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Museo Laboratorio della Mente

24 Novembre, 2009 By: admin2 Category: Articoli

manicomio

Di Melina Ruberti

Un ex ospedale psichiatrico per Studio Azzurro

Era una calda mattina di Ottobre – martedì 7, per l’esattezza –  quando ho varcato la soglia del complesso dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, per l’inaugurazione del nuovo percorso del Museo Laboratorio della Mente: la seconda edizione (la prima risaliva al 2000) di un percorso dedicato alla storia delle malattie mentali e delle cure, progettato e realizzato da Studio Azzurro.

La ricerca del Padiglione 6 è già stata tutta un programma: forse in perfetta sintonia con la natura psichiatrica del complesso, la numerazione dei Padiglioni non segue un percorso spaziale corretto, così – come ci potremmo immaginare nel mondo di Alice – il N. 6 non è affatto disposto tra il N. 5 ed il N. 7, ma in un “altrove” tutto da concepire.

Cercavo di orientarmi in quel labirinto numerico, quando mi sono tornate alla mente le immagini di quando da piccola avevo visitato con mia zia l’ospedale psichiatrico di Aversa. In me bambina, la strana struttura ed i curiosi personaggi che la popolavano avevano un ché di fantastico e delirante: proprio quello spirito che Studio Azzurro è riuscito splendidamente ad evocare nel percorso espositivo.

Il Museo Laboratorio della Mente è il frutto di un impegno che la ASL di Roma ha deciso di prodigare per non perdere la memoria di una questione scottante e ricca di suggestioni: la malattia mentale, la cura, la segregazione…

Appena entri nel “Museo Laboratorio” tutto ti diventa chiaro: il percorso è diviso un due parti da un enorme muro di plexiglas dove numerosi individui videoproiettati continuato a correrti incontro, sbattendo fortemente sulla superficie semitrasparente. Da lì non si può uscire!

Ma noi, allora, siamo dentro o siamo fuori? Siamo proprio sicuri di essere fuori? E poi “fuori” cosa significa?

Questo è un po’ l’incipit di un percorso travolgente che si snoda tra i mille e più documenti che illustrano la storia della concezione delle deviazioni di coloro che sono stati considerati “fuori” di testa e pertanto messi “dentro”. Ma il fatto è che tu sei chiamato in prima persona ad essere l’attore che dà vita al percorso: tu sei “dentro”, ma sei anche lo spettatore, quello “fuori”, che – almeno lo speri – non troverà un muro ad attenderlo alla fine.

La lettura del disagio e della diversità diviene così una lettura partecipata e combattuta, dove azione e reazione scambiano le proprie identità nell’evoluzione delle sale: se urli qualcosa in una stanza, potrai risentirti mescolato a molti altri urli emanati da imbuti sonori un paio di stanze dopo. Ti riconosci, ti immedesimi e piano piano entri nel gioco che ti porta “dentro”. Così non impallidisci, dopo esserti fatto una foto sullo sfondo di una lavagna scritta con il gesso, nel rivederti proiettato su uno scrittoio tra le mille altre facce degli abitanti di allora e dei visitatori di oggi, mentre interagendo con la scrivania puoi ascoltare frammenti di storie e di impressioni di un luogo pieno di fantasmi che sono stati uomini concreti, afflitti a loro volta da altrettanti “fantasmi”: ciò che chiamiamo “malattia mentale”.

È un gioco? Una Illusione? Il fatto è che ti resta dentro. Buona Visita!

Ma ricordate: il museo della mente non è solo un luogo da visitare o uno spazio da usare per stimolare la curiosità educando alla ricerca scientifica, bensì…

 

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