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Orchestra Meccanica Marinetti plays Nag Hammadi

Giugno 23, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

omm

motor è un artista digitale già noto ai lettori di MyMedia per i suoi progetti legati a intelligenza artificiale e letteratura, per numerose installazioni e  performance multimediali; in questa intervista, di Fabrizio Pecori, motor ci racconta del suo nuovo progetto, questa volta nell’ambito della performance robotica;

Fabrizio Pecori: ciao motor, raccontaci qualcosa dell’Orchestra Meccanica Marinetti (ne abbiamo già parlato nel numero precedente nella intervista a Simona Lodi parlando del metaprogetto Action Sharing (www.toshare.it)) questa volta da un punto di vista artistico e realizzativo.

motor – OMM è appunto una orchestra, il cui “organico” è composto da macchine e performer, che interagiscono sulla scena. Quello che mi interessava, quando proposi il progetto ad Action Sharing, era uscire dal virtuale di molta arte digitale. Sembrava che tutto iniziasse e finisse su uno schermo. Mi piaceva l’idea di tornare sul palco con la fisicità sia del performer che delle macchine stesse.

Vedi nel momento in cui tutti sembrano osannare il web 2.0, vorrei ricordare loro che questo approccio vorrebbe ridurre l’identità a flussi di informazioni digitali (tra l’altro in genere di assoluta proprietà dei vari Facebook e mySpace: in pratica firmate la vostra servitù digitale per poche pagine web colorate …Happiness in slavery, diceva quell’allegrone di trent Reznor…).

O progetti come lo Human Genome Project, che porta molti a concludere che la nostra identità sia sostanzialmente definita dal DNA, confondendo genotipo e fenotipo.

Vedi , se questo approccio si limitasse (?) a classificarci tutti come set di dati per futuri sfruttamenti commerciali e politici potrei anche chiudere un occhio … ma se la stessa teoria la applichiamo poi con le azioni di guerra comincio a nutrire fortissimi dubbi.

Non sono certo un luddista del virtuale, ma credo esista una ideologia gnostica del digitale su cui riflettere, che vorrebbe portarci a pensare che la fisicità sia sostanzialmente solo un peso, un limite. Io credo invece nella intelligenza dei corpi e dei metalli .

E poi come musicista volevo degli strumenti che muovessero realmente l’aria. Volevo macchine che mostrassero la loro forza. Motori elettromeccanici e attuatori, acciaio e cinghie. In fondo mi piace l’odore delle officine … ma anche l’humming delle macchine elettriche… Una sorta di Tambours du Bronx elettromeccanici.

Mi interessava anche esplorare l’aspetto del gesto nella musica. Vedi, non è poi così difficile piazzare qualche sensore sul corpo e usarne il segnale per far partire un suono o un filmato. Il punto è trovare delle relazioni tra il tuo movimento o la tua postura, che siano significative anche per il pubblico. In fondo anche se a volume spento tu capisci molto dai gesti di un pianista o di un chitarrista.

in questi casi però la relazione con il gesto nasce dallo strumento stesso e dal suo uso; nel caso di uno esoscheletro invece la relazione è tutta da definire , sembrerebbe non esserci alcuna tradizione.

In realtà ci sono, forse non ancora codificate, delle relazioni leggibili. Quando apro le braccia verso il pubblico e lancio i cori, il gesto è da un lato di semplice controllo dello strumento (quali e quante voci vengono generate), dall’altro è un gesto leggibile e coerente. Uno dei miei sforzi è nel cercare queste relazioni tra gesto, corpo e significato.

Fabrizio Pecori:a che punto siete con lo sviluppo dell’orchestra?

– quando uscirà questo articolo dovremmo avere finito la messa a punto dei prototipi di robot e dello show control system (vedi pagine seguenti). Lo scopo è aggiungere maggiore controllo ed espressività al tutto; inoltre stiamo lavorando al primo spettacolo di OMM, Nag Hammadi. Naturalmente speriamo che il forte interesse che si è generato attorno al progetto spinga i nostri sponsor a aiutarci ancora generosamente …

In ogni caso OMM è un laboratorio, anche didattico, aperto alle proposte.

Naturalmente, essendo una orchestra ci aspettiamo che possa “suonare” in contesti e occasioni diverse. Amo l’idea di vedere i robot suonare anche in piazza, di fronte a un pubblico di non soli addetti ai lavori.

FABRIZIO PECORI: parliamo ora di Nag Hammadi, che sarà il primo vero spettacolo completo di OMM.

di che si tratta? che nesso c’è tra gli antichi manoscritti gnostici di Nag Hammadi e la tua ricerca?

In realtà c’è un legame profondo tra scienza, tecnologia e gnosticismo, non è certo una mia scoperta. Techgnosis di Erik Davies descrive bene questo tema ; le stesse mitologie hacker sono impregnate di gnosticismo. Pensa solo ai miti della onnipotenza degli hacker più bravi nella rete, onnipotenza legata in sostanza alla loro conoscenza, alla loro gnosi, che li pone al di sopra degli altri, quasi come divinità.

O al disprezzo del corpo, che viene sentito come un limite, da superare, da abbandonare.

O semplicemente alla volontà prometeica di buona parte della scienza degli ultimi due millenni, spesso condotta da una volontà di conoscenza prossima alla ribellione verso la divinità. La Chiesa non temeva tanto le scoperte scientifiche in sè (anche se per secoli le tecnologie furono considerati studi di interesse minore) quanto la ribellione in sè.

Dunque occorre ripartire a riflettere sulla tecnologia e quindi sulla definizione di umano: un buon punto di partenza erano questi manoscriiti del 3 secolo dopo Cristo, che per quanto eretici, hanno comunque segnato il punto di partenza di un percorso rizomatico lungo cui si sono svolti scienza e tecnologia negli ultimi secoli.

Credo che la relazione tra il Divino e la Tecnologia sia stata abbastanza trascurata nelle riflessioni teoriche, anche se è facile trovarne le traccie nelle varie rappresentazioni, nella letteratura, nei film e più in generale nelle mitologie del digitale.

Dunque è naturale per OMM cantare il testo di Thunder Perfect Mind, ma non c’è solo questo: uno dei brani dello spettacolo è tratto dal Credo di J.G. Ballard, scandito da speech synthesizer su un tappeto di Moog … e altro materiale deriva dal mio progetto precedente cleanUnclean.

Nel brano tratto da cleanUnclean la relazione tra umano e tecnologia, tra armi di comunicazione di massa e reti elettroniche viene esplorata nel brano cleanUnclean, messa in scena di una apocalisse imminente non più sotto lo sguardo di Dio, ma sotto il controllo dei sensori dei sistemi di sorveglianza globale, dove dunque ai cori angelici non possono che sostituirsi cori digitali post umani, voci granularizzate e digitalizzate.

E così via …

Stiamo anche preparando dei workshop: l’idea è di portarli in giro in parallelo agli spettacoli stessi (se qualcuno è interessato può semplicemente contattare Share Festival); insieme useremo il web per mettere a disposizione informazioni e codice.

motor

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bibliografia:

Techgnosis. Miti, magia e misticismo nell’era dell’informazione di Davis Erik, 2001, Ipermedium Libri

Representations of the Posthuman: Aliens and Others in Popular Culture (Manchester Studies in Religion) di Elaine Graham

Guerra e cinema-logistica della percezione di  Paul Virilio ed. Lindau

La guerra nell’era delle macchine intelligenti di Manuel De Landa ed.Feltrinelli

Midi for the Professional di Paul D. Lehrman

Apocalisse di S.Giovanni: super apocalypsim musica, di Gianni Garrera, ed Diabasis

link:

www.orchestrameccanicamarinetti.it

www.toshare.it

www.cycling74.com

www.sonalog.com

www.processing.org

www.lim.polito.it

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HOW TO DO A ROBOT ORCHESTRA IN FEW SIMPLE STEPS!

L’uso della robotica nelle arti e nello spettacolo ha dato luogo a differenti approcci ed ha portato a risultati spesso sorprendenti.

Non c’è lo spazio in quest’articolo per tracciare una storia di tutti questi progetti, ma come minimo vorrei almeno ricordare i miei preferiti, come i lavori di Marcel Lì Antunez, di Mark Pauline (Survival Research Laboratory), Eric Singer o di Suguru Goto, verso cui tutti sono debitore.

Detto questo vorrei portarvi per un attimo nel back stage dell’Orchestra Meccanica Marinetti e raccontarvi come l’abbiamo costruita. Sottolineo il plurale, perchè è stato un entusiasmante lavoro di squadra, anche quando la tensione saliva, la gente premeva alle porte e c’era ancora qualche cavo da collegare o qualche batteria da sostituire immediatamente…

La prima ipotesi che feci fu di considerare i robot come dei “comuni” strumenti MIDI, in modo da poterli integrare facilmente con i miei ambienti musicali già esistenti.

Il concept iniziale dei robot fu concepito da Marco Ricci e Giorgio Arduino ( Associazione Robotica Piemonte) : si dice che l’ing Arduino sia stato visto nel porto di Genova percuotere duramente bidoni d’acciao per trovare la soluzione… ma anche al nel Laboratorio di Meccatronica (LIM) c’erano dei percussionisti (umani) che hanno contribuito con la loro esperienza.

L’idea fu quindi di simulare un colpo come un batterista umano, con un polso meccanico.

In seguito il Laboratorio di Meccatronica ha sviluppato questa intuizione, riprogettandola, modellandola attraverso le simulazioni virtuali e realizzando alla fine i prototipi, usando una tecnica simile a quella già da loro usata per un progetto per lo spazio.

Un altro punto interesante di OMM è l’uso dell’esoscheletro Gypsy, un controller MIDI prodotto dalla Sonalog, per controllare l’esecuzione della partitura.

Per motivi di affidabilità e costi abbiamo scelto come standard di comunicazione il collaudato MIDI via cavo

OMM è composta da più moduli comunicanti. I due sistemi principali sono quello robotico e quello dello show control system (SCS). (specification diagrams 01.PNG).

Lo SCS ha il compito di cordinare e controllare lo spettacolo, attraverso il playback delle partiture e degli algoritmi o gli input dai controller esterni (come l’esoscheletro  o altre interfacce MIDI). I movimenti del performer vengono tracciati tramite l’esoscheletro, trasmessi via MIDI allo SCS che dopo averli elaborati li passa poi ad altri codici, che possono generare sequenze di note o di immagini e mandare messaggi ad altri apparati esterni, come le luci (via DMX 512) o i robot (via MIDI).

Vediamo un esempio pratico: un brano prevede l’esecuzione di un ritmo molto semplice, tipo battere il colpo ad ogni quarto.

Questo pattern viene scritto in forma MIDI (ad esempio all’interno di Ableton Live odi MaxMSP). Le note MIDI vengono quindi inviate ad una patch MaxMSP che dopo aver elaborato ulteriormente il dato (si tratta pur sempre di robot da 150 kg, non synth virtuali!), sempre via MIDI trasmette il messaggio ai robot, che eseguono.

Nello stesso momento il movimento delle braccia viene trasmesso dall’esoscheletro allo show control system (sotto forma di MIDI continuous controller messages).

Lo SCS filtra i dati e calcola le dinamiche e genera   attraverso algoritmi flussi di note, che sono poi eseguite da un campionatore virtuale.

L’algoritmo in questione sceglie le note da generare in base ad una serie di regole (su quali ottave, su quali scale, densità di note e probabilità che le note cambino), definite in una patch MaxMSP

Il Lim (in particolare Andrea Tonoli, Andrea Festini, Fabrizio Impinna e Lester Suarez Cabrera) ha concepito e dato forma alla versione attuale dei prototipi.

I robot sono costituiti (semplificando) da una struttura portante in acciaio, su cui sono poste in modo simmetrico due slitte, mosse da potenti motori elettrici. Le slitte servono per muovere i polsi che a loro volta porteranno le mazze di legno a contatto per un istante (ma molto velocemente!) con il bidone di acciaio.

Il polso è stata la parte più critica da concepire, perchè deve essere in grado di dare una sorta di colpo di frusta sul tamburo, ma poi deve alzarsi per lasciare che il tamburo stesso vibri (e quindi suoni!). Questo avviene attraverso un gioco di smorzamenti.

In ogni caso il movimento stesso delle braccia dei robot impiega una certa quantità di tempo, dunque il sitema deve tenerne conto e anticipare i colpi quanto basta per restare in sincrono con il resto della musica. Su questa parte specifica c’è addirittura in corso una tesi di laurea, Corrado Scanavino,  al lavoro per estendere bonk un progetto di Miller Puckette sul riconoscimento di suoni percussivi ed applicarlo ai robot

A tutto questo poi aggiungete la scenografia di Chiara Garibaldi, la preproduzione di parte dei video da parte di Visual-eyes e il controllo live degli altri flussi di immagini, la gestione delle luci e del suono …

questo per darvi una idea di quanto impegno e passione stiamo mettendo su questo progetto!

mini glossario:

MIDI:MIDI (Musical Instrument Digital Interface) protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici

DMX 512 : DMX (Digital MultipleX), è un protocollo di comunicazione usato per il controllo dell’illuminazione di scena per controllare da computer

SCS : show control system

RCS: robot control system

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