Fast Film
Di Giulia Bertini
Il nuovo film di Virgil Widrich, una co-produzione
austro-lussemburghese, offre una estetica decisamente nuova ed una
tecnica di animazione tutta da esplorare.
Una donna viene rapita ed un uomo corre in suo soccorso. Durante la
loro fuga i due finiscono nel quartier generale dei rapitori: un
trama classica concepita come un omaggio ai film d’azione.
La realizzazione, durata circa due anni, ha comportato la stampa di
oltre 65.000 immagini tratte dai film hollywoodiani di tutti i
tempi. La carta stampata, piegata, stracciata, contorta, composta e
sistemata in tableaux complessi, viene fotografata da varie
prospettive e trattata con complessi montaggi ed efficaci strumenti
di post-produzione per dar vita ad un film dai toni sorprendenti e
surreali.
Nel complesso sono stati visionati approssimativamente 1200 film e
circa 400 sono stati utilizzati in Fast Film. In alcuni shots
sono presenti contemporaneamente immagini tratte da 30 diverse
pellicole; così mentre apprezziamo la storia principale, la nostra
memoria è sollecitata a produrre le proprie associazioni, a
funzionare da catalizzatore di altre mille storie possibili e
frenetiche.
L’idea iniziale era quella di realizzare tutte le scene utilizzando
unicamente il tavolo di animazione, poi i movimenti si sono fatti
più complicati e così gli “animatori” sono dovuti ricorrere ad un
mix di animazione e post-produzione.
Dall’intreccio della trama con la tecnica d’animazione nasce un film
che trapassa continuamente da un genere all’altro: l’azione, il
dramma, il musical, il romantico… e talvolta sfocia nell’horror e
nel grottesco tipico di molti B-movies.
L’estetica del film è caratterizzata da un certo grado di
imprecisione, che contrasta volutamente con il tratti “puliti” della
computer animation: aeroplani, treni, cavalli di carta animati a
mano mostrano i caratteri delle figure piegate e “stropicciate” e
conferiscono alle vertiginose frequenze un movimento nervoso,
ruvido, scattante.
La modellazione di alcune figure come quella del cavallo in corsa ha
richiesto la collaborazione di un maestro giapponese di origami.
La “velocità” che caratterizza il film non è unicamente data dal
fattore psicologico di vedere molte immagini dal carattere diverso
contemporaneamente e dalla sollecitudine rivolta alla memoria:
sebbene nel film vi siano alcune scene che durano intorno ai venti
secondi, gran parte di esse non superano i tre/quattro secondi.
Anche la colonna sonora è stata costruita attraverso campionamenti
di suoni derivati da varie sorgenti: vecchi film, musiche, rumori
quotidiani… In molti casi una pluralità di tracce si mescola e si
confonde all’unisono, creando effetti di accelerazione e di
stordimento; ed in altrettanti casi è proprio al sonoro che viene
affidato il compito di fare da “ponte” tra una suggestione
cinematografica e l’altra.
Nel CD-ROM allegato a My MEDIA -
Osservatorio di Cultura Digitale sono presenti un estratto del
cortometraggio d'animazione ed il filmato del making of.
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