Mentre le filosofie e le psicoterapie
si affaccendano da secoli per fornire in chiave narrativa
quel filo del racconto che ci consenta di comprendere e
rappresentare il senso della nostra esistenza, esortandoci
ad indossare le lenti di una qualche meta-teoria, attraverso
Internet in molti riscoprono il piacere del nonsense,
della performance in sé e per sé.
Nasce così, e rapidamente si diffonde anche in Europa, il
flashmob: proposta e coordinamento di “azioni” pacifiche
che impegnano il corpo (ma non la mente) degli aderenti.
Ecco allora che alla fine di luglio il tam tam telematico
coordinato da
flashmob.fantasmaformaggino.it porta nella romana
libreria di Messaggerie Musicali centinaia di persone
che nell’arco di pochi minuti assaltano i commessi con
richieste di informazioni ed ordini di libri inesistenti ed
assurdi e terminano la performance con un lungo
applauso.
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In barba alla serietà delle
metanarrazioni, è come se Ulisse, ritrovata Itaca
e Penelope, ben presto decidesse di partire
nuovamente, forse perché vi è ancora da portare un remo ad
un popolo che non conosce la navigazione, forse perché
Penelope possa ancora tessere e rapidamente distruggere
le microstorie dei suoi arazzi.
Certo anche Odisseo desidera Itaca e tutto
quel che essa contiene, ma a differenza di Edipo non
torma a casa troppo presto; forse prova anche gusto ad
aggirarsi nel labirinto delle proprie avventure, privo di
una giustificazione e di una meta-visione, di una
“geografia”.
Si tratta di ferrei destini o di esigenze di copione?
Quando si ha un solo copione, la questione non si pone: quel
copione diventa destino, la creatività è castrata, ed anche
Ulisse deve vedersela con il monocolo Ciclope,
emblema mitico di tutti i “mono” dell’Universo.
Così, al di là della sobrietà delle teorie che cercano sensi
profondi, il filo del racconto si può tessere e ritessere
con Penelope, si può anche farne filo forte come una
corda per saltare, o mettersi in cordata, o tirar la corda
fino a trovarsi legati mani e piedi, o dispiegarlo come
Arianna nel labirinto, senza però dimenticare che vi può
essere del godimento anche nel perdersi (come quasi tutti
gli amanti dei giochi di vertigine ben sanno).
Nel frattempo, con alterne fortune, i mob italiani
hanno cominciato ad avvicendarsi, dividendosi per il momento
tra Roma e Milano. E’ un po’ come convocare la stupidità
di Musil, la follia di Erasmo, la
non-azione di Lao Tze, per approntare ad
Ulisse un prontuario fresco di “istruzioni per
diventare Nessuno”.
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