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Christian Boustani e la pittura nel video
Di Sabina Caponi

Incontro con un autore che ha fatto del rapporto tra pittura e video una delle costanti del suo lavoro
A Videopitture edizione 2003 di Ondavideo, manifestazione che si svolge a Pisa dedicata alle nuove tecnologie dell’immagine e del suono legate al campo della sperimentazione (sostenuta dal Comune, dalla Provincia e in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti dell’Università di Pisa), ha partecipato anche Christian Boustani, celebre autore video francese conosciuto a livello internazionale. Durante le due giornate a lui dedicate (l’8 maggio presso il Cineclub Arsenale e il 9 al Dipartimento di Storia delle Arti dell’Università), l’artista ha tenuto una conferenza e ha presentato i suoi lavori recenti e non: una ghiottissima occasione per scoprire i segreti della realizzazione di video che sono riusciti a creare un collegamento tra le nuove tecnologie e le arti classiche, come la pittura e l’architettura.
Boustani da sempre si è interessato alle possibili relazioni tra video, arte e cinema; partito dalla grafica e dal fumetto con Jean Teulé, alchimiste de l’image (1983), ha indirizzato la sua ricerca verso la pittura contemporanea (Chriqui, Bacon, Picasso e Pollock) realizzando i video Esquisses (1988) e Figures (1986), per poi arrivare allo studio della pittura medievale. In occasione dell’incontro pisano è stato possibile rivedere le prime due parti della trilogia delle Cités Antérieures: Siena (1992) e Brugge (1995), a cui presto si aggiungerà una personalissima raffigurazione di Toledo, visioni di città trompe-l’oeil, nelle quali le riprese dal vero vengono accostate a particolari estratti da dipinti così da creare un universo nuovo, dove la pittura conviva con la realtà.
Le città della memoria
Cités Antérieures: Siena è il ritratto della città a partire dal Palio, l’unico momento in cui le antiche passioni e l’appartenenza ad un gruppo riemergono dal passato: la folla in delirio, gli antichi monumenti e le vie anonime sono la scenografia naturale in cui ha luogo la lunga serie di inquadrature composte.

Un frame da "Cités Antérieures: Siena"

Siena, primo capitolo della trilogia, risente dell’approccio diretto e sperimentale alla pittura, che compare in tutta la sua evidenza statica e corposa al tempo stesso; gli estratti pittorici riguardano sia particolari architettonici che dettagli figurativi di corpi e volti: archi, finestre, terrazzi, tetti… come pure volti, busti e figure intere sono accostati a riprese dalla realtà, in raffigurazioni che riescono ancora a comunicare una prospettiva plausibile. Il principio di integrazione dell’iconografia nell’immagine reale è stato il compositing, la giustapposizione di diverse immagini seguita da una ricomposizione ottenuta con sofisticati elaboratori, ma realizzabile oggi anche con Photoshop e AfterEffects; l’unico elaboratore digitale al tempo fu Harry (sviluppato dalla Quantel), e in Siena compaiono al massimo sette, otto fonti diverse.
L’approccio alla pittura e all’evoluzione delle tecnologie sono stati paralleli e progressivi; infatti il video successivo, Cités Antérieures: Brugge, dall’impianto prettamente narrativo, ha utilizzato la pittura in modo allusivo; oltre a esigue citazioni per ricostruire la scena, tra l’altro mimetizzate da movimenti di macchina con i quali gli inserti pittorici scorrono sul fondale come il resto degli edifici reali, Boustani ha preferito utilizzare riferimenti a pittori e a opere specifiche, riproponendo nella realtà tridimensionale i soggetti: così, ad esempio, lo specchio e la disposizione dei protagonisti nel ritratto dei coniugi Arnolfini appaiono nello studio dell’artista. Nella “finzione” di Boustani il pittore fiammingo Jan van Eyck, immerso in un clima sospeso, è alla ricerca di una tecnica pittorica nuova che dia maggior color e lucentezza, mentre la città è investita da continui mutamenti cimatici e stagionali, premonizione di calamità future; solo alla fine giungerà alla scoperta della pittura ad olio che donerà calore e luce al paesaggio.

Un frame da "Cités Antérieures: Brugge"

Anche in questo caso l’artista ha operato grazie al compositing, ma i mezzi utilizzati sono stati decisamente diversi: i piani complessi, come la carrellata del porto, sono stati realizzati con Flame (software concepito dalla Discret Logic), mentre le altre inquadrature sono state realizzate con Henry, elaboratore dalle grandi capacità; ciò ha permesso di riprendere singolarmente vari elementi del paesaggio che poi sono stati ricomposti, tra cui anche i personaggi ripresi su uno sfondo blu-screen prima di esser integrati (l’inquadratura del porto, la più complessa, conta 200 inserti diversi.
Il procedimento utilizzato da Boustani è risultato ancor più chiaro quando all'Università di Pisa ha mostrato gli illuminanti making of dei video, dove è stato possibile seguire le fasi realizzative delle inquadrature più complesse.

Il frame del porto da "Cités Antérieures: Brugge"

Le commissioni
Ad un pubblico numerosissimo ed attento sono stati mostrati anche gli ultimi lavori realizzati su commissione. A viagem (1998), creato per il padiglione del Portogallo all’interno dell’Esposizione Universale di Lisbona, è il racconto della prima spedizione portoghese che giunse presso il popolo giapponese nel 1543, sviluppato anche attraverso la ripresa degli antichi paraventi dipinti con cui gli artisti orientali dell’epoca illustrarono l’incontro.

Un frame da "A Viagem"

Un video che mostra uno sviluppo tecnologico e creativo: oltre a riprendere il blu-screen e il compositing, è sicuramente più vicino al cinema d’animazione per l’importanza assunta dalla computer grafica: i limiti che fino ad ora intrappolavano le immagini vicino alla dimensione statica della pittura non esistono più.
La trama narrativa che caratterizza sempre più le opere di Boustani si ritrova anche nei successivi lavori: lo spettacolo panoramico La traversée du vent (2000) e l’installazione Permis de costruire (2000), dei quali è stato possibile vedere alcuni estratti.

Un frame da "La traverséè du vent"

Il primo lavoro, realizzato per far immergere il visitatore nella storia di un centro culturale, ha preceduto delle installazioni creando un ambiente sonoro e un dispositivo scenico multi-schermo per la proiezione di immagini; quest’ultimo è stato realizzato da Boustani: la storia di alcuni saltimbanchi si volge in tragedia all’arrivo della guerra, della carestia e della peste.

Un frame da "Permis de costruire"

L’installazione audiovisiva Permis de costruire è una riflessione sul tema della casa come territorio fisico, mentale e immaginario: le vibrazioni del corpo danzante dei ballerini vengono trasmesse nell’universo dell’abitazione, una dimensione domestica ambigua all’interno della quale il pubblico deambula e crea i propri percorsi attraverso pareti traslucide o opache, schermi, specchi e fonti sonore più o meno familiari.
Il pubblico entusiasta delle opere proiettate e dell’incontro con l’autore ha chiaramente recepito come in Boustani la relazione con le arti classiche sia in divenire e il percorso creativo si stia trasformando; con ansia aspetteremo la terza parte delle Cités antérieures, Toledo, che, come ha anticipato l’artista, sarà un lungometraggio di finzione, con attori e dialoghi e l'uso, naturalmente, di effetti digitali.

Videopitture
E’ il titolo di questa edizione di Ondavideo, ideata e coordinata da Sandra Lischi, che vuole indagare i rapporti tra l’arte figurativa e le nuove tecnologie elettroniche, promuovendo anche un’attività produttiva.

 

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