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SalvaConNome. Le parole chiave dell’innovazione

giugno 25, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Di Fabrizio Pecori

Un nuovo format televisivo per una conoscenza partecipativa all’insegna della molteplicità collaborativa dei punti di vista

Nella sezione destra del mio blog c’è un lungo elenco di categorie. Le uso quotidianamente e ad ogni viaggio ne aggiungo qualcuna; lo faccio perché lo fanno tutti ed alcuni lettori me l’hanno espressamente chiesto, ma non mi piacciono, non rispondono alla mia indole ed alla mia psicologia. Il fatto è che le considero un tradimento delle mie esperienze e persino del mondo, così come ho imparato a conoscerlo.

L’universo è intrinsecamente votato all’entropia, al disordine; è proprio questo il suo fascino! Cercare di sistematizzarlo entro gli spazi sempre troppo angusti di un lemma significa spesso dover troppo rinunciare alla sua multidimensionalità.

Non lo nego, mi affascina vedere blog e social network che espongono vanitose tagclouds al fine di far comprendere con una sola occhiata l’intento programmatico e la focalità delle discussioni, ma mi è sempre sembrato che tradiscano quella molteplicità che il mio amato Italo Calvino ci ha lasciato come testamento dell’ultima delle sue Lezioni Americane.

Ricordate l’avventura ridicola e visionaria, fragile ed inconsistente a cui Flaubert ha dedicato gran parte dei suoi anni: Bouvard e Pécuchet? E’ l’avventura  di due indimenticabili personaggi che si ripromettono di partecipare al fascino del sapere universale cercando di archiviarlo e catalogarlo e ne scoprono invece progressivamente l’inutilità: i mondi di cui cercano di espletare la logica si contraddicono l’un l’altro ed i due “ricercatori” si trasformano progressivamente in “scrivani” fino al punto che nell’incompiuto finale li troviamo rassegnatamente dediti a copiare i libri della biblioteca universale.

La catalogazione nella visione di Flaubert può essere rappresentata un po’ come il tentativo di dragare un deserto con le mani: più ti affaccendi e più la sabbia corre altrove, lascandoti il pugno vuoto. Del resto l’autore il 16 Gennaio 1853 aveva ben dichiarato in una lettera a Luoise Colet la sua ferma intenzione:  «ce que je voudrais faire, c’est un livre sur rien».

Così quando Carlo Infante mi ha invitato a seguire il ciclo di videotag (che mi piace definire intrinsecamente ipermediali) ho preso il progetto un po’ alla leggera. Ma fin dal primo ascolto del primo “lemma” di Salva con nome, la trasmissione in onda su RAINews24 e consultabile interattivamente anche all’indirizzo http://salvaconnome.blog.rainews24.it ho scoperto che il progetto curato da Carlo Infante e Roberto Mastroianni è in realtà una rete filiforme che conquista il proprio spazio di riflessione con la medesima strategia con la quale il ragno conquista mediante la sua tela spazi sempre più estesi.

In questa partitura eterogenea e lungimirante si rimane imbrigliati ed ogni “nodo”, ogni tag rimanda ad altri, talvolta ancora in corso di definizione, che prendono lo spunto per far risonare l’intera struttura conoscitiva proprio come fosse costantemente mossa dal vento inquieto della necessità di espandersi per rimandi.

Come dire: dopo Bouvard e Péchuchet, dopo Calvino, nella Conoscenza collettiva, il modello di sapere non può più essere quello di ispirazione Illuminista della Paideia Enkyklios, ovvero ciclica, chiusa entro i propri limiti.

Organizzata secondo la logica del multi-stakeholderism, ovvero la logica della scrittura ai tempi del Web 2.0 che sostiene “la molteplicità di punti di vista” come una strategia che consente “un allargamento dell’orizzonte interpretativo dei fatti”, SalvaConNome si articola su due format: la conversazione in studio (20′ settimanali) e le videotag (1min. di videoritratti, al giorno, che lanciano le tag, le parole chiave dell’innovazione).  Alle quali si aggiunge un gruppo di discussione omonimo su Facebook, nato nell’intento di raccogliere commenti e promuovere forme di confronto volte ad arricchire la neonata SocialPaideia.

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