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Web 3.0 Conference Expo

giugno 25, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Di Francesco Fumelli

Il 16 e 17 ottobre a Santa Clara in California si è tenuta la prima conferenza interamente dedicata al Web 3.0. Ebbene si, avete letto bene,avevamo appena finito di parlare del web 2.0 ed ecco spuntare una nuova definizione.

http://www.web3event.com/index.php

In effetti, nel mondo di internet, tali terminologie nascono e muoiono con una certa frequenza. Non tutte hanno reali presupposti e l’affermazione o meno di queste dipende in realtà per la gran parte dalla loro capacità di essere effettivamente distinguibili e sostenute, riconosciute e riconoscibili.

Il caso del Web 2.0 – del web come piattaforma sociale – è uno di quei casi nei quali l’affermazione del termine è stata senz’altro legata alla autorevolezza della fonte che la ha coniata (il noto giornalista/saggista americano Tim O’really) e alla sua rapida divulgazione a tappeto (di blog in blog) ma soprattutto alla possibilità di identificare sul web una miriade di servizi rispondenti in tutto o in parte a tale definizione.

Nel caso del Web 3.0 la storia è simile. Anche se più recente, la definizione non è nuovissima e risale al febbraio 2007.Il termine è stato utilizzato da Sramana Mitra http://www.sramanamitra.com ed è stato ampliato nelle specifiche e definizioni tecniche da Tim Barnes-Leee dal W3C consortium.

Sramana Mitra; indiana naturalizzata statunitense, scrive su Forbes ed è una grande esperta di comunicazione e nuove tecnologie. Ha fondato 3 aziende nel settore internet in California ed il suo blog è veramente molto interessante per chiunque desideri avviare o gestire al meglio una impresa (non solo Internet) o avviarne una. Ma anche per chi semplicemente si interessi dei legami tra marketing, comunicazione ed internet.

Tim Barners-Lee, inglese, è colui che ha “inventato” e realizzato il  world wide web. Era pressappoco la fine degli anni 80 e Barners-Lee lavorava presso il CERN a Ginevra.

Utilizzando un computer “NextCube” progettò e strutturò l’accesso informatico ai documenti del centro di ricerche, proprio definendo un primo modello di rete basato sull’architettura client-server e su quelli che sono poi divenuti i protocolli propri di internet. I documenti venivano interconnessi tra loro (e resi disponibili) tramite link ipertestuali per mezzo del linguaggio HTML.

Oggi Barners-Lee è presidente del W3C consortium. W3C è un organismo nato dalla collaborazionedel MIT (MassachussetInstituteofTechnlogy) ed il CERN. W3C nasce con lo scopo di elaborare e migliorare i protocolli esistenti e gli standard per il WWW e di aiutare il Web a sviluppare tutte le sue potenzialità.

Come si vede da questa breve introduzione, anche il termine Web 3.0 nasce con ottime credenziali.

Il web 3.0

Tornando alla definizione del termine è interessante cominciare leggendo il programma della “round table” citata in apertura e tenutasi a Santa Clara:

* MonetizationImplicationsof Web 3.0 (Semantic Advertising, etc.)

* Product Marketing, Key Biz Strategies

* SemanticStartup 101 – Successes, challenges, strategicdecisions

* From Web 2.0 to 3.0 – Talesfrom the Trenches

* OpportunityCostsof ODBC and relational data models

* KnowledgeDiscoveryfromsemantic metadata

* SemanticSearch&ServicesDemos

Leggendo il programma emergono già alcunisuggerimenti che possono aiutarci a comprendere meglio l’ambito.E’ evidente ad esempio come ricorra spesso la parola “semantic” che è in effetti la chiave della definizione di Web 3.0.

Il Web 3.0 è il”semantic Web” o web semantico. Nella definizione principale riportata su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Web_semantico

si intende per Web Semantico la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all’interrogazione, all’interpretazione e, più in generale, all’elaborazione automatica. Con l’interpretazione del contenuto dei documenti che il Web Semantico permette, saranno possibili ricerche molto più evolute delle attuali basate sulla presenza nel documento di parole chiave, nonchè altre operazioni specialistiche come la costruzione di reti di relazioni e connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice link ipertestuale.

Il web semantico è quindi il web che permette una organizzazione delle informazioni sviluppata con una logica descrittiva diversa.

Alla base del Web semantico si trova appunto il modo di strutturare i documenti. L’evoluzione del web in web semantico inizia infatti con la definizione – da parte del W3Cdello standard ResourceDescriptionFramework (RDF). RDF è una particolare applicazione di XML che standardizza la definizione delle relazioni tra informazioni, ispirandosi ai principi della logica dei predicati (http://it.wikipedia.org/wiki/Logica_dei_predicati) e ricorrendo agli strumenti tipici del Web (ad es. URI) e dell’XML (namespace).

Ovviamente questo tipo di trattazione ci porterebbe su un piano esclusivamente tecnico, che esula dallo scopo divulgativo di questo articolo. Si può dire che Il web, come si presenta oggi, richiede strumenti di lavoro più progrediti per facilitare e velocizzare la navigazione attraverso gli innumerevoli documenti pubblicati. Il web semantico propone diversi sistemi di archiviazione, relazione e ricerca.

Internet è un grande insieme di informazioni, un “oceano” di documenti che descrivono dei contenuti. Questi documenti possono richiamarsi l’uno con l’altro, in modo semplice e immediatoed il link ipertestuale è l’elemento chiave che l’ HTML di Tim Barners-Lee ha saputo proporre. Oggi tuttavia questa struttura comincia a mostrare i suoi limiti.

L’utente e le informazioni sul WWW

Il comportamento dell’utentequando si muove “a caccia di informazioni” in rete è dovuto principalmente a due fattori distinti: La sua esperienza di navigazione, cioè la classificazione di siti e portali che la sua precedente esperienza di navigazione gli insegna e la capacità di aiutarsi nel reperire in rete informazioni utilizzando la ricerca assistita per parole o espressioni chiave.

Questa seconda modalità richiede l’utilizzo di software (motori di ricerca) capaci di reperire su web le informazioni, selezionandole tramite appositi algoritmi ed in accordo con le parole chiave inserite dall’utente.

La capacità funzionale di questi sistemiautomatici dipende dalla applicazione stessa e dalla capacità (esperienza) dell’utente nell’individuare frasi e keyword specifiche e non ambigue. Utilizzando un motore di ricerca quindi l’utente inserisce una data frase o parola nella speranza che il software del motore di ricerca possa individuare – nel modo più efficace possibile – il contenuto cercato.

Navigando manualmente dentro un sito web (ad esempio muovendosi tra le varie voci di un menu gerarchico) l’utente dovrà stabilire quale espressione, frase, etichetta testuale o grafica si adatti meglio a individuare il contenuto da lui desiderato.

Nel caso della ricerca assistita (mediata dal motore e dal suo software) l’efficacia dell’operazione dipende dagli algoritmi che il motore di ricerca utilizza per estrarre contenuti. Nel secondo caso l’efficacia dipende dalla capacità di chi ha strutturato e reso espliciti i contenuti, i link e la struttura del sito. In entrambe le situazioni l’utente è costretto a delle scelte – mediate dalla sua esperienza – che possono avere un rapporto generico con il contenuto ricercato.

Qualsiasi ricerca è ad esempio sempre soggetta al rischio della ambiguità. Cercando la parola “ponte” è possibile trovare contenuti legati ad architettura, ingegneria, ortodonzia ed anche nautica.

Nel caso di un menu di navigazione,la genericità è data dalla struttura dell’indice che si trova a dover raccogliere contenuti vari.

Internet è come abbiamo detto un insieme di informazioni collegate tra loro, il fatto è che questi collegamenti sono molto spesso deboli e generici.

il web semantico ed il futuro del WWW

Per il futuro, il web semantico propone di dare un senso alle pagine web ed ai collegamenti ipertestuali, dando la possibilità di cercare solo ciò che è realmente richiesto. Con il Semantic Web possiamo aggiungere alle pagine un senso compiuto, un significato che si spinga oltre le informazioni scritte. Una sorta di “personalità” dell’informazione che può aiutare un motore di ricerca predisposto ad individuare ciò che stiamo cercando più semplicemente, scartando tutti i risultati che non soddisfano la richiesta.

Tutto questo non grazie a sistemi di intelligenza artificiale, ma semplicemente in virtù di una estesa “marcatura” dei documenti, con un linguaggio gestibile da tutte le applicazioni e con l’introduzione di vocabolari specifici – ossia insiemi di frasi – alle quali possano associarsi relazioni stabilite fra elementi marcati.

Il web semantico per funzionare deve poter disporre di informazione strutturata e di regole di deduzione per gestirle questa struttura. Proprio Tim Berners-Lee ha sottolineato che se si vuole un sistema dinamico, in grado di raffinarsi e funzionare su scala universale, bisognerà pagare il prezzo di una certa dose di incoerenza.

Conclusione

Ecco in poche parole il riassunto del concetto di Web 3.0:

Software e tecniche di indicizzazione che permettono di organizzare la grande quantità di informazioni presenti su Web in un modo strutturato, dove ricerche ed associazioni di contenuti possano seguire anche strade automatiche. Molto lavoro è attualmente in corso per estendere le possibilità del web semantico applicando l’idea degli agenti semantici intelligenti (programmi in grado di esplorare il web ed interagire autonomamente con i sistemi informatici per ricercare informazioni).

Il mezzo per raggiungere questo obiettivo dipende dallo schema strutturale definito. Lo schema (si pensi ad XML) è un insieme di regole che stabiliscono come debbano essere organizzati i dati. Lo schema definisce anche le relazioni fra i dati e per questo è in grado di creare e gestire vincoli che “avvicinino” o “allontanino” classi di dati.

L’idea del web 3.0 nasce per estensione dell’idea di utilizzare questi schemi per descrivere domini di informazioni. Un dominio deve essere descritto da un particolare schema. Dei metadati devono associare i dati rispetto a diverse classi (o concetti) di questo schema di dominio. In questo modo è possibile disporre di strutture in grado di descrivere e automatizzare i collegamenti esistenti fra i dati.

Il sistema prevede tre livelli di base. Al livello più basso abbiamo i dati, i metadati riportano questi dati ai concetti di uno schema e nello schema (chiamato ontologia) si esprimono le relazioni fra concetti, che diventano classi di dati.http://it.wikipedia.org/wiki/Ontologia

Esempi pratici di web 3.0

Tutto questo esiste ancora esclusivamente in teoria. Tuttavia alcuni tentativi in ambiti definiti, sono presenti ed importanti.

http://www.opencalais.com/

Principi del web semantico applicati alla ricerca ed aggregazione di informazioni. Sito molto interessante a livello concettuale.

http://quintura.com/

Motore di ricerca semantico. Basato sul sistema dei “tagclouds” (nuvola di tag).

http://www.twine.com

Aggregatore di informazioni basate sul profilo e sulle informazioni pubblicate dall’utente stesso. Molto interessante per reperire informazioni tematiche e seguire e sviluppare aree di interesse. Twinerecupera per l’utente le informazioni che sono di suo interesse, in accordo con i dati che l’utente pubblica.

Pensare al web come ad una infrastruttura regolata nel suo complesso da una struttura semantica significa disegnare una prospettiva incerta, quantomeno nel medio periodo. Si tratta di una tecnologia ancora ad uno stato embrionale, ma con presupposti e sviluppi senza dubbio di sicuro interesse.

Bibliografia e webgrafia

Tim Berners-Lee, L’architettura del nuovo Web, Feltrinelli, Milano, 2002

Tim Berners-Lee, The Semantic Web, in «Scientific American», maggio 2001

Tim Berners-Lee: Semantic Web is open for business: http://blogs.zdnet.com/semantic-web/?p=105

Sarmatha Mitra: Web 3.0 – http://www.sramanamitra.com/2007/02/14/web-30-4c-p-vs/

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