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Osservatorio di Cultura Digitale
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Posthuman actionism portrait – Concept Casaluce/Geiger

Giugno 26, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

GUEST Mario Gerosa

Casaluce/Geiger: Degli scienziati della POSIT SCIENCE stanno effettuando ricerche sul recupero delle cinque aree che tendono a distruggersi con l’invecchiamento.

Metodi elaborati per allenare il cervello ad un cambiamento plastico e tra questi l’utilizzo del Fast For Word che prevede esercizi di ascolto e videogame per stimolare la corteccia uditiva dell’adulto. Michael Merzenich sostiene che con una chiave mirata «Tutto ciò che vedi accadere in un cervello giovane può accadere in un cervello più vecchio».

Due domande:

Com’è il tuo rapporto con il trascorrere del tempo e come vedi la sfida della scienza nella battaglia – con questi limiti biologici – in una direzione postumana?

Mario Gerosa: Vedo il trascorrere del tempo in termini di esperienze, di capitoli esistenziali. Nel limite del possibile cerco di caratterizzare ogni periodo della mia vita con un’esperienza che ritengo significativa: in ogni caso cerco di alternare tempi diversi, cercando di dare un minimo di musicalità, di ritmo alla mia vita. Dopodiché intervengono mille fattori che scardinano tutta l’intelaiatura dei tempi che ti eri prefisso. In ogni caso, vedo il tempo in senso unidirezionale: anche se si potesse, non tornerei indietro. Invece mi piacerebbe moltissimo che qualcuno inventasse la macchina del tempo, per viaggiare in epoche lontane. Da piccolo sognavo un’invenzione del genere e il tempo è sempre stata una mia fissa, tantoché mi sono laureato con una tesi sui luoghi immaginari di Alla ricerca del tempo perduto. Poi, dopo Proust, mi sono appassionato ai viaggi nel tempo di Star Trek e a quelli descritti da Crichton. E potrei andare avanti con i mondi perduti di Arthur Conan Doyle, con Jules Verne e con i romanzi distopici delle storie possibili. Ma non finiremmo più. Invece, per quanto riguarda i cambiamenti fisiologici indotti dalla scienza, sono contrario, continuo a preferire un approccio umanistico a quello postumano.

CG: A proposito di tempo. Come trascorri il tuo tempo libero ?

MG: Guardo tantissima televisione. Mi piacciono molto i telefilm; tra i miei preferiti in assoluto, Il prigioniero, Agente speciale, Lost, Law & Order, Prison Break. E poi gli sceneggiati e quelli che un tempo erano chiamati gli originali televisivi, come Il segno del comando, Coralba o La traccia verde. In alternativa rivedo i film di James Bond, che in media ho visto almeno una decina di volte. Tra i James Bond, metto a pari merito Sean Connery e Roger Moore.

CG: Studiosi della CARNEGIE MELLON UNIVERSITY hanno condotto uno studio

di neuroimaging per verificare se il famoso medium di  Marhall McLuhan – fosse veramente il messaggio. L’esperimento di Erica Micheal e Marcel Just ci mostra come ogni medium produce una esperienza sensoriale e semantica differente aggiungendo a questo  uno sviluppo di ulteriori circuiti nel cervello.

Che influenza vedi, in questo senso, nel ‘medium’ SECOND LIFE?

MG: Second Life è un medium estremamente potente perché è composto dalla gente vera, a dispetto di tutto quello che si dice. Ancora non è stata messa del tutto in luce la forza degli avatar, le loro potenzialità di persuasori ambigui, la quasi totale immersività che comporta. Second Life è un medium leggerissimo, un diaframma, che spesso viene tarato con false misure, considerandolo uno strumento pesante. In realtà Second Life è molto sottile, molto diretto, è un limbo. Ci si sforza di trovare un’ipotetica third life fuori da quel mondo, e invece è tutto lì, sospeso tra reale e virtuale.

CG: In Cultura Convergente di Jenkins si definisce la convergenza tra i media come un «processo, non un punto d’arrivo». Possiamo passare da una azione all’altra con grande velocità o vivere più finestre di lavoro contemporaneamente.

Nella ‘postfazione’ Vincenzo Susca chiama ‘tecnomagia’ uno dei tanti volti della tecnologia.

Come definirebbe, invece, Mario Gerosa questo nuovo ‘patto’?

MG: La convergenza è una delle cose più belle di questo nuovo secolo. Convergenza vuol dire massima libertà di ricomporre, di smontare, di ricombinare storie e immagini. E’ tutto molto entusiasmante. C’è solo il rischio di privilegiare allo spasimo le variazioni sul tema, senza creare al contempo nuovi contenuti da usare come base per nuove variazioni. Intendo dire che la convergenza è vicina di casa della metaprogettualità, che è una grande cosa, ma che ha bisogno di essere continuamente alimentata da nuovi contenuti. Altrimenti la cultura convergente rischia di parlarsi indefinitamente addosso, e, alla lunga, di ripetersi.

CG : In queste multi-dimensioni di dialogo, ma forse anche lotte, giochi di seduzioni, e tanto altro… tra naturale, artificiale e cyborg: ci confrontiamo con aspetti che abbiamo sotto controllo ed altri che sono completamente fuori rotta. Possiamo però decidere come reagire: sei fatalista ?

MG: Credo che sia difficile pensare di tenere tutto sotto controllo. In ogni caso ritengo che rimarrà sempre un nucleo di matrice umanistica che non verrà scalfito dalle mille possibili evoluzioni in un senso o nell’altro. Comunque cambi il mondo, ci saranno sempre dei valori di riferimento che rimarranno invariati.

CG: L’artista xDxD ha modellato degli avatar  portando in vita Franz Kafka, Carl Marx e Coco Chanel in SL (Second Kafka, Second Marx e Second Coco ). Le caratteristiche somatiche e di abbigliamento sono il più simile possibile ai personaggi scelti, un software progettato consente loro di muoversi ed interagire autonomamente nel mondo di SECON LIFE. Siamo incontri. Quale personaggio ti piacerebbe catapultare in questa esperienza per  un caffè – e/o ti sarebbe piaciuto conoscere in ogni caso?

MG: Mi piacerebbe incontrare una decina di avatar che si comportino com’ero io in diversi periodi della mia vita, che ragionino e si muovano come lo facevo io anni fa. Non c’è nessun narcisismo, solo curiosità. Ci tengo a precisare che è un’immagine che mi ha suggerito mia moglie.

CG: Cosa può aggiungere o cambiare – secondo te – SL in una esperienza artistica?

MG: Può aggiungere la sensazione di creare sempre e comunque un’opera d’arte condivisa. In Second Life non ti puoi mai isolare, non ci sono torri d’avorio, è un mondo dove si vive in compagnia, come nei villaggi turistici o nelle scuole di lingue estive. E tutto quello che fai viene vissuto, più o meno indirettamente, anche dagli altri. Quindi chi crea in Second Life contempla sempre nella propria opera il riverbero degli altri, della loro presenza.

CG: Quale libri hai portato con te in vacanza o che hai voglia di suggerirci?

MG: I gialli di Gianni Biondillo ambientati a Milano, nel quartiere di Quarto Oggiaro, e i libri di Gianrico Carofiglio. Più in generale, tra i miei libri preferiti ci sono La caduta di Camus e Splendori e miserie delle cortigiane di Balzac.

CG: Un tuo gioco preferito da bambino.

MG: Il Lego.

SCHEDA PORTRAIT

Mario Gerosa (Milano, 1963)

Ha appena trascorso le vacanze nel salento dove ha imparato a sostituire nella sua colazione preferita di ‘ brioche e cappuccino ’ il pasticciotto leccese.

Si definisce un tipo curioso e noi gli crediamo, perché la c.d. realtà non gli bastava e certamente – avrà esplorato SECOND LIFE – ascoltando Amy Winehouse, Giusy Ferreri e Battiato che sono tra i suoi autori preferiti.

Giornalista, laureato in architettura con una tesi sui luoghi d’invenzione della Recherche di Marcel Proust, studia da anni le architetture immaginarie e i mondi virtuali. Nel 1988 ha curato la mostra Proust au Grand Hotel de Balbec (Palazzo Sormani, Milano), nel 1991 Le camere del delitto (Mystfest, Cattolica), dedicata agli interni legati ai delitti della camera chiusa di John Dickson Carr, e ora sta preparando la mostra Rinascimento virtuale. L’arte in Second Life e nei virtual worlds (Museo di Storia Naturale, Firenze).

Ha pubblicato i libri Rinascimento virtuale (Meltemi, 2008), Second Life (Meltemi, 2007), Mondi virtuali (con Aurélien Pfeffer, Castelvecchi, 2006) e ha curato con Alfredo Castelli Le dimore mysteriose e La cineteca mysteriosa. Nel 2006 ha lanciato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale e ha fondato Synthravels, la prima agenzia di viaggi per compiere tour nei mondi virtuali.

Attualmente è caporedattore di AD Architectural Digest e insegna Multimedia e paesaggi virtuali al Politecnico di Milano.

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