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CULTURA ITALIANA NEL MONDO – CINA – CONTAMINAZIONI MEDIATICHE DELL’ARTE CONTEMPORANEA IN ITALIA ED IN CINA CON LA “MISE-EN-SCENE” DI “OFFICINA” A PECHINO

05 Dicembre, 2009 By: admin2 Category: Comunicazioni

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“Un progetto italiano di pratica curatoriale ed “OFFICINA” uno spazio espositivo con sede nella Factory 798 a Pechino: questo l’ambiente nel quale si inserisce “Mise-en-scene” l’iniziativa artistica curata da Monica Piccioni, che  vede in mostra opere di Debora Vrizzi e Wang Qingsong .

Fondata da Rosario Scarpato e Monica Piccioni, offiCina è attiva dal 2002 nella promozione e diffusione dell’arte contemporanea cinese e internazionale, con particolare attenzione, naturalmente, alle giovani promesse.

La mostra su Debora Vrizzi e Wang Qingsong si è aperta il 18 Ottobre e chiude il 20 dicembre.  Le loro opere provocatorie presentano una visione ironica della vita, come se fosse la scena di uno spettacolo teatrale od un filn ed evocano in parte le immagini di un set cinematografico.  Il risultato è una sorta di crocevia tra diversi mezzi di comunicazione, che elaborano tableaux vivants (immagini-animate) sul display in un rapporto altrettanto sofisticato tra immagine, tempo e percezione. In questa mostra, dunque,  non vi è solo un approccio alla fotografia, ma sono evidenti  diverse soluzioni estetiche alla luce di un processo individuale concettuale. E ciascuno degli artisti rivela la capacità di sintetizzare e trarre dalle diverse lingue la creazione di un’iconografia personale.

Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Sichuan, Wang Qingsong è internazionalmente conosciuto per l’elaborazione di scene allegoriche che imitano il consumismo e l’uso motivi popolari delle culture occidentali ed orientali. Commentando i cambiamenti di massa e gli effetti della globalizzazione che stanno accadendo in Cina, le sue fotografie  provocatoriamente ironiche tra finzione e realtà. Parodiando il miracolo cinese, l’artista interpreta il sentimento di quella maggioranza silenziosa che soffre principalmente dagli effetti di una società che è cambiata troppo in fretta. Il messaggio punta  principalmente sul  potere visivo della composizione, una ricchezza infinita di immagini e la sua sensibilità spaziale.

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Nel corso degli ultimi anni, le sue produzioni sono diventate sempre più ambiziose, il campo della composizione si è allargata a coinvolgere più persone, assistenti e tecnici, una serie di luci, trucco e guardaroba e puntelli più sofisticati. In un contesto dove tutto è frettoloso e veloce, Wang Qingsong si impegna in progetti che richiedono tempo e l’interazione. Con la creazione di microcosmi, sembra che l’artista inviti gli spettatori a fermarsi e decodificare le storie nel generale contesto storico. Il tempo, dunque, è importante per tutti. Fare queste opere e la loro visualizzazione ha bisogno di tempo. I suoi ritratti sono racconti animati, storie e persone fissato nella posa fotografica.

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A differenza di Wang Qingsong, Debora Vrizzi è praticamente l’esecutore unico all’interno della scena, e  usa soprattutto se stessa come filtro tra lo spettatore e le nozioni esplorate dal mezzo.
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Laureata a Roma, al Centro Sperimentale di Fotografia, questa giovane artista italiana coniuga la sua attività come arte visiva (performance, video, fotografia) come direttore della fotografia per il cinema. Nel lavoro Vrizzi, fornisce l’impostazione del contesto in cui ha un ruolo camaleontico con una parodia del miti, di  personaggi iconici, fiabe e motivi dell’iconografia del 15 – 16 ° secolo. C’è una dimensione quasi carnevalesca  nel suo lavoro che affascina in quanto prende in giro gli stereotipi, attraverso quesiti del gioco sull’identità sociale sovverte le immagini generalmente accettate.

Nel suo progetto-Un-Happy Ending-(2007),  interpreta attraverso foto e video al momento della morte (spesso violenta) di otto personaggi femminili storici: Lady Diana (1997), Francesca Woodman (1981), Madre Teresa (1997), Marie Antoinette (1793), Marilyn Monroe (1962), Mata Hari (1917), Nico (1988), Sissi (1898). Vrizzi le rappresenta in modo teatrale e pittorica, con cura prestando attenzione ai costumi e luci. Poi regola sulla scena alcuni elementi che decodifica attraverso la psicologia del personaggio storico.  L’abito di Maria Antonietta copre lo sfondo, come una coda di pavone. La benda sugli occhi mostra l’impossibilità di vedere i fatti reali. Marilyn è sdraiata su un letto singolo rappresenta una visione intima della donna e della sua  disperazione.
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Questi ritratti sono rappresentati nel momento del passaggio dalla vita alla morte, che coincide con la trasformazione dei personaggi in icone pop. Affascinata dalle ambiguità e dalle notizie favolistiche  su questi personaggi storici, l’artista  le dipinge come principesse per le quali l’immortalità passa attraverso le circostanze sfortunate della loro morte. Il momento fatale coincide con la nascita di un mito.
La narrazione avviene in un momento di sospensione tra un eterno-before ‘e-after’  e uno stato inquietante al confine tra morte, sogno e sonno rafforzata dal senso della luce, il voice over, le pose e l’esplorazione lenta dalla fotocamera. La sospensione e la dimensione ambigua si estende a livello formale con il lavoro di sviluppo sul confine tra il cinema / video / fotografia.

Le fotografie del progetto non sono fotogrammi estratti dal video, ma (una scelta coerente per la sua ricerca) foto scattate da diverse angolazioni. Riferendosi al brano video, Bruno Di Marino sostiene che gli otto ritratti-da un lato sono ritratti fotografici, in  posa i soggetti, d’altra parte  appartengono al regno delle immagini in movimento e sono  sul confine tra pittorica, fotografica e rappresentanza cinematografica.
Vrizzi sembra coincidere con il punctum temporis citato da Gombrich, che è il momento più significativo di un evento che l’artista sceglie di rappresentare sulla tela così come il punctum citato da Barthes nel suo saggio “La camera chiara:-plus – valore ‘dato dallo spettatore di fronte a una fotografia.

Diverso da quello che succede con la visione del film, chi guarda l’immagine fotografica pensa di avere abbastanza tempo per intervenire e di integrarsi con il loro sguardo, per isolare un dettaglio, aggiungendo alla fine un surplus-‘, una cosa però che è sempre stato dentro l’immagine …

Attraverso questo tipo di strutture tridimensionali in movimento, Vrizzi ci permette di riflettere in tempo reale. Essa ci dà tutto il tempo che ci serve, esattamente come quando eravamo di fronte a una fotografia.

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