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Digital Story-Telling
Di Giulia Bertini

Le micronarrazioni tra teatro e linguaggi multimediali
Narrare, insegnare in ambiente digitale - "…Lo schermo multimediale attraverso la videoproiezione può creare un ambiente in cui un performer - un narratore, ma anche un insegnante impegnato in una lezione - può attivare un percorso espositivo dinamico, sollecitato dai link ipertestuali e da animazioni grafiche e video.
Il "digital story-telling" si basa su un principio semplice: la parola amplifica il suo senso se la si combina alle immagini, anche perché la visione si basa sul montaggio analogico delle associazioni, un procedimento più fluido, tendenzialmente automatico da parte delle nuove generazioni affinate al rapporto con lo schermo del computer…" Carlo Infante

In scena

Ho conosciuto Ombretta Zaglio ed il Teatro del Rimbalzo lo scorso anno durante A_D_E, nel corso del Festival Inteatro di Polverigi, quando hanno presentato la magica web-experiences dedicata alla grande guida alpina Mattia Zurbriggen (la cui componente multimediale è in parte presente nel C&I cdMagazine). Mi ha subito conquistata quel modo di Ombretta di presentarsi come "cantastorie neotecnologica", fantasiosa e coinvolgente. Poi ho avuto modo di vedere una anteprima di Un cappello Borsalino, più espressamente concepita per il teatro, ed ho capito più a fondo quel suo modo di procedere, raccontando piccole storie, frutto maturo di anni di ricerca delle fonti storiche e di leggiadria narrativa.

In scena

Inseguendo una folata di vento
Da sola sulla scena, con pochi semplici "strumenti" (un cappello, un panchetto…) ed uno schermo retroilluminato che corrobora ed offre spunti con immagini alla narrazione affidata alla capacità di modulare la voce ed a pochi, non invadenti, commenti sonori, Ombretta racconta piccole storie che hanno il sapore buono delle cose di altri tempi e piano piano riesce a ricondurti nella dimensione quasi cosmica del tempo e della Storia.
Seguendo un filo narrativo che si dipana delicato e quasi impercettibile viaggiamo nel tempo e nello spazio. Conosciamo il piccolo Borsalino, la sua voglia di migliorarsi… lo seguiamo in un viaggio che ci porta a riconoscere e riflettere sul fenomeno dell'immigrazione e del mito che spesso lo circonda… lo spiamo indiscreti nel suo affermarsi in Francia… lo accompagniamo solerti nel suo viaggio di ritorno… entriamo nella sua bella fabbrica, parliamo con gli operai e, soprattutto, con le operaie che forniscono ad Ombretta lo spunto per imbastire un nuovo delicato arazzo sulla condizione femminile… lo seguiamo nelle prime difficoltà, venendo a conoscenza attraverso la voce degli operai della necessità dello sciopero, delle difficoltà divenute inconciliabili tra coscienza di classe e fedeltà al datore di lavoro…
Alla fine dello spettacolo, dopo aver seguito quel cappello, quasi bizzoso nel suo lasciarsi condurre con grazia in una narrazione che lo agita come una improvvisa folata di vento, non possiamo che concordare con il delicato incipit che Ombretta ci fornisce a mo' di chiave di lettura in un breve prologo ipermediale: il cappello prende la piega dell'anima.
Lo spettacolo si pone in un'ottica nuova: da una parte la narrazione come arte del racconto e traduzione di
dati documentari (ricerca storica, interviste, web, biografie) e dall'altra l'immagine al computer e

l'elaborazione in Flash per veicolare una memoria che sia anche visiva.

In scena

Un workshop per la didattica
Dopo avere seguito la puntuale ricostruzione storica della nascita e dell'evoluzione della fabbrica, a partire dalla vicenda umana e dalla passione del suo fondatore, Giuseppe Borsalino (1834 - 1900) che tanto intensamente si diede da fare per creare attorno alla sua fabbrica quella solida fama che perdurerà nel tempo, ci rimane la sensazione genuina di avere assaporato una storia che si snoda attraverso un lungo arco di tempo, rievocando episodi e momenti della vita quotidiana dell'800. Si va dal mondo dei cappellai francesi a quello degli emigranti nelle Americhe, dagli indios ai gangsters, fino alla vita quotidiana degli operai e delle operaie della fabbrica e al loro rapporto con i proprietari. Si assimila un altro punto di vista sul "narrare" che contempla un utilizzo comunicativo e creativo del computer e una metodologia che traduce ricerca storica e biografica in un racconto con immagini offrendo interessanti spunti anche a ragazzi ed insegnanti.

In scena

Ecco perché ho molto gradito l'idea del Teatro del Rimbalzo di proporre, avvalendosi degli stessi mezzi e metodologie, un workshop orientato a insegnanti e ragazzi sulla forza persuasiva della micronarrazione in ambiente digitale.
In fondo, come ben sottolinea la stessa Ombretta, "la narrazione veicola ricerca storica e biografica, fatti realmente accaduti, interagendo con l'immagine al computer, lo schermo per la videoproiezione sostituisce il tabellone del cantastorie, la parola combinata alle immagini ne amplifica il senso, il narratore entra nel programma computerizzato attraverso l'arte del racconto, nello spazio vuoto si muove sui diversi piani con la disinvoltura del gioco dei bambini, semplicità, leggerezza, circuitazione di stimoli che garantiscono lo scambio vitale con il pubblico".

In scena

Un percorso aperto
Mi ha fatto piacere ritrovarla a Novembre a Bolzano dove, nel corso della Rassegna di Esperienze Multimediali delle Scuole (EMS 4.0), ha dato vita ad un nuovo corso di sperimentazione didattica che ha coniugato le esperienze del digital story-telling con il weblog della manifestazione coordinato da Carlo Infante. Un sintetico risultato viene riproposto sul C&I cdMagazine insieme ad un estratto del Borsalino.

 

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