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L'animazione digitale quasi pittorica del primo
lungometraggio d'animazione 3D italiano
Immergendoci in un quadro animato
dalle tinte calde e costellato da personaggi improbabili e
spigolosi, L'Uovo ci ammalia dapprima con la suadente voce
del narratore e la delicata narrazione in versi di un ambiente
forse fin troppo arcadico; ma ben presto la storia ci cattura
e ci inebria.

Dimentichiamo in parte il filtro straniante
conferito dalla accurata stilizzazione dei personaggi e ci
lasciamo irretire dall'entimema tragico della storia, dal
dilemma che si consuma lasciandoci con la persuasione che
sempre, nelle storie come nella vita, si possono individuare
nuove opzioni, indagare ipotesi alternative, ripensare le
trame con le quali si è soliti raccontarsi.

Tratto dall'omonima novella in versi
del poeta milanese Roberto Malini e appositamente prodotto
per l'home video (la sua uscita in DVD e videocassetta è
prevista per Settembre), L'Uovo è il primo lungometraggio
di animazione 3D italiano. Si
tratta di una forma molto particolare di animazione tridimensionale
che il regista, Dario Picciau, ama definire pittorico animato:
un effetto che tramite una sapiente miscela di animazione
3D, realizzata con Maya, ed una accurata post-produzione,
affidata ad After Effects e ad un plug-in appositamente realizzato
per il film, ci conduce in ambienti classicheggianti dove
i personaggi, appena sbozzati quasi a ricordare il ruolo delle
maschere, si muovono quasi fossero calde pennellate dotate
di anima e sentimento.



L'ambiente lirico, la narrazione composta, il delicato vibrare
della nota tragica assecondano la nostra immagine e ci immergono
in un universo che è davvero difficile riuscire a credere
che sia stato sviluppato da un team di solo sei persone.
Ma ciò che colpisce soprattutto ne L'Uovo è
il suo collocarsi in un terreno a metà strada tra il
tragico, il poetico ed il filosofico, dando vita ad una parabola
aperta che mette in contatto inderogabile lo spettatore con
i grandi valori espressi nel corso dei secoli dall'umanità.

E' una storia senza tempo e senza
quiete che ti bussa alle spalle, ti avvolge, ti trascina e
ti lascia come su
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una sponda, colmo di
interrogativi che attendono risposta mentre i personaggi sfumano
sulle ali leggere e soavi della musica classica.

"Conosci Walden, l'opera di Henry
David Thoreau?", commenta il regista, "A un certo
punto un eremita esclama, nella sua solitudine in mezzo a
un bosco: "Mi domando cosa stia facendo il mondo.

In queste ultime ore non ho udito
neanche il rumore di una cavalletta tra le felci". Poi
vede arrivare, su per l'unico sentiero, un poeta, e gli chiede:
"Ehi, signor poeta: che ne pensi, oggi, del mondo?".
Il poeta gli risponde "Guarda quelle nuvole. Sono la
cosa più grande che abbia visto, oggi. Non c'è
niente di simile neanche nei quadri antichi". L'Uovo
è come quelle nuvole. Per comprendere l'opera, bisogna
dimenticare per un po' la logica del mondo e abbandonarsi
alla poesia".

Dal punto di vista tecnico la "morbida
tinta" che avvolge tutte le scene del film è stata
realizzata tramite una curiosissima tecnica messa a punto
dal team che ha lavorato a L'Uovo: l'intero film è
stato renderizzato due volte con una leggera distorsione prospettica
tra le due scene; quindi ci si è avvalsi del plug-in
scritto per After Effects per "isolare" colori e
tonalità desiderate e dare al programma due diverse
informazioni sulle quali lavorare, per ottenere dalla loro
"miscela" gli effetti di pennellata e movimento
che conferiscono al film quel senso pittorico che lo contraddistingue.
 
Per maggiormente assecondare questa
particolare percezione nello spettatore gli artisti hanno
agito anche a livello di fabula, spostando l'ambientazione
originale del poema dagli anni '70 del Novecento al più
intimo e sottile Ottocento, nella cui campagna aleggia il
chiarore delle lampade ad olio ed i buoni profumi senza tempo
che in parte riecheggiano le composizioni più fortunate
di Guido Gozzano, assicurando al contempo alla storia quei
confini idealizzati ed archetipici che la collocano fuori
dal tempo e, proprio per questo, in ogni tempo.

Presentato in anteprima internazionale
nel corso del Future Film Festival il lungometraggio è
stato insignito del Platinum Grand Prize della manifestazione;
un premio neonato che vuole essere riconoscimento e stimolo
per le nuove produzioni.

Questa la motivazione: Per la capacità
di immettere elementi di novità stilistica e narrativa
nel linguaggio dell'animazione in computer grafica 3D con
una produzione indipendente di grande qualità.
Nel C&I cdMagazine un breve estratto
de L'Uovo e la videointervista a Dario Picciau
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