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Osservatorio di Cultura Digitale
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Web2.0 vs WEB3.0

24 Novembre, 2009 By: admin2 Category: Articoli

web

Di Daniele Pauletto

Nella rivoluzione digitale vinceranno le società, i sistemi che si faranno trovare pronte

L’Università di Berkley ha recentemente calcolato che tra il 1970 e il 2000 (un arco temporale di 30 anni) sono state prodotte la stessa quantità di informazioni che sono state generate dalla preistoria ad oggi, grazie soprattutto al web.

Il Web con 1 miliardo e 200 mila siti, 60 milioni di log, 1,6 milioni di post (messaggi) multimediali prodotti ogni giorno, solo in Italia sono presenti circa 300 mila blog, cresce esponenzialmente.

Il Web 2.0 è per alcuni una nuova visione di Internet che sta influenzando il modo di lavorare, interagire, comunicare nella Rete, per altri una evoluzione di Internet.

Una rivoluzione silenziosa che consentirà un insieme di approcci innovativi nell’uso della rete,

dati indipendenti dall’autore che viaggiano liberamente tra un blog e un altro subendo trasformazioni e arricchimenti multimediali, di passaggio in passaggio, tramite la condivisione di e-comunità, l’idea che si approfondisce sempre più con la possibilità di diventare popolare, o esplodere in forme virali (ideavirus).

Le informazioni diventano opensource condivisibili, o IPinformation come preferiscono chiamarle altri, che navigano liberamente nel nuovo Web.

La rete ha trasformato ogni business in un business globale e ogni consumatore in un consumatore globale, la società verso una società della conoscenza, e l’economia verso un’economia digitale, la wiki economia, la collaborazione di “massa” in favore del vantaggio competitivo.

Il Web 2.0 è anche un nuovo modo di elaborare le informazioni basato su tecnologie “less is more” (tecnologie di facile apprendimento, uso e accessibilità) La condivisione e l’accesso alle informazioni ormai riguarda tutti; tutti potenzialmente possono diventare produttori di informazioni e di idee.

La società del futuro sarà digitale, mutevole, interattiva, basta osservare la notevole esplosione di nuovi media comunicativi. All’interno di ciò sta crescendo anche il networking aziendale, le Reti aziendali.

Le reti tra aziende, istituzioni, associazioni sono le armi fondamentali per la crescita e lo sviluppo sociale ed economico del territorio. Ogni azienda o istituzione isolata che non fa rete con altre, non si sviluppa o cresce molto lentamente, fatica a sopravvivere nella nuova società della conoscenza estesa ed iperconnessa. Servizi tecnologici esternalizzati,collaborativi che interagiscono con i clienti/utenti rendendoli parte attiva, creano nuovi scenari. É anche la Mashup Corporation, l’impiego cioè di tecnologie diverse offerte da più aziende distinte, integrate con tecnologie user oriented. Assemblare e inventare nuovi servizi che sfruttano tecnologie già esistenti sia nel mondo web, sopratutto Web2.0, sia in quello produttivo. Quindi nuove opportunità e servizi per nuovi clienti. Nuovi mercati, nuovi prodotti e nuovi clienti, sopratutto tra i digital natives (i giovani nati con le nuove tecnologie e padroni delle stesse). Un processo dinamico e graduale di apertura al globale e all’immateriale con maggior uso delle ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione).Tutti i clusters (settori industriali aggregati in verticale od orizzontale per il vantaggio competitivo di M. Porter), per sopravvivere nell’economia globale e immateriale, dovranno prima o poi diventare e-clusters (cluster digitali), ossia aprirsi a reti di relazioni virtuali, a distanza, e a legami in communities allargate oltre la dimensione locale, per diventare multi-territoriali e transnazionali.

Nella rivoluzione digitale vinceranno le imprese, i sistemi che si faranno trovare pronti.

 

 

Web 2.0 (connect people)

Gli scettici del Web 2.0 e della conoscenza condivisa in generale puntano il dito sulla autorevolezza e sulla validità dei contenuti user- generated. La mancanza di un filtro preventivo sulle informazioni generate dagli utenti, come avviene invece nel mainstream, potrebbe essere considerato un punto debole del Web 2.0. La diffusione molecolare dell’informazione è resa possibile con terminali portatili connessi alla rete, infatti gli utenti (potenziali “gateway umani”), possono usufruire di una pluralità di dispositivi intelligenti, integrati nei più svariati tipi terminali mobili capaci di riconoscere e rispondere ininterrottamente in modo discreto e invisibile, ciò che va sotto il nome di tecnologia enable, abilitante. Nonostante la rivoluzione dal basso, del cliente-utente, fatta con gli strumenti del Web 2.0 interattivi e collaborativi, solo una ristretta élite determina i contenuti nel grande panorama del Web, è la regola dell’1% (su 100 utenti web solo 1% di essi è attivo nel produrre informazione,contenuti).

Tuttavia l’autorevolezza dei contenuti può autogenerarsi tramite una selezione dei contenuti stessi attraverso meccanismi di social network insiti nella rete stessa, al di là dei numero dei link e click per post pagina. Il concetto di conoscenza condivisa come creazione e diffusione di contenuti sembra stridere con la formazione culturale ed individuale a cui siamo stati abituati, e mi riferisco al mondo del lavoro, della formazione, dell’Università. Servirebbe un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consone a quella delle nuove generazioni- utenti (digital natives). Esistono poi anche i digital explorers, coloro cioè che vanno per necessità nella cultura digitale per cercare ciò che può servire a raggiungere scopi che non siano fini alla cultura digitale stessa. Spesso viene a crearsi così un gap, da una parte i geeks (digital natives), dall’altra i dummies (digital immigrants) che faticano a relazionarsi e comunicare anche al di là dello spazio virtuale, nel mezzo un ampio spazio per i “gestori dell’interazione” sociale e comunicativa tra i due gruppi.

 

Versus WEB 3.0 ( connect infomation )

«Una delle migliori cose sul web è che ci sono tante cose differenti per tante persone differenti. Il Web Semantico che sta per venire moltiplicherà questa versatilità per mille… il fine ultimo del Web è di supportare e migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo». (Tim Berners Lee).

Dopo l’invenzione del linguaggio XML (eXtensible Markup Language, metalinguaggio utile allo scambio dei dati) impiegato in diverse applicazioni Web2.0, ora gli sforzi di ricerca si stanno concentrando nel suo impiego in tecnologie semantiche. Generalmente la ricerca di una parola sui motori di ricerca attuali, non contestualizzata, può generare un overload di risultati e quindi un eccesso di risposte inutili. Per ovviare in parte a tale effetto viene in soccorso la “tecnologia semantica” che dà rilevanza al significato reale dei termini e considera il contesto in cui sono inseriti, consentendo una ricerca più precisa e riducendo le risposte ridondanti. Si tratta di una visione completamente nuova nel web, basata sul concetto che ognuno,ogni creatore di contenuti può determinare una propria ontologia delle informazioni. A tal fine vengono impiegati sistemi di OSM (Ontology Systems Management) che possono utilizzare diversi linguaggi standard, come l’RDF (Resource Description Framework) o l’OWL (Ontology Web Language) che consentono nuovi costrutti. Con OWL è possibile scrivere delle ontologie che descrivono la conoscenza che abbiamo di un certo dominio, tramite classi, relazioni fra classi e individui appartenenti a classi. Con il Web2.0 e i Social Network abbiamo pensato che fosse arrivato il futuro ora sappiamo che sono solo il presente, nel futuro c’è il Web Semantico, il Web 3.0.

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