Si è appena conclusa, con un
bilancio estremamente positivo, la rassegna “Palazzo delle
Libertà” con la quale il Centro di Arte Contemporanea di
Palazzo delle Papesse a Siena si è trasformato in un vero e
proprio cantiere per la produzione e promozione di giovani
artisti
Trenta artisti, italiani ed internazionali, hanno
“occupato” stanze, corridoi, scalinate, ambienti di servizio
del Centro per proporne personalissime interpretazioni in
piena “libertà”.
La stimolante idea di mettere a contatto gli artisti con
spazi spesso angusti, difficili e condizionanti, nata con il
Progetto Caveau, è stata in questa occasione
condotta agli estremi limiti, riaffermando il ruolo di
Palazzo delle Papesse come cantiere per la produzione
artistica.
Costellata di numerosi accadimenti dalla danza alle
performances, dalla musica agli happenings,
l’ultimo dei quali il vernissage con concerto in
occasione della presentazione dello splendido catalogo, la
rassegna è andata ben oltre il principio delle project
rooms dello spunto originale.
«L’intento è quello di offrire un punto di vista
multicentrico. Non vi sono restrizioni all’interno del
Palazzo delle Libertà: né concettuali né espressive. La
fotografia, la pittura, il video, la scultura e
l’architettura destrutturata divengono così mezzi tutti
parimenti leciti per offrire una lettura o
un’interpretazione indipendente dello spazio».
Gli artisti coinvolti nel progetto sono:
Chema Alvargonzalez, Daniel Blaufuks, Anna Boggon, James
Casebere, Sandra Cinto, Vittorio Corsini, DE-ABC (Luca
Pancrazzi, Steve Piccolo, Gak Sato), Arthur Duff, Giovanni
Lindo Ferretti, Alex Hartley, Jonathan Jones, Adalberto
Mecarelli, Sabrina Mezzaqui, Janet Mullorney, Aldo Nove,
Robert Pettena, Lorenzo Pizzanelli, Petulia Mattioli+Eraldo
Bernocchi+Harold Budd, Letizia Renzini, Felix Schramm, Max
Streicher, Mark Themann, Rafael Vargas-Suarez Universal,
Suzann Victor, Italo Zuffi.
Cui si aggiunge il Caveau di Isabella
Bordoni, che abbiamo presentato nel precedente numero di
Computer & Internet.
Fastidiosa ed irriverente
«Un progetto evasivo-eversivo, incurante delle
buone regole», leggiamo nelle intenzioni dei curatori,
Lorenzo Fusi e Marco Pierini. Certamente un
progetto riuscito: denso di creatività site-specific,
moderatamente provocatorio, capace di conferire volti anche
inediti alla ricerca artistica contemporanea.
Non può lasciare indifferenti, in questo clima volutamente
eversivo, il giungere in prossimità delle toilettes ed
avvertire il ronzio persistente ed irritante di un nugolo di
mosche.
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Proprio nella stanza attigua (strategia
poetica o esigenza logistica?) ecco alcuni affaccendati
avventori che, scacciamosche alla mano, continuano a
martoriare l’intonaco dell’edificio proprio in concomitanza
di una videoproiezione dal “colore esotico”: siamo entrati
nella Moschea di Lorenzo Pizzanelli.
Sullo sfondo decorato che richiama i “merletti” dei luoghi
sacri all’Islam ronzano e svolazzano inquietanti MGM
(Mosconi Geneticamente Modificati) i cui tratti
somatici non lasciano dubbio alcuno di paternità. Dodici più
una, bianca, sono le mosche presenti nel video interattivo
con le facce di: Hitler; Mussolini; Stalin; Fidel Castro;
Saddam; Bush + Bush Senior; Bin Laden; Berlusconi; Pinochet;
Sharon; Napoleone; Cesare; Papa Pio XII.
Colpendole, neppure troppo virtualmente, con la paletta
scaccia mosche lo spettatore potrà guadagnare qualche attimo
di sollievo. Ben presto però gli insetti mutanti tornano
fastidiosamente alla carica, riempiendo del loro suono le
stanze del Palazzo: non danno tregua… schiacciarle,
più che un atto di “libertà”, diviene una esigenza del
“destino”.
Forse si tratta solo di una approssimativa suggestione, di
un parallelismo improprio. Ma il pensiero corre alle parole
di Antoine de Saint-Exupéry: «La civiltà [e,
sembra, anche l’arte, N.d.A.] non ha solo a che vedere
con le cose materiali ma con gli invisibili legami che
legano una cosa a un’altra».
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