Ali sul mondo

Eccomi qui, ancora una volta, a salutare gli amici che mi hanno seguito, tollerato, apprezzato; tutti coloro che – in varia misura – hanno condiviso in queste pagine il rispetto per il mondo e per i popoli che è l’unica “guida” che conosco e riconosco.

Mi accingo di nuovo a volare, stavolta la meta è il Madagascar. Ma sono certo che saprò ancora una volta annotare sul mio taccuino (che, negli anni, si fa sempre più pesante e negligente) quei piccoli dettagli che paiono agli occhi di chi le scrive semplici ma pertinenti “illuminazioni”.

E’ uno spirito pieno di “voglia ludica” quello che oggi vi dà appuntamento a Settembre con nuove storie e, lo spero, “esili magie”.

Lo so (e non ne nutro l’ambizione), mai potrei essere capace di portare a qualcuno il messaggio di rispetto e di pace che abita nel fondo del mio animo.

Il mio “diario” non ha la forza di “volare così in alto” da attirare l’attenzione di molti, mi fa però piacere che talvolta pare avere la forza di spartire qualche suggestione con alcuni.

Un vecchio proverbio tibetano recita:

«Sebbene gli uccelli volino alti in cielo,
la loro ombra striscia sulla terra».

ombra_uccelli

Io, che non ho mai preteso di volare alto nel cielo (e che persino per gli ultraleggeri continuo a non trovare il tempo di prendere il brevetto), so accontentarmi dell’ombra.

Non pretendo di “lasciare segni”; e certamente non ho “messaggi” che reclamino di essere “declamati”; ma trovo nel movimento e nel contatto con i popoli una versione – certamente “minore” – di quella che Carlos Castaneda (a proposito del Messico) ha definito Tensegrità (edizioni BUR): «La parola Tensegrità è una definizione molto accurata perché nasce dall’unione di due termini, tensione e integrità che connotano le due forze trainanti dei passi magici…». Presso certe popolazioni messicane i movimenti del corpo sono considerati magici perché, se eseguiti con intento stimolano l’energia vitale ridistribuendola nell’organismo e aumentando (o dirottando) le capacità psichiche.

Non consideratemi un mistico – proprio non ne ho l’attitudine – semplicemente (malgrado la mia passione sfrenata per l’architettura contemporanea) – a volte mi viene la tentazione di opporre al design passionale del post precedente – l’apertura verso finestre che si affacciano su un’anima che sa rassegnarsi a volare basso.

Di questo prossimo volo nell’isola più grande dell’Africa vorrei ancora una volta fare tesoro. A chi piace “seguire o interpretare le tracce” confermo l’appuntamento per Settembre.

Vetivety!!!

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