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STORIA DI COPERTINA

L’eloquenza silenziosa delle immagini e il lusso di poter guardare indietro


Di Francesca Gallo

Un corpo che simbolicamente brucia e rinasce: con questa duplice immagine si apre la prima retrospettiva italiana di Bill Viola, uno degli artisti più acclamati del panorama internazionale1. The Crossing (1996) è appunto una monumentale doppia proiezione (come se fosse sulle due facce di un medesimo schermo), in cui un uomo avanza lentamente verso il primo piano e qui la sua “scorza mortale” si dissolve prima tra le fiamme, poi sotto una fragorosa cascata: è un invito ad abbandonare le apparenze sensibili e le certezze quotidiane, e a inoltrarsi tra le visioni interiori2 di un uomo contemporaneo.
Chiude l’itinerario espositivo Ocean without a Shore, versione montata per una sola lunga proiezione del lavoro presentato all’ultima Biennale di Venezia, in cui si succedono donne e uomini che, nell’attraversare un sottile velo d’acqua, mentre si sottraggono al bianco e nero e riacquistano il naturalismo cromatico, si affacciano su un altro mondo: felici, perplessi, spaventati, sollevati, timorosi, volitivi... e dopo una rapida esitazione, inesorabilmente tornano indietro. E’ la rappresentazione di un passaggio apparentemente reversibile fra due mondi, di una soglia virtualmente provvisoria, secondo una concezione spiritualista della vita e della morte3.
Nel percorso compreso fra queste due opere si distende l’ultimo decennio di attività dell’artista, raccolto con crescente coerenza attorno alla visione dell’uomo ridotto alla sua essenza più profonda: nascita e morte, maschile e femminile, gioia e dolore. Le forme si nutrono del riferimento alla tradizione artistica occidentale, che Viola indaga e ripercorre con consapevole libertà, muovendosi tra pietà e battesimi rinascimentali, memento mori barocchi, visitazioni manieriste, oratoria classica e predelle tardogotiche. Le citazioni iconografiche e tematiche, però, si coniugano in maniera irriverente e provocatoria con le nuove tecnologie, che prive di qualsiasi aura undergroud, si presentano nella loro veste più raffinata e innovativa, come i due schermi al plasma di Surrender (2001) con le immagini disposte in verticale; e dispiegano riprese nitidissime e colori saturi, la cui fascinazione iconica è accresciuta da un allestimento rigoroso, che può contare sullo staff del Bill Viola Studio.
Fin dal famoso The Greeting, presentato al Padiglione americano di Venezia nel 1995 e ispirato alla Visitazione di Pontormo (1528-29), l’artista costruisce dei set quasi cinematografici, su cui dirige i performer-attori: luci, sonoro, abiti, espressioni, tempi, tutto concorre alla messa in scena di un evento ripreso in pellicola o in digitale, mentre il montaggio mescola linguaggi e tecniche cinematografiche e video, naturalezza e finzione, colore e bianco e nero, immagine fissa e in movimento4.
La poliedricità delle nuove tecniche, la loro commistione e l’ideale continuità con le forme la rappresentazione tradizionale (pittura e scultura), sono fra i fili conduttori della ricerca di Viola, che non a caso nella mostra romana ha affiancato gli studi fisiognomici dei volti deformati dalle emozioni, nel rallentatore estenuato di Anima (2000), alla forza comunicativa delle mani, capaci di un linguaggio silenzioso ma eloquente, intimo e universale come in Four Hands. I piccoli monitor al plasma, inoltre, invitano alla visione ravvicinata e sollecitano un rapporto personale anche con la donna di Catherin’s Room (2001), che compie un rituale di meditazione e solitudine, nella stanza spoglia in cui la sua giornata si svolge sempre uguale (compressa o raccolta?), mentre sullo sfondo il tempo dei cicli naturali batte indifferente il suo ritmo. Al contrario in Emergence e soprattutto in Departing Angel il pubblico si sente quasi interno alla scena, avvolto dalla semioscurità e dal sonoro profondo, e scaraventato in un mondo dove i punti di riferimento sono assenti: ancora una volta nascita e morte si sovrappongono, sia nel caso delle riprese di un corpo che sembra piombare in acque buie, e invece è proiettato al rallentatore come se stesse emergendo dagli abissi, sia nella raffinata scena di un sepolcro – vegliato dalle due donne – che si trasforma in un fonte battesimale da cui emerge però un corpo senza vita, scultoreo ed esangue, come in Emergence.
Bill Viola ha saputo ricondurre la ricerca artistica alla radicalità semplice e violenta degli interrogativi esistenziali fondamentali, con la lucidità intellettuale e il rigore formale che gli provengono dall’attraversare ogni volta di nuovo la cultura e l’arte del passato, le tradizioni filosofiche e religiose orientali e occidentali. Un artista postmoderno, si potrebbe dire, perchè coglie le ripetizioni e le permanenze nel fluire del tempo storico, perchè ha rinunciato al contingente per dedicarsi all’esplorazione di ciò che è “umano”, sostenuto in questo da una non comune consapevolezza dalla propria responsabilità etica, divenuta pressante soprattutto da quando è giunto a livelli di popolarità eccezionali anche per l’attuale mondo globale.


A quanti sono invece attratti dal mito sempre rinascente dell’avanguardia, potrà sembrare troppo alto il prezzo che Viola ha pagato alla sperimentazione, abbandonando il rischio dell’incompiutezza che connotava i lavori degli anni ’70 e ’80, e di cui si trova ancora qualche eco in Memoria (2000). Nel video un volto si delinea progressivamente sul tessuto sgranato della “neve” elettronica, come sul monoscopio di un vecchio televisore fuori sintonia: quasi un aggiornamento della Veronica cristologica, il cui potere però risiede simbolicamente solo nella chimica e nella fisica delle immagini elettroniche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note
1. Cfr. C. Townsend (a cura di) L’arte di Bill Viola, Mondadori, 2005 (ed. orig. London, 2004).
2. Bill Viola. Visioni interiori, a cura di K. Perov, Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 6 gennaio 2009; catalogo Giunti, 2008.
3. Cfr. V. Valentini, a cura di, Bill Viola. Vedere con la mente e con il cuore, Gangemi 1993.
4. Ricchi di informazioni sono a tal proposito il web site dell’artista (www.billviola.com), e alcuni siti istituzionali come quello del J. Paul Getty’s Museum.

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