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Sonar festeggia 15 anni di musica elettronica e arti digitali

Giugno 26, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Di Simona Lodi

Eccomi di ritorno da Barcellona per un anno speciale: Sonar compie 15 anni. Sull’aereo per Torino incontro Pisti e Samuel (Motel Connection) sopravvissuti anche loro al Sonar, dopo aver suonato in un party off nel locale supermoda il Liquid.

Come me si aspettavano da questo anniversario toni sfavillanti, ma siamo rimasti delusi, non c’era neppure il catalogo. All’aria di crisi tuttavia il cuore pulsante della manifestazione ha retto molto bene, ovvero la musica. Sonar rimane un punto saldo come specchio eccellente del panorama musicale che nel tempo (era il 1994) si è evoluto rizomanticamente in molti rami poliedrici. Così poliedrici che forse è stato tortuoso per i direttori trovare un filo conduttore critico al di là dell’accertare l’ibridismo come elemento comune: analisi un po’ scontata, anzi è un pessimo cliché in epoca postmoderna. Ma non solo. Un altro tema affiancava il precedente: “il fattore femminile” nella musica. Se questo argomento di sicuro rispecchia la scoperta della Spagna delle donne attive in settori maschili (il governo di Zapatero conta 9 ministre super titolate) dall’altra affronta una visione che non ha elementi critici se non quello del gender. Ciò porta inevitabilmente ad uno sviluppo del tema un po’ povero soprattutto perchè identifica  il fattore femminile in una sensualità generica nei ritmi e nelle melodie alla David Bowie e alla Prince1. La stessa Mary Ann Hobbs che ha curato lo show case di Radio 1 dichiara sul numero della rivista inglese di giugno DJ Magazine: “avrei preferito essere stata scelta per i miei risultati che per il mio genere”. Ma pare che nessuno dei direttori di Sonar l’abbia ascoltata.

D’altronde cosa hanno in comune dive assolute del pop come Goldfrapp e Róisín Murphy con la multiculturalità di M.I.A. o grandi voci come quella di Alison Moyet (Yazoo) e della francese Camille se non appartenere al genere femminile? Ci si aspetta a questo punto un’edizione magari sull’influenza del colore degli occhi dei batteristi nella musica.

Questo tema convive dicevamo con il bastardismo musicale che riflette il multiculturalismo globale, l’ibridazione tra generi e sub generi e che ha il merito di distanziarsi da un certo purismo. Una realtà che semplicemente non esisteva 15 anni fa e che Sonar ha contribuito a creare e a sostenere, ma che manca oggi di un progetto curatoriale approfondito. Notevoli i Pan Sonic che con il tempo migliorano. Il duo formato da Mika Vainio e Ilpo Väisänen mantengono inalterato il loro suono crudo e pulsante che ha segnato la strada a molti musicisti. Con un incisivo e ipnotico live show – sempre pulito – continuano ad essere l’avanguardia del minimalismo e della musica sperimentale.

La parte espositiva dedicata  alle arti visive interattive negli spazi museali del MACBA ha presentato “future past cinema”. Una mostra che unisce il passato e il futuro del cinema mettendo in relazione diretta gli zoetropi, la lanterna magica, il cinerama con la cinemafotografia e le altre macchine per la visione del XIX secolo accanto al installazioni/oggetti digitali audiovisivi degli artisti contemporanei. Un parallelo che ha indubbiamente un valido percorso espositivo, ma che, per una debolezza negli aspetti critici e di analisi, sarebbe più indicato per una mostra storica sul cinema che per un festival di new media.

Interessante tra le 10 installazioni interattive quella dell’olandese pluripremiato Marnix De Nijs the Beijing Accellerator. Una macchina riproduce il disorientamento che l’accelerazione della forza di gravità ha oggi sulla cittadinanza urbana.

Anche Flipbook! di Juan Carlos Ospina Gonzales è un’applicazione divertente di “arte relazionale”: un progetto di animazione interattiva che permette a ognuno di disegnare storie semplici e di uploudarle in share. Il risultato è una comunità di migliaia di storie brevi condivise. Divertente. Dalla Nuova Zelanda l’installazione più interessante dal punto di vista dell’interfaccia uomo/macchina è “level Head” (www.julianoliver.com) che da poco ha ricevuto una menzione d’onore ad Ars Electronica. Un cubo di legno di circa 10 cm x lato è l’oggetto solido da manipolare per giocare a questo memory game in un ambiente di augmented reality. Julian Oliver fa parte dal 1998 del collettivo Select Parks che sviluppa giochi sperimentali presenti anche nella sezione di Sonar a la Carta “Homo ludens on the net”. Progetto curato da Erich Berger e Laura Baigorri esportato dal Laboral di Gijon (Homo Lundens Ludens) analizza il ruolo del gioco nella cultura elettronica. I preferiti sono Molleindustria, Ludic Society, Brody Condon.

Al Centro d’Arte Santa Monica la parte di Sonar dedicata al “Light and Sound” getta uno sguardo sull’uso della luce come elemento cinematografico nell’ambiente audio-video. Massima espressione della mostra è stata la performance “laser – Sound Performance” di Edwin van Der Heide che ha comunicato un’equivalenza diretta di immagine e suono pulsante. Un vero e proprio gadget commerciale è il Cube realizzato per il decennale della casa di produzione Minus di Richie Howtin. Un oggetto zeppo di led  e suoni, molto glamour ma che ha poco a che fare un immaginario sci-fi a cui aspirerebbe. Recupera egregiamente la Minus in campo musicale al Sonar Pub de Noce con Contakt: Richie Howtin, Magda, Troy Pierre, Marc Houle, Kaiser, Heartthrob. Notevoli anche i SOULWAX una (ex) rock band convertita all’elettronica capace di trasportare la techno fuori dalle consolle e di farne materia da palcoscenico. Nota finale: l’immagine grafica quest’anno è scioccante: esseri ibridi (uomo/maiale – donna/melanzana) frutto di bioinnesti, reclamizzavano gli sponsor, felici di farsi portatori di una prospettiva contemporanea dove l’umanità si compiace della paura della tecnologia e beffardamente si incrocia con le merci. Al Sonar il mito di Frankenstein è diventato marketing.

[BOX]

Sette cose da sapere assolutamente sul Sonar

Sonar nasce nel 1994 a Barcellona

Fu creato da tre persone, che sono ancora gli attuali direttori: Sergio Caballero, Ricard Robles, Enric Palau.

Prima di Sonar Sergio ed Enric erano musicisti in una band chiamata Kumo e Ricard era un giornalista.

Durante una tour dei Kumo nei primi anni ’90 iniziarono a parlare del progetto di creare un loro multi-media electronic festival.

6.000 persone andarono al Sonar nel 1994. Oggi sono 95.000.

Sonar fu il primo evento di musica elettronica ad entrare in un Museo d’Arte Moderna, il CCCB (Centre de Cultura Contemporanea de Barcelona).

Negli anni novanta furono tra i primi a capire che anche i DJ potevano fare concerti come le rock band e il resto è storia.

[NOTE]

1. Intervista a Enric Palau, What is the female factor?, DJMag, June 2008.

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