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Osservatorio di Cultura Digitale
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5 domande a Bruce Stearling

27 Luglio, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

lemDi Antonio Rollo

Il Piemonte Share Festival nato nel 2005 è arrivato alla sua quarta edizione ritagliandosi un posto d’eccellenza tra i Festival di Culture Digitali europei. Caratteristica fondante del Festival è l’attenzione all’aspetto teorico delle tematiche digitali, infatti negli anni abbiamo assistito a conferenze con ospiti nazionali e internazionali che ritrovatisi a Torino hanno lanciato sfide culturali non solo alla città ospite ma all’intero paese. Non a caso Bruce Sterling, noto scrittore di fantascienza e saggista americano, dopo l’esperienza allo Share Festival dello scorso anno ha deciso di trasferirsi a Torino, dove tra l’altro sta ambientando un suo racconto, per diventarne il curatore ospite. Questo per dare un assaggio dell’atmosfera che si vive nella settimana dello Share Festival, in cui le peculiarità dell’accoglienza italiana si fondono in un mush up culturale con le tematiche critiche dell’evoluzione artistica e sociale dei media.

Il tema di quest’anno è Manufacturing e come scrive lo stesso Stearling nell’introduzione al catalogo «a causa dei recenti sviluppi della tecnologia per la fabbricazione digitale, la manifattura sta diventando un’impresa di arte e cultura digitale. L’esplosivo avvento di stampanti 3D, di strumentazioni per la prototipazione rapida e per la fabbricazione rapida è di profonda importanza per Share, per le sue potenzialità di creazione di oggetti fisici da parte di laboratori, studio o atelier di artisti technodigitali», l’attenzione dello Share per la creazione di contenuti è sempre stata al centro del Festival. I contenuti digitali possono diventare, grazie a nuove tecnologie per la prototipazione, oggetti reali e quindi modificare la percezione della costruzione della realtà. Quest’anno si alterneranno nella discussione, tra gli altri, Donald Norman e Markos Novak. Un ciclo di conferenze che a partire da mercoledì 12 marzo vedrà snoccialare la questione della creazione digitale in un contesto sempre più globale e interconnesso. Non manca infatti una riflessione sull’Internet delle “cose” ovvero quei sistemi di relazione intelligente che possono emergere nel momento in cui i vari oggetti quotidiani, dotati di intelligenza digitale, iniziano a relazionarsi e scambiare informazioni utilizzando la maglia di informazioni del web. Il mush up culturale del Piemonte Share Festival non si ferma solo alle conferenze ma propone anche una mostra legata allo Share Prize, il premio istituito due anni fa e che sta crescendo in qualità e sguardo innovativo. Infine vi do appuntamento per venerdì 14 marzo con gli Autechre presso l’Hiroshima Mon Amour dove sarà anche presente il progetto Reactable.

Intanto formulo cinque domande a Bruce Stearling per entrare nel mood del Piemonte Share Festival. Per ulteriori informazioni rimando al sito toshare.it.

1. Dopo i XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, la città sta puntando a diventare un nodo tecnologico del mercato globale. Quali sono i punti chiave per uno sviluppo etico e sostenibile?

R.: Primo, le persone che utilizzano il linguaggio che tu stai usando in questa domanda – in altre parole – lo sviluppo urbano incoraggia chi riesce a proporsi proprio in questa maniera. Torino ci sta provando. O almeno ha dei politici e degli imprenditori con i quali si può parlare con cognizione di causa.

Secondo, un treno europeo super veloce. È imbarazzante. Nessuno è desideroso di convincere la città a farlo, tutti i comuni circostanti lo odiano, ed è costoso. Ma non si può essere un “nodo” senza un network. L’areoporto è un network? Non credo proprio. Si potrebbero realizzare più strade e autostrade? Mi pare che questo sia meno etico e sostenibile che un treno veloce. Il treno è più etico e sostenibile di qualunque altra alternativa.

È anche vero che la globalizzazione sta portando tanti stranieri a Torino, ma è anche vero che a velocità pazzesca la città sta esportando torinesi in tutto il mondo, e questo lo reputo positivo.

Terzo, la costruzione di qualche prestigiosa architettura “etico sostenibile” che abbia ovviamente un *look italiano*. E se poi avesse un aspetto Piemontese o Torinese, tanto meglio. È importante proseguire in questo 21-esimo secolo senza perdere il carattere identitario regionale. D’altro canto, i veri vincitori sono coloro che possono *affermare* il loro carattere attraverso una sostenibilità etica.

Non ha importanza se si tratta di un grattacielo o meno. Torino non avrà mai più grattaceli di Dubai o Shanghai. La questione è riuscire a costruire architetture trend-setting che finiscono sulle copertine dei giornali e persone che naturalmente vorranno viverci dentro. Questo significa incoraggiare i talenti locali.

Quarto, provare a realizzare qualcosa che attragga imprenditori “verdi”. Una sorta di supermercato, alla “Green Eataly” al Lingotto, pieno di prodotti biologici sarebbe perfetto. Renderlo attraente. Questo sarebbe un punto a vostro vantaggio. Provate a realizzarlo.

Quinto, fare qualcosa rispetto alla crisi climatica. Nel prossimo futuro la maggior parte dei villaggi sulle montagne piemontesi vivranno senza neve, e la mancanza di neve porta inesorabilmente alla morte del Po. Credo sia importante iniziare a prevedere le situazioni e studiare delle contromisure, piuttosto che improvvisarsi quando il disastro è avvenuto, come ad esempio a New Orleans.

Sesto. Be patient. (abbi pazienza)

2. Quest’anno lei è curatore ospite del Piemonte Share Festival. Crede che un festival sulle Culture Digitali possa essere un evento cruciale nell’agenda della città?

R.:Perché no? Chi potrebbe non amare un festival culturale? Specialmente se c’è qualche genuina attività culturale da celebrare. Il  successo del festival è intimamente legato con la creatività digitale locale.

Una community che comunque qui è forte. Posiziono Torino tra le migliori cinque città in Europa insieme a Berlino, Londra, Barcellona, Milano e Linz.

Linz è la capitale mondiale dell’arte elettronica. Con risorse limitate e pazienza hanno realizzato veramente qualcosa di intelligente e intrigante.

3.  Manufacturing è il tema di quest’anno e significa alla lettera “costruire con le mani”. I computer hanno esteso inizialmente le facoltà di pensiero dell’uomo. Oggi abbiamo a che fare con nuove mani e nuova materia. La materia di base sono i numeri, quali potrebbero essere le nuove mani?

R.: *Fabricators!  The new hands are fabricators! (le nuove mani sono i Fabricators)

Aspetta di vedere il manifesto che sto scrivendo e che spiega proprio quanto mi chiedi!

4. Stiamo vivendo l’alba di una nuova era con numeri e genetica. Quali potrebbero essere i valori fondanti nella costruzione di Vita?

R.: Se vuoi lavorare con numeri e genetica, hai bisogno di progettare in un modo che sia aperto ai tuoi successori, piuttosto che tagliarli fuori. In altre parole: non tagliare l’albero solo per godere del nuovo frutto high-tech.

L’albero sta lì da molto più tempo dell’umanità, e il termine “high-tech” risulta fondamentalmente senza significato, e comunque l’eccitazione per la novità tecnologica ha una vita breve. È facile idealizzare una cascata di diamanti, ma questa prima o poi finisce.

Inoltre è importante considerare il fatto che avere dei bambini è “costruire Vita”. Non c’è società sull’intero pianeta che non consideri questo un valore fondante. Senza bambini non c’è futuro. Ci vuole un attimo a capirlo, ma è sempre vero.

5. La Singolarità è vicina. Singolarità è il momento in cui biologia e tecnologia si fondono. Prevede un futuro su base puramente spirituale oppure avremmo ancora bisogno di una bio-stampante per la pizza?

R.: Ho scritto una novella di fantascienza in cui c’è proprio una bio-stampante per la pizza. Il personaggio la usa, fa colazione, e se ne innamora. Non è la fine del mondo e non c’è bisogno di nessuna retorica esagerata di stampo techno spirituale e apocalittico.

Abbiamo comunque avuto già vissuto una sorta di singolarità – la bomba atomica è stato un momento in cui tecnologie e biologia si sono fuse, nel senso che finalmente l’umanità ha raggiunto l’abilità di distruggere l’intero sistema biologico del pianeta con una macchina.

Questo fu veramente eccitante – settan’anni fa. Adesso è diventato noioso – inoltre, col la crisi del clima stiamo danneggiando il pianeta almeno quanto con la bomba atomica, soltanto con tempi più lunghi, attraverso i decenni. Non è che il pericolo atomico è scomparso, è soltanto calata l’attenzione sul problema.

Non è che non abbia un rispetto della visione spirituale riguardo presagi di distruzione – voglio dire, certo, è una giusta reazione emozionale, ma appena il rispetto è messo da parte, c’è bisogno di fare qualcosa. Sono anche uno scrittore, e non voglio mettere addosso alle persone un’ombra di mistificazione. Per quanto mi riguarda è meglio usare la fantasia come uno strumento per un’esplorazione mentale che apre a mondi che altrimenti sarebbero dimenticati.

Abbiamo bisogno sicuramente di capire – e agire.

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