My MEDIA

Osservatorio di Cultura Digitale
Subscribe

Archive for the ‘Senza categoria’

Inganni ad arte. Meraviglie del trompe l’œil dall’antichità al contemporaneo.

dicembre 10, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Pere_Borrell_del_Caso

Di Antonio Viscido

Fino al 24 gennaio del 2010 sarà possibile visitare nelle bellisime sale di Palazzo Strozzi a Firenze, la mostra dedicata all’arte di ingannare l’occhio, non solo come elemento di divertimento ma come vera e propria forma d’arte. La Mostra, ideata da Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze, e curata da Annamaria Giusti, Direttrice della Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti, copre con 150 opere, un vastissimo periodo di tempo, durante il quale molti artisti si sono cimentati nella realizzazione di opere aventi come scopo principale, quello di ingannare la vista dell’osservatore, facendogli credere di essere davanti a ciò che in realtà non esiste. Se per meravigliarlo, per stupirlo o per ingannarlo, dipende dall’opera e dall’artista, ed è questa una delle la chiavi di lettura per capire se siamo veramente davanti ad uno “scherzo”, ad un trompe l’œil, o ad un virtuosistico esercizio di iper-realismo. Quale sia la vera differenza tra le due “definizioni”, non è semplice dirlo, perché spesso le due cose si sovrappongono: se voglio “ingannare l’occhio” devo certamente creare qualcosa di iper-realistico. La mia modesta opinione è che nel trompe l’œil, ci debba essere da parte di chi lo realizza, il desiderio di creare confusione nell’occhio e nel cervello di chi guarda, creando spazi e realtà inesistenti, prima che lo stupore della perfezione della tecnica di realizzazione dell’opera.

La mostra raccoglie opere di Tiziano, Velàzquez, Mantegna, Tiepolo, Tintoretto, Turrell, Pistoletto, la cui opera, una serigrafia su una superficie perfettamente riflettente, mi ha ingannato, facendomi credere che esistesse veramente uno spazio oltre il cavalletto; un effetto che gli specchi fanno per definizione, ma che nel caso dell’opera di Pistoletto, è rafforzata dall’ombra proiettata sul pavimento dal cavalletto che in realtà non c’è. Semplice, forse anche banale, ma estremamente efficace.

IX.10_Michelangelo_Pistoletto_web

Il percorso è arricchito da altre “stimolazioni ingannevoli”, non solo visive, ma anche olfattive, uditive e tattili ed è anche possibile sperimentare in diretta, in una sala dedicata, i meccanismi scientifici attraverso i quali i nostri sensi possono essere ingannati da semplici trucchi prospettici o di illuminazione. Suggerisco anche la visita di Realtà Manipolate, nei vicini locali della Strozzina, mostra della quale abbiamo parlato nell’ultimo numero (MY MEDIA 23) del magazine.

3-14-hughes-gerund_web

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00 ed il giovedì fino alle 23.00 (tranne i giovedì 24 e 31 dicembre, con orario 9.00 – 20.00).

Simona Lodi

novembre 12, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

simona_share09

Simona Lodi ha un’identità epica e irriverente. Critico d’arte, curatrice e giornalista. Dal 1993 collabora con le migliori riviste di arte contemporanea. Studiosa del rapporto tra arte/tecnologia e dell’impatto che il digitale ha avuto sulla vita creativa delle persone curando mostre e scrivendo articoli e saggi. Così commenta la sua carica di direttore artistico e fondatrice di Share Festival: ”ero annoiata di vedere le solite mostre d’arte”.  E’ on line dal 1994. Vive a Torino.

Francesco Fumelli

novembre 11, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

francescofumelli

Ha iniziato a spostare le icone da un disco ad un altro nel lontano 1982. E’ docente all’ISIA di Firenze e alla Accademia di Belle Arti (sempre di Firenze) per le tematiche legate all’informatica, alla rete, alla comunicazione digitale ed ai nuovi media, con particolare attenzione (da nomade digitale) a tutto quello che è la connettività mobile.

Lavora come consulente per una azienda che opera come Provider e Web Agency ed è nel CDA di un Internet Provider che opera a livello nazionale.

Anna Maria Monteverdi

ottobre 28, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Anna Maria Monteverdi

Nella foto: Anna Monteverdi ritoccata con il DSI da Tommasino

Anna Maria Monteverdi insegue dal 1995 ma solo per motivi professionali…il regista e interprete tecnologico canadese Robert Lepage e da allora non si è mai persa un suo spettacolo. Operatore culturale nel settore dello spettacolo con tanto di qualifica professionale della U.E., laureata in Storia del Teatro a Pisa e Dottore di ricerca in Forme della rappresentazione audiovisiva cinematografica e teatrale, ha studiato Digital performance in Québec nel regno di Sua Maestà Robert Lepage/Ex machina su cui ha scritto la prima monografia a lui dedicata e un centinaio di articoli.
Ha insegnato un po’ ovunque tranne in alcune regioni a statuto speciale: Dams di Bologna, Accademia di belle Arti di Macerata, Dams di Messina, CMT a Pisa, Naba a Milano. Attualmente (cioè da 5 anni) insegna Forme dello spettacolo multimediale al Dams di Genova e Digital video all’Accademia di Belle Arti di Brera. A detta degli studenti è una docente un po’ strana e bizzarra quanto la sua materia e le sue scarpe, recentemente ha intrapreso pure la strada della direzione produttiva video per Masbedo e tecnoteatrale per Xlabfactory,  associazione che ha fondato con i colleghi d’Accademia MAURO LUPONE e ANDREA BALZOLA. Con Balzola -che è molto più serio e preparato di lei…- ha pubblicato il volume Garzanti Le Arti multimediali digitali mentre con Oliviero Ponte di Pino -che è molto più intelligente e simpatico di lei- condivide l’avventurosa avventura di http://www.ateatro.it/ dal 2001, webmag di teatro che vanta numerosi plagi e tentativi di imitazione. Collabora con felicità a My Media da parecchio tempo e le sta proprio simpatico Fabrizio Pecori incontrato dal vivo solo una volta a Peccioli per Fiabesque. Preferisce l’estate all’inverno e della sua età dà solo un’ indicazione: è nata l’anno in cui John Coltrane ha composto Love on Earth (ma forse erano successe molte altre cose in quel novembre 1966…). Nel 1999 ha dato alla luce la sua più importante opera: Tommasino Verde per il quale sarebbe capace di resettare tutto quello che ha in memoria del suo computer.

MARINETTI ALLA QUARTA di Lorenzo Pizzanelli

ottobre 15, 2009 By: admin2 Category: Comunicazioni, Senza categoria

Da Giovedì 15 Ottobre a domenica 18 ottobre 2009

Festival della Creatività

Firenze, Fortezza Da Basso

MARINETTI4

Opera multimediale interattiva di Lorenzo Pizzanelli

marinettirobot

inaugurazione: 15 ottobre 2009 dalle 19:00 alle 21:00

Ideazione: Lorenzo Pizzanelli
Regia: Lorenzo Pizzanelli e Fariba Ferdosi
Sceneggiatura: Lorenzo Pizzanelli e Marica Romolini
Intelligenza Artificiale: Horizon Software
Sviluppo grafico ed effetti speciali: INFOBYTE
Musica elettroacustica: Marco Dibeltulu
PRODUZIONE:
Comune di Roma, Assessorato alla Cultura
INFOBYTE@ Srl
Lorenzo PIZZANELLI

www.marinettiallaquarta.it

Back to the Present

ottobre 09, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

!cid_aW1hZ2UwMDEuanBn$762563$474420@loom

Francesca Catastini, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale), Jacopo Miliani

Andrea Montagnani, Maria Pecchioli

con

Stefanos Tsivopoulos

SABATO 10 OTTOBRE ore 18.30

Ex sede del Centro di Sperimentazione Teatrale, Via Manzoni 22, Pontedera

1° tappa di Back to the Present – a cura di Elisa Del Prete – Networking V edizione

<!– /* Font Definitions */ @font-face {font-family:Calibri; mso-font-alt:”Century Gothic”; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:””; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:10.0pt; margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:Calibri; mso-fareast-font-family:Calibri; mso-bidi-font-family:”Times New Roman”; mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} –>

Sabato 10 ottobre a partire dalle ore 18.30, presso l’ex Centro di Sperimentazione Teatrale di Pontedera, gli artisti Francesca Catastini, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale), Jacopo Miliani, Andrea Montagnani, Maria Pecchioli, primo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Stefanos Tsivopolous.

Il workshop, concepito dall’artista come “lettura” della città di Pontedera, dal suo passato al suo presente, si è sviluppato come indagine di un territorio totalmente sconosciuto a tutti i partecipanti per esplorare le possibilità di relazione ad esso, alla sua storia, ai suoi cittadini, alla sua cultura.

A partire da una disposizione alla scoperta tramite dialoghi, ricerche d’archivio, letture, immagini, visite guidate, discussioni, Stefanos Tsivopoulos ha guidato il gruppo di artisti verso una possibile lettura incondizionata di una città che ha presentato molte contraddizioni, dal suo fiore all’occhiello, il Teatro Era, all’azienda che ne ha diretto non solo l’andamento economico, la Piaggio, passando per la Filarmonica, il ponte che dà il nome alla città, e l’antico castello su cui è stato edificato l’attuale piano urbanistico. Fil rouge dell’intero percorso è stato la proposta di un approccio ai documenti storici come ricerca prima di tutto personale e di un’indagine quotidianamente aperta all’incontro.

Sabato 10 ottobre verrà presentato al pubblico, attraverso immagini e azioni, l’esito di questo percorso, 1° capitolo dell’intero progetto Back to the Present, ideato dalla curatrice Elisa Del Prete, per la V edizione di Networking, nato con l’intento di suscitare interrogativi rispetto ad un passato così pericolosamente vivo come quello toscano attraverso il lavoro di artisti della giovane generazione e il loro attuale immaginario.

“Che ruolo ha oggi l’immagine nella trasmissione del tempo e della storia?

Che ruolo ha l’artista, in quanto creatore di immaginari, nell’attuale sistema di rappresentazione in cui l’immagine è usata e abusata?”

Networking 2009 è promosso dai cinque comuni toscani di Firenze, Prato, Pontedera, Monsummano Terme, Livorno, dalla Provincia di Arezzo, col sostegno anche della Regione Toscana. Quest’anno si rivolge a 32 giovani artisti toscani, selezionati tramite bando, che parteciperanno all’intero progetto che prevede un periodo di ricerca in archivi, 5 workshop e una rassegna, a conclusione lavori, articolata in una serie di incontri, una mostra, e una video proiezione plurima.

Stefanos Tsivopoulos (Praga 1973. Vive e lavora fra Amsterdam e Atene)

L’artista greco ha recentemente completato due anni di residenza alla Rijksakademie di Amsterdam e sei mesi di residenza al Platform Garanti di Istanbul. Ha esposto al Museo di arte contemporanea di Belgrado, alla Biennale di Atene, al Kassel Kunstverein Friedericianum, alla Biennale di Tessalonico, al Museo di Arte Contemporanea di Atene, al Montevideo Arts Institute di Amsterdam, al Center Photographique del’ile-de-France a Parigi e al Sammlung Essl di Vienna. Ha vinto il Golden Cube Award 2008 al 25° Kassel film festival.

“La Camera è l’occhio della storia”: questa frase del fotografo Mathew Brady sintetizza con efficacia la ricerca di Stefanos Tsivopoulos. L’interesse dell’artista è infatti rivolto a come la memoria collettiva prende forma attraverso le immagini prodotte, a chi ne è il produttore, e a come l’immaginario contemporaneo sta codificando la storia attuale. Autore di video, per la maggior parte, Tsivopoulos indaga la doppia valenza dell’immagine, di documentazione e di opera d’arte. A partire dall’esplorazione di archivi storici e servendosi del linguaggio cinematografico per scoprire quali sono le immagini che si sono depositate nella memoria collettiva, estrapolandole dal loro contesto, ed indagando il valore assiomatico del documento per la società,  l’artista racconta  storie nuove mettendo in qualche modo in discussione la validità dei documenti stessi e mostrandoci in chiave spesso enigmatica come essi non siano altro che il racconto del “narratore” che ce li tramanda.

Elisa Del Prete nasce nel 1978 a Bologna, dove attualmente vive. Ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Bologna specializzandosi in Storia dell’Arte Medievale e discutendo una tesi in Iconologia sulla Biblioteca di Aby Warburg e la sua storia postbellica, con particolare attenzione all’influenza che ha prodotto in Italia rispetto ad una cerchia specifica di studiosi.  Da questa ricerca, che ha portato avanti successivamente durante un ulteriore periodo di indagine all’Istituto Warburg di Londra per l’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma investigando la scena intellettuale degli anni Cinquanta-Settanta in Italia, ha approfondito la conoscenza e l’analisi della cultura visiva contemporanea con particolare attenzione alle arti visive nello specifico. Dal 2005 lavora come curatrice indipendente e dal 2007 è direttrice artistica di Nosadella.due, un programma di residenza per artisti e critici internazionali con sede a Bologna, per cui ha lavorato con artisti internazionali tra cui André Guedes, Martine Pisani, Mario Rizzi, Daniela Comani, Nico Dockx, Andreas Golinski, Markus Hofer, Jukka Korkeila, Soren Lose.

Parallelamente scrive per le riviste d’arte “Arte&critica” e “Combo”, oltre che per la redazione di Bologna del quotidiano “Corriere della Sera”.

Ultimamente ha approfondito la sua ricerca sullo sviluppo attuale del linguaggio delle immagini nell’arte come nella società, nella comunicazione e nella pubblicità con particolare attenzione al tema dell’immaginario erotico nelle arti visive e performative. Ha inoltre maturato un interesse particolare per gli sviluppi attuali dell’arte relazionale e partecipata, supportando l’idea di un’arte come esperienza e dedicando quindi un’attenzione speciale al momento dell’azione e agli aspetti performativi nel lavoro artistico.

Sul sito http://www.backtothepresent.it è possibile seguire tutte le tappe del progetto.

1254667109b

I prossimi appuntamenti di Networking 2009:

2° workshop 13-17 ottobre a Monsummano Terme: tutor John Duncan e Melissa Pasut con Gaia Bartolini, Lek Gjeloshi, Andrea Lunardi, Manuela Mancioppi, Sabrina Mazzuoli, Saverio Tonoli, Daniela Frongia

presentazione sabato 17 ottobre ore 18.30

3° workshop 20-24 ottobre a Prato: tutor Pavel Braila con Francesco Ozzola, Leone Contini, Simoncini.Tangi, Valentina Lapolla, Vanni Bassetti, Enrique Moya Gonzalez

presentazione sabato 24 ottobre ore 18.30

4° workshop 26-30 ottobre a Livorno: tutor Marzia Migliora con Studio ++, Silvia Noferi, Giada Pucci, Filippo Berta, Le ossidoriduzioni, Francesco Migliorini

presentazione sabato venerdì 30 ottobre ore 18.30

5° workshop 2-7 novembre ad Arezzo: tutor Luchezar Boyadjiev con Helena Hladilova, Viola Pinzi, Francesco Di Tillo, Marta Primavera, Liquid Cat, Margherita Moscardini, Caterina Pecchioli, Martina Della Valle

presentazione sabato 7 novembre ore 18.30

Mostra conclusiva coi 32 partecipanti a EX3 di Firenzeinaugurazione sabato 12 dicembre

La mostra sarà anche accompagnata da una proiezione di video storici, riprodotti in vari luoghi della città e da un catalogo che offrirà un immaginario alternativo del territorio proponendosi come mappa visiva della Toscana.

Informazioni e materiale stampa

Carlo Simula

+39 347 7973217

carlo.simula@loom.it

OPTOFONICA

ottobre 09, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria


Optofonica è un progetto iniziato dall’artista multimediale TeZ nel 2006 e portato avanti assieme alla fondazione OPTOFONICA di Amsterdam (NL) i cui membri sono passionalmente coinvolti nella ricerca, produzione e proliferazione di “ambienti immersivi” per installazioni e performance.

“Invece che creare semplici oggetti esteticamente seduttivi, una nuova forma d’arte sta nascendo che trascende i limiti abituali della percezione. La nostra arte vuole spostare l’attenzione dello spettatore dall’oggetto fisico che stimola la percezione alla percezione stessa. Gli ambienti immersivi possono svolgere questa funzione. Questa forma d’arte risveglia una consapevolezza delle dimensioni sensoriali, spaziali e sinestetiche.”

A Share Festival Optofonica presenta progetti molto eterogenei. Ci sarà l’OSC (Optofonica Surround Cinema), lo spettacolo di Evelina Domnitch+Dmitry Gelfand con pellicola di sapone e laser, due performance musicali immersive e uno spettacolo audiovisivo che produce pattern visuali direttamente nel cervello.

OSC (Optofonica Surround Cinema) è una “formula” per screening audiovisuali ad alta qualità dei lavori realizzati da 30 artisti internazionali. Una selezione del programma verrà mostrata in alta risoluzione e in suono non compresso direttamente dal computer. OSC è un’occasione rara per vedere creazioni audiovisuali sperimentali al loro meglio.

Evelina Domnitch+Dmitry Gelfand presentano il loro ormai famoso Ten Thousand Peacock Feathers in Foaming Acid. Spettacolo realizzato tramite pellicole di sapone e luce laser, che porta sul palcoscenico una ricerca iniziata nel rinascimento e costellata da scoperte ottiche, matematiche, termodinamiche,  e elettromeccaniche.

Maurits Fennis e Maurizio Martinucci (a.k.a TeZ) presentano un sistema non convenzionale per la spazializzazione sonora che immergerà lo spettatore in un campo sonoro. Basandosi sulle risonanze dello spazio performativo, vengono create onde statiche che creeranno spessi volumi di suono che i musicisti controllano in mezzo all’aria.

PV868 è una performance di Maurizio Martinucci (a.k.a TeZ) che produce uno stimolo audiovisuale che permette uno strano effetto ottico costituito da pattern visuali che emergono direttamente dal cervello dello spettatore.

Speciale “Market Forces”

ottobre 08, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Dalla teoria della complessità ai supermercati d’artista, la quinta edizione del Piemonte Share Festival

di Oriana Persico

Il Piemonte Share Festival celebra quest’anno la sua quinta edizione. Nell’anno della crisi finanziaria internazionale, il tema scelto non passa inosservato per la capacita di leggere, intercettare e in parte anticipare gli impulsi e i movimenti profondi che animano la realtà contemporanea: “Market Forces” è già nell’aria da tempo quando in borsa e dalle banche centrali iniziano ad arrivare i primi segnali di allarme.

Innestandosi su “Manifacturing”, tematica che ha caratterizzato il 2008,  la complessità è il punto di partenza  per progettare la nuova edizione. Come affrontare una realtà instabile in cui gli elementi sono così profondamente correlati fra loro e l’imprevisto gioca un ruolo fondamentale? Come affrontare un futuro che non è più immaginabile in modo lineare e in cui la complessità stessa  sembra l’unico approccio per relazionarsi a esso e alla risoluzione delle problematiche che pone?. La risposta di Andy Cameron, guest curator e presidente della giuria di Share Prize 2009, è “market”. Il mercato è la macchina per affrontare la complessità del futuro e l’imprevedibilità del sistema immerso in questo fitto intreccio si relazioni: un ecosistema. La sintesi di questo percorso – riuscitissima quanto attuale – è “Market Forces”. Ed è su questa riflessione che  artisti, intellettuali, curatori e pubblico sono chiamati a misurarsi in questo anno particolare.

Sharing The Crisis

Ma prima di entrare nel vivo del programma scoprendone insieme i dettagli e le novità, facciamo un passo indietro nei mesi scorsi, una piccola digressione che da un lato ci aiuta a spiegare le motivazioni dello slittamento del Festival da marzo a novembre, e dall’altro ci consente di entrare nella complessità di fattori che lo hanno determinato: un faccia a faccia con l’imprevedibilità di quelle stesse “Market Forces” che hanno ispirato lo statement artistico. Rappresentando senz’altro un momento di auto-riflessione, di attesa e forse di incertezza per gli organizzatori e per quel variegato mondo di amici, collaboratori, artisti e appassionati di arte digitale che negli anni si sono raccolti intorno alla manifestazione. Non escludiamo che la coincidenza fra intuizione iniziale e la contingenza storica abbia superato gli intenti dei curatori stessi.

Intanto, l’8 gennaio 2009 Simona Lodi, art director e ideatrice di Share festival insieme a Chiara Garibaldi, rilascia la terza intervista del ciclo “Interviewing The Crisis” (1), un intenso viaggio attraverso la crisi con i protagonisti internazionali della new media art: da Hellen Toringthon (Turbulence.org) a Mark Garret (NetBehaviour), la sua testimonianza è fra le più incisive, trovando eco e risonanza   da parte dei media e rispondendo forza e onestà a quesiti difficili. I tagli del 50-60% che gravano sulle iniziative culturali di Torino (e non solo) mettono subito in moto un processo di riorganizzazione del Festival, che riesce a dare una risposta attiva: la crisi si trasforma in stimolo per riprogettarsi intorno alle mutate condizioni esterne. Rimandato l’evento finale di qualche mese, in questo lasso di tempo si mette a punto una strategia di relazione col territorio:

“… Stiamo studiando varie soluzioni soprattutto legate al network di eventi e alla condivisione di progetti con altre realtà. La rete permette azioni che prima erano logisticamente impensabili e quindi ri-disegna dal basso strategie funzionali al network stesso, perciò aperto e orizzontale e, come dice Ned Rossiter, organizzato…

dichiara Simona nell’intervista. E lo scenario descritto si realizza puntualmente.

Attraverso un serrato confronto fra amministrazione e operatori culturali (che immaginiamo non facile), si arriva al concepimento di Digital Orbit, progetto nella cui ideazione lo Share ha avuto un ruolo determinante proprio a partire dal nome. Digital Orbit è un piattaforma che tenta di canalizzare le attività di più attori sul territorio concentrando in un lasso di tempo delimitato alcuni importanti eventi culturali, eterogenei fra loro ma comunicanti. Oltre allo Share Festival con The Sharing, animano il progetto Situazione Xplosiva e VIEW Conference, tre associazioni che hanno contribuito a rendere Torino e il Piemonte uno dei punti di riferimento internazionali nella divulgazione, promozione e comunicazione della cultura digitale, focalizzandosi rispettivamente su arte digitale, musica elettronica e computer grafica. Obiettivo dell’Orbita è attrarre le principali manifestazioni prodotte dalle associazioni – Share FestivalFestival Club To Club, ViewFest e ViewConference che si svolgeranno a Torino fra il 30 ottobre e l’8 novembre. Un cortocircuito di arte digitale e tecnologia, dancefloor elettronico e grafica di ultima generazione in cui ogni manifestazione partecipa apportando un campione esemplare del proprio ambito di competenza. Il tutto si inserisce nelle attività di Create 2009 (anno europeo della creatività e dell’innovazione) in corrispondenza alle date centrali di Contemporary Arts Torino Piemonte. Un’operazione di network territoriale complessa (nemmeno a dirlo) e articolata dalle ricadute potenzialmente molto interessanti, ma valutabili solo  in un ottica di medio-lungo periodo.

Il programma. General vue

Il vasto programma, che si articola nell’arco di sei giorni dal 3 all’8 novembre,  mette in luce la capacità del Festival di relazionarsi e collaborare con il territorio, di dialogare con soggetti eterogenei e di assorbire nuovi stimoli, mantenendo intatta la propria identità culturale e artistica come le iniziative stabilite. Location principale dell’evento è il Museo delle Scienza di Torino che ospita installazioni, mostre, performance, numerosi dibattiti e conferenze e, naturalmente, l’attesa premiazione delle opere finaliste di Share Prize.

Ma non solo. Share Festival si apre alla città e amplia il suo campo di azione e le sue prospettive.

Lo fa entrando nelle sale dell’Università e dell’Accademia per incontrare gli studenti e condividere con loro la sua esperienza di ricerca e produzione culturale, artistica e tecnologica. Partecipando al dibattito europeo sulla creatività e l’innovazione nell’ambito della conferenza internazionale “CreATe: connecting ICT research end creative enterprises” presso il Virtual Reality & Multi Media Park, il nuovo complesso torinese dedicato all’innovazione tecnologica. Collaborando col Castello di Rivoli che apre gratuitamente le porte al pubblico per un giorno. Curando e realizzando la mostra tematica “Market Forces”, che offre una vetrina internazionale a circa 20 artisti da tutto il mondo che in modo ironico, irriverente, giocoso e critico hanno interpretato il nostro rapporto con lo shopping, la merce e i luoghi del consumo. Investendo su un progetto speciale, “Squatting Supermarket”, versione radicale del market place e punto d’acquisto in realtà aumentata. Realizzando un percorso critico attraverso le sue conferenze-dibattito e raccontando “Fino alla Fine del Cinema” il processo di proiezione del nostro inconscio sulla realtà. Interfacciandosi con il suo pubblico con un sito completamente nuovo, un progetto editoriale vero e proprio, frutto di un profondo lavoro di ristrutturazione dalla veste grafica all’architettura dell’informazione, che a breve ospiterà una piattaforma di reblogger aprendosi a prospettive di analisi e contenuti multi-autore.

Le opere dei finalisti, dal canto loro, evidenziano alcuni elementi chiave sulle tendenze più attuali dell’arte e delle tecnologie digitali.  Il passaggio dall’estetica degli anni ‘90 segna la fine della tecnologia esplicita, del monitor, della metafora computer/scrivania tipica della net.art, della messa in prima fila di cavi e computer. A otto anni dalla bolla speculativa delle Dot.com (siamo nel 2001) l’ubriacatura per la tecnologia in sé e per sé come possibilità espressiva del mezzo e da ogni punto del globo si invoca a gran voce il ritorno ad un’economia reale. L’analogia con l’arte digitale è fortissima: le opere hanno assunto un aspetto più materico, perché la tecnologia è embedded. “Anche la net.art è fuori dagli schermi. Il digitale c’è, ma è nascosto oppure distribuito nell’ambiente (le tecnologie più in voga sono spime, rfid, realtà aumentata) e la tecnologia non è più identificata come foriera di un futuro roseo ” sottolinea ancora Simona Lodi, rilevando il proliferare non casuale di visioni legate a un futuro distopico e segnato dalla crisi economica, anche in versioni estreme come l’Atompunk (3), una versione “guerra fredda” dello Steampunk (4), a cui recentemente è stato dedicato il festival olandese Gogbot. A cui potremmo aggiungere le conclusioni di Robert  Neuwirth che nel suo libro “Shadow cities” (5) ipotizza un mondo in cui circa 2,5 miliardi di persone saranno costretti a vivere in squatt occupati: un futuro a suo parere non troppo lontano.

Added value & perspectives

Ideare un festival è una operazione complessa, dal punto di vista culturale, estetico e organizzativo. Dialogare con il proprio territorio e costruire azioni comuni è l’obiettivo dichiarato sulla carta da ogni policy. Scegliere un punto di vista sulla realtà e dichiararlo pubblicamente significa assumersi la responsabilità del proprio “essere-nel-mondo”. Se contiene questi tre livelli e riesce a toccare le nervature profonde della realtà contemporanea, l’operazione culturale dello Share Festival non si riduce tuttavia a un premio internazionale, mostre originali, performance, conferenze e dibatti ben congegnate e di alto livello. Il motore, la forza primaria che sembra dar vita alla manifestazione e alle sue diverse anime (dal Festival ai numerosi progetti quali Action Sharing, Share Crossing e Share Campus) è la necessità di costruire attivamente una visione del futuro per rispondere alle problematiche, alle sfide e alle emergenze del nostro ambiente: la tecnologia, come l’arte digitale – sembra questa l’impostazione ampiamente condivisibile dei curatori – sono in grado di mostrare strade percorribili e diventare un valido strumento di analisi/azione/reazione, ma soprattutto possono veicolare ad un pubblico ampio – e non necessariamente di settore – la percezione che alternative e possibilità all’esistente sono aperte.

È questo, forse, il valore aggiunto più alto di Share Festival visto nel suo insieme. Proprio comprendendo questa tensione di fondo, diventa ancora più interessante scoprire le reazioni degli artisti, degli intellettuali e del pubblico, nei sei giorni di festival,  di fronte a uno stimolo così forte come dover scavare dentro e attraverso le forze nascoste e le pulsioni che regolano un atto solo apparentemente semplice e immediato come acquistare il nostro shampoo preferito al supermercato sotto casa.

[Note: ]

http://www.interviewingthecrisis.org

http://www.toshare.it

http://boingboing.net/2008/12/03/atompunk-fetishizing.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Steampunk

http://www.ted.com/talks/robert_neuwirth_on_our_shadow_cities.html

Approfondimento (1)

Share Prize 2009

La giuria, gli artisti e le opere

Lanciato nel 2007, Share Prize è il fiore all’occhiello del Festival insieme ad Action Sharing, una piattaforma per la ricerca sincretica il cui scopo è favorire l’incontro fra metodo scientifico e ricerca artistica attraverso la collaborazione di artisti, accademici e mondo imprenditoriale nella realizzazione di progetti comuni.  Al premio, che vuole scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali, partecipano in media circa 3-400 artisti da ogni parte del mondo, mentre le opere sono selezionate da una giuria internazionale che quest’anno, oltre a Andy Cameron nella figura di presidente e guest curator, è composta da Bruce Sterling (giornalista e scrittore amico storico dello Share), Emma Quinn (curatrice new media art, Londra), Giovanni Ferrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino), Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon).

6 i finalisti dell’edizione 2009 le cui opere, anche in modi molto diversi, riescono a mettere in evidenza le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso: fra caos e valore, significato e casualità, politica ed economia, queste “astrazioni instabili”, parafrasando le parole dei curatori, arrivano alla nostra percezione sotto forma di sculture-installazioni che ne mostrano gli effetti tangibili  in e attraverso l’ambiente e nella nostra realtà quotidiana.

Ernesto Klar (USA/Venezuela), con l’installazione interattiva “Convergenze Parallele”, esplora la poetica della rivelazione e della trasformazione dell’impercettibile. Attraverso un cono di luce, le particelle di polvere presenti nell’aria tracciate, visualizzate, sonorizzare e proiettate su una parete: lo spettatore scopre come il suo stesso respiro influenzi il suo ecosistema.

Chris O’Shea Audience (Gran Bretagna) inverte il rapporto fra osservato e osservatore, oggetto e soggetto dell’osservazione: “Random International” è una comunità di specchi che insegue gli spettatori. Una volta oltrepassato il perimetro dell’installazione, gli specchi intercettano il soggetto e si muovono verso di lui seguendolo negli spostamenti: chi guarda chi? L’opera o lo spettatore?

Ralf Baecker (Germania) simula una rete neurale logica fatta di legno, cordini e pesi, ma perfettamente funzionante: “Rechnender Raum” (Calculating Machine). Questa scultura leggerissima rigida, geometrica, filiforme, esternalizza il processo logico presentificandolo nello spazio: lo spettatore vede l’esterno della macchina, ne segue il funzionamento e i meccanismi interni, ma allo stesso tempo la comprensione di teli meccanismi rimane nascosta.

Francesco Meneghini e William Bottin (Italia) si ispirano al comportamento collettivo degli insetti. “Sciame 1” è un oggetto costruito attraverso una ventola e un campo magnetico: in uno spazio buio pezzi di carta simili a insetti luminosi si inseguono nell’aria volteggiando fra rumori e ronzii e suoni frammentari generati dall’azione delle mani.

Andreas Muxel (Germania), con la sua scultura cinetica “Connect”, modella il caos. Tredici moduli connessi a una matrice costituiti da 1 microcontroller, 1 motorino, 1 sfera d’acciaio attaccata a un elastico; sensori piezoelettrici fra la sfera e il motorino. Privi di un programma generale, gli elementi della scultura seguono istruzioni autonome realizzando un sistema analogico non-lineare e, quindi, caotico.

Lia (Austria) presenta l’opera di net.art più classica. “Proximity of need” è un sistema generativo interattivo in cui, a partire da un set di parametri immagini e suoni creano composizioni audiovisive. Raggiunta la saturazione, l’immagine sfoca sovrapponendosi e intrecciandosi con quella successiva.

Nel loro complesso queste opere rivelano quasi un rifiuto ad essere digitali: con la loro forte fisicità, valicando i limiti dell’estetica generativa e interattiva, solide e concrete, rappresentano una bellezza tradizionale a cavallo tra artigianato e attitudine hacker.

La premiazione delle sei opere finaliste avverrà sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30 presso il Museo delle Scienze di Torino.

Approfondimento (2)

Share Conferences

4 percorsi paralleli

Le conferenze curate da Share Festival esplicitano il percorso teorico che ha portato sintetizzato nello statement artistico, proponendosi come momento di dibattito e dialogo aperto con gli intervenuti: come tutti gli eventi in programma, le conferenze sono aperte e gratuite assolvendo all’ispirazione profondamente pubblica del festival. Sarà il Museo delle Scienze di Torino il luogo di incontro per intellettuali, curatori, artisti e accademici chiamati a portare il loro punto di vista e a confrontarsi.

1. Mostre Market Forces e Screening Fino alla fine del cinema

Lo screening Raccontato: le opere degli artisti della mostra “Market Forces” e dello screening di webcinema “Fino alla fine del cinema” attraverso la visione e il commento delle opere in diretta.

Giovedì 5 novembre ore 15.30-16.30

Presentano: Simona Lodi e Luca Barbeni (Share Festival)

Interviene: Simone Arcagni (scrittore e saggista)

2. Art vs Market

La globalizzazione dell’arte e il continuo allargamento della sua definizione si mescolano, nella scena artistica internazionale alla necessità di riflettere sugli impatti socio-culturali del software: una problematica da affrontare anche in termini pragmatici come il mantenimento, la documentazione e la preservazione delle opere digitali. Ma l’arte contemporanea è anche una fonte di conoscenza sull’economia, mettendo in luce processi nascosti, poco visibili e spesso occultati dai media.

Sabato 7 novembre ore 14.30

Modera: Andy Cameron/Simona Lodi

Intervengono: Alessandro Ludovico (Neural), Franzisca Nori (Museo Strozzina, Firenze), Antonio Caronia (Aksioma)

3. Arte e Comunicazione

Arte e pubblicità si incontrano nel marketing: rispondono alla sfida delle nuove tecnologie, culture e formazioni sociali emergenti; vedono il dissolversi progressivamente la distinzione fra pubblico e produttore; sperimentano nuove forme di interazione. Qual è il significato di questa convergenza per l’industria dell’advertising e per il mercato dell’arte? Cose succede quando arte, design e marketing si ibridano? Che ruolo giocano i social network globali e l’innovazione? Rispondono direttamente pubblicitari, designer e artisti messi a confronto.

Sabato 7 novembre ore 16.00

Modera: Andy Cameron

Intervengono: Joel Bauman (Tomato), Renzo di Renzo (Fondazione Buziol, Venezia), Alex Giordano (Ninja marketing)

4. Market Forces

I limiti della comprensione in una transizione complessa: cosa significa costruire sistemi il cui comportamento non siamo in grado di prevedere o comprendere? Il panel affronterà le questioni legate al caos e al valore, dell’ibridazione fra arte, biologia, tecnologia, politica ed economia, interrogandosi sulle problematiche del controllo e sulla possibilità di costruire economie alternative basate sul dono, libere e aperte.

Domenica 8 novembre ore 14.00

Modera: Pietro Terna (Università di Torino)

Intervengono: Richard Barbrook (Università di Westminster), Bruce Sterling (scrittore e giornalista), Giovanni Ferrero (Presidente Accademia Albertina), Sorin Solomon (Università di Tel Aviv e Progetto Lagrange/CRT), Roberto Burlando (Università di Torino),Kathe Kelly (autore del libro How I Lived a Year on Just a Pound a Day).

Approfondimento 3

Share Special Project 2009

“Squatting Supermarket”. Realtà aumentata, shoppingg based narratives e modelli di business interstiziali

Progetto speciale di Share Festival 2009 a cura di Salvatore Iaconesi aka xDxD.vs.xDxD, “Squatting Supermarkets” narra l’evoluzione del quotidiano entrando  del cuore vivo e pulsante di Market Forces: lo shopping. Guardare i prodotti sugli scaffali, scegliere, pagare, indebitarsi, farsi convincere e sedurre, relazionarsi con loghi, messaggi, altre persone: comprare è un’esperienza che riempie le nostre giornate, costruita attraverso immagini, suggestioni e strategie talmente complesse che sfuggono sistematicamente alla percezione dell’utente finale. “Ogni prodotto”, citando lo statement artistico “genera una reazione a catena costruita da anelli ambientali, sociali, politici, economici, tecnologici, relazionali, emozionali. Queste connessioni, così complesse e ramificate, sono poco esplicite: alle persone è riservato troppo spesso solo il messaggio esperienziale del “compra questo oggetto/servizio, è fatto proprio per te, per come vuoi essere“.

Figura ibrida a cavallo fra hacking, ingegneria e rave party, Salvatore Iaconesi parte da questi presupposti per realizzare Squatting Supermarkets, una versione radicalmente ecosistemica di marketplace e visionario punto di acquisto  in realtà aumentata: l’innovazione nasce dall’interstizio, il valore e l’infrastruttura in cui si produce è l’ecosistema stesso, con tutte le sue ramificazioni, connessioni stratificazioni. Le tecnologie, usate per creare nuovi spazi di azione/comunicazione e sovrapporli alla realtà ordinaria aumentandola, consentono inedite possibilità di fruizione e interazione: ubique, accessibili, ma soprattutto emergenti e polifoniche, emozionali e relazionali.  “Squatting Supermarkets racconta proprio questa possibilità, uno spazio in realtà aumentata tecnologicamente sovrapposto alla realtà ordinaria”: un marketplace interstiziale che vive in squat sulle infrastrutture fisiche e immateriali esistenti (loghi e luoghi del consumo).

Il progetto è presentato seguendo due modalità: un’installazione interattiva all’interno della mostra tematica “Market Forces”e un workshop esperienziale, come prolungamento delle Share Conferences giovedì 5 novembre alle ore 17.00 (Museo delle Scienze).

Nell’installazione, un supermercato minimale evidenzia la struttura, i prodotti, i messaggi che li descrivono. La vasta rete di connessioni che definisce la storia del prodotto si esplicita e diventa accessibile, estendendo in senso ecosistemico, narrativo e poetico, quelle tecniche di tracciamento e manipolazione dei dati che le corporation sfruttano per fini esclusivamente commerciali e/o politici: incrociare dati provenienti da codici a barre, RFID, carte di credito, transazioni finanziarie. Le storie del prodotto e di coloro che lo acquisiscono entrano improvvisamente in scena: story telling distribuito. La porta di accesso a queste storie sono i loghi: shopping based narratives. Nel supermercato minimale di Squatting Supermarkets, avvicinarsi a un prodotto è un’esperienza immersiva nella sua storia e con la possibilità di scriverne una parte: muovendo le mani, disegnando gesti, esponendo il proprio punto di vista e le proprie emozioni. Il ‘prodotto’ si anima, diventando uno spazio, un’opportunità, una rete di relazioni, un dominio di possibilità e opportunità. Anche quello di un conflitto profondamente contemporaneo, scontro, interazione forte, dal warfare informazionale a forme di azione/comunicazione critica, ma anche e soprattutto in modelli di business e di azione poetici, sostenibili, accessibili ed ecosistemici.

A cura di Art is Open Source e FakePress, la neonata casa editrice ideata da Salvatore Iaconesi e Luca Simeone, il workshop “Complex shopping narratives”, momento di approfondimento critico performativo, estende l’esperienza del supermercato/installazione all’uso di tecnologie mobili, ubique e in realtà aumentata. SPIME, ambiente interattivo, interfacce gestuali e naturali, ma soprattutto iSee, un’applicazione per Iphone prodotta da FakePress e basata sul riconoscimento dei loghi, diventano gli strumenti di analisi e interazione diretta col pubblico per esplicitare la visione critica, metodologica e poetica del progetto. Microcosmi narrativi (aperti, emergenti e multiautore) collegati a social network tematici p2p, si sovrappongono ai prodotti con un gesto, semplice e potenzialmente accessibile a una massa critica di persone: fotografarne il logo con un iPhone o un cellulare. Improvvisamente si apre uno scenario in cui è possibile attivare non solo reti esperienziali e relazionali, ma anche economie alternative e innovative che si sviluppano come le piante nelle crepe dei muri, in questo senso un terzo paesaggio (si pensi al caso semplice in cui fotografando il logo di un prodotto x si scopre che a pochi metri è possibile acquistarlo nella sua versione biologica magari a un prezzo minore, o che esiste un gruppo di acquisto proprio vicino a casa propria, o ancora che il prodotto ha causato un numero enorme di allergie o di vittime nel lontano paese in cui viene assemblato).

Le implicazioni di Squatting Supermarkets sono forti e distribuite su molti livelli (di complessità) non riassumibili in questa sede. È però facile intuire, a partire dallo statement artistico del Festival, perché sia stato scelto come Special Proiect di questa edizione. Squatting Supermarkets (in particolare nella sua versione iSee per iPhone/cellulari che è anche un prodotto editoriale di FakePress) è insieme: un’opera d’arte; una tecnologia innovativa; un prototipo perfettamente industrializzabile con un mercato potenzialmente infinito (un meta-mercato si potrebbe azzardare); un modello di business interstiziale, ecosistemico, basato sulla complessità; un’operazione di reverse engeneering sociale (i codici, le pratiche e i luoghi stessi del consumo, a partire da loghi e punto vendita)  Non si limita a detournare, irridere, svelare il market, ma lo invade riprogrammandone il codice dall’interno. In questi termini il conflitto non può assumere la forma tradizionale della contrapposizione dialogica: se la dimensione di scontro rimane come forma di interazione forte fra un pluralità di soggetti con interessi eterogenei e confliggenti, questo conflitto rimane multi-direzionale, non risolvibile in modo lineare e con una caratteristica del tutto particolare. Se applicato, costringe a trasformare in senso ecosistemico il concetto di valore, risultando un gioco a somma zero: una opportunità da cogliere attraverso un’interazione che presuppone non la scomparsa di un avversario, quanto un processo di interrelazione dinamica delle parti (tendente alla coesistenza), stimolato da un cambio di atteggiamento e guidato da un interesse personale, “costretto” suo malgrado a produrre valore per tutto l’ecosisistema perché questa diventa la cosa più conveniente.

Interessante seguire gli sviluppi e le prospettive di realizzazione del progetto che, dopo la presentazione di Frontiers of Interaction V a Roma, trova nello Share Festival 2009 la cornice perfetta per accoglierne l’anima artistica-performativa, l’approccio teorico e metodologico e, infine, la possibilità di relazionarsi in un cointesto ibrido a cavallo fra arte contemporanea, ricerca scientifica e mondo imprenditoriale.

Realtà Manipolate

settembre 24, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

Come le immagini ridefiniscono il mondo

realta_manipolate1

Strozzina

Centro di Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi

Firenze – 25/09/2009 – 17/01/2010

realta_manipolate2

Ho avuto modo di vistare in anteprima per la stampa questa interessante esposizione che focalizza la propria attenzione sul significato del termine “realtà” nelle ricerche artistiche contemporanee.

L’ambientazione dentro gli intimi spazi riservati al Centro di Cultura Contemporanea, allestiti con la semplicità di un design volutamente non invasivo. riesce a creare una suggestione ambientale a queste opere sottolineandone la specificità della ricerca polisemica delle opere.

www.strozzina.org

Di Fabrizio Pecori

Francesca Woodman

settembre 14, 2009 By: admin2 Category: Senza categoria

woodman

sms contemporanea

Santa Maria della Scala – Siena

Francesca Woodman

26.09.2009 – 10.01.2010

a cura di Marco Pierini e Isabel Tejeda

sms contemporanea, il centro di arte contemporanea del Santa Maria della Scala di Siena, in collaborazione con l’Espacio AV di Murcia e l’Estate di Francesca Woodman di New York presenta una grande mostra retrospettiva di Francesca Woodman composta da 114 fotografie, alcune delle quali inedite.

Nata a Denver nel 1958, figlia degli artisti Betty e George Woodman, Francesca cominciò a lavorare col mezzo fotografico a soli tredici anni di età, quando realizzò il primo autoscatto. Nei nove anni che separano questo esordio dall’abbandono volontario della vita, avvenuto nel gennaio 1981 a soli ventidue anni, l’artista ha continuato a fotografare se stessa in ambienti domestici, in mezzo alla natura, sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.

Le serie fotografiche più significative si identificano con i luoghi dove sono state realizzate e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: la prima ha per scenario Boulder, nel Colorado, e data agli anni della scuola superiore, la seconda riguarda l’intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence, seguita da quella, molto ricca, che fra 1977 a 1978 venne eseguita a Roma. New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.

Quasi tutta la produzione dell’artista vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo, nella dialettica cioè che s’instaura fra la Francesca Woodman artista e la Francesca Woodman modella di se stessa. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell’universo delle cose, come fosse una di esse o, meglio ancora, parte di esse. Ecco allora che il corpo di Francesca quasi si assimila con l’intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari. Tratti caratteristici e ricorrenti sono anche l’assenza del volto, tagliato via dall’inquadratura – o nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto –  e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti di video girati dall’artista che sarà possibile vedere nel percorso della mostra.