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Osservatorio di Cultura Digitale
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Astri nascenti dell’economia vietnamita

marzo 30, 2011 By: admin Category: Articoli

Le economie internazionali non sono più esenti dall’evoluzione glocale che certo è stata la figlia più concreta ed innovativa delle tecnologie telematiche e dell’era dei social network. Rimane il fatto che quando ti trovi di fronte a modelli economici di ampio successo in paesi che sembrano ancora ben lontani dall’aver introiettato i modelli socioculturali dello sviluppo economico contemporaneo – come è successo quest’inverno a me in Vietnam – la curiosità cresce, ed in qualche modo ti impone qualche analisi ulteriore.

Tiziano Terzani ha scritto una considerazione, pubblicata postuma in La fine è il mio inizio, a proposito del Vietnam, che dal momento in cui sono giunto ad Ho Chi Minh City ho immediatamente condiviso con tutto me stesso: «Se oggi guardo il Vietnam e specialmente Saigon, mi viene da dire una cosa orribile: se avessero vinto gli altri sarebbe stato quasi meglio. Perché questo tipo di società la sanno fare meglio gli altri. Se tu devi fare il capitalismo con l’autoritarismo comunista, allora tanto vale farlo fare ai capitalisti, perché loro sanno molto meglio come funziona il capitalismo.»
Tuttavia c’è una storia simpatica che mi ha colpito molto rispetto al neo-capitalismo vietnamita: è quella di Ly Qui Trung che applicando rigorosamente i pochi semplici precetti  collegati al modello della “grande M” (quella gialla degli hamburger che tutti conosciamo) è riuscito trasmettere in gran parte del mondo orientale ed occidentale la passione per la pietanza più tipica dell’intero Vietnam; il Phở, una zuppa molto gustosa e decisamente economica, di solito prodotta artigianalmente e venduta lungo le strade dalle donne delle famiglie più povere.
La zuppa, la cui preparazione non è certo elaborata, si compone di 24 ingredienti bolliti in un pentolone d’acqua: ne deriva un brodo arricchito da carne di qualsiasi tipo (manzo, pollo, maiale) impreziosita da numerose spezie tra le quali figurano anice stellato e zenzero, nella quale vengono fatti cuocere lunghissimi tagliolini di riso.
Dopo aver studiato a lungo il franchising degli Stati Uniti, il giovane Ly Qui Trung si decide a proporre una riedizione “capitalista” di quella zuppa che lui per primo aveva venduto (nella versione cucinata dalla madre) per sconfiggere la miseria.

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Trova qualche socio, un po’ di denaro ed avvia il progetto Pho24: una catena di piccoli ristoranti ben arredati con cucina a vista e giovani cameriere con il sorriso.
Il resto è storia: dopo aver colonizzato l’Indocina la sua proposta è sbarcata in Indonesia, Filippine, Corea del Sud, Toronto, Sidney, Tokyo e nei progetti futuri figura la conquista a macchia d’olio degli Stati Uniti.

I più imprenditori potranno trovare notizie su come attivare l’attività in franchising al seguente indirizzo: http://pho24.com.vn/htmls/index.php?cur=1&language=en (nel caso avvertitemi, sarò felice di essere il primo cliente).

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Complessità vs. complicazione

marzo 29, 2011 By: admin Category: Articoli

Di Fabrizio Pecori

A Toscana Lab 2.0 Donald A. Norman ha presentato il suo nuovo libro Vivere con la complessità

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Da uno studioso del design contemporaneo del calibro dell’autore de La caffettiera del masochista non potevamo certo attenderci una disillusione.

E certo il suo intervento, così come la nuova pubblicazione appena uscita in traduzione italiana per Pearson, ha rispettato pienamente le aspettative che ogni suo lettore appassionato si sarebbe potuto attendere.

Il gioco leggero quanto profondo che l’autore ha deciso di utilizzare come scenario delle proprie argute riflessioni è quello della dicotomia complessità e complicazione.

Recuperando, non potrei asserire quanto consciamente, la quinta eredità che Italo Calvino ha affidato alle nuove generazioni nelle sue Lezioni americane (quella legata alla Molteplicità), Donald gioca sulla “tensione” che viene messa inevitabilmente in campo quando il design industriale e quello della comunicazione si trovano davanti al difficile ed oneroso compito di dover tradurre la complessità della vita.

«La complessità è parte del mondo, ma non deve lasciarci perplessi:» – esordisce l’autore – «possiamo accettarla, se crediamo che sia il modo in cui le cose devono essere.»

E Donald, sempre pronto a lasciarsi solleticare – tanto come teorico che come designer – dalle sfide che lo incuriosiscono, ed ecco come riepiloga la spinta propulsiva dalla quale sono nati gli esempi e le riflessioni di questo libro ad ampio respiro: «La mia sfida è esplorare la natura della complessità e apprezzarne la profondità, la ricchezza e la bellezza ma al contempo combattere le complicazioni non necessarie, la natura arbitratria e capricciosa di gran parte della nostra tecnologia».

In altre parole: se la complessità è parte necessaria (ed in fondo affascinante e ricca) dell’universo in cui viviamo, non altrettanto può dirsi della complicazione delle interfacce che regolano il rapporto tra uomo ed universo e le comunicazioni più o meno mediate tra uomini.

Il design dovrebbe immancabilmente prendere a riferimento due chiavi fondamentali per il controllo: comprensibilità e comprensione.

Giusto per riprendere due esempi fondanti delle riflessioni proposte in Vivere con la complessità, possiamo tranquillamente asserire che la cabina di pilotaggio di un aereo contemporaneo, per quanto impossibile da utilizzare persino per un pilota che non sia un conducente di linea, rappresenta nel modo di raggruppare ed evidenziare gli strumenti in blocchi logici dotati di significato un livello di complessità adeguata.

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Non altrettanto potremmo dire delle comune porte dei locali pubblici ove la direzione per l’apertura necessita quasi immancabilmente di comunicazioni verbali o simboliche che sovente rappresentano difficoltà per coloro che non sono in grado di comprendere la lingua nelle quali le informazioni sono espresse. Eppure non sarebbe poi così difficile dotarle di significanti più intuitivi ed efficaci. Ad esempio una semplice maniglia impugnabile, soprattutto se contrapposta alla mancanza della stessa sul lato opposto, offre un chiaro segnale che si deve afferrarla con la mano e tirare; mentre la presenza di una semplice piastra rappresenta certo un segnale efficace circa la necessità di spingere e non trascura di indicare il punto esatto in cui esercitare più efficacemente la pressione.

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Certo, confessa Donald A. Norman, vivere con la tecnologia è una sfida sfida continua, ma sempre più necessaria. La strada che ci porterà a soluzioni sempre più efficaci ed “usabili” deve e sempre più dovrà essere concepita come una operazione da affrontare in team tramite la collaborazione attiva tra progettisti ed utenti.

iAutoCAD cooperativo

ottobre 06, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

iCAD

Una nuova iApp collaborativo/progettuale gratuita.

Val bene di essere testata!

Crea©tivity+I.D.E.A. 2010

luglio 29, 2010 By: admin Category: Comunicazioni

creativty

ISIA Firenze
in collaborazione con Fondazione Piaggio
Con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica del MIUR, della Regione Toscana, della Provincia di Pisa, del Comune di Pontedera e l’organizzazione di MBVision

presenta

CREA©TIVITY+I.D.E.A. ‘10

V edizione
Museo Piaggio, Pontedera, Pisa
18 – 19 Novembre ‘10

 

Il 18 e il 19 Novembre 2010 il Museo Piaggio di Pontedera, Pisa, torna ad accogliere la quinta edizione di Crea©tivity+I.D.E.A. ’10, evento che da cinque anni arricchisce la città di Pontedera di un fermento creativo grazie alla presenza di centinaia di studenti, decine di designer, moltissimi ricercatori e professionisti del settore; un momento di propulsivo incontro tra sfere progettuali diverse, dagli Istituti di formazione nazionali ed internazionali alle aziende, dagli enti di ricerca ai professionisti di settore, eterogenei progettisti che incrociano le loro esperienze ed attitudini in due giornate di intensa partecipazione. Nel 2009 Crea©tivity+I.D.E.A. si afferma, nel panorama europeo, come evento conclusivo delle attività culturali nell’ambito della promozione, dell’innovazione e della creatività, segnalato come tale dalla Direzione generale AFAM del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca.
Per il quarto anno consecutivo l’evento ospiterà al suo interno I.D.E.A. – International Design Education Award - concorso promosso dalla Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca come parte del Premio Nazionale delle Arti, dedicato a studenti di Istituti universitari italiani e stranieri. Un confronto fra realtà progettuali diverse, intrise di culture e tradizioni eterogenee, finalizzato al trasferimento di competenze, per un costante aggiornamento delle didattiche. Università e istituti europei si incontrano sul tema dell’innovazione progettuale e sulla sostenibilità.
Il programma di Crea©tivity+I.D.E.A.10, in fase di definizione, proporrà una serie di appuntamenti che avranno luogo in massima parte presso il Museo Piaggio, ma che, dalla scorsa edizione, coinvolgeranno anche altri spazi.
WorkOut ’10, il workshop di Crea©tivity, attorno al quale si confrontano università, aziende, aspiranti progettisti e professionisti di fama internazionale, si ripropone come una full immersion dal brainstorming al progetto, che si svolgerà nei giorni 18 e 19 novembre dalle ore 9:30 nei locali del Museo Piaggio; Pecha Kucha Night Vol.8, giovedì 18 ore 21:30, sarà un momento di confronto dedicato ai molteplici aspetti del design in cui artisti, designer, creativi avranno a disposizione 6′ minuti e 40” per farsi conoscere e 20 immagini per presentare il proprio progetto. Evento che ospiterà inoltre la premiazione ufficiale del concorso I.D.E.A.
Infine le Esposizioni monografiche saranno ospitate per quest’anno nel grande spazio del centro giovani Sete Sois Sete Luas e rimarranno esposte fino al 30 novembre.
Occasioni per mettere in discussione il design e tutte le sue applicazioni di genere, misurandolo attraverso filtri culturali diversi e scenari eterogenei.

Futuro Nativo

marzo 31, 2010 By: admin Category: Articoli

cogito-ergo

 Di Stefano Adami

“Certo che, se dai retta a tutto quello che senti in TV …”.

Iniziava così la tipica lezione di vita del genitore ironico, lustri addietro.

Dai tempi del Carosello, però, il ruolo di educatore si è complicato parecchio. Un tal Nicola da Boston (Negroponte, n.d.r.) scrisse nel 1995 “Being Digital” e spiegò al mondo intero che stavamo per cambiare.

A parte gli eccessi di entusiasmo, tipici dei momenti di rottura, in quel libro erano già immaginate soluzioni di continuità e nuove traiettorie.

Con l’espressione “Prime time is my time”, ad esempio si intravvedeva la possibilità di uscire dalla comunicazione unidirezionale tipica dei broadcast televisivi e di rendere un po’ meno passive le serate tipiche (prime time) del consumatore medio.

Pur mantenendo gli aspetti ludici e rigenerativi, il tempo passato davanti alla televisione avrebbe potuto essere impiegato in maniera diversa.

Col termine E-xpressionist, poi, si immaginavano gruppi di persone capaci di esaltare e comunicare le proprie attitudini creative attraverso i nuovi strumenti.

Non per infierire né per darsi un tono esterofilo “a prescindere”, ma è difficile non ricordare che in Italia, in quegli anni, non molti possedevano un indirizzo di posta elettronica ed il telefono cellulare era ancora uno status simbol.

Come spesso accade, le nuove tendenze vengo incubate all’interno di gruppi di persone all’avanguardia e comunque dotate di strumenti e curiosità culturali devianti rispetto alla media.

Sociologia e antropologia dimostrano una particolare sollecitudine nel dedicarsi all’analisi ed alla comprensione di questi gruppi. Il sospetto è che solo per questi approfondimenti sia al fianco delle scienze sociali un potentissimo alleato, peraltro vagamente interessato: il Marketing.  

Nei fondamentali di questa satanica disciplina il ruolo da leone è assegnato da sempre alla “segmentazione”. I potenziali clienti di una certa azienda vengono classificati in base alle caratteristiche personali ed ai comportamenti d’acquisto per andare a delineare appunto i “segmenti” e cioè gruppi variamente sensibili ed influenzabili rispetto alle diverse mercanzie.

Non per essere cruenti, ma le grandi aziende, soprattutto quelle attive sulla rete, mirano ad avere per ciascuno di noi un profilo “socio-psicografico” (terribile, no?)

Il mondo cambia a velocità siderali ma i modelli di rappresentazione della società (e dei comportamenti d’acquisto) non sono poi così diversi dal passato.

Tredici anni dopo Negroponte, con “Born digitalJohn Palfrey ed Urs Gasser hanno descritto la generazione di coloro che sono nati quando ormai la rete ed il telefono cellulare erano diventati oggetti di uso quotidiano.

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In generale nel mondo anglosassone sono stati identificati tre macro-gruppi:

Native: coloro che sono nati post cellulare (1980) e che acquisiscono la tecnologia come un dato di fatto.

Immigrant: sono nati prima dell’avvento della fonia mobile e si accostano alla multimedialità con una certa difficoltà.

Settler: individui nati prima dell’avvento del telefono cellulare che adottano le nuove tecnologie e cercano di sfruttarne al meglio i contenuti e le funzionalità.

Negli Stati Uniti il peso relativo di questi macro-gruppi sta spostando anche le quantità di tempo investite sui media.

Migrazione

Per quanto riguarda l’Italia, Nielsen, la società leader nella fornitura di dati ed analisi di mercato, suddivide la popolazione italiana di età superiore ai 14 anni (in totale 51 milioni di persone) in cinque macro-raggruppamenti:

Eclettici: (simili ai Settler) circa 7 milioni

Technofun:  (simili ai Native) circa 9 milioni

Sofisticati:  (potenziali Immigrant) circa 7 milioni

Tradizionali: (difficilmente Immigrant) circa 7 milioni

TV people: (offline) circa 16 milioni e non andranno online

Quale che sia la dimensione dei gruppi nei diversi paesi e al di là della predisposizione all’uso della tecnologia, sorge inesorabile la fatidica domanda: “Si, ma per fare che cosa?”

In altri termini, la capacità/possibilità di accedere ad enormi masse di informazioni e fruire di oggetti multimediali sta portando davvero ad un affrancamento dagli strumenti di persuasione di massa e alla valorizzazione dei talenti personali e di gruppo?

L’impressione, peraltro strettamente personale, è che le nuove possibilità vengano perseguite per riproporre contenuti e messaggi in larga parte tradizionali. Un esempio per tutti: raccontare pubblicamente su Facebook come si sia trascorso  l’ultimo sabato sera e documentarlo con foto goliardiche scattate dal cellulare, non sembra un’attività di particolare avanguardia., In questi contesti così come nell’uso dell’instant messaging o nella condivisione di oggetti multimediali, la parola chiave sembra piuttosto “socialità”.

La condivisione senza consapevolezza, però, rischia di aprire  nuovi terreni di conquista per imbonitori e, peggio, manipolatori.

A questo proposito BJ Fogg,  uno dei guru della Silicon Valley e direttore del Persuasive Technology Lab di Stanford, ha coniato nel 1996 il termine “captologia”.

Derivato dall’acronimo C.A.P.T. (Computer As Persuasive Technology) ma anche dal latino “captum”: preso, il termine identifica l’insieme delle tecniche di persuasione attivabili attraverso gli strumenti tecnologici di uso quotidiano (computer e, sempre più simile al primo, telefono cellulare).

Intervistato su come la tecnologia possa essere “di per sé” convincente, Fogg risponde con un esempio illuminante.

“Credo che le due cose, forma e contenuto, siano in questo contesto indistinguibili. Pensiamo ad un videogioco pensato per promuovere il riutilizzo in ottica ecosostenibile: c’e’ un messaggio? Si. E’ scritto? No. In questo caso la persuasione sta nell’uso del videogame che induce comportamenti virtuosi. Il creatore del gioco più che a un messaggio ha pensato a creare un’esperienza e a rinforzarla con l’uso”.

Il valore dell’esperienza e della comunicazione non necessariamente scritta sintetizzano forse meglio di ogni rapporto di ricerca le caratteristiche chiave dei nativi digitali.

Né stupisce che Fogg abbia un progetto particolarmente virtuoso, per i prossimi 30 anni: portare la pace nel mondo attraverso i social network e i telefoni cellulari.

Ma quali rischi si possono immaginare, nel caso in cui la disciplina fondata da Fogg venisse utilizzata da personaggi od organizzazioni molto meno “virtuosi”?

Ai nativi, negli scenari catastrofisti, potrebbe essere riservata una sorte peggiore di quella dei loro precursori pellerossa.

Relegati in riserve, spogliati dalla possibilità di decidere sul proprio futuro, “gestiti” da poteri forti assolutamente indifferenti ai talenti ed alla saggezza della comunità cui appartengono.

E’ facile, osservando i ventenni del 2009, riconoscere capacità visionarie a Negroponte, ma cosa dovremmo fare nei confronti di Philip Dick? “Minority report”, così come “Bladerunner” sono  tratti da suoi racconti . Diretto da Stephen Spielberg, Tom CruiseJohn Anderton manipola e scandaglia tera di informazioni col semplice movimento delle mani.

E’ assolutamente padrone della tecnologia, e questa capacità gli ha conferito un ruolo di assoluto prestigio, nella società. Quel trentenne potrebbe essere l’icona del successo raggiunto da coloro che oggi consideriamo “nativi digitali”. La realtà, con tutte le sue nefandezze, non tarderà molto ad rivelarsi.

 

Risorse:

N. Negroponte ”Being Digital”, 1995 Vintage Publishing

J. Palfrey, U. Gasser “Born Digital”, Basic Books 2008

D. Tapscot “Grown Up Digital”, Mc Graw Hill, 2009

Giuliano Noci, Atti del convegno “La pubblicità è servita”, MIP – Politecnico di Milano, 17 Giugno 2009

Gabriele De Palma “I persuasori occulti”, Alias 19 settembre 2009

Incontro con BJ Fogg: http://www.meetthemediaguru.org/index.php/category/bj-fogg/

Christmas Tree D’Artista: La definitiva mostra di Natale

dicembre 11, 2009 By: admin Category: Comunicazioni

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Sponge Living Space, via Mezzanotte 84 – 61045 Pergola (PU)

La definitiva mostra di Natale è una mostra circoscritta nello spazio di un albero sintetico, una collettiva inusuale che raccoglie una moltitudine di linguaggi che seguono tutti la stessa base di partenza: la palla natalizia.

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E’ stato chiesto agli artisti di realizzare una palla decorativa per l’albero di Natale lasciando piena libertà creativa.
Il periodo Natalizio è il momento dell’anno più singolare, le strade diventano più luminose, le case più decorate, il cibo aumenta in dosi eccessive, le vetrine dei negozi vengono riempite di ogni prodotto, ma nel terzo millennio e nei tempi di crisi finanziaria e sanitaria cosa significa tutto questo? La secolarizzazione della società contemporanea non risparmia di certo il Natale, la simbologia cristiana diventa un semplice decoro, l’affanno consumistico aumenta e forse il famoso detto “A Natale si è tutti più buoni” perde di significato. Le iniziative di arte contemporanea legate al natale non si contano più: allora perchè Christmas Tree D’Artista?

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L’albero di Natale è un simbolo sospeso tra sacro e profano, luminoso e decorativo offre un’immagine di ricchezza, diventando talvolta anche un simbolo di potere. Eppure al tempo stesso evoca sogni, festa e gioia, il posto sotto al quale si trovano i doni. L’abete che nella tradizione nordica accoglieva i bambini portati dalla cicogna è posto a rappresentare l’arrivo del bambino Salvatore del Cristianesimo. Ogni artista ha realizzato una decorazione per l’albero, un momento del proprio percorso artistico che va a incontrare il Natale, una festa che nonostante tutte le critiche rivolte al consumismo che gli ruota intorno, resta un momento fondamentale per continuare a sognare e sperare in un mondo migliore”. (Dario Ciferri)

Ogni artista ha dato la sua risposta, ognuno seguendo il proprio linguaggio, le proprie ossessioni, il proprio pensiero. Le opere proposte si interrogano sul Natale e tutti i suoi annessi passando dalla denuncia all’ironia, dalla religione alla provocazione.

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L’evento a cura di Dario Ciferri coinvolge 23 artisti: Laura Baldini, Alberto Barbadoro, Max Bottino, Domenico Buzzetti, Luca Caimmi, Giacomo Carnesecchi, Veronica Chessa, Roberto Cicchinè, Tiziana Contino, Francesco D’Isa, Veronica Dell’Agostino, Francesco Diotallevi, Massimo Festi, Alice Grassi, Alessandro Grimaldi, Erika Latini, Dario Molinaro, Erika Patrignani, Michele Pierpaoli, Giorgio Pignotti, Rita Soccio, Valeria Stipa, Rita Vitali Rosati.

L’inaugurazione di Christmas Tree D’Artista è prevista per il giorno 12 dicembre 2009 alle ore 18.00 negli spazi della home gallery Sponge di Pergola. La mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2010.

Per informazioni consultare il sito www.spongeartecontemporanea.net

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novembre 24, 2009 By: admin Category: Articoli

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Di Antonio Campbell

Un novembre incendiato di proiezioni ha trasformato Torino nella capitale mondiale della cultura digitale

Dall’11 al 14 Novembre, la rassegna curata da Maria Elena Gutiérrez ha confermato il proprio strepitoso successo con una incredibile messe di proiezioni, conferenze, dibattiti, anteprime, presentazioni, tavole rotonde e soprattutto emozioni.

Come al solito la selezione degli ospiti è stata curata in modo da assicurare il top qualitativo, mentre sugli schermi si avvicendavano le proiezioni dei dietro le quinte e le prestigiose anteprime di film e videogames megamiliardari. Il tutto ovviamente senza trascurare la cultura, che ha contrassegnato una ampia fetta degli oltre 100 appuntamenti proposti, presentando il fior fiore della ricerca tecnologica applicata all’ambito delle arti visive, dei beni culturali, dell’architettura…

Come da tradizione, la punta di diamante della rassegna è stata rappresentata dall’impegno prodigato nell’organizzazione della sezione dedicata alla animazione digitale di produzione internazionale: solo per fare un prestigioso esempio, sul palco si sono alternate le presentazione di Wall-e e Madagascar 2, in testa a testa tra i giganti della Pixar e della PDI Dreamworks.

Lascio il resto alle immagini.

 

 

 

 

 

Creativity+Idea

novembre 12, 2009 By: admin Category: Comunicazioni

logo

L’evento si svolge all’interno del Museo Piaggio diPontedera, Pisa, Italia, museo d’impresarealizzato da una delle più importanti aziende italiane dedicate al trasporto personale, azienda ricca di una storia industriale vecchia oltre 130 anni e da sempre legata, attraverso i suoi prodotti, al design ed in particolare al design made in Italy.La concentrazione dell’evento in tre giorni molto densi, il ritmo serrato, la convivenza di molti aspetti progettuali rendono Crea©tivity un momento formativo e di confronto ricco e stimolante, recepito soprattutto (lo confermano iscrizioni e presenze) da studenti e giovani professionisti.

WORK IN PROGRESS

t-programma

MERCOLEDÌ 18 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 18.30
> Inaugurazione delle mostre

GIOVEDì 19 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 10.00
> Saluto delle autorità
> Presentazione dei Partner ’09

ore 11.00 
> Keynote 
Interventi di esperti e aziende: un briefing per WorkOut Interventi a cura di:

Ross Lovegrove Special guest

Marco Vichi
Nokia

Stefano Stravato
Fiat Automobiles S.p.A.

Adriana De Cesare 
Zoes – zona equosostenibile

ore 13,00
> Buffet

ore 14.30 
> WorkOut 
Start up laboratori di Crea©tivity

ore 15.00
> Tavole rotonde 
Case history e incontri tra design e sostenibilità
ore 15.00 Designed in Italy ore 17.00 M4 Moblity

Centrum Sete Sóis Sete Luas 
Via Rinaldo Piaggio, 94 (uscita stazione FS, lato Piaggio)

dalle ore 21.30 
> JazzOut
Tra brainstorming progettuale e improvvisazione jazz 1ª parte

> I.D.E.A.’09
Premiazione concorso

Partecipano: NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano Accademia di Belle Arti di Bologna Accademia di Belle Arti di Napoli LABA Libera Accademia di Belle Arti Firenze Corso di Laurea in Disegno Industriale Calenzano ISIA Roma ISIA Faenza ISIA Firenze College of Arts Chongqing University -China University of the Arts Bremen -Germany Burg Giebichenstein University of Art and Design Halle – Germany Utrecht School of the Arts,Faculty of Visual Art and Design – Netherlands

> JazzOut
Tra brainstorming progettuale e improvvisazione jazz 2ª parte

VENERDÌ 20 ore 9.30 – 18,00 Museo Piaggio
Via Rinaldo Piaggio, 7

ore 9,30
> WorkOut 
2° step laboratori di Crea©tivity

10.30
> Tavole rotonde 
Case history e incontri tra design e sostenibilità
10.30 Medicina e Comunicazione 15.00 Cartoon Animated Training 17.00 From Wine to Design

ore 13,00
> Buffet

ore 16.30
> WorkOut 
Chiusura e debriefing con tutor e aziende

ore 17.30
> WorkOut 
Premiazione laboratori

Centrum Sete Sóis Sete Luas 
Via Rinaldo Piaggio , 94 (uscita staz. FS, lato Piaggio)

dalle ore 22.00
> NOKIA Trends Lab 
Una serata di performance live volta a presentare alcuni artisti della Sae Live Class compilation 2009

OOMouse

novembre 12, 2009 By: admin Category: Comunicazioni

La filosofia che ne sta alla base è completamente opposta a quella che ha portato alla creazione del Magic Mouse di Apple, ma ciò non significa che non ci siano estimatori di questa soluzione.

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L’OOMouse è dotato di ben 18 pulsanti programmabili (ognuno dei quali supporta il doppio click), una rotella,512 Kbyte di memoria flash e il supporto a 63 diverse configurazioni.

Inutile dirlo, è stato progettato per funzionare al meglio insieme a OpenOffice 3.1: non a caso integra già dei profili di base per usare le cinque applicazioni fondamentali della suite; ognuno di essi, naturalmente, può essere personalizzato a piacimento.

L’applicazione che gestisce la configurazione dell’OOMouse sarà rilasciata sotto Gpl 3 entro il primo trimestre del 2010 e avrà già i profili per 20 altre applicazioni e giochi. Inoltre incorpora un joystick analogico.

Il progettista del mouse, Theoodre Beale, spiega che “con questo mouse si può fare molto di più di quanto sembri a prima vista … è utilissimo anche nei giochi come World of Warcraft, perché anche senza considerare il joystick ci sono 16 comandi accessibili con un solo click, 40 con due e tutte le 72 icone nelle sei pagine entro due doppio-click o meno”.

OOMouse, che supporterà Windows, Linux e Mac, sarà in vendita a 74,99 dollari.