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ARTE


Ars Robotica

Di Motor


Uno dei temi (sotterranei) ricorrenti nel digitale è il rapporto con il corpo. Inseguendo paradigmi tecnognostici (hmm, sto parlando come Battiato... meglio smettere ...), in genere ci soffermiamo su software e wetware, cioè su codice e carne, come se fosse possibile ridurre tutto a bit e chimica del carbonio. Ci dimentichiamo del metallo, della macchina.
La fisicità della macchina definisce paesaggi, disegna il presente, incanala i futuri possibili. La macchina come industria ha definito il profilo dell'orizzonte degli ultimi secoli. La macchina della guerra spesso lo ha riazzerato.
Quanto più la macchina nel suo complesso evolve e diventa autonoma tanto più lega il suo destino all'umano (almeno per ora ... ma già è parte della cultura pop la paura di esserne sostituiti).
Attorno a noi abbiamo un ecosistema di meccanismi e comunicazioni, di flussi materiali e immateriali, dove il limite con l'umano diventa sempre più labile.
Nonostante tutto questo ci ostiniamo a ignorarne la presenza (perché questa enfasi sulla tecnologia invisibile?), oppure a camuffare la tecnologia come feticci cromati, feticci spesso vicari delle nostre sessualità (la seduzione del cromo e della (finta) pelle sintetica). Se è legittimo da parte nostra proiettare il nostro conscio/inconscio sulle macchine questo non ci dice però molto su di loro.
In ogni momento però un gran numero di macchine è all'opera. Come in una Disneyland totale, solo gli addetti alla manutenzione conoscono cosa c'è dietro lo spettacolo e se poteste guardare attraverso le pareti non sarebbe difficile vedere , oltre ai flussi di bit, strutture in movimento di plastica e metallo. L'illusione però richiede l'invisibilità. Le fabbriche stesse si chiudono su se stesse. I meccanismi vengono sigillati. Le industrie nascoste, le centrali mimetizzate, le condutture sepolte.
In fondo molti sembrano desiderare un futuro di trasparenza tecnologica. Non possiamo più immaginare di fare a meno della macchina, ma la vorremmo leggera, impalpabile, trasparente appunto: per credere forse di avere riconquistato un posto centrale nella cosmogonia? O forse per illuderci di ritornare alla mitica età dell'oro, pacifica e bucolica, dove mani invisibili regolano il giardino dell'Eden ritrovato?
In realtà abbiamo fatto solo passare i cavi nei muri e nei pavimenti tecnici (guarda caso là dove corrono gli insetti... altri candidati alla successione).
La robotica è alla base dei parchi di divertimento, di molti effetti cinematografici (mi spiace illudervi ma non è tutto fatto col computer...); permette la produzione di tutti gli organismi a base di silicio che ci circondano, poiché la mano e l'occhio umani non sono più abbastanza precisi.
Fa parte della definizione e della produzione di questa realtà virtuale che noi chiamiamo il quotidiano.
Non credo sia più il tempo della esaltazione futurista di una presupposta bellezza della luce elettrica e del motore a scoppio, bellezza che è sempre legata ad un giudizio umano: mi interessa la fisicità della macchina, del robot che percuote, che fresa, alesa, scolpisce con maniacale cura. E che magari suona (ma celebrando cosa o chi?).
Il digitale anche qui è presente. Basterebbe riflettere sui molti significati del concetto di tecnologia del controllo (delle macchine , degli umani, dell'ambiente...).
L'arte robotica diventa un percorso affascinante, proprio perché riapre il discorso sul limite tra umano e non umano anche attraverso la fisicità della macchina. E se le macchine diventano autonome e insieme simili a noi , fino a quando saranno solo macchine?

robot giocattolo


Perché i robot fanno paura quando si ribellano? In fondo non è la stessa cosa se il motore della vostra auto si rompe? La ribellione della macchina non sarebbe quindi solo un guasto?...
Riflettere sul rapporto tra umano e macchinico diventa urgente. Riflessione che per me diventa interessante in quanto apre o conferma paesaggi di sperimentazione artistica.
Ovviamente non sono certo il primo a sentire il fascino.
Tra gli esempi numerosi devo citare almeno Marcel Lì Antunez Roca, Survival Research Laboratory, Suguru Goto, ... provate a seguire i link suggeriti.
Robot che suonano, soffrono, si distruggono. Odore di olio , di meccanismi surriscaldati, di elettricità , vibrazioni che non sono l'output di un D/A converter, ma reali vibrazioni di masse metalliche, di condutture idropneumatiche, di cavi elettrici surriscaldati.
E insieme ai festival si vede l'arrivo di robot più simili ad animali domestici, come se per sbaglio il traslocatore di Star Trek avesse intercettato il Muppet Show... robottini come pelouche o cagnolini. (ma la domanda resta la stessa: perché addomesticare queste macchine? di cosa abbiamo paura?)

 

 

[BOX]


Tanto per iniziare ...
La guerra nell'era delle macchine intelligenti - De Landa Manuel - Feltrinelli
Bernard Wolfe - Limbo: il sistema "Immob" - Fanucci
Karel Capek's - R.U.R. (Rossum's Universal Robots) - Bevivino
Il cyborg. Saggio sull'uomo artificiale - Antonio Baronia - Shake
Links suggeriti ...
http://www.cronos.net/~bk/amorphic/
http://www.ensemblerobot.com
http://lemurbots.org/
http://www.capturedbyrobots.com/
http://robotlab.de/
http://artbots.org
http://www.srl.org/


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