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Osservatorio di Cultura Digitale
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Ritratti del Potere

dicembre 06, 2010 By: admin Category: Articoli

intervista a Franziska Nori

di Antonio Viscido

strozzina

 1) Un tempo il ritratto serviva ad esaltare il potere. Oggi è uno strumento che viene usato non solo per esaltare ma anche per contestare e talvolta ridicolizzare il potere stesso, tanto da poter ribaltare il concetto in “il potere del ritratto”. Quando c’è stato il punto di svolta e perché?

 La tradizionale definizione sociopolitica del potere inteso come esercizio di un’influenza o come capacità di condizionare il comportamento di altre persone non riesce a rendere ragione della complessità e delle diverse (e anche nascoste) forme di potere presenti nella nostra società. Nell’epoca attuale, il ruolo e l’influenza delle immagini nel mondo della politica, dell’economia e della società in generale sono cresciuti a tal punto da far emergere in modo forte il loro valore non solo di raffigurazione ma anche di affermazione e costruzione del potere. È spesso tramite un’immagine che un uomo politico fonda la propria fortuna o segna la propria disgrazia politica. È sulla base di una campagna pubblicitaria ben congeniata che un’impresa costruisce il proprio successo commerciale. Sono spesso immagini televisive o del mondo dell’informazione che una società prende come propri modelli di riferimento. Inoltre, nella moderna società occidentale democratica, il potere non è più solo prerogativa di singoli individui o famiglie, ma è distribuito in sistemi complessi e organismi politici ed economici che si condizionano reciprocamente. Di conseguenza, oggi il rapporto dell’artista con la rappresentazione del potere è profondamente ambivalente e differenziato. Per i potenti di oggi non è più fondamentale essere ritratti da un artista. Al suo posto ci sono esperti di pubbliche relazioni, spin doctor e uffici stampa altamente specializzati che elaborano campagne mirate per i diversi canali di comunicazione. Nel settore della comunicazione, la reputazione pubblica di un singolo individuo, di un ente o di una società è fondamentale a tal punto da essere sempre accuratamente costruita in funzione delle reazioni dell’opinione pubblica con cui si pone in confronto. Questo vale tanto per i politici quanto per imprese e istituzioni, la cui presenza nei media è tenuta costantemente sotto controllo e costantemente aggiornata o modificata sulla base di sondaggi d’opinione continuamente commissionati.

 2) La Strozzina si definisce un Centro di Cultura Contemporanea e non solo d’arte contemporanea. La cosa ci piace molto ma come si passa da Centro d’Arte a Centro di Cultura?

 L’intenzione é di essere piu che un mero centro espositivo che omaggia le tendenza attuali nell’arte contemporanea ma di essere una piattaforma di discussione, di acquisizione di nozioni nuove e di dialogo culturale.

Il CCCS è nato nel 2007 come parte della Fondazione Palazzo Strozzi nella volontà di dare alla città di Firenze un centro di livello internazionale in cui produrre e presentare progetti espositivi tematici di arte contemporanea che trovano la loro ispirazione e origine nei paradigmi attualmente dibattuti nelle diverse discipline umanistiche e scientifiche.

In questi tre anni il CCCS si é affermato con un programma incentrato sull’analisi di fenomeni antropologici e sociologici come nel caso della mostra As Soon as Possible che affrontó la tematica del tempo all’interno della cosiddetta “high speed society”; oppure Sistemi Emotivi dedicato al rapporto tra razionalitá e emozione nella fruizione dell’arte, un progetto sviluppato alla luce delle più recenti scoperte neuroscientifiche; e poi le mostre Cina Cina Cina!!!  e  Arte, Prezzo e Valore che proponevano un’analisi critica della correlazione tra arte e mercato; si è parlato anche di ecologia e sostenibilità ambientale con la mostra Green Platfom (2009) fino ai più recenti progetti Realtà Manipolate e Gerhard Richter e la dissolvenza dell’immagine nell’arte contemporanea (2009/10) che hanno affrontato il problema della rappresentazione della realtà a fronte delle recenti tecnologie di riproduzione e diffusione delle immagini.

 3) Voi fate anche molta attività didattico/formativa, con le lecture, con lo scopo di avvicinare i cittadini alla “cultura contemporanea”. Come nasce l’idea, che risposte avete avuto e cosa avete in programma in relazione a questa mostra?

Al CCCS dedichiamo particolare attenzione al programmare attività per il pubblico che approfondiscano le singole tematiche proposte dalle mostre. Grazie ad esperienze dirette da parte del pubblico lo scopo é di andar oltre alla semplice visita in mostra ad esempio con un programma di lezioni settimanali in cui invitiamo autori, docenti, giornalisti e artisti ad affrontare gli argomenti della mostra in corso da prospettive diverse. Abbiamo elaborato un progetto di mediazione culturale che mira ad assottigliare le barriere che dividono il pubblico dalle ricerche svolte in contesti accademici che dalle produzioni artistiche presentate al CCCS. L’obbiettivo è quello di rendere lo spettatore protagonista di un’esperienza a diretto contatto con l’arte e la cultura di oggi, all’interno di una vera e propria piattaforma multidisciplinare. La varietà di servizi al pubblico – sia adulto che in età scolare – che ci impegniamo ad offrire sono la testimonianza di questo nostro intento.

 4) E’ difficile “lavorare” con la cultura contemporanea a Firenze?

 Ogni realtá ha le sue particolaritá e caratteristiche che vanno osservate e capite. Il compito di un’istituzione come la nostra é quello di saper cogliere le esigenze della cittadinanza e le particolaritá del territorio per creare un programma di attivitá che da un lato dia impulsi innovatori e dall’altro funzioni in una logica di ‘servizio’ per la cittadinanza. Dopo appena tre anni della sua apertura constatiamo con gioia che il CCCS é stato accettato come il punto di riferimento per la contemporaneitá in cittá.

 5) La mostra in corso è appena iniziata, immagino che stiate già lavorando per la prossima, che cosa verrà proposto in futuro?

 Il 19 febbraio 2011 inaugurerá la seconda edizione del premio Talenti Emergenti, creato dalla Fondazione Palazzo Strozzi per attirare l’attenzione di critica e pubblico nei confronti della giovane arte italiana. Una giuria di 4 curatori italiani (Luca Massimo Barbero, MACRO, Roma; Chiara Bertola, HangarBicocca, Milano; Andrea Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone; Giacinto Di Pietrantonio, GAMEC, Bergamo) ha individuato i 16 artisti protagonisti della mostra, che costituirà un’occasione per promuovere il loro lavoro e uno stimolo per il pubblico a scoprire nuovi talenti e tendenze artistiche. Il vincitore sarà selezionato da una giuria internazionale, composta da Achim Borchardt-Hume (Whitechapel Gallery, Londra), Barbara Gordon (PS1, New York), Adam Szymczyk (dir. Kunsthalle Basel). Gli artisti nominato sono Giorgio Andreotta Calò, Meris Angioletti, Riccardo Benassi, Rossana Buremi, Ludovica Carbotta, Alessandro Cerasoli, Loredana Di Lillo, Patrizio Di Massimo, Valentino Diego, Luca Francescani, Invernomuto, Margherita Moscardini, Giovanni Ozzola, Antonio Rovaldi, Alberto Tadiello, Luigi Presicce.

 Dal 22 maggio 2011 presentermo la mostra “Identitá Virtuali”. Di pari passo al crescente ruolo delle tecnologie digitali, si sono affermate nuove forme di comunicazione che hanno portato al bisogno di un ripensamento del concetto di identità, sotto la pressione del conflitto tra privacy e condivisione, diritto alla libertà individuale e bisogno di sicurezza collettiva. La mostra presenta opere e installazioni multimediali che permettono di riflettere sulle implicazioni politiche, sociali e culturali – ma anche sulle conseguenze a livello della vita personale – delle “identità virtuali” con cui sempre più spesso affrontiamo la realtà.

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