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Osservatorio di Cultura Digitale
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Famadihana

Giugno 26, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Di Fabrizio Pecori

Fa un certo effetto a chi come me è appena tornato da un lungo viaggio in Madascar trovare la casella postale (ed ancor più quella e-mail) tormentata da coloratissime offerte pubblicitarie e promozioni commerciali. A queste si aggiungono in una tempesta fitta di suoni adamantini i messaggi televisivi e radiofonici.

Siamo gli epigoni di una società post-commerciale che sotto il vessillo delle merci usa e getta e degli incentivi alla rottamazione ha celato ed ancor di più esorcizzata quell’attitudine alla cura che ha caratterizzato e continua a caratterizzare la cultura sociale di gran parte del globo.

Restituiamo computer e cellulari che, splendidi del bagliore della novità solo pochi mesi prima, decadono dalla cattedra del desiderio lasciando il posto a nuovi feticci tecnologici (e non solo).

Nella rapidità del consumo siamo soliti non lasciare più alcuno spazio di rispetto alla dedizione della conservazione. Noi (ed ancor più i nostri figli) usiamo con disattenzione ed incuria oggetti che hanno rappresentato mesi se non anni di lavoro di intere equipe di designer ed ingegneri.

Non c’è più interessamento, affetto ed amore per i precedenti decaduti oggetti del desiderio. Le nostre tasche, le nostre borse, le nostre cartelle, le nostre case, le nostre auto, le nostre strade sono lastricate di cadaveri di plastica, silicio ed altri infiniti materiali inquinanti. Nessun rispetto è assicurato ai defunti del mercato emozionale.

Come è tutto diverso da quelle incredibili testimonianze d’amore e di fraternità che legano i malgasci persino alle ossa dei propri cari trapassati.

Girando per le strade del Madagascar è frequente trovare piccoli e grandi cortei dediti al famadihana, ovvero alla cerimonia del “voltare le ossa”, nel corso della quale i defunti vengono esumati per tornare a fare festa in famiglia. Al di là del nostro iniziale disorientamento, si tratta di occasioni gioiose ed intense che si celebrano nelle famiglie più o meno ogni sette anni fra banchetti, libagioni, danze e canti che celebrano la ricongiunzione temporanea con i propri familiari non più in vita e ne testimoniano l’affetto che perdura.

Le salme dissotterrate danzano con i vivi nel loro corpo naturale oppure all’interno di una bara novella, in funzione dello stato delle ossa del caro estinto; e dopo qualche giorno di compresenza sulla superficie vengono riadagiate nel caro conforto del ventre della Madre Terra.

Non sarebbe altrettanto bello assicurare almeno periodicamente qualche ultimo sporadico trillo alla suoneria del telefonino che abbiamo deciso di sostituire con il fulgido monitor dell’iPhone?

Sarà forse un caso che a proposito del prodotto più ambito dell’estate Steve Jobs, attuale CEO Apple, parla addirittura di rivoluzione? «Di solito un uomo è fortunato ad assistere ad una grande rivoluzione: io sono già alla seconda», asserisce.

Non è forse tipico delle rivoluzioni il tentativo permanente di celare tutte le tracce e tutte le occasioni di compianto delle epoche precedenti?

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