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Osservatorio di Cultura Digitale
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StreamFest

26 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni

STREAMFEST 2011 – Digital Food

Dal 7 all’11 Agosto (Salento)

Streamfest, il festival di cultura eco-digitale, giunge quest’anno alla quinta edizione e si ripropone ancora una volta come uno degli appuntamenti più interessanti e attesi per gli amanti della musica elettronica coniugata ad iniziative che supportano la cultura ecosostenibile.

Dal 7 all’11 agosto i centri storici di Lecce e Galatina, il Parco Gondar di Gallipoli e la Fiera del Salento faranno da cornice al festival nell’ormai consueto percorso itinerante di Streamfest tra la più affascinanti e suggestive località della magnifica penisola Salentina. Il programma dell’edizione 2011 parte Domenica 7 agosto nel Teatro Romano di Lecce con la presentazione di una produzione originale ed esclusiva del festival: “Just like Honey”, il nuovo progetto performativo nato dalla collaborazione tra il gastrofilosofo Don Pasta, il produttore Ennio Colaci (Minimono) e i video-artisti Influx. Ospite principale della serata sarà Ad Bourke, da poco uscito con l’acclamato ‘Mirage Ep’ sulla prestigiosa etichetta Citinite e principale alfiere della scena Future Funk internazionale….

Email: info@streamfest.org

“Popsophia”

25 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni

 

Dal 15 luglio al 7 agosto si svolge a Civitanova Marche “Popsophia” un  festival del contemporaneo. La consapevolezza che l’arte e la cultura, rese accattivanti e accessibili, siano risorse importanti ha spinto a progettare un appuntamento annuale che possa diventare punto di riferimento nel calendario estivo della Regione Marche. La battaglia delle idee arriva nella popular culture, usando le armi migliori a disposizione della filosofia: dal pensiero critico alla decostruzione….
Luogo: Civitanova Marche, Centro Città
Sito Web: http://www.popsophia.it/

THE ENCOUNTER

25 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni, Senza categoria

Laveronica arte contemporanea è lieta di presentare The Encounter Il 21 agosto 2011, a partire dalle ore 17.00, sul sagrato della chiesa barocca di San Bartolomeo a Scicli, l’artista albanese incontrerà
alcune centinaia di persone per condividere con loro il gesto della stretta di mano. Un gesto semplice ma estremamente metaforico,
ripetuto in maniera ossessiva fino a diventare rituale. Un rituale dove non si celebra nient’altro che il gesto stesso. Durante la performance
gli spettatori-attori aspetteranno ai margini della piazza vuota al centro della quale sarà posta una sedia.
L’artista, lasciato l’ingresso di un’abitazione, percorrerà la piazza e si siederà aspettando finché ad una ad una le persone non cominceranno
a raggiungerlo per stringergli la mano e proseguire lasciandoselo alle spalle. Come in una processione laica, una lunga fila lascerà il
gruppo per comporre una barriera fitta e sottile di individui in movimento.

LAVERONICA Arte Contemporanea
via grimaldi 93
97015 modica (rg)
t. +39 0932948803
info@gallerialaveronica.it
www.gallerialaveronica.it

Mercantia ”Ipotesi Gaia”

22 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Articoli

Di Melina Ruberti

Si è conclusa con grande successo la XXIV edizione di “Mercantia a Certaldo – Ipotesi Gaia”, Festival internazionale di teatro di strada.

Un’edizione che, ha presentato grandi eventi , le acrobazie sulle torri , street band e danza verticale, ballo nelle strade e meditazioni sonore, antiche cerimonie orientali, cabaret , spettacoli teatrali e circensi di strada, tanta poesia e mercato artistico… un evento che infine che ha saputo attrarre il grande pubblico.

Con una breve rassegna   fotografica, presentiamo alcuni dei suoi protagonisti: Duo Pink ha presentato una commedia di strada sulle ironiche vicende di un viaggio di nozze che si trasforma in uno scontro sui temi (caldi?) della vita di coppia e un finale su due ruote… a due metri da terra!

 

Il Risveglio Milon Mela– (India) fantasiose immagini suscitate dalle danze ci riportano alle origini della civiltà umana.

Gino del pino, da un pino uscirà il verme Gino che intratterà  i passanti. Se la situazione che verrà a crearsi non piacerà a Gino il vaso del pino si solleverà spostandosi a suo piacimento.

RICCIO – Corso di Formazione per Parrucchiere Unisex

19 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Articoli, Comunicazioni

Eurogroup, Istituto Formazione Franchi e Istituto Professionale di Stato “L. Einaudi” di Grosseto promuovono il Corso di Formazione Professionale per Parrucchiere Unisex con lo scopo di formare professionisti che operino in qualità di parrucchiere per lavorare come dipendente presso imprese di acconciatura o in forma autonoma.

Il corso è aperto ad a 15/24 allievi (dei quali 8/13 riservati a donne) e si terrà da Ottobre 2011 a Giugno 2012 per un numero complessivo di 1500 ore (delle quali 300 di aula – 750 di laboratorio – 450 di stage).

Il corso rilascia l’Attestato di Qualifica Professionale di Addetto Parrucchiere Unisex.

La selezione avverrà mediante test psicoattitudinali e colloqui motivazionali.

L’eventuale riconoscimento dei crediti in entrata verrà effettuato prima dell’avvio delle unità formative e riguarderà le seguenti materie: informatica, inglese. Il riconoscimento di materie diverse da quanto sopra indicato sarà effettuato tramite una valutazione ed un giudizio espresso dall’apposita commissione.

Il corso è finanziato al 100%.

Per informazioni: Istituto Formazione Franchi

Tel.: 055-579600

e-mail: info@istitutoformazionefranchi.it

MERCANTIA Festival internazionale degli artisti di Strada

08 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni, Senza categoria

 

Si svolgerà da mercoledì 13 a domenica 17 luglio a Certaldo – Firenze – la XXIV edizione di Mercantia – Festival internazionale del teatro di strada

 Negli ultimi anni, la novità di Mercantia, Festival dominato da circa 100 spettacoli per sera che si svolgono in strada, con performance all’improvviso, grandi parate teatrali, street band e altro ancora….

Il nuovo info point dedicato al Chianti

07 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni

Smart Mistakes make fine art: glitch, attivismo, mutazione, serendipity

04 Luglio, 2011 By: admin2 Category: Articoli

di Simona Lodi

[da questo link è possibile scaricare la versione pdf dell’articolo, che è apparso sulla rivista senza nome dell’autrice. Per questa ragione ci scusiamo con Simona Lodi e la ringraziamo ancora per i suoi preziosi contributi.]

L’errore racchiude una potenza creativa unica perché rappresenta sempre l’emergere di un problema: in tutte le sue varianti, indica una questione che necessita attenzione e questa attenzione suscita controversie, le controversie generano soluzioni e innovazione. Ecco perché è interessante in questo periodo di emergenze globali occuparsi degli errori.
Così come l’errore genetico ha il ruolo di agente del mutamento e quindi della bio-diversità, l’errore in azione guida la creatività poiché la perfezione non dà possibilità per migliorare, è proprio là dove sia annida la disfunzionalità. In campo artistico e culturale, nella nostra epoca digitale, l’errore mantiene lo stesso ruolo di attivatore di mutamento e di valore.
In campo artistico la leggenda narra che la nascita stessa del termine net.art (net punto art) nei primi anni Novanta è frutto di una mail illeggibile ricevuta dall’artista Vuc Ćosić, dove le uniche lettere comprensibili furono due parole divise da un punto e cioè net.art, quindi un errore.
Il glitch, cioè l’errore tecnico non prevedibile, è una delle fondamentali proprietà estetiche di internet ed è intrinseco al rapporto tra l’umano e le interfacce digitali.
Gli artisti esponenti simbolo della net.art sono il duo jodi.org: detriti informatici, errori di programmazione ed incomprensibili schermate, tutto il loro lavoro ha come tematica centrale quello dell’interpretazione del glitch.
Not Found di JoDi è un classico pezzo di net.art che risale agli anni 90. La pagina iniziale si riferisce a “errore 404 o Not Found”, che è un codice standard per indicare che il server non ha trovato ciò che è stato richiesto. Quando il cursore le trova sullo lo status bar del browser annuncia le tre sezioni linkate: Unread, Reply, and Unsent (Non letti, Rispondi, Inviati): un ambiente di posta elettronica. In ogni pagina c’è uno spazio dove scrivere del testo con un pulsante ‘Re-’ per rispondere. Come ogni programma di posta l’utente può scrivere un messaggio e inviarlo. Ma il programma di JoDi ri-scrive il messaggio nella finestra in alto, senza le vocali, senza le consonanti, oppure come testo nero su sfondo nero: parole gutturali e sibilanti, un residuo informatico incomprensibile, un detrito inutile, uno scarto, un errore.

Il glitch è quindi la base dell’estetica della disfunzionalità delle macchine, degli errori di trasmissione, dei bug, delle interferenze, dei disturbi e degli errori di comunicazione. Artisti come Lia, Miguel Carvalhais, Dextro e Ant Scott lavorano su questo tema, esplorano l’errore nel rapporto uomo-macchina non come una questione tecnica, ma come un paradigma sociale sulla percezione dell’errore in senso culturale  e come possibilità espressiva della software-art e dell’arte generativa. Le opere glitch, cioè che sfruttano un malfunzionamento improvviso e inusuale, sono un’estetizzazione di errori digitali, creati specificatamente dagli artisti per ottenerne una manifestazione visiva e creare un elemento imprevedibile. Con l’arte glitch gli artisti attuano un processo di appropriazione dell’errore, che consente di esplorare in senso artistico le qualità intrinseche del software.
Ogni tecnologia possiede degli errori intrinseci, congeniti con la natura della tecnologia.
Rosa Menkman è un artista visiva olandese che si concentra su produzioni visive create da incidenti nell’uso di media digitali (audio e video). Il suo lavoro risulta dall’utilizzo di difetti, compressioni, feedback tecnici e forme di rumore. Anche se molte persone percepiscono questi errori tecnici come esperienze negative, Rosa Menkman sottolinea le loro conseguenze positive, crea una forzatura estetica in nuove forme di sintesi concettuale (sinestesia) di opere audio e video.
La processualità dell’arte in epoca digitale e globale ha quindi già in se stessa l’errore come elemento del processo creativo.  Un core dump, una chiusura inaspettata di un programma informatico, per esempio può diventare il materiale artistico, che il newyorkese Cory Arcangel trasforma in video-arte semplicemente convertendo la memoria di un computer in un altro medium, un video scandito temporalmente.

Anche il collettivo Alterazioni Video pone criticamente la questione della scarto estetico, dell’elaborazione amatoriale, della nevrosi da overload di connessioni e crash di sistemi.
I Violent Paintings sono scarti estetici realizzati manipolando immagini trovate in rete da siti amatoriali: accozzaglia di fotografie casalinghe, pornografia, grafica hentai, effetti dozzinali, classici dell’arte. Sono puzzle frutto di innumerevoli manipolazioni avvenute attraverso lo scambio di mano in mano tra i membri del collettivo Alterazioni Video, che vivono in paesi diversi. Queste immagini, vogliono disturbare chi le osserva, per far provare la stessa esasperazione che si crea nella comunicazione con chat, sistemi voip ed email. Errori tecnici e disfunzionalità nel contatto uomo/macchina ostacolano la possibilità di comunicare e capirsi. Una riflessione su come un overload di connessioni a singhiozzo, fusi orari diversi, crash di sistemi portano ad un’esplosione esteticamente violenta del rapporto tra le persone.
Nullsleep aka Jeremiah Johnson interviene su aggeggi di gioco elettronico low tech per appropriarsi e alterare video games, creando da un processo di corruzione dei file un’estetica 8bit, cioè  derivata da campionamenti di suoni e immagini di famose console di gioco come il GameBoy e il Nintendo NES.
I suoi Data Daries sono un classico dell’ arte glitch: dei core dump  trasformati in arte. Con l’espressione informatica core dump s’intende specificamente lo stato registrato della memoria di un programma informatico in un determinato momento, specie quando il programma si è chiuso inaspettatamente: e.mail, testi, immagini sono stipati come dati nella memoria del computer. Il crash del computer ha creato il materiale e l’artista gli ha dato una forma. Poi ha premuto Play e la memoria del computer con un ironico click è ora diventata video-arte. Cory Arcangel ha qui fatto fare alla sua attitudine hacker un ulteriore passo avanti, trasformando il mondo nascosto della memoria del computer in diario quotidiano.
Sempre nel campo dei video giochi Alison Maeley, programmatrice e appassionata di videogame, è particolarmente interessata alla strana relazione tra una ricerca estetica che sfrutta processi automatici e non controllabili, del tutto imprevedibili con il genere del ritratto.

L’errore nel processo creativo non si verifica solo in campo tecnologico, ma anche in campo biologico, dove  è chiamato mutazione.
L’idea dell’errore come mutazione bio-artistica in senso post-umano è alla base delle performance di Stelarc che di recente si è impiantato un terzo orecchio – Ear on Arm – che sarà funzionante, ottenuto con la coltivazione di cellule staminali.
L’artista australiano si interessa di architettura evolutiva del corpo umano e le possibilità di ridisegnarne le potenzialità con impianti ed esoscheletri. Si è sospeso a sistemi di uncini conficcati nella propria carne. Ha messo in scena delle performance con una terza mano, con un braccio virtuale e con un corpo virtuale. Lavori come Ping Body e Parasite mettono alla prova le nozioni di sistemi nervosi esterni, estesi e virtuali collegando il corpo dell’artista a Internet.
Sulle mutazioni delle immagini Harm van den Dorpel instaura un rapporto con il vivente, ovvero uno scambio linguistico che crea un flusso dialogico tra ciò che accade sullo schermo del suo computer, internet e la natura reale. Il rapporto con il materiale biologico avviene solo in forma visiva, ma conserva pur sempre le proprie qualità mutanti.
L’errore porta sempre a scoperte inaspettate.
La serendipità è un neologismo che indica la sensazione di aver trovato qualcosa di piacevole che non si stava cercando. Serendippo era l’antico nome persiano dato allo Sri Lanka.  Questa parola si sta creando un’aura nuova tra i nuovi media.

Per esempio è usata per descrivere gli incontri casuali su Chat-roulette. Sapete cosa è? Avete presente una chat? Sapete giocare alla roulette? Unite le due cose e otterrete incontri casuali on line, dove si vede e si parla con una persona sconosciuta. Metteteci poi un duo di artisti pranker e attivisti e otterrete un video shock: gente che piange, urla, grida in modo isterico, ride, incita a non fermarsi, una sola persona chiama la polizia.
No Fun è l’ultima performance realizzata come estrema provocazione di Eva e Franco Mattes: uno di loro ha simulato il suo suicidio in Chat-roulette rimanendo appeso per ore al soffitto. Questa performance è stata vista da centinaia di persone simultaneamente, persone che si sono  affidate al caso per comunicare con estranei. Le chat sono state registrate e  il video di documentazione è finito su YouTube, che l’ha censurato. La serendipità degli incontri fortuiti gioca a volte brutti scherzi.
Anche Mark Shepard si è ispirato alla casualità, creando Serendipitor: un’applicazione che sfrutta la tecnologia geolocalizzata  per analizzare le implicazioni che la pervasività dei mezzi digitali ha sulle vite delle persone.
L’errore è anche costruire oggetti che sono fallimenti progettuali, come i veicoli di Michele Bazzana dove l’imprevisto prende il sopravvento.
Oggetti e utensili di uso comune, come un trapano o un gommone, sono re-impiegati per nuove e impreviste funzioni o meglio dis-funzioni. Immaginare un uso nuovo, completamente altro da quello pre-definito, evidenzia uno spirito di ricerca sui congegni dove l’elemento serendipità della scoperta occasionale gioca un ruolo determinante. Le forze meccaniche, le situazioni e  i capovolgimenti paradossali, gli errori improbabili e le resistenze fisiche sono le caratteristiche peculiari delle installazioni di Bazzana. Lo sforzo che le sue macchine compiono per attivarsi è esageratamente sproporzionato, è uno sbaglio di potenza, una disfunzione organica, tanto da invertire, con un effetto straniante, il rapporto d’importanza tra il risultato e il corrispondente errato.
Le sue strutture improbabili sono spinte al limite della resistenza fisica per trascurare, come dice lui stesso, i pareri di chi dice che non può funzionare, che non può stare in piedi, per mandare “fuori giri” cose e persone fino a farle implodere, vedere qual è il loro limite.
E il limite tra l’errore, lo sbaglio e il colpo di genio è la soglia da cui farsi ispirare.

La stanza della Duchessa

24 Giugno, 2011 By: admin2 Category: Comunicazioni

Quando l’immaginazione diventa realtà
Il primo spazio multimediale del Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano viene dedicata a Beatrice d’Este, duchessa di Milano.

Immaginatevi se un oggetto appartenuto ad un personaggio storico potesse parlare e raccontarne la storia. Immaginatevi che grazie alle tecniche multimediali questo oggetto prenda vita. Immaginate e poi venite al Castello di Vigevano, al Museo della Calzatura dove il 26 giugno 2011 viene inaugurato il primo spazio multimediale la cui protagonista assoluta sarà la pianella, calzatura di fine ‘400 ritrovata nel castello e che la tradizione popolare vuole essere stata indossata dalla duchessa Beatrice d’Este.
Studio Azzurro, che ha seguito la direzione artistica e la produzione di mostre quali «Fare gli italiani» a Torino, «Fabrizio de Andrè. La mostra» e insieme a Euphon anche del percorso multimediale Dentro L’Ultima Cena. Il tredicesimo testimone, da poco terminata a Vigevano, hanno curato per il Museo di Vigevano, una videoinstallazione interattiva dove la pianella  prende voce, trasformandosi in un “io narrante”, in grado di raccontarci la sua storia, quella dei suoi possessori e di coloro che l’hanno realizzata.
Utilizzando la luminosità delle immagini, la pianella porta sulla scena quattro differenti tematiche: la vita delle corti quattrocentesche e le sue sfaccettature attraverso
gli occhi di una duchessa ‘modista’; il sapere artigiano e il tramandarsi dei segreti del lavoro manuale; il trascorso dei luoghi e l’evoluzione economica del territorio vigevanese; i sogni e le aspirazioni delle donne del tempo, fra emancipazione e glamour.
Un viaggio dunque attraverso immagini e parole che porteranno il visitatore dalla Vigevano di fine ‘400 ai giorni nostri, con la pianella come trait d’union tra passato e presente.
Dal 26 giugno le pianelle in mostra saranno due: quella originale di fine ‘400 (passato) e quella riprodotta per questa video installazione (presente), grazie alle sapienti mani degli artigiani vigevanesi, conosciuti in tutto il mondo per la loro capacità manifatturiera. E’ stata infatti riprodotta per la prima volta una pianella rinascimentale con gli stessi materiali, strumenti ed alcune delle fasi manifatturiere tipiche dell’epoca.
Un’occasione unica per assaporare le suggestioni di un’epoca passata attraverso un ambiente dove si incontrano storia, tradizione artigianale e tecnologia, il tutto arricchito da
un allestimento (con ad esempio 8000 lamine color oro che ricoprono la parete) che richiama alla preziosità e alla ricercatezza proprie di una corte rinascimentale.
La stanza della Duchessa parte del progetto integrato Leonardo e Vigevano.

Il progetto integrato Leonardo e Vigevano ideato dal Consorzio A.S.T. -Agenzia per lo Sviluppo Territoriale, da poco più di due anni ha l’ambizione di promuovere Vigevano e il
suo territorio dal punto di vista turistico, culturale ed economico.
Per perseguire tali scopi il progetto ha fino ad ora organizzato mostre, laboratori, esperienze multimediali, percorsi storico-ambientali, degustazioni e acquisto di prodotti
agricoli, coniugando la valorizzazione dei beni culturali con la capacità attrattiva del territorio e di fatto unendo qualità degli eventi con la quantità di visitatori, ad oggi più di
170.000.
Il progetto La stanza della Duchessa, prima tappa di un percorso multimediale dedicato alle tracce che Leonardo ha lasciato su questo territorio, è stato fortemente voluto da Lions Club Vigevano Host e dal suo presidente uscente Massimo Martinoli che insieme al Consorzio A.S.T. (Agenzia per lo Sviluppo Territoriale), si è occupato della realizzazione del progetto.
Nella serata di sabato 25 giugno Lions Club Vigevano Host e Consorzio A.S.T. consegneranno all’Amministrazione Comunale, alla presenza del sindaco Andrea Sala, il
primo spazio multimediale del Museo della Calzatura.

LA STANZA DELLA DUCHESSA
Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano
Castello di Vigevano (PV)
orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30
Ingresso gratuito
Info e prenotazioni: Infopoint Castello tel. 0381691636; da martedì a venerdì dalle 10.00 alle
12.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 dalle 14.00 alle 17.00
mail: infopointcastello@comune.vigevano.pv.it

Messe a fuoco di mutevoli prospettive

14 Giugno, 2011 By: admin2 Category: Articoli

Di Claudia Frandi

Sebastiano Tomà Bogi da anni si misura con l’obiettivo in diversi set. Predilige da sempre gli eventi e i concerti, ma interessanti sono i seguenti lavori più sperimentali dove si vede affiorare l’esistenzialismo già presente

in maniera latente nelle foto dei vari artisti.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Dunque mi sono avvicinato alla fotografia già da bambino per poi studiarla a Milano durante il corso di grafico, trascurandola poi per il fumetto, da un certo punto di vista sempre ricollegato alla fotografia per lo studio che può esserci dietro, dall’ambientazione alla creazione dei soggetti e le inquadrature per riprendere in mano la macchina fotografica per un viaggio “rivelatore/di rinascita” fatto in solitaria a Cuba, da lì e per una lunga serie di eventi si è riacceso prepotentemente il fuoco della passione per la fotografia, che mi ha portato a seguire nuovamente tutta una serie di corsi dedicati, frequentare un circolo di fotografia, ricominciare a studiare ogni aspetto

fino ad arrivare ad avere una buona padronanza del “mezzo” e tenere alcuni

corsi base.

La scena sei tu a crearla o ti fai aiutare da qualche “collaboratore”?

La scena la creo e si crea, grazie a volte anche allo spunto dato da amici, sviluppato poi per la ricerca dell’ambiente che può cogliere quel soggetto, o a volte nasce da esplorazione di luoghi, spesso abbandonati, che possono portarmi l’ispirazione per un dato concept.

Sono curiosa….hai fotografi di riferimento? E periodi storici preferiti? Alcuni tuoi scatti sembrano una revisione moderna di melanconici periodi che hanno segnato molto anche altri ambiti culturali. Penso al cinema per esempio…

Non ho dei modelli principali di riferimento, ogni autore, fotografo ha un suo perché un suo modo di interpretare e da ognuno prendo qualcosa, quel che mi piace di più può essere il modo di usare i colori rispetto ai temi trattati. Prendo spunto sia dalla fotografia che dal cinema, dagli illustratori moderni ai passati artisti della pittura e della scultura ed ancora dai fumetti visto anche il mio trascorso.

Negli scatti metto tutto il mio bagaglio d’esperienza, per lo meno quello che mi son fatto fin ora e che tendo ad accrescere sempre più, quindi vi riscontrerai la passione per la pittura, per i fumetti, per il cinema e per la musica, e non meno la lettura…

Ogni foto sembra ammiccare ad un oggettivismo hegeliano che tende a minimizzare la possibilità dell’uomo di trarsi d’impaccio dai suoi stessi panni, ai quali è relegato, al luogo del sogno ove tutto è possibile nella misura in cui è pensabile. Il contatto con gli oggetti e con la natura stessa suggeriscono una ricerca quasi animista.

L’oggetto non è più mero soggetto di attenzione che conferisce alla foto dignità, ma diviene portatore di storia, anzi azzarderei di storie. Quelle che si trascina dietro a volte come pesante fardello altre come patrimonio indelebile di un passato che lo regalizza.

L’oggetto definisce anche il personaggio o meglio lo ancora a questa realtà/sogno dove egli si muove cercando e cercandosi nell’estenuante nube di sensi di cui è avvolto. Per non smarrirsi: è allora la ricerca del tangibile che lo tiene stretto sul confine tra reale, sogno e pazzia.

Una vera e propria “ filosofia della crisi ” che si snoda, scatto dopo scatto.

Non si stacca dall’oggetto, né si impone di ingannare lo sguardo dell’osservatore facendolo sembrare ciò che non è e alla stessa maniera non cade nella trappola della celebrazione della realtà. Non la usa come mezzo né tantomeno come fine.

E’il passaggio inevitabile dell’uomo sulla terra che lo lega inscindibilmente al proprio corpo e come tale lo rende terreno e bisognoso di tutto ciò che lo circonda.

La componente estrensicamente personale non affiora.

Ciò che queste fotografie ci offrono non è una visione del mondo assolutista, ma una delle tante possibili.

Le immagini non aspirano ad imporsi all’occhio dell’osservatore e per questo i particolari divengono curiose insegne che destano l’intelletto minuti dopo il passaggio dell’immagine nell’atmosfera retinica.

La reminescenza,il sogno, il reale giocato rendono il mondo di Sebastiano meritevole di essere vissuto in ogni suo scatto.

Il soggetto non si svincola dal costume.

Nato con lui nell’immagine dell’artista che malinconicamente apre le porte a scenari inusuali ma possibili.

Segno e simbolo affiorano alternativamente in un’altalena che solletica i sensi.

Un viaggio che merita di essere vissuto e lascia l’osservatore sgomento alla sua fine a chiedersi se il ritorno su questa strada dell’immaginato sarà possibile.