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Osservatorio di Cultura Digitale
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Crea©tivity 2011

novembre 02, 2011 By: admin Category: Comunicazioni

 

Il 17 e il 18 novembre il Museo Piaggio ospiterà per il sesto anno consecutivo Crea©tivity 2011 due intensi giorni di eventi, iniziative, convegni, incontri. Una finestra privilegiata sul mondo del design, della creatività e dell’innovazione. Epicentro culturale ed operativo la città di Pontedera. Un’importante occasione per una profonda riflessione sul ruolo e sulle dinamiche culturali tra scuole, università e aziende. Crea©tivity permette a studenti, ricercatori ed appassionati di unire e confrontare sinergicamente esperienze, attitudini e progettualità, attraverso il contatto diretto con personalità del mondo del design e attraverso un workshop che, per due giorni, vedrà un confronto serrato su tematiche di innovazione. L’evento è prodotto da Fondazione Piaggio, ISIA Firenze, Pont-Tech, Comune di Pontedera, MBVision. Storicamente patrocinato dalla Direzione Generale dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Regione Toscana, Provincia di Pisa, ed ADI (Associazione per il Disegno Industriale). Un ricca rete di partner aziendali ed accademici tra i quali si annoverano Piaggio & C., Artex (Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana), Associazione Toscana-Cina Insieme, UX Conference, ELIA (European League of Institutes of Arts), EDI Progetti&Sviluppo, oltre a  istituti, enti, aziende, scuole, associazioni toscane, nazionali ed europee (la lista completa è consultabile sul sito web). Il programma di Crea©tivity ’11 propone una serie di appuntamenti che avranno luogo presso il Museo Piaggio, mostre ed allestimenti che coinvolgeranno il Centrum Sete Sóis Sete Luas. Presso il Museo, il 17 novembre, l’evento si aprirà con una serie di interventi keynote tenuti da professionisti ed esperti del settore: Luigi Bandini Buti (Politecnico di Milano), Benito Giovannetti (Giovannetti spa), Franco Raggi (Franco Raggi Studio, ISIA Firenze), Gregor Veble (Head of research Pipistrel Light Aircraft), che tracceranno le linee guida per WorkOut ’11, il sesto workshop di Crea©tivity, attorno al quale si confronteranno scuole, studenti, docenti e professionisti di fama internazionale. Il workshop è dedicato a tutti gli studenti provenienti dalle Università, dal quarto e quinto anno degli Istituti Superiori ad indirizzo tecnico ed artistico, a designer, ricercatori ed appassionati. Quattro aree tematiche, Communication, Product, Mobility e Fashion, ciascuna coordinata da Tutor docenti e professionisti. Una full immersion di due giorni dal brainstorming al progetto, che ad oggi ha visto la partecipazione di oltre 1.000 studenti. Le attività WorkOut inizieranno giovedì 17 novembre e si protrarranno per tutto il giorno seguente fino alla premiazione dei progetti vincitori, selezionati da un’apposita giuria di esperti presieduta da Marco Lambri, Design Director presso Piaggio & C. La sera di giovedì 17, alle 21.00, gli stessi locali accoglieranno Pecha Kucha Night Vol. 10, evento a cura di ISIA Firenze e Pont-Tech, un momento di confronto in cui designer, esperti, creativi avranno a disposizione 6′ minuti e 40” per farsi conoscere e 20 immagini per presentare il proprio progetto. Un happening mirato e tutto da vedere, per dare a giovani ed esperti di diversa estrazione, formazione e cultura, un’occasione preziosa per raccontare la propria visione e il proprio lavoro utilizzando una formula innovativa e coinvolgente, una grande opportunità di confronto e di discussione. Nel corso della serata, verranno consegnati i premi Crea©tivity ai vincitori del WorkOut delle scorse edizioni. Apriranno il Pecha Kucha Night Vol. 10 le coreografie della scuola di danza Axe Ballet. Il format dell’evento prevede una serie di conferenze ed approfondimenti a corollario. Il pomeriggio del 17 novembre aprirà i lavori la presentazione Scenari di Innovazione Mobile e Nautica, iniziativa promossa dalla Provincia di Pisa e dal Tavolo Provinciale del Mobile, a cura di Artex. Seguirà il tavolo di lavoro IDINTOS, Progettazione aeronautica e nuove opportunità per ricerca e industria, progetto di un idrovolante innovativo ultraleggero, promosso dalla Regione Toscana, a cura del Dip. di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Pisa e di ISIA Firenze, per sondare nuove opportunità e network industriali. Il 18 novembre alle 10.00 si aprirà l’incontro Dai distretti produttivi ai distretti progettuali dal tema Azienda, formazione e centri di ricerca, incontro a cura di ISIA Firenze e Pont-Tech, che vedrà scuole, centri di ricerca e realtà territoriali confrontarsi sulle problematiche dello sviluppo e, nel corso della stessa mattinata, l’incontro Strategie di Internazionalizzazione nella Formazione, dibattito sulla metodologia formativa europea nel design a cura di ELIA.

www.progettocreactivity.com

Il nuovo info point dedicato al Chianti

luglio 07, 2011 By: admin Category: Comunicazioni

CREACTIVITY 10 – Il Programma

novembre 06, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

creactivity10

 

Scarica il programma aggiornato

Londra nella letteratura: una mappa

ottobre 07, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

Books in London è una divertente mappa che identifica via per via tutti i libri che parlano di Londra attraverso le varie copertine al cui clik compaiono citazioni e sinossi.

londrabooksmap

ToscanaLab 2K10 is back!

giugno 17, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

logo

Il ToscanaLab 2K10 è probabilmente l’evento più importante a Firenze per chi si occupa e lavora nel mondo web.
Il 28 ed il 29 giugno ci sarà la possibilità di incontrare, conoscere e ascoltare le  idee, di alcuni tra i più importanti professionisti del settore, che porteranno la loro esperienza nei locali della bellissima Gipsoteca dell’Istituto d’Arte di Porta Romana.

Marco Montemagno, Maria Grazia Mattei, Paolo Iabichino, Antonio Sofi, Carlo Infante, sono solo alcuni dei nomi che interverranno durante l’evento, che sarà anche territorio di workshop durante la seconda giornata. Un programma ben definito che necessita assolutamente di una visita.

Per le iscrizioni http://toscanalab2k10.eventbrite.com/?ref=ecount, . Cliccate ed iscrivetevi. Buon lavoro!

Creativity+Idea

novembre 12, 2009 By: admin Category: Comunicazioni

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L’evento si svolge all’interno del Museo Piaggio diPontedera, Pisa, Italia, museo d’impresarealizzato da una delle più importanti aziende italiane dedicate al trasporto personale, azienda ricca di una storia industriale vecchia oltre 130 anni e da sempre legata, attraverso i suoi prodotti, al design ed in particolare al design made in Italy.La concentrazione dell’evento in tre giorni molto densi, il ritmo serrato, la convivenza di molti aspetti progettuali rendono Crea©tivity un momento formativo e di confronto ricco e stimolante, recepito soprattutto (lo confermano iscrizioni e presenze) da studenti e giovani professionisti.

WORK IN PROGRESS

t-programma

MERCOLEDÌ 18 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 18.30
> Inaugurazione delle mostre

GIOVEDì 19 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 10.00
> Saluto delle autorità
> Presentazione dei Partner ’09

ore 11.00 
> Keynote 
Interventi di esperti e aziende: un briefing per WorkOut Interventi a cura di:

Ross Lovegrove Special guest

Marco Vichi
Nokia

Stefano Stravato
Fiat Automobiles S.p.A.

Adriana De Cesare 
Zoes – zona equosostenibile

ore 13,00
> Buffet

ore 14.30 
> WorkOut 
Start up laboratori di Crea©tivity

ore 15.00
> Tavole rotonde 
Case history e incontri tra design e sostenibilità
ore 15.00 Designed in Italy ore 17.00 M4 Moblity

Centrum Sete Sóis Sete Luas 
Via Rinaldo Piaggio, 94 (uscita stazione FS, lato Piaggio)

dalle ore 21.30 
> JazzOut
Tra brainstorming progettuale e improvvisazione jazz 1ª parte

> I.D.E.A.’09
Premiazione concorso

Partecipano: NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano Accademia di Belle Arti di Bologna Accademia di Belle Arti di Napoli LABA Libera Accademia di Belle Arti Firenze Corso di Laurea in Disegno Industriale Calenzano ISIA Roma ISIA Faenza ISIA Firenze College of Arts Chongqing University -China University of the Arts Bremen -Germany Burg Giebichenstein University of Art and Design Halle – Germany Utrecht School of the Arts,Faculty of Visual Art and Design – Netherlands

> JazzOut
Tra brainstorming progettuale e improvvisazione jazz 2ª parte

VENERDÌ 20 ore 9.30 – 18,00 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 9,30
> WorkOut 
2° step laboratori di Crea©tivity

10.30
> Tavole rotonde 
Case history e incontri tra design e sostenibilità
10.30 Medicina e Comunicazione 15.00 Cartoon Animated Training 17.00 From Wine to Design

ore 13,00
> Buffet

ore 16.30
> WorkOut 
Chiusura e debriefing con tutor e aziende

ore 17.30
> WorkOut 
Premiazione laboratori

Centrum Sete Sóis Sete Luas 
Via Rinaldo Piaggio , 94 (uscita staz. FS, lato Piaggio)

dalle ore 22.00
> NOKIA Trends Lab 
Una serata di performance live volta a presentare alcuni artisti della Sae Live Class compilation 2009

Biennale di Venezia

novembre 09, 2009 By: admin Category: Articoli

bienn

Di Silvana Vassallo

Percorsi tra film e video nei “mondi” di Daniel Birnbaum

Fare Mondi, titolo della 53° Edizione della Biennale di Arti visive di Venezia, racchiude il senso del progetto espositivo di Daniel Birnbaum, il più giovane direttore che la Biennale abbia mai avuto, ma che può vantare una solida esperienza sia come studioso (è Rettore della Staedelschule di Francoforte sul Meno), sia come organizzatore di eventi artistici a livello internazionale. Un tema importante di Fare mondi riguarda i processi di globalizzazione in atto. Nella mostra vi è una nutrita presenza di artisti provenienti da paesi diversi, che attraverso le loro opere mettono in scena quella dialettica tra luoghi di appartenenza e forze globalizzanti che è un’aspetto centrale dell’esperienza contemporanea, e che si traduce in una pluralità di scambi, scontri e travasi da cui possono emergere collusioni produttive. Per quanto riguarda il modo di intendere l’arte, in innumerevoli interviste e nei saggi introduttivi contenuti nel catalogo della mostra Birnbaum  ha sottolineato come “ un’opera d’arte è più di un oggetto, più di una merce. Rappresenta una visione del mondo, e, se presa seriamente, deve essere vista come un modo di costruire un mondo”. Fortemente interessato ai rapporti tra arte filosofia e società Birnbaum sostiene che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, l’arte, oltre che registrare i frammenti di ciò che sta crollando, può aiutarci nella ricerca di nuovi inizi. La sua Biennale in effetti non rincorre le grandi star del momento e non insegue le tendenze del mercato, ma si concentra su processualità artistiche emergenti, produttrici di “pensieri” e di “modelli” che offrono delle alternative al presente o che evidenziano una tensione verso il futuro.

Punti di riferimento importanti sono alcuni esponenti più o meno noti dei movimenti neoavanguardistici degli anni 60 – come Michelangelo Pistoletto, Öyvind Fahlström,  Yoko Ono (Leone d’oro alla carriera), Gordon Matta-Clark, Yona Friedman, André Cadere – il cui vocabolario visivo e le cui strategie culturali possono ancora fornire stimoli preziosi  alle nuove generazioni di artisti. Il dialogo che si intreccia tra artisti appartenenti a generazioni diverse privilegia alcuni filoni della sperimentazione artistica, quali il minimalismo, l’arte concettuale e un certo tipo di arte impegnata il cui investimento nel sociale  si traduce soprattutto nella proposta “modelli alternativi” per poter condividere spazi ed esperienze in maniera non convenzionale. In questa prospettiva, un importante fil rouge della mostra è rappresentato dal rapporto tra arte e architettura, che pone in evidenza il tema della costruzione di ambienti come luoghi di condivisione di esperienze al contempo mentali, relazionali e funzionali. Le due imponenti installazioni dell’argentino Tomas Saraceno della brasiliana Lygia Pape situate rispettivamente all’ingresso del Palazzo delle Esposizioni e  all’entrata degli Arsenali, marcano la rilevanza di questo tema. L’installazione di Saraceno, Galaxies forming along filaments, like droplets along the strands of a spider’s web,  si presenta come un complesso intreccio di corde elastiche che ridisegna la geometria spaziale del grande salone d’ingresso del Palazzo delle Esposizioni, evocando al contempo, come suggerito dal titolo, galassie in formazione oppure un’enorme tela di ragno; l’opera di Lygia Pape (l’artista, scomparsa di recente, è stata omaggiata con una menzione speciale, “Rifare Mondi”), intitolata Ttéia (2002), è composta da sottili fili d’oro tesi fra il pavimento e il soffitto di uno spazio semibuio, i cui contorni sembrano smaterializzarsi di fronte a quella che appare come una scultura formata da fasci di luce. Anche la realizzazione di spazi funzionali è stata affidata alla cura di artisti: il bookshoop è stato realizzato dall’artista argentino Rirkrit Tiravanija, il bar dal tedesco Tobias Reheberger (Leone d’oro come migliore artista), e lo spazio educational per i bambini dall’italiano Massimo Bartolini. Sono tuttavia del tutto assenti dalla mostra opere che propogono esperienze immersive e interattive in spazi virtuali, e ciò taglia fuori una modalità contemporanea di “fare mondi” di stringente attualità, che avrebbe consentito di porre l’accento su nuove forme relazionali mutuate dalla tecnologia. Una novità da segnalare è la presenza di un Padiglione virtuale, ideato dall’artista guru del web Miltos Manetas assieme al curatore Jan Aman (http://biennale.net/), che si configura come un progetto in progress in cui per tutta la durata della mostra verranno presentati  lavori di artisti provenienti da diversi paesi e saranno attivati forum di discussione.

Un’installazione particolarmente interessante per il modo in cui vengono utilizzate le tecnologie video in relazione allo spazio architettonico è Human being, di Pascale Marthine Tayou; l’artista, originaria del Camerun, ha costruito all’interno delle Corderie dell’Arsenale una sorta di villaggio africano, con capanne sulle cui pareti sono proiettati dei video che mostrano scene di vita quotidiana da tutto il mondo: Giappone, Taiwan, Camerun, Italia. I video si trasformano in tal modo in  una sorta di “finestre”, che collegano virtualmente spazi geograficamente distanti, stabilendo connessioni tra culture che sono percepite come radicalmente diverse.

Fare Mondi è una vasta mostra non divisa in sezioni, che articola temi diversi attraverso un gioco di rimandi disseminato tra le oltre 90 opere presenti, con una rappresentanza equilibrata di tutti i linguaggi: installazioni, video e film, scultura, performance, pittura e disegno. Si è voluto dare spazio a varie forme di espressività artistica e questo è sicuramente un aspetto positivo.

Tra i video e le videoinstallazioni disseminate nella mostra è possibile individuare delle ricorrenze tematiche che evidenziano le scelte curatoriali di Birnbaum, orientate verso un approccio concettuale volto a riflettere sul significato della processualità artistica e un forte interesse per i legami tra  video e cinema. Molti dei video e delle video-installazioni consistono in documentazioni di performance. Reading Dante II, dell’artista americana Joan Jonas – una figura pionieristica nell’ambito della performance e del video sperimentale – documenta un work in progress dell’artista basato su letture di brani della Divina Commedia eseguite da attori professionisti, ma anche da amici, e realizzate in località diverse (Canada, New York, Città del Messico e Italia).  Elise Valentine Wilhelmine, della giovane artista israeliana Keren Cytter, è un’installazione che ruota attorno alla ripresa di una performance teatrale ispirata al film di Cassavetes La sera della prima, realizzata davanti a una platea di spettatori; l’allestimento riproduce la situazione in cui il video è stato girato, con gradinate per il pubblico che assiste allo spettacolo, giocando sulla mescolanza tra pubblico virtuale presente nel video e quello reale rappresentato dai visitatori della mostra. Una mise en abyme del ruolo spettatoriale è anche uno degli elementi che contraddistingue l’installazione dell’artista tedesca Ulla Von Brandeburg, il cui film in bianco e nero Sing Spiel, (16 mm trasferito in video) girato nella villa Savoye di Le Corbusier, gioca sul contrasto tra quella che nelle intenzioni di Le Corbusier doveva essere “una macchina ideale da abitare”  e le crepe, le incrinature umane dei personaggi che lo abitano. Il film si conclude con uno spettacolo allestito nel giardino della villa sotto una tenda, dove i protagonisti diventano spettatori del loro stesso disagio; l’allestimento all’Arsenale evoca questa scena finale, in quanto il film è proiettato in una struttura fatta di tende colorate, contenente le stesse sedie presenti nel film.

Altri due lavori documentano performance meno narrative e teatrali: Tree Dance (1971, film 16mm b/n trasferito in video) si basa sulla registrazione di una  performance “storica”  di Gordon Matta-Clark ispirata ai rituali di fertilità primaverile che l’artista eseguì con una rete di corde e scale installate tra i rami di un albero; mentre l’installazione a doppio schermo Proteo dei due giovani artisti barcellonesi Bestuè/Vives mostra le trasmutazioni di un singolo attore da uomo a cavallo a motocicletta attraverso un veloce cambio d’abiti, un omaggio al famoso attore-trasformista di inizio secolo Leopoldo Fregoli ma anche un ironico commento sulle tematiche dell’ibrido post-human.

Per quanto riguarda le riflessioni sulla prassi artistica, paradigmatico è il film di John Baldessari  Six Colorful Inside Jobs (film 16 mm trasferito in video, 1977), in cui un giovane studente allievo dell’artista viene ripreso per sei giorni mentre dipinge una stanza, ogni giorno di un colore diverso, “riposandosi” la domenica. Concettuale e minimalista, l’opera di Baldessari, a cui quest’anno è stato assegnato il Leone d’Oro alla carriera, rappresenta una riflessione ironica sul’arte e il ruolo dell’artista. Il tema viene ripreso, ma utilizzando un registro totalmente diverso, nel bel video della giovane artista francese Dominique Gonzalez-Foerster De Novo, incentrato sul racconto autobiografico delle ansie creative e delle aspettative  legate al fatto di essere stata invitata per la quinta volta a presentare un lavoro alla Biennale, sullo sfondo di un’affascinante Venezia vissuta come  “luogo del delitto” dove l’assassino ritorna ossessivamente.  L’installazione dell’artista algerino Philippe Parreno, El sueño de una cosa (2001), propone un’articolata riflessione sui temi della paternità e delle riletture artistiche. Il lavoro trae spunto dai White Painting (1951) di  Robert Rauschenberg, una serie di monocromi bianchi considerati da Rauschenberg “un’ emergenza” e definiti da John Cage, che si era ispirato ad essi per comporre la famosa partitura  4 minuti e 33 secondi di silenzio (1952), “aeroporti per luce, tenebre e particelle”. Partendo da queste definizioni, Parreno costruisce un’installazione in cui riproduce una versione dei  monocromi di Rauschenberg, che ad intervalli di 4 minuti e 33 secondi si trasformano in “schermi” su cui viene proiettato un suo film. Girato su un’isola norvegese al Polo Nord, il film, della durata di un minuto, mostra immagini di paesaggi nordici dalla qualità onirica, immersi nella strana luce bianca del sole di mezzanotte,  con un’accompagnamento musicale che riprende l’inizio di Desert (1954) di Edgard Varese. Molteplici sono le suggestioni derivanti da questo lavoro sofisticato e minimalista, che citando determinati artisti ed evocando “deserti”, “paesaggi senza tempo”, “pause di silenzio” sembra voler alludere alla necessità, in alcuni momenti, di  effettuare “azzeramenti”di vario genere, per far affiorare nuove configurazioni di senso.

Se nell’installazione di Parreno il quadro si trasforma in schermo, in altri lavori proiettori e pellicole assumono valenze scultoree, svelando i meccanismi di riproduzione dell’immagine. In Coro Spezzato: The Future lasts one day dell’artista italiana Rosa Barba, cinque proiettori 16 mm, opportunamente modificati e sincronizzati,  riproducono sulle pareti circostanti frammenti di frasi che compongono un testo poetico su un nuovo futuro collettivo, realizzando una sorta di performance macchinica a più voci, memore della tradizione policorale veneziana. Il film dell’inglese Simon Starling Wilhelm Noack oHG documenta l’attività dell’omonima azienda metallurgica berlinese,  ed è attivato da un sofisticato meccanismo di proiezione che è parte integrante dell’opera. Si tratta di una grande scultura cinetica che ricorda una scala a chiocciola, costruita con strutture di metallo fornite dall’azienda berlinese  attraverso le quali scorre la pellicola in tutta la sua interezza: l’installazione evoca  in tal modo tutta una serie di associazioni tra la “macchina filmica” e i macchinari di precisione prodotti dall’azienda.

Una delle rare presenze di imponente installazione video di pura suggestione visiva è rappresentata da Orbite Rosse, di Grazia Toderi, consistente in  una doppia proiezione di grande impatto, in cui vedute aeree notturne di metropoli, parzialmente racchiuse in grandi ovali, si trasfigurano in paesaggi siderali, in configurazioni luminose e pulsanti che, come suggerisce il titolo,  alludono allo stesso tempo alla percezione attraverso l’occhio umano e all’immagine di una traiettoria descritta da un astro, stabilendo un legame tra  spettacolo cosmico e visioni terrene. La rappresentazione di “spazi trasfigurati” caratterizza anche l’installazione a doppio schermo dell’artista spagnola Sara Ramo, che partendo da un luogo familiare, il quartiere di Madrid dove  ha trascorso la sua infanzia, lo strasforma in uno spazio sospeso e inquietante, attraverso inquadrature claustofobiche di vicoli vuoti dove avvengono dei piccoli accadimenti apparentemente magici: una palla che rotola, una scatola di cartone che si muove, dei fiocchi di polistirolo che cadono. L’intera città di Venezia è coinvolta in un complesso e ironico progetto dell’artista brasiliano Hector Zamora, Sciame di dirigibili. L’artista  si è inventato un evento immaginario, una festa di dirigibili sopra Venezia, di cui ha lasciato “tracce storiche e testimoniali” di vario genere: una campagna pubblicitaria, cartoline, disegni dell’evento realizzate da artisti di strada, uno Zeppelin in grandezza naturale incagliato tra gli edifici dell’Arsenale e un video che mostra uno sciame di dirigibili che affollano il cielo della città. Operando negli interstizi tra realtà e finzione Zamora pone interrogativi di grande attualità sulla costruzione mediale degli eventi.

Non mancano i video d’animazione, rappresentati dai lavori di due giovani artiste che costruiscono mondi e storie di natura  molto diversa. Palestinese cresciuta tra l’America e Israele, Jumana Emil Abbud, nell’animazione The Diver (2004) impersona il suo spaesamento nella figura di un eroe che intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca del “Cuore”, inteso come luogo di origine. La storia si ispira a ricordi di infanzia e a favole come Alice nel paese delle meraviglie, Il mago di Oz e Il piccolo Principe. Fantasie più dark vengono inscenate nei tre film Experimentet, dell’artista svedese Nathalie Djurberg, che utilizza personaggi di plastilina modellati a mano, dall’aspetto spesso inquietante e mostruoso, per narrare storie intrise di violenze, soprusi, perversioni sessuali, che ci mettono in contatto con gli aspetti più istintuali e meno controllabili della nostra psiche. I film sono collocati tra sculture altrettanto inquietanti, costituite da giganteschi fiori carnosi, arbusti dai colori violenti ed altre strane creature ibride che proiettano lo spettatore in un’atmosfera da incubo surreale. Con questo lavoro dal notevole impatto visionario ed emotivamente forte Nathalie Djurberg  si è aggiudicata il Leone d’Argento come Giovane Artista  con la seguente motivazione: “per le sue scenografie fiabesche, per le sue fantasie e per la sua ‘black pedagogy’, tenute tutte insieme in una gamma unica di mezzi espressivi”.

In conclusione la  mostra di Birnbaum contiene una significativa presenza di video, che documentano varie anime della videoarte: nei suoi rapporti con il cinema, la letteratura, le arti visive, la performane e il teatro. Tuttavia, volendo fare qualche appunto, poco spazio è stato riservato ad un tipo di sperimentazione centrata sulla specificità linguistiche dell’immagine elettronica. Non a caso, tra le “paternità artistiche” che Birnbaum ha individuato come figure chiave per un dialogo con il presente, mancano riferimenti a personaggi come Nam June Paik, Wolf Wostell, Gary Hill, Bill Viola, tanto per fare dei nomi, che hanno fornito contributi fondamentali allo sviluppo del linguaggio video sia sul fronte  della sperimentazione formale sia sul fronte della critica al sistema dei media.

Festival della Creatività

novembre 04, 2009 By: admin Category: Articoli

mappamondo

 

 Al Festival della Creatività sono di scena i linguaggi della creatività nei nuovi media.

Nello spazio multidisciplinare My City si tratteggiano in modo multidisciplinare le nuove vie dell’Arte, Multimdialità, Interaction Design…

Nel padiglione Ghiaia, dalle 10 alle 24, My City guiderà i visitatori in un labirinto creativo di percorsi espositivi, a cavallo tra arte e tecnologia. Il progetto di Creative Social Network Switch sulla costante mutazione della città e sulla mancanza di comunicazione che minaccia i suoi abitanti propone una serie di interventi di indagine urbana attraverso i linguaggi delle arti tecnologiche e dei nuovi media: un lavoro multidisciplinare incentrato sulle tendenze artistiche recenti che coniugano comunicazione sociale, tessuto urbano e innovazione. La mostra MORE MEDIA, my social city lancia l’interaction designing come forma d’arte, ricerca e intrattenimento: il progetto presenta installazioni interattive concepite per eventi e spazi pubblici, coinvolgendo alcuni dei più importanti artisti internazionali del campo. La sezione GRAFICICREATIVI.COM è più di un portale: è un social network, un’effervescente community dedicata al graphic design. Il Progetto di arte pubblica per la zona dell’Osmannoro (Firenze) dei gruppi Florence Art Factory – Influx – Selfish getta uno sguardo altro sui territori di confine della periferia industriale. La XI edizione del master in Multimedia Content Design dell’Università di Firenze presenta TANGerINE cities, le città sonorizzare del futuro grazie alla manipolazione di oggetti sonori ispirati.

Ancora, alcuni dei progetti in mostra a Making Ideas Happening, la sezione che espone i lavori del corso di laurea in Interaction Design dell’Università Iuav di Venezia, sono stati sviluppati da H-Farm, l’incubatore di aziende operanti nei nuovi media, per finire sugli schermi di computer, telefoni cellulari, ma anche su alcuni modelli di auto e nelle videoinstallazioni urbane. Tra gli esempi di connubio tra forme tradizionali d’arte e nuove tecnologie in vetrina nella sezione, presentati dagli allievi dello Iuav, OTTO, lo strumento musicale elettronico di Luca De Rosso e ThoundSocial, il network di condivisione e composizione musicale di Francesco Fraioli. Completano il quadro delle mostre nell’area Ghiaia la rassegna di video-art motion.CUBE e i progetti START di MAI lab e MoonLanding

FakePress

novembre 04, 2009 By: admin Category: Articoli

fake

Di Francesco Fumelli

Una casa editrice cross-mediale di particolare interesse

Ho avuto modo di entrare in contatto con FakePress, una casa editrice cross-mediale che ha sede a Roma. L’idea che FakePress persegue è assai interessante e definisce i contorni di una operazione di network lab che virtualmente potrebbe avere sede dovunque. Lo spirito stesso dell’idea vive e si alimenta in rete. Si tratta di un progetto esemplificativo di un nuovo metodo di lavoro, cross mediale e multidisciplinare. La genesi di questo progetto parte da diverse considerazioni: lo stato attuale di crisi dell’editoria; i modelli di libera diffusione e disseminazione dei saperi; la multiautorialità; l’approccio etnografico al design; la disponibilità di tecnologie ubique e le possibilità che queste creano per ottenere nuove forme di esperienza del territorio, delle narrative, della conoscenza.

FakePress produce media ibridi che disarticolano la forma libro. Si tratta di media relazionali oltre che comunicazionali, che interagiscono con il nostro percepire corpi, architetture, ambienti.

Il modello di partenza è quello della realtà aumentata. I corpi, le città e gli oggetti si ricoprono di codici che costituiscono strati interpretativi aggiuntivi per la realtà ordinaria. Quello che si crea è uno spazio simbolico interattivo e ubiquamente presente negli spazi che percorriamo, a costituire degli interstizi che di volta in volta sono narrativi, politici, economici, scientifici, informativi o anche di intrattenimento. Non si tratta della realtà aumentata “semplificata” che è tanto di moda adesso e che spesso si dimostra una semplice operazione di tagging di informazioni attinte dalla rete, sovrapposte a immagini georeferenziate.

La composizione dei contenuti avviene in modalità multi-autore, e le “storie” sono a finale aperto, in divenire.

Le tecnologie usate, oltre quelle strettamente relative alla realtà aumentata – che sono assai varie – sono gli SPIME, i sensori, gli RFID, gli smartphone di nuova generazione.

I primi progetti, pubblicati e già presentati in diverse conferenze sono:

*Ubiquitous Anthropology*: un progetto che nasce da una ricerca di Massimo Canevacci, da una esperienza sul campo in Mato Grosso (Brasile) con la popolazione Bororo. Il rito del funerale Bororo è diventata l’occasione per comporre una narrativa in cui il punto di vista non fosse, come avviene classicamente, solo quello dell’antropologo. I mezzi di comunicazione sono stati affidati a ricercatori e a individui della popolazione locale, che hanno potuto descrivere la loro visione del territorio, del tempo e delle relazioni. Il tutto è stato preparato in una pubblicazione location-based che sarà affiancata al libro in forma classica: percorrendo il territorio (o consultandolo su una mappa) si possono leggere/vedere/ascoltare i contributi di ricercatori e degli individui locali, la loro cultura, le loro interazioni, la loro percezione del territorio.

Le tecnologie di georeferenziazione sono state anche usate per rappresentare nei palazzi governativi Brasiliani le rivendicazioni politiche dei Bororo.

*iSee*: è una prima applicazione di quello che chiamiamo “shopping based narratives“. Inquadrando con un iPhone il logo di un prodotto (ad esempio andando al supermercato) si ottengono in tempo reale le informazioni di social responsibility e delle politiche ecologiche del suo produttore. Inoltre è possibile creare dialoghi sociali direttamente dal/nel logo: usando iSee si possono aggiungere commenti, annotazioni, messaggi vocali e video sui prodotti, che saranno poi consultabili anche dagli altri utenti. iSee è anche la porta d’accesso ad una nuova forma di marketplace peer to peer, o “supermercato in squat“: immaginate la possibilità, inquadrato un prodotto, di poter vedere in tempo reale altri oggetti/servizi analoghi, locali e certificati in quanto a sostenibilità, politiche ambientali, tipologia delle materie prime utilizzate eccetera. Si tratta, quindi, di un vero e proprio marketplace digitale “in squat” dentro altri esercizi commerciali, capace di promuovere le pratiche della sostenibilità, della promozione dei produttori locali, delle reti economiche virtuose, dei gruppi d’acquisto ed altro.

iSee sarà presentato in anteprima al festival ToShare a Torino, a novembre.

                                                                                                                            

*NeRVi*: NeRVi, come NeoRealismoVIrtuale. E’ un atlante delle produzioni di opere d’arte e di progetti di ricerca in tema di realtà aumentata e di quelle tecnologie o pratiche che aggiungano e rendano fruibili strati interpretativi aggiuntivi alla realtà ordinaria. Si fruisce come una applicazione location based, tipo quelle turistiche. E – di fatto – si configura come una “peculiare” guida turistica. Percorrendo i luoghi del mondo si potrà avere esperienza ed informazioni su progetti ed eventi: dalle performance delle senseable cities di Boston, al cimitero di Oakland con la possibilità di avere informazioni e contenuti riguardo i deceduti presenti, fino agli eventi di Nanchino, dove hacker hanno realizzato un software per sovrapporre agli edifici immagini tridimensionali per evidenziare il flusso di dati p2p.

 

I contenuti offerti da FakePress sono disponibili con licenze aperte di vari tipi, a seconda delle pubblicazioni e degli accordi specifici con chi vi partecipa. La redditività del progetto non viene infatti dal “prezzo di copertina” o dalle royalties sui contenuti, ma viene collezionata in maniera mista attraverso la distribuzione di piattaforme (ad esempio quelle relative alla vendita di applicazioni su Apple Store), dalla partecipazione alla produzione ad opera di aziende ed istituzioni, dalla creazione di strati di servizio, dalla creazione di modelli economici funzionanti con ripartizione ecosistemica dei proventi (come nel caso di iSee per quello che riguarda la creazione di marketplace p2p).

Insomma torna ancora una volta anche la teoria della “coda lunga” espressione coniata da Chris Anderson per definire questi modelli economici e commerciali. Un modello a “coda lunga” può generare un miglioramento del livello culturale della società.

Contatti e riferimenti possono essere individuati sul sito:

http://www.fakepress.net/

ACM Siggraph a Milano : Tendenze e Sviluppo del Digitale

ottobre 30, 2009 By: admin Category: Comunicazioni

SIGGRAPH

06 Novembre 2009
PALAZZO GIURECONSULTI Via dei Mercati, 2 Milano

MGM Digital Communication, Meet the Media Guru e Camera di Commercio di Milano vi regalano in anteprima il meglio delle tecnologie digitali di domani.

CARTOLINA
Organizzato da ACM Siggraph Milano, l’evento sarà un momento di scambio e confronto con le eccelenze del panorama mondiale della computer graphic applicata al cinema, ai videogiochi, alla fotografia, alla multimedialità, all’architettura, all’urbanistica, alla scienza.

Si comincia alle 17:00 con un workshop che vedrà coinvolti importanti professionisti ed esperti del settore delle nuove tecnologie. Ospite internazionale Carlye Archibeque, Produttore Esecutivo del Siggraph Computer Animation Festival.

Alle 21:00 serata/evento con proiezione dei prodotti più spettacolari e innovativi presentati durante il Siggraph 2009 di New Orleans dello scorso agosto.

L’ingresso è libero, sino ad esaurimento posti.
Per iscrivervi mandate una mail all’indirizzo info@mgmdigital.com specificando nell’oggetto “Siggraph 2009″ o confermando la partecipazione all’evento sulla pagina Facebook dedicata