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EDITORIALE


Eraclito ed il fotofonino

Di Fabrizio Pecori



Giunta quasi ad esaurimento l’ondata di penetrazione degli smart phones dotati di fotocamera digitale nei mercati occidentali, i produttori internazionali possono contare sul risveglio dei paesi in via di sviluppo.
Non recepisco con grande sorpresa il fatto che uno dei continenti più strategici quanto a possibilità di accesso sia l’Africa (fonte Affari e Finanza – 6 Novembre 2006). In un recente viaggio nelle regioni centrali – del quale ho lasciato più di una traccia nel numero precedente di My MEDIA – ho avuto più volte modo di stupirmi di come la penetrazione dei telefonini fosse, sfidando ogni spiegazione razionale, di gran lunga più sviluppata di quella della stessa rete elettrica dalla quale gli apparecchi e le antenne sono obbligati a trarre la propria alimentazione.
La curiosa commistione con la quale si fondono continuità e tradizione assume aspetti particolari nel “continente nero” in cui la mediazione culturale tra la tradizione millenaria ed i riverberi delle istanze occidentali assumono forme inedite e talvolta perfino difficilmente percepibili.
Avvicinandosi con gli occhi del turista in cerca di suggestioni antropologiche alla realtà quotidiana dei villaggi, del lavoro degli artigiani e delle occupazioni delle donne viene quasi naturale sentirsi immersi in un ritmo talmente lento da non riuscire a percepirne l’evoluzione.

 

 


Ma a ben vedere l’impressione è frutto dell’atteggiamento di chi guarda: se gli aspetti tradizionali sono innegabili è altrettanto vero che già nel primo secolo dopo Cristo, l’Africa sapeva offrire ad un osservatore minuzioso come Plinio il Vecchio «semper aliquid novi» (sempre qualcosa di nuovo).
Se si eccettuano certe devastanti devianze come - per citarne solo una -, la penetrazione delle armi, il continente africano sembra riuscire in generale a reagire ad ogni immissione esterna con una filosofica incuranza che lo pone di fatto al riparo dalla perdita della propria identità.
Mi sento di riporre fondate speranze sul fatto che l’Africa riuscirà anche a far fronte alla perniciosa invasione dei fotofonini mantenendo immutato il plurisecolare atteggiamento, ma non riesco a scacciare una insidiosa forma di preoccupazione perché se è vero che i tempi cambiano per tutti (»,«non si può discendere due volte nello stesso fiume diceva Eraclito) è altrettanto vero il prezioso aforisma che Sergio Ramazzotti (autore del documentatissimo Afrozapping – edizioni Feltrinelli) ha avuto modo di leggere pochi anni fa sul lunotto di un minibus nel Burkina Fasu: «La matita di Dio non ha la gomma».

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