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Osservatorio di Cultura Digitale
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IL MEDIUM È IL MESSAGGIO

Giugno 26, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Di Carlo Infante

Ovvero come i sistemi di comunicazione da veicolo si fanno sempre più ambiente di nuova socialità e mercato. Il web come nuovo spazio pubblico ambiente

Evocare Marshall McLuhan nel sostenere che il “medium è il messaggio” non intende essere la solita provocazione che accende le micce del dibattito sociologico della comunicazione ma porre un’attenzione forte, lucida e strategica, su ciò che sta accadendo.

Il sistema informatico delle reti sta tessendo non solo la trama delle informazioni scambiate ma una nuova socialità.

E’ in atto una mutazione antropologica che riguarda non solo la nuova generazione ma interi assetti del sistema produttivo che non è più solo imperniato sull’industria manifatturiera ma sulla capacità di comunicare. In questo senso è proprio il concetto di comunicazione che sta acquistando una valenza più aperta, emancipata dalle logiche pervasive dei mass-media per acquisire quella partecipativa degli utenti da non considerare più solo consumatori.

La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione dei sistemi della comunicazione è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una “polis” fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come opportunità di relazione.

E’ nella capacità d’inscrivere l’informazione all’interno dello scambio sociale che si potrà riequilibrare una situazione in cui sia la comunicazione sia la tecnologia procedono in senso univoco: con un’offerta che non tiene conto della domanda.

L’evoluzione del web con il fenomeno del blogging lo ha dimostrato, a “produrre” l’informazione non sono più solo gli specialisti (giornalisti e autori) bensì quegli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza. E’ di politica, quella vera, che si tratta. E’ di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l’infrastruttura della società in divenire. Perché sia chiaro: senza società niente mercato.

L’utente della società dell’informazione deve trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva.

E’ qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale del social networking ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della “respubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione. Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro.

La fortuna delle piattaforme di social networking e del Web 2.0 nel suo complesso, dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale. Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano.

E’ da considerare però che non è una questione di nuove funzionalità.

Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line sull’onda del cosiddetto multi-stakeholderism (la tendenza ad allargare l’orizzonte tematico raccogliendo molteplici punti di vista).

Promuovendo forme ludico-partecipative per attivare flussi di creatività sociale nelle reti, secondo il principio progettuale del performing media.

Perché si renda esplicito quanto il web possa essere spazio pubblico.

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