| Shiva
e l’antropizzazione del web
Di Fabrizio Pecori
«Molti e molti anni fa, i sessantamila figli malvagi
del re Sagara furono inceneriti dallo sguardo furioso di un Saggio
disturbato durante la meditazione. Sessantamila anime morte, prigioniere
dell’inferno, che solo l’acqua della dea Ganga avrebbe
potuto liberare in cielo e far entrare nel regno di Visnu.
Molti e molti anni dopo, Yama, il dio dei Morti, giudice delle azioni
umane, chiese al re Bhagirath, il discendente di quella stirpe,
di riscattare i suoi antenati e di far scendere Ganga sulla terra.
[…] il dio [Shiva, N.d.R.] ascoltò [le preghiere di
Bhagirath, N.d.R.]. Esaudì il suo desiderio. Ma la dea Ganga
‘colei che va veloce’, cadendo dal cielo avrebbe distrutto
la terra con la sua potenza se Shiva, imprigionandola nella foresta
dei suoi capelli non l’avesse domata e ridotta a sorgente
benevola e purificatrice. E cosi la Ganga scese dalla fronte di
Shiva, seguì il re Bhagirath e si scavò il suo corso
in questa valle stretta e profonda che da allora prese il nome di
Bhagirathi.» (Giuseppe Cederna –
Il grande viaggio)
Ancora oggi il Gange scorre placido e generoso lungo una importante
fetta di territorio che attraversa il Nepal e l’India,
portando vita, prosperità e partecipando benevolo a riti
sacri di ogni sorta: abluzioni, cremazioni, iniziazioni… Rallentato
il flusso sconsiderato ed indistinto della Ganga celeste, il fiume
rappresenta una delle principali risorse materiali e spirituali
di questi territori: si pensi anche solo ai milioni di pellegrini
che con cadenza periodica si radunano presso le sue acque per celebrare
la grande festa sacra del Khumb Mela.
Quel flusso indiscriminato ed incontenibile mi ricorda molto da
vicino l’autostrada di bit che attraversa quotidianamente
lo spazio telematico del nostro pianeta: un flusso indistinto di
dati con i quali si controllano mercati, si influenza l’esito
delle guerre, si impostano azioni di guerriglia, si propaga informazione,
disinformazione, controinformazione…
|

Noi – figli di questa epoca e di questa società –
non possiamo contare sulla chioma fluente di Shiva per
domare l’impeto della grandi sorgenti telematiche;
ma abbiamo dalla nostra uno strumento molto molto più potente
e raffinato: la possibilità di partecipare in prima persona
alla configurazione presente e futura del Web.
La soluzione sta in quella formula che da anni attraverso le pagine
di My MEDIA continuiamo a proporre e che
può essere ben riassunta dall’esortazione coniata da
Carlo Infante: “antropizziamo il web!”.
Il grande fermento delle community on-line e delle iniziative
pubbliche e private che sempre più stimolano a nuove forme
di confronto e di partecipazione ci spinge a credere che questa
sia la direzione giusta.
|