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Dall’Idea
alla Realtà
Di Antonio Rolloi
Un festival di Arti Elettroniche
e Nuovi Media nel Salento
Quando nel 1990 lasciai il Salento per andare a studiare i computer
all’Università di Torino non avevo
ancora chiaro il concetto di non-lineare, l’adolescenza di
un ragazzo in un paese della provincia di Lecce di poche migliaia
di anime scorre in maniera abbastanza lineare in sintonia con un
ecosistema che scandisce il tempo secondo uno dei climi più
invidiati al mondo, il clima mediterraneo, non troppo freddo d’inverno
e non troppo caldo d’estate. Un adagio cullante che comunque
già aveva finestre di non-linearità nella televisione,
e nei primi computer semi-giocattolo. Oggi il contesto è
completamente mutato. Fa molto caldo d’estate e molto freddo
d’inverno. Non solo il clima è cambiato ma anche le
persone e i desideri, e come dice Edgar Morin «ll’indebolimento
della percezione del globale conduce all’indebolimento delle
responsabilità (in quanto ciascuno tende a essere responsabile
del suo compito specializzato), nonché all’indebolimento
della solidarietà (in quanto ciascuno non sente più
il legame con i concittadini)». L’idea di realizzare
un Festival sulle Arti Elettroniche e i Nuovi Media nasce dalla
consapevolezza di portare in una terra di confine come è
il Salento, i lavori e le esperienze che attraverso la lente della
sperimentazione artistica con i nuovi media mettono a fuoco problematiche
di carattere sociale e culturale in cui il rapporto tra globale
e locale viene scritto in forme di partecipazione multisensoriale
che attivano una nuova percezione del reale più profonda.
Nell’introduzione al ventennale di Ars Electronica di Linz
scrive Hannes Leopoldseder «Esattamente
come ogni nuovo media ha portato trasformazioni nel reale - ad esempio
la stampa ha prodotto le librerie, il telefono la cabina telefonica;
il film i cinema, oppure la televisione che ha creato una sua presenza
in ogni casa – la cultura dei nuovi media digitali porterà
alla creazione di nuovi spazi, nuovi ambienti, nuove installazioni»
e la cultura dei nuovi media digitali serpeggia silenziosa
tra le strade incorniciate da ulivi del Salento. Il festival che
sta nascendo in questi giorni è frutto di relazioni non lineari
che sono confluite in un progetto StreamFest che
avrà luogo nel quartiere fieristico di Galatina dal 26 al
28 Luglio. In questi tre giorni artisti locali, nazionali e internazionali
porteranno installazioni, musica e immagini frutto di lavoro con
i nuovi media digitali. Sono molto legato da un concetto di
Carlo Infante “Nativi Digitali”, ovvero
quelle generazioni che a partire dagli anni 80 sono nate quando
le tecnologie iniziavano il processo di trasformazione del reale
e che oggi sono giunte a livelli di sofisticatezza tale da ridiscutere
completamente non solo la cultura digitale ma il sistema cultura
nel senso di bene pubblico e processo di sviluppo. Bruce
Sterling nel suo ultimo libro La Forma del Futuro si
interroga sui cambiamenti in atto affermando che sono mal compresi
per due ragioni «Primo, compaiono nuove forme progettuali
e produttive che non hanno alcun precedente storico e sono destinate
a creare novità sostanziali. Secondo, i modi di produzione
usati attualmente non sono più sostenibili. Hanno scale enormi,
la loro storia è lunga, e hanno conosciuto lunghe fasi di
ricerca e sviluppo, ma non possono andare avanti nella forma attuale.
Lo status quo usa forme di energia e di materia arcaiche, limitate
e tossiche: danneggiano il clima, avvelenano la popolazione e fomentano
guerre per le risorse». Stiamo consegnando un mondo mal
messo ai nostri nativi digitali che raramente trovano modo di esprimere
pubblicamente la propria visione del mondo così com’è,
ancora da costruire. Il mercato locale sembra non pronto ad accogliere
il crescente numero di nativi digitali neo-laureati che formati
in questo ultimo decennio definito da tutti “accelerato”
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, faticano a praticare
la cultura in un sistema che ha radici troppo lineari per fronteggiare
una società che sta facendo dell’incertezza un valore.
Vivendo nel Salento mi accorgo che dei nuovi media abbiamo una percezione
sfuocata e come dice John Maeda nelle sue leggi
della semplicità «Le rappresentazioni sfocate hanno
un fascino mistico e dunque sono invitanti per natura» e
secondo natura c’è in questo territorio una sorta di
fascinazione non supportata da consapevolezza sui processi globali
che le nuove tecnologie e i nuovi media stanno mettendo in atto
giorno per giorno.
E giorno per giorno la prima edizione dello StreamFest
sta diventando realtà. Artisti e amici di ogni parte d’Italia
e d’Europa portano il frutto delle riflessioni sui nuovi media
e le esperienze di manipolazione dei suoni e delle immagini per
creare contesti di racconto emozionale e di voglia di condivisione.
Lo spirito dello StreamFest è quello
di armonizzare la bellezza del territorio locale con i processi
e le prospettive globali. Non un festival di nicchia o solo per
gli addetti ai lavori ma aperto al pubblico in generale, proprio
per condividere quelle traiettorie contemporanee e per portare a
casa un’esperienza che possa permettere di aiutare a decifrare
il mondo interconnesso in cui viviamo. Le chiavi proposte dallo
StreamFest sono per quest’anno: emozioni, scoperta
e gioco. Emozioni perché in una società dell’incertezza
la riscoperta delle proprie emozioni può funzionare da collante
sociale e linfa progettuale. Scoperta perché la capacità
di lasciarsi stupire è una virtù da coltivare per
fronteggiare un mondo che pare impazzire da un momento all’altro.
Infine il gioco ovvero quella necessità naturale che mette
in moto la nostra capacità di relazione e di partecipazione.
Scriveva Gregory Bateson nel 1979 «Perfino
molti adulti con figli non sono in grado di fornire una spiegazione
soddisfacente di concetti come entropia, sacramento, sintassi, numero,
quantità, struttura, disegno, relazione lineare, nome, classe,
pertinenza, energia, ridondanza, forza, probabilità, parti,
tutto, informazione, tautologia, omologia, massa, messa, spiegazione,
descrizione, legge dimensionale, tipo logico, metafora, topologia,
ecc…», nel 2007 queste parole hanno acquistato
un significato condiviso perché sono concetti che attraversano
il nostro quotidiano, sono nella nostra testa. In tre giorni ne
mostreremo solo alcune, ma è già una grande gioia
poterle vivere in forma di installazioni, video e suoni.
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