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Osservatorio di Cultura Digitale
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La prossemica delle onde

24 Novembre, 2009 By: admin2 Category: Articoli

 

madaga

Di Fabrizio Pecori

Il Madagascar è un’isola magica, dalla quale c’è molto da imparare. Dove le code in immersione delle balene sembrano farfalle all’atto di spiccare il volo, la natura ha molti suggerimenti metaforici che possono essere accolti anche da chi si interessa di tecnologie e reti sociali.

Le belle conchiglie bivalvi di una specie gigante del Madagascar, ad esempio, avviluppano il mollusco in un abbraccio sinuoso che gli offre sostegno e sicurezza, senza troppo costringere o rallentare i movimenti della propria esistenza subacquea.

Affondate quasi completamente nella sabbia, entro la quale disegnano – vicine l’una all’altra – geometrie simili ad alcune conformazioni di dune del deserto, sono in realtà configurazioni vive e dinamiche, aggressive persino; quando le vedi filtrare con devozione il fondale o compiere rapidissimi gesti per catturare la microflora e la microfauna da cui traggono nutrimento. In questi casi l’abbraccio coriaceo e pesante, come scolpito nella dura inamovibile pietra, sa farsi elastico e vibrante come si trattasse dell’emanazione di un’onda sonora generata da un elastico od una corda musicale.

Quel guscio, rigidamente delimitato, ma in grado di assecondare – conformando e conformandosi – il ritmo vitale e le aspirazioni del mollusco che lo abita, rappresenta per me un’ottima metafora visiva del futuro del Web.

Oltrepassata la luminosa frontiera cristallina dei nostri display si apre un mondo fatto di onde e vibrazioni, ma talmente opalescente e concreto da farsi “luogo” per eccellenza di relazioni, informazioni, percorsi condivisi, scambio dati, cooperazione ecc…

É una forma d’onda omnipervasiva e – direi – metastatica, che reclama la nostra attenzione in ogni frazione libera della nostra esistenza. Si accompagna con l’evoluzione delle tecnologie ed avvolge a piovra quasi ogni nostra forma relazionale ed informativa.

Solo per fare un esempio concreto, di recente mi hanno regalato un iPhone 3G, ed immediatamente la mia vita “oltre la soglia” si è impossessata anche di questo device; di più… il telefonino mi ha aperto nuove frontiere sul versante dell’abitabilità del Web: scaricato un semplice programmino gratuito, mi consente oggi di agire come tracker virtuale di me stesso; posso cioè scaricare entro un apposito sito Internet le foto di ogni mio percorso o viaggio mappate su Google Maps o su Google Earth e commentate per l’occasione. Da qui ricevo un codice HTML, che mi consente di inserire la finestra di visualizzazione entro ogni mia applicazione, sito, blog…

My Space, si chiama significativamente, uno dei prodotti per il social network più gettonati della Rete. E proprio di “spazi” si tratta; luoghi governati da leggi diverse da quelle fisiche, ma altrettanto se non più efficaci quanto a produzione di “occasioni”.

Si tratta di “spazi aperti” che ospitano ed assecondano il passaggio e la permanenza di “web-pellegrini” che li abitano per le mille lusinghe che vi possono trovare: vi è chi passeggia occasionalmente, chi vi riversa la propria voglia di scrivere e dialogare, chi li recepisce come mercati ed occasioni economiche, chi li legge come possibilità di incontro e di svago, ecc…

La loro fortuna non è completamente legata al caso o alle “blasonate origini”, il loro successo è essenzialmente decretato dalla intrinseca flessibilità d’uso. É proprio ciò che le conchiglie ondulate del Madagascar dovrebbero suggerire agli sviluppatori.

La parola chiave del Web 3.0 dovrebbe essere flessibilità!

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