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Osservatorio di Cultura Digitale
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Fino alla fine del Cinema

Ottobre 09, 2009 By: admin2 Category: Articoli

“Il cinema è morto. Lunga vita agli schermi”

Peter Greenaway

screening a cura di Luca BarbeniShare Festival 2009

Fino alla fine del cinema, che fa parte delle mostre di Share Festival 2009, presenta una serie di opere audiovisive che iniziano un percorso proprio dove il cinema lo ha terminato, passando dalla linearità all’interattività e da una visione collettiva a una individuale.

Queste opere non sono più cinema, non sono già qualcos’altro.

Boulevard di Peter Horvath è un dialogo tra una donna prolissa e un uomo di poche parole. Un viaggio lungo le strade americane che da L.A. porta nel deserto. Un dialogo accompagnato da una poliritmia visuale che descrivendo l’universo esteriore fa da contraltare ai sentimenti contrastanti della voce narrante.

Nell’imposizione dell’immateriale sul materiale le nuove tecnologie ampliano il territorio dell’immateriale e ridefiniscono le storie della realtà materiale.

Interview Project di David Lynch è un “progetto di interviste” dove il cinema incontra  la geograficità, la relazionalità e la casualità di Internet. Interview Project è stato girato mandando diverse troupe lungo le strade americane, alla ricerca di persone semplici che raccontassero la loro vita. Uomini e donne che raccontano la loro infanzia, i più grossi rimpianti della loro vita, i progetti per il futuro.

The Big Plot di Paolo Cirio è un progetto di narrazione dispersa, dove le piattaforme si moltiplicano e i personaggi della storia prendono vita nei social network: una vita fittizia che mima il reale,  che si sviluppa sulle seguenti piattaforme dei principali social network.

The greatest story ever told di Phil Wood remixa alcune scene del cinema classico creando un mash-up dove le grandi star di hollywood vengono presentate in un caleidoscopico montaggio sincopato. Clint Eastwood, David Bowie, Michael Jackson, sono i personaggi di questa narrazione globalizzante.

A sud di Pavese di Matteo Bellizzi e Antonio Rollo è un database cinema, dove l’autore proprio come Pavese ha voluto «raccontare l’uomo come si racconta un paesaggio».

E così le colline delle Langhe si sono contaminate con il mare della Calabria, i racconti del sud si mescolano ai volti dei contadini della vigna, Torino è vista dalla prospettiva di uno straniero.

The way I saw it di Paul Juricic e 13terShop di Florian Thalhofer, sono stati ambedue i progetti realizzati utilizzando il Korsakov System, un software per la creazione filmati non-lineari sviluppato da Florian Thalhofer.

The way I saw it di Paul Juricic raggruppa alcuni pensieri scaturiti nell’autore in seguito alla sua attività lavorativa come commesso da Starbucks. Juricic ci racconta quanto siano lontane le famigerate plicy delle corporation dall’attività giornaliera dei lavoratori.

13terShop di Florian Thalhofer costituisce una riflessione critica nella forma di un documentario a interviste della forma sociale e architettonica dei grandi mall. Autore berlinese, racconta attraverso gli avventori di un grosso supermarket, come la gente vive all’interno di questi spazi.

Hotel di Hans Hoogerbrugge è una narrazione che invita lo spettatore a calarsi nei panni del Dr. Dotgin e guidarlo in questo hotel ”clinicamente bizzarro”. Ogni click mostra qualcosa, una sorpresa, qualcosa a cui pensare, o di cui ridere o che provoca ribrezzo.

Un palpitant di Nicolas Clauss è un ambiente dove un gruppo di ragazzi e anziani si incontra in differenti contesti parlando di amore, vecchiaia e morte. Attraverso questo lavoro Nicolas Clauss ci invita a seguire la vita e le questioni più intime delle persone.

BlogBot di Alex Dragulescu non è un neanche un filmato. E’ una narrazione audiovisiva che esiste solo in quanto processo. Non sono stati girati neanche dei clip.  La narrazione avviene tramite un software che cattura in rete alcuni testi da blog di soldati americani e li mischia in questa narrazione generativa che non ha mai fine.

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