporaneo è un concetto che può assumere molte forme differenti. Non “forme di fare arte che non condividiamo”, piuttosto dell’esprimerci in forme di vita plurali e multiformi, e della ricerca dei mezzi per far sì che queste modalità siano accessibili. REFF continuerà proprio in questi termini.

CG: Ho come l’impressione che stiate cercando un  modo differente di  gestire  la creatività.  Cosa significa oggi per voi mettersi in gioco veramente come artisti, scrittori, musicisti, produttori di cultura in genere?

xDxD: “Gestire” è una parola che non amo molto. Io non voglio “gestire” nulla. Voglio, però, avere degli strumenti. Delle possibilità. E’ questo il grosso vuoto del contemporaneo: le istituzioni, le realtà “corporate” non si relazionano realmente con la creatività, o con le pratiche di reinvenzione del presente, perché non possono strutturalmente accettare la dimensione critica che la accompagna. La tecnologia offre molte opportunità, per fortuna, in questo senso, e noi desideriamo appropriarcene. Non tanto nel “ruolo” di artisti, scrittori, musicisti o quant’altro, quanto in quello di soggetti, di persone. L’arte, in questo senso, è un mezzo, una modalità, una pratica in grado di creare e comunicare sensazioni, emozioni e messaggi dirompenti e accessibili.

Pp: attivare processi significativi è un buon punto di partenza, mentre c’è chi ci ha definito degli “agitatori sorridenti”, un ruolo in cui tutto sommato ci ritroviamo abbastanza, credo. A gestire i fermenti di un’enorme quantità di creativi disseminati su ogni angolo del pianeta ci provano (e tutto sommato ci riescono anche bene) entità globali come Google e i grandi social network. Il paradosso è che i creativi lavorano gratis e queste entità sono piene di debiti!

CG: Che libri avete in questo periodo sul vostro comodino?

xDxD: Critical Art EnsembleDisobbedienza Civile Elettronica”, Marvin HarrisCannibali e Re”.

Pp: “Due Amori Crudeli” di Junichiro Tanizaki; “Il Bagno” di Yoko Tawada.

firenzebagno

Titolo: Non va
Descrizione: composizione cross-mediale per specchio, asciugacapelli e nodi nella chioma; espressioni scocciate distribuite in Creative Commons
Anno: 2008
immagine self-portait degli artisti

CG: A questo proposito – sapevate che un luogo unico per raccogliere

tutti  i libri  del mondo – era nato già  tra le aspirazioni dei primi sovrani greci d’Egitto? La grande Biblioteca reale di Alessandria. Si è creduto di costruire qualcosa di simile in internet con la biblioteca digitale europea ‘europeana’. Sta quasi per compiere un anno ma ha raccolto solo il 5 per cento del materiale digitale disponibile nei diversi paesi della UE. Forse istituzioni scoraggiate da pigrizia, gelosia/possessività culturale, complicate leggi di copyright…

Eppure non bisogna arrendersi all’idea di divulgatori dentro e fuori il cyberspace.

Una vostra idea di condivisione dei saperi?

xDxD: Siamo persone radicalmente differenti. Pochi anni hanno cambiato lo scenario globale. Ma si tratta di un cambiamento che, nonostante le numerosissime iniziative significative, è ancora solo potenziale, perché non ha intaccato le strutture del potere, dell’autorità.

Siamo già pronti all’economia dell’abbondanza, a forme di società realmente civili, a forme di coesistenza tolleranti, strutturate a rete, pronte a riconoscere il valore ed il ruolo fondamentale delle differenze. Questa forma di vita E’ la condivisione dei saperi, che diventa una pratica che non parla più solo di libri, o di testi scientifici, o di brevetti, o di video musicali. Ma parla della reale possibilità di condurre una forma di esistenza sostenibile e rispettosa di ogni forma di vita.

In questo passaggio dobbiamo imparare molto dal software. L’”abbondanza” sarà basata sul software, sul fatto che le tecnologie porteranno anche la produzione e l’energia alle persone, consentendogli di realizzare economie di tipo profondamente differenti da quelle attuali. Sarà un mondo “Open Source”. Ma ciò non è per nulla compatibile con le attuali forme di autorità. E, in un mondo in cui anche il potere e l’autorità sono “smaterializzati”, “software”, lo scontro classico non è pensabile.

La rivolta deve essere culturale.

E’ come il passaggio dal web 2.0 al 3.0: se nel 2.0 si parlava di economie ed ecosistemi basati su modelli di business, il 3.0 parlerà di economie ed ecosistemi basati su modelli culturali.

Pp: Si parla sempre di condivisione di sapere, meno di condividere risorse e opportunità: farlo è ancora più difficile se non raro. Effettivamente saremmo nelle condizioni di realizzare una società-open source, ma siamo la stessa società che ha scelto il petrolio. Non sono ottimista: una transizione passa anche attraverso una crisi ecologica e di risorse di cui non immagino l’entità e le conseguenze.

CG: Lo stress  come minaccia salutare ma anche – dagli ultimi studi fatti – come stimolatore.  Come vi ri-caricate?

xDxD: I flussi vanno seguiti. In questo siamo abbastanza autistici. La vita diventa quindi un susseguirsi di onde cicliche, anche sovrapposte e non necessariamente sincronizzate, che corrispondono a continui cicli di carica/scarica.

Pp: E fare la spesa al mercato di p.zza San Giovanni di Dio: nel quotidiano funziona benissimo.

bavagliopassegg

Titolo: famiglie atipiche
Descrizione: Angel_F, la piccola intelligenza artificiale figlia di Biodoll e Derrick de Kerckhove (Biodoll è una performance di Franca Formenti, Angel_F è una performance-hack di Salvatore Iaconesi/xDxD, poi congiuntamente con Oriana Persico/penelope.di.pixel)
Anno: 2009
Immagine courtesy degli artist

CG: Il Piratpartiet con un leader come lo svedese, uno dei fondatori del  ‘The Pirate Bay’ , Rickard Falkvinge – che ha una sua idea chiara/lucida – sulla strategia che adotterà in parlamento. Pensa che la gestione di un certo copyright sia incompatibile con  il concetto di  privacy e di liberta’ digitale.

E’ anche secondo voi, soprattutto, una battaglia di diritti civili?

xDxD: Anche se non condivido completamente le sue idee, ogni volta che sento parlare di questi temi non posso fare a meno di pensare a Stelarc e alla sua frase “il corpo umano è obsoleto”. Solo che la estremizzo ulteriormente: l’essere umano è obsoleto. Le tecnologie con cui abbiamo a che fare propongono degli scenari possibilistici realmente ampi, che però mal si incastrano con tutta una serie di concetti che, attualmente, usiamo per definire il nostro quotidiano. Ad esempio la privacy e la “libertà”. Che sono due concetti che stanno già cambiando profondamente e che profondamente cambieranno anche in futuro.

Non si tratta di uno scontro “bene”/”male”, quanto dello studio del mutare del contemporaneo.

Pp: Aggiungo solo che vorrei cancellare l’aggettivo “digitale”: introduce un dualismo falso e controproducente, strumentale a creare un ambito di azione/dibattito settoriale slegato dal contesto socio-economico e antropologico in cui si produce. È un problema che sento particolarmente relazionandomi a contesti di attivismo di matrice più istituzionale e politica che soffrono di questa distorsione.

CG:  Un vostro motto o frase che vi contraddistingue.

XdxD e pp: “meraviglia!”

CG: Cos’è il talento?

xDxD: Saper copiare bene.

Pp: un’energia potenziale. Non è detto che si esprima nel corso di una vita.

CG: …Ed il carisma?

xDxD: Che domanda strana. Quelle del tipo che per rispondere vengono in mente solo risposte new age o simili. Io preferisco il punk.

anfibineri

Pp: Mah, nel vocabolario cristiano significa “dono divino”: se è così, è un dono tendenzialmente sleale. Parliamo spesso di “talento sprecato”, ma non esiste l’espressione “carisma sprecato”. Il carisma suo malgrado si esprime sempre.

[SCHEDA PORTRAIT]

Oriana Persico (penelope.di.pixel)

Figlia di un ex-prete e di una marxista convertita, lettrice compulsiva, blogger, diarista, sceglie l’ecologia. Nella tecnologia vede un mezzo per creare significato e opportunità nel mondo contemporaneo. E narrare storie…

Salvatore Iaconesi (xDxD.vs.xDxD)

Hacker, artista, raver, ingegnere elettronico, crea il suo primo software a soli 12 anni.

Una passione nata sugli skateboard a Philadelphia e proseguita tra interstizi urbani, multinazionali e performance estreme…

Si sono conosciuti nell’ecosistema digitale. Flussi I/O. Interfacce compatibili.

Un certo ciclo macchina, un po’ di tempo fa. Cosa li accomuna? Il terzo bit. Il quinto. Il dodicesimo.

E cosa li differenzia? I protocolli di comunicazione nelle transazioni con i sistemi esterni. La configurazione di sistema. Il numero di battute per minuto della musica di sottofondo.

Non si separerebbero mai dal loro kernel.

L’estate è appena finita – ma avrebbero voglia di continuare  – non tanto delle vacanze

ma , quanto uno shutdown forzato del sistema.  ‘ In questo senso un luogo vale l’altro ’, mi dicono.

Dal 2007 Oriana e Salvatore vivono e lavorano insieme a Roma, dove hanno fondato il NeoRealismo Virtuale.

Sicurezza Informatica

Novembre 26, 2009 By: admin2 Category: Comunicazioni

A Monte San Savino si parla di Sicurezza dei Minori in Internet

sicurezzainformaticamssavino

L’utilizzo del computer e della rete Internet rappresenta al contempo “uno stile di pensiero”, una “modalità per comunicare e ricevere informazioni” ed una “palestra di cittadinanza” presente e futura.

Sempre più le transazioni con uffici privati e pubblici, le ricerche quotidiane e scolastiche, le richieste di documentazione, ecc… passano per l’uso della Rete.

La conoscenza informatica e la pratica quotidiana che direttamente ne conseguono offrono l’unica possibile alternativa al tanto temuto “digital divide” (il divario digitale), che condiziona le possibilità di sviluppo e di relazione tanto tra continenti e nazioni, che tra singoli individui all’interno di un medesimo contesto culturale.

Conoscere le peculiarità della comunicazione digitale è il primo passo per evitare forme evolute di analfabetismo di ritorno.

La Rete nasconde insidie, evidenzia possibilità inedite e talvolta pericolose. Tra i “netizen” (i nuovi cittadini della rete) è possibile incontrare la stessa variegata umanità che possiamo incontrare ogni giorno nel nostro vivere quotidiano e pubblico, di conseguenza ci potremmo avvantaggiare di splendide possibilità ed essere assediati da numerose insidie.

Ma paure non controllate che potrebbero indurci ad allontanare i nostri figli dalla Rete Sociale più grande del mondo non sono ammissibili e penalizzano troppo lo sviluppo cognitivo per poter rendere praticabili soluzioni estreme.

Scopo dell’incontro è quello di far prendere conoscenza a genitori e figli delle incredibili opportunità della navigazione Internet e delle necessarie sicurezze da adottare per allontanare insidie, pericoli e contaminazioni informatiche.

Utilizzare con competenza e precisione il computer e le opportunità offerte da Internet è un diritto/dovere dal quale i ragazzi del Nuovo Millennio non possono prescindere.

I contributi che caratterizzano questo incontro intendono fornire una conoscenza di base degli strumenti analitici e di quelli che possono aiutare a controllare le numerose insidie che rendono insicuro il cammino nella grande Rete di Internet da parte dei minori.

Relatori:

Prof. Iacopo Maccioni – Dirigente scolastico

Dott. Fabrizio Pecori – Psicopedagogista, Direttore Responsabile del periodico My MEDIA – Osservatorio di Cultura Digitale

Dott. Ing. Anna Liberatori – Coordinatore didattico Istituto Formazione Franchi

Giulio Luzzi – Responsabile didattico di Istituto Formazione Franchi

Web2.0 vs WEB3.0

Novembre 24, 2009 By: admin2 Category: Articoli

web

Di Daniele Pauletto

Nella rivoluzione digitale vinceranno le società, i sistemi che si faranno trovare pronte

L’Università di Berkley ha recentemente calcolato che tra il 1970 e il 2000 (un arco temporale di 30 anni) sono state prodotte la stessa quantità di informazioni che sono state generate dalla preistoria ad oggi, grazie soprattutto al web.

Il Web con 1 miliardo e 200 mila siti, 60 milioni di log, 1,6 milioni di post (messaggi) multimediali prodotti ogni giorno, solo in Italia sono presenti circa 300 mila blog, cresce esponenzialmente.

Il Web 2.0 è per alcuni una nuova visione di Internet che sta influenzando il modo di lavorare, interagire, comunicare nella Rete, per altri una evoluzione di Internet.

Una rivoluzione silenziosa che consentirà un insieme di approcci innovativi nell’uso della rete,

dati indipendenti dall’autore che viaggiano liberamente tra un blog e un altro subendo trasformazioni e arricchimenti multimediali, di passaggio in passaggio, tramite la condivisione di e-comunità, l’idea che si approfondisce sempre più con la possibilità di diventare popolare, o esplodere in forme virali (ideavirus).

Le informazioni diventano opensource condivisibili, o IPinformation come preferiscono chiamarle altri, che navigano liberamente nel nuovo Web.

La rete ha trasformato ogni business in un business globale e ogni consumatore in un consumatore globale, la società verso una società della conoscenza, e l’economia verso un’economia digitale, la wiki economia, la collaborazione di “massa” in favore del vantaggio competitivo.

Il Web 2.0 è anche un nuovo modo di elaborare le informazioni basato su tecnologie “less is more” (tecnologie di facile apprendimento, uso e accessibilità) La condivisione e l’accesso alle informazioni ormai riguarda tutti; tutti potenzialmente possono diventare produttori di informazioni e di idee.

La società del futuro sarà digitale, mutevole, interattiva, basta osservare la notevole esplosione di nuovi media comunicativi. All’interno di ciò sta crescendo anche il networking aziendale, le Reti aziendali.

Le reti tra aziende, istituzioni, associazioni sono le armi fondamentali per la crescita e lo sviluppo sociale ed economico del territorio. Ogni azienda o istituzione isolata che non fa rete con altre, non si sviluppa o cresce molto lentamente, fatica a sopravvivere nella nuova società della conoscenza estesa ed iperconnessa. Servizi tecnologici esternalizzati,collaborativi che interagiscono con i clienti/utenti rendendoli parte attiva, creano nuovi scenari. É anche la Mashup Corporation, l’impiego cioè di tecnologie diverse offerte da più aziende distinte, integrate con tecnologie user oriented. Assemblare e inventare nuovi servizi che sfruttano tecnologie già esistenti sia nel mondo web, sopratutto Web2.0, sia in quello produttivo. Quindi nuove opportunità e servizi per nuovi clienti. Nuovi mercati, nuovi prodotti e nuovi clienti, sopratutto tra i digital natives (i giovani nati con le nuove tecnologie e padroni delle stesse). Un processo dinamico e graduale di apertura al globale e all’immateriale con maggior uso delle ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione).Tutti i clusters (settori industriali aggregati in verticale od orizzontale per il vantaggio competitivo di M. Porter), per sopravvivere nell’economia globale e immateriale, dovranno prima o poi diventare e-clusters (cluster digitali), ossia aprirsi a reti di relazioni virtuali, a distanza, e a legami in communities allargate oltre la dimensione locale, per diventare multi-territoriali e transnazionali.

Nella rivoluzione digitale vinceranno le imprese, i sistemi che si faranno trovare pronti.

 

 

Web 2.0 (connect people)

Gli scettici del Web 2.0 e della conoscenza condivisa in generale puntano il dito sulla autorevolezza e sulla validità dei contenuti user- generated. La mancanza di un filtro preventivo sulle informazioni generate dagli utenti, come avviene invece nel mainstream, potrebbe essere considerato un punto debole del Web 2.0. La diffusione molecolare dell’informazione è resa possibile con terminali portatili connessi alla rete, infatti gli utenti (potenziali “gateway umani”), possono usufruire di una pluralità di dispositivi intelligenti, integrati nei più svariati tipi terminali mobili capaci di riconoscere e rispondere ininterrottamente in modo discreto e invisibile, ciò che va sotto il nome di tecnologia enable, abilitante. Nonostante la rivoluzione dal basso, del cliente-utente, fatta con gli strumenti del Web 2.0 interattivi e collaborativi, solo una ristretta élite determina i contenuti nel grande panorama del Web, è la regola dell’1% (su 100 utenti web solo 1% di essi è attivo nel produrre informazione,contenuti).

Tuttavia l’autorevolezza dei contenuti può autogenerarsi tramite una selezione dei contenuti stessi attraverso meccanismi di social network insiti nella rete stessa, al di là dei numero dei link e click per post pagina. Il concetto di conoscenza condivisa come creazione e diffusione di contenuti sembra stridere con la formazione culturale ed individuale a cui siamo stati abituati, e mi riferisco al mondo del lavoro, della formazione, dell’Università. Servirebbe un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consone a quella delle nuove generazioni- utenti (digital natives). Esistono poi anche i digital explorers, coloro cioè che vanno per necessità nella cultura digitale per cercare ciò che può servire a raggiungere scopi che non siano fini alla cultura digitale stessa. Spesso viene a crearsi così un gap, da una parte i geeks (digital natives), dall’altra i dummies (digital immigrants) che faticano a relazionarsi e comunicare anche al di là dello spazio virtuale, nel mezzo un ampio spazio per i “gestori dell’interazione” sociale e comunicativa tra i due gruppi.

 

Versus WEB 3.0 ( connect infomation )

«Una delle migliori cose sul web è che ci sono tante cose differenti per tante persone differenti. Il Web Semantico che sta per venire moltiplicherà questa versatilità per mille… il fine ultimo del Web è di supportare e migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo». (Tim Berners Lee).

Dopo l’invenzione del linguaggio XML (eXtensible Markup Language, metalinguaggio utile allo scambio dei dati) impiegato in diverse applicazioni Web2.0, ora gli sforzi di ricerca si stanno concentrando nel suo impiego in tecnologie semantiche. Generalmente la ricerca di una parola sui motori di ricerca attuali, non contestualizzata, può generare un overload di risultati e quindi un eccesso di risposte inutili. Per ovviare in parte a tale effetto viene in soccorso la “tecnologia semantica” che dà rilevanza al significato reale dei termini e considera il contesto in cui sono inseriti, consentendo una ricerca più precisa e riducendo le risposte ridondanti. Si tratta di una visione completamente nuova nel web, basata sul concetto che ognuno,ogni creatore di contenuti può determinare una propria ontologia delle informazioni. A tal fine vengono impiegati sistemi di OSM (Ontology Systems Management) che possono utilizzare diversi linguaggi standard, come l’RDF (Resource Description Framework) o l’OWL (Ontology Web Language) che consentono nuovi costrutti. Con OWL è possibile scrivere delle ontologie che descrivono la conoscenza che abbiamo di un certo dominio, tramite classi, relazioni fra classi e individui appartenenti a classi. Con il Web2.0 e i Social Network abbiamo pensato che fosse arrivato il futuro ora sappiamo che sono solo il presente, nel futuro c’è il Web Semantico, il Web 3.0.

Proximity Marketing

Novembre 24, 2009 By: admin2 Category: Articoli

bluetu

Di Stefano Adami

Parte Seconda

Nello scorso numero ci siamo lasciati, con un simpatico auspicio: Harald II, detto Bluetooth, è passato alla storia per aver pacificato e riunito le tribù scandinave.

Socialità e comunicazione, quindi, come per il Web 2.0, si possono incontrare anche nel perimetro di una certa prossimità, e non soltanto a fini di profitto.

A questo proposito Giampaolo Fabris, nel suo ultimo Societing ripropone Max Weber, in una delle osservazioni più acute e lungimiranti (e vale la pena di ricordare che stiamo parlando di un “classico” della sociologia).

«… uno scenario che è ormai pervaso dall’irrompere di nuove rivoluzionarie tecnologie e in cui il consumo si mostra, con sempre maggiore trasparenza, come “agire sociale dotato di senso».

Meglio non addentrarsi sul senso del consumo, sul quale sono stati scritti fiumi di inchiostro, quanto piuttosto sull’idea di “agire sociale”.

Social networking e crowdsourcing, termini continuamente usati ed abusati per tentare di descrivere quanto sta succedendo nel mondo di Internet, sottendono infatti una potenzialità dirompente: l’individuo “consumatore” ha ora nuovi strumenti per affrancarsi dalla condizione di soggetto passivo della comunicazione aziendale e può “condividere”, con altri individui e con le stesse aziende, le proprie aspettative ed i propri giudizi sui prodotti/servizi.

Le nuove tecnologie abilitano, a costi praticamente nulli, lo scambio di masse informative e multimediali prima impensabili.

Tali informazioni possono riguardare qualunque aspetto dell’“agire sociale” e non essere necessariamente circoscritte agli atti di consumo.

Il riferimento già fatto (MyMedia N. 20 di Ottobre/Dicembre 2008) agli adolescenti dediti a passarsi ogni sorta di oggetto multimediale attraverso il Bluetooth, ne è la conferma, anche se non ancora quantificata.

Da un’osservazione così estemporanea ed empirica scaturisce però uno spunto di riflessione abbastanza rilevante: quali sono i vincoli alla diffusione del Proximity Marketing, nella sua prima configurazione tecnica, basata su Bluetooth?

Senza alcun dubbio la sequenza di operazioni e lo “sforzo attivo” richiesto al potenziale interlocutore non sono banali.

In poche parole, prima che la comunicazione sia attivata, occorre che:

– l’utente sappia attivare Bluetooth sul proprio telefono (o altro device);

– sia possibile “abbinare” il telefono e l’hot-spot che emette il segnale;

– venga dato il consenso alla ricezione delle informazioni trasmesse dall’hot-spot.

Gartner (uno dei più importanti istituti di ricerca sulle tecnologie ICT al mondo, N.d.R.) stimava, l’anno scorso, che nel 2011 il 30% dei possessori di telefoni o device Bluetooth sarà in grado di partecipare ad attività di Proximity Marketing (a tale previsione viene dato un grado di probabilità dell’ 80%).

Sin da ora, invece, esistono i cosiddetti Digital Natives: un gruppo di individui dotati di una confidenza con le tecnologie digitali nettamente superiore alla media.

La “Playstation Generation” (come è stata altrimenti definita) è costituita da persone mediamente giovani, cresciute in contesti urbani ed immerse in ambienti nei quali i device tecnologici rappresentano oggetti di uso quotidiano.

Gli studi e le analisi di pubblico dominio su questo gruppo di persone non sono ancora sistematizzati, ed affrontano generalmente aspetti molto specifici del loro “essere tecnologicamente consapevoli”.

É forte il sospetto, comunque, che le grandi multinazionali dei prodotti e gadget appartenenti alla categoria dei “consumer electronics” o delle telecomunicazioni, abbiano a disposizione ottime profilazioni e quantificazioni del loro target primario.

In ogni caso anche questi individui devono essere messi al corrente del fatto che è possibile ricevere informazioni da una qualche fonte attiva, e scatta in questo caso, la sempreverde necessità di una comunicazione “ibrida”.

“Non di sola tecnologia, vive il Digital Native”, verrebbe da dire.

Il luogo (o contesto) nel quale si svolge l’iniziativa di Proximity Marketing deve necessariamente essere vestito di messaggi su supporto tradizionale (pannelli, locandine, totem luminosi, etc.) che invitino ad attivare il Bluetooth del proprio device, per partecipare allo scambio e/o alla promozione.

Ma quali prodotti e quali contesti si sono prestati maggiormente a questo genere di iniziative, in Italia e all’estero?

Allo stato attuale non esistono ricerche sufficientemente ampie ed oggettive, per indicare percentuali esatte e tendenze prevalenti.

Alcune considerazioni ragionevoli ed un tentativo di interpretazione sono comunque possibili dalla semplice osservazione empirica e dai colloqui con le aziende che hanno realizzato o utilizzato strumenti di Bluetooth Marketing.

Per quanto riguarda i prodotti/servizi, la maggiore consistenza con questa tecnica di comunicazione si riscontra, ovviamente, laddove è alto il contenuto di informazione, sia intrinseca che accessoria alla decisione d’acquisto.

Quindi gli spettacoli cinematografici, i viaggi  ed il turismo, l’auto e la moto, l’editoria ed i prodotti multimediali in genere sono stati i primi a sperimentare il coinvolgimento dei rispettivi target nei contesti più opportuni.

Utilizzando le dimensioni del grado di coinvolgimento emotivo e della razionalità impiegata nell’acquisto del prodotto (o del servizio) si possono posizionare le esperienze di Bluetooth Marketing all’interno dei diversi quadranti.

Alla stessa maniera, i luoghi in cui avviene la comunicazione possono essere classificati in base alla continuità della comunicazione stessa ed al traffico medio giornaliero.

Evidentemente, occasioni quali le fiere (es. Motorshow, BIT – Borsa Italiana Turismo), gli eventi promozionali (es. Lancio del canale Cartoons network, Nokia Trendslab) ed i contesti multimediali (cinema multisala, biblioteche e librerie, musei) costituiscono le localizzazioni più appetibili sia per l’attrattività delle persone che li frequentano che per l’efficienza della spesa promo-pubblicitaria (il famigerato costo per contatto).

Combinando le due mappature è possibile delineare alcune aree di particolare interesse.

Si può ragionevolmente affermare, ad esempio, che i cinema multisala e gli eventi variamente riferibili al mondo della multimedialità siano destinati ad essere i protagonisti di un incremento e di un miglioramento delle iniziative di Bluetooth Marketing. Presumibilmente, ad eccezione dei contesti museali o delle show room, queste iniziative sono destinate a rimanere sporadiche e/o circoscritte in termini di periodo nelle quali sono attive.

Questo limite non preclude comunque la possibilità di utilizzo del Bluetooth Marketing per iniziative che mirano a facilitare la creazione di “comunità”, collegate a vario titolo al prodotto servizio, ed alla diffusione delle informazioni in modalità “virale” (interessanti, a questo proposito, le sovrapposizioni del nostro tema con quello, altrettanto innovativo, del Viral Marketing, N.d.R.)

Per quanto riguarda invece le informazioni di interesse pubblico e non commerciale, nel mondo anglosassone sta prendendo consistenza il filone dei cosiddetti “Location Based Services” (“servizi basati sulla localizzazione”, N.d,R.).

In altri termini, come già si accennava scherzosamente nella prima parte di questo approfondimento, è già possibile strutturare il rilascio di informazioni critiche per determinati servizi (modulistica, orari, tariffe) prescindendo da supporti cartacei o dalla necessità di interagire con personale addetto.

In realtà, in paesi come il Giappone, dove le infrastrutture e gli standard già affermati hanno accelerato l’utilizzo di queste tecniche è già possibile effettuare pagamenti di piccolo importo, dal taxi o da qualunque punto vendita abilitato.

Ma queste ed altre presumili linee di sviluppo della comunicazione di prossimità saranno il tema della prossima puntata.

[BOX]

Riferimenti e risorse:

Fabris, G. Societing, Milano, Egea 2008

Anderson, C. La coda lunga, Torino, Codice edizioni, 2007

Jones, N. Bluetooth Proximity Marketing, Gartner Inc., 2007

http://www.bluetooth.org

I primi passi di Creactivity 09

Novembre 19, 2009 By: admin2 Category: Comunicazioni

Ecco il link dello streaming video di Intoscana sulle prime fasi